Tosca

Il numero delle vittime è ben oltre la stima ufficiale, lo è sempre stato, e non si tratta solo di chi viene uccisa.

Le ultime vittime, e l’ultima che i medici cercano di salvare, hanno subito violenza mentre il contrasto al femminicidio è diventato termine politico: nel governo, nelle amministrazioni e perfino in alcuni media. Nella convivenza e dentro le  teste delle persone le cose sono cambiate, intanto, in un modo che poco o niente influisce sul pericolo costante che avvolge le vite delle donne e sullo stile di vita di chi è minacciata.

Il femminicidio è diventato un nuovo argomento politico, ma inutilmente per le vittime.

Il femminicidio è ormai anche un banco propagandistico, un altro modo di occupare posti e di distribuirli nella politica, mentre l’ideologia che lo sostiene è però quella arcaica di sempre.

Una spia di questo sono gli spot del governo che differiscono di poco da una maggioranza all’altra e tutti insistono crudelmente sulla millantata presenza di aiuti e possibili difese pubbliche, ma soprattutto sul “coraggio di denunciare”

La querela di parte è un’arma in mano agli assassini e ai torturatori, e le donne ne sanno molto di più di quanto non ne sappiano i governanti, che continuano a celarsi dietro le vittime e alla loro presunta stupidità nel fidarsi “dell’amore”.

Loro ora si chiedono cosa potrebbero dover dire di voler fare, c’è chi lo sa ma nessuno ascolta.

Gli assassini invece ascoltano e si sentono incoraggiati da parole ed immagini che parlano di amore assassino, di delitti sentimentali, ed hanno perfino nelle orecchie una suggestione: quella che per condannare davvero un assassino è necessario che la vittima sia buona e bella. Chi uccide lo fa perché la “cosa femmina” non è per loro più utile, buona, né piacevole, bella. Quella cosa femmina si può sopprimere. Alcuni si uccidono, pochi, molti andranno in galera per poco, “il dolore sarà la loro pena”. Non è vero che il dolore se c’è in questi casi redime, perché gli assassini tornano a picchiare e uccidere.

Le donne che si sono salvate dalla morte durante la violenza, sono salve grazie alla denuncia  di un vicino, di un passante, di un’amica o di un amico. Loro, le vittime, non potevano averlo il coraggio, perché mentre alzavano la testa qualcuno cercava di rompergliela.

Nel 2013 il diritto dice ancora che la violenza sulle donne è un fatto privato, che la vita di una donna è affidata alla beneficenza, alla carità all’arbitrio di un padrone.

La cultura è cambiata, la politica no e neanche la comunicazione.

La giovane donna albanese ridotta in fin di vita “da un  uomo che difendeva la sua donna”, sua amica, non è solo una delle vittime della furia, ma anche dello sfruttamento della prostituzione, vero focolaio di uccisioni, stupri e ritorsioni sui bambini. Nello schiavismo che prostituisce ci sono capi che ti fanno rimanere viva solo se collabori. Dalle prime indagini sembra che la vittima collaborasse a mantenere nel giro la sua amica, e le sue prospettive sembrano divise nella scelta di una morte piuttosto che un’altra. Quella prostituzione che uccide e fa uccidere è la stessa di cui si servono gli uomini che “non picchierebbero mai una donna”.

 Noi speriamo che Tosca viva, anche se un uomo ha fatto di tutto per “punirla” ed ucciderla, ma pensiamo anche alla sua amica che per uscire dalla schiavitù non ha potuto contare su nessun altro che non fosse un uomo capace di uccidere, massacrare e per il quale rappresenta una proprietà.

Se qualcuno pensa ancora che si tratti di condannare e nominare il femminicidio, sbaglia e sbaglia perché da un’altra parte pensa che siano le vittime a dover avere il coraggio, sbaglia magari anche perché pensa la prostituzione sia il mestiere più antico del mondo, forse solo da legalizzare. Sbaglia perché non vede i legami contraddittori tra le parole che pronuncia  contro l’uccisione di donne e quelle che usa per nominare il loro corpo a pezzi come dal macellaio.

Domani nel piazzale di fronte al Loreto Mare a Napoli ci sarà un sit in alle 18, per Tosca che deve vivere, ma anche per la sua amica perché viva davvero senza protezioni.

UDI di Napoli

Napoli 14 Maggio 2013

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OBSESSION JAZZ / UNESCO / UDIrc

UDIrc –  UNIONE DONNE in ITALIA

dalla parte di chi non ha voce

OBSESSION JAZZ II edizione / UNESCO-ECOJAZZ a Reggio Calabria

il 30 APRILE in piazza ITALIA h 18.00

 

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Girotondo intorno all’ottomarzo

ratto(Pinax fittile da Locri – Scena di ratto – Reggio Calabria. Museo Archeologico Nazionale. 470-460 a.C.)

Io rifletto, tu rifletti, egli riflette, noi riflettiamo. voi riflettete, essi riflettono.

Così in questo infinito gioco di specchi senza profilassi, di matriosche incantate, l’incendio immaginario collegato alla data si perpetua, la mimosa dall’UDI sbarca in America. E l’otto marzo si abbaia e si scondinzola.

Da fb, un certo Gabriele:

l’8 marzo è la festa delle donne…ma non una festa da serate sciocche come dice la poesia o regalini stupidi e inutili come affermo io ma ha origini se non erro nella rivoluzione industriale, dove le donne che lavoravano (probabilmente in una fabbrica tessile) senza diritti e sotto sfruttamento…un giorno queste operaie si ribellarono chiudendosi nella fabbrica,allora il padrone dell’impianto appicco un incendio per fare in modo che queste uscissero forzatamente ma successe che restarono bloccate dentro morendo arse vive…questa strage successe l’8 marzo e questa festa si celebra con le mimose poichè nei pressi di codesta fabbrica c’erano presenti questa varietà di alberi.ecco adesso conoscete donne o uomini le origini di questa festa!!!! )))VIVA LE DONNE SIETE TUTTO PER NOI UOMINI(((

[sic]

Altro, molto copincollato da un sito all’altro.

“Non ti regalerò mimose. Non ti farò nemmeno gli auguri. Non mi piace l’idea di dedicarti un giorno, di apprezzarti per convenzione, di celebrarti perchè me lo dice il calendario. Mi hai dato la vita, vestita da madre.Hai avuto i volti di amori, poesie, canzoni, gioie, dolori. Hai fatto sussultare la mia anima, esplodere sorrisi, sorgere lacrime, sei stata aurora e tramonto, luce e buio, rinascita e a tratti morte. L’8 marzo lascialo alle cagne che scodinzolano a comando. Tu sei di più. Tu sei tu. Da sempre, il lato più bello di questa medaglia chiamata mondo. Grazie di esistere. DONNA.”
Roberto Arduini

***

-  Grazie di esistere. Donna -

- Prego!  Ma sei fuori registro  -

Non è il caso di fare gli auguri perché non è un compleanno o un onomastico (ammesso che io ci tenga).

Anzi l’idea ti disturba perché resta, e percepisci, solo una festa. Puoi semplicemente ricordare a te stesso, se ne hai bisogno, e alla collettività che qualcosa non funziona, quotidianamente e sotto tutte le latitudini, tra uomini e donne. L’Otto Marzo.

Non voglio mimose, in questo periodo l’albero è in fiore e privarlo di tutti i suoi rami fioriti lo danneggia, come una drastica potatura fuori tempo. Può restare solo il colore. Giallo è bello. Tante piccole cose personali sono dolci, innocenti, ti danno libertà, ma moltiplicate per un miliardo, cento miliardi danneggiano qualcosa. Gli animali lo sanno d’istinto. Se è per questo hai ragione. Una infinità di altri rituali collettivi potresti  detestare.

Non ti piace l’idea di dedicarmi un giorno perché in realtà non me ne dedichi nessuno. Altrimenti diresti: lo faccio già, quanti giorni ti ho dedicato e ti dedico, anzi tutti i giorni ti dedico qualcosa…  Anche alle cagne.

Quando sono madre non mi vesto da madre, non è un vestito. E’ una cosa profonda non paragonabile a nessuna buccia protettiva esterna. Tu non puoi sapere cos’è. Per questo per connotare ricorri all’immagine di un vestito “da madre”.  Da un vestito distinguiamo lo status: il prete, la suora, un impiegato con la cravatta, l’invitata a un matrimonio.

Volevi dire il pancione e il seno col latte e poi qualcosa che ci trasforma nel profondo. Ma non è un vestito, credimi. Qui la tua potenza poetica riceverebbe un segno del fu Pazzaglia per indicare un andamento grafico verso il basso.

Attento, le parole riescono a tradirti. La prima immagine che richiami è la madre. Capisco. E’ il primo grande imprinting che un bel giorno si sdoppia, di qua l’angelo del focolare, di là magari le cagne.

E’ vero ho avuto tanti volti, ma sono volti che per la maggior parte mi hai attribuito. Amori poesie canzoni gioie dolori, in un tuo soliloquio. Vostro soliloquio. Intimista e crepuscolare o di focosa passione. Mi dici che ho fatto sussultare la tua anima, che sono luce e buio rinascita, e a tratti morte. E’ implicito che ti riferisci a una donna tuo soggetto estetico passionale e di sentimento. Prevalentemente e possibilmente notturno. Sei innamorato del tuo immaginario che hai creato per te stesso (voi stessi), a cui non ho partecipato, libera. Sei tu che ti ami in me. Dunque non mi conosci. Mi hai esclusa o cacciata sottraendomi tutti gli spazi tranne quelli domestici. Tutta la storia dell’arte maschile d’altra parte lo celebra. Non parliamo poi della pubblicità, oggi.

Mi devi un risarcimento di millenni, un otto marzo non dovrebbe disturbarti per convenzione.

Eppure mi dici: l’otto marzo lascialo alle cagne che scodinzolano a comando.

Feroce, insultante. Chi sono le cagne? Le borghesi e liberali che in America e in Europa da metà Ottocento in poi si fecero malmenare e imprigionare per chiedere il diritto al voto? Le contadine, le operaie che nell’impero prussiano e nella Russia zarista scendevano in massa contro la guerra, la fame, la repressione per chiedere dignità, diritti, uguaglianza? L’UDI che nell’immediato dopoguerra e fino al ’52 salvò circa settantamila bambine e bambini dalla fame e dal degrado coi treni della felicità? I movimenti delle donne che dal dopoguerra e fino agli anni ’70-’80 lottarono e lottano ancora oggi per consultori, maternità, salario, e contro le discriminazioni? Le precarie di oggi che protestano, in quello che resta dell’industria, della scuola, sul lavoro come lusso?

O forse le donne che ormai non molto consapevoli della simbologia e del significato storico e sociale vanno al cinema, al pub a farsi una pizza godendosi la giornata comunque come una festa? In ogni caso incontrandosi.

Detesti l’otto marzo. Allora parlami di un’altra cosa, di un altro segnale convenuto, per ricordare al mondo che ho dei diritti come persona che mi vengono calpestati, sottratti, fino all’eliminazione fisica. Una storia lunga millenni. Questo lo devo comunicare in qualsiasi modo fino a quando sarà necessario.

Oppure vite umane, vite di donne in cambio di lavoro e status quo?

Mi dici che sono di più, anzi molto di più, perché io sono io (evidente che alludi più al corpo di piacere). Anche le donne immigrate? Le donne che lavorano col sesso? Le donne che si innamorano di donne? Le donne che non sentono come proprio il loro corpo? Suppongo che la tua fascia di riferimento convenzionale sia dai diciotto ai quaranta-cinquanta.

Ti immagino incantato davanti  a un enorme cartellone pubblicitario.

Il lato più bello di una medaglia, dici. Ancora ricadi sull’estetica e non ti ricordi che sono struttura viva, società non riconosciuta, soffocata, respiro del mondo (come il tuo). E non il tondo piatto di una medaglia, o un cammeo ornamentale, o una medaglietta religiosa.

Mi dici grazie di essere donna. Ma a patto di non essere brutta sporca e cattiva o anziana, omosessuale, transgender, lavoratrice sessuale… Di non essere cagna e di non scodinzolare a comando.

Insomma desiderabile.

Questo racconta l’otto marzo.

DONNA

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Otto Marzo 2013

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Giornata Internazionale della Donna, indetta dall’ONU nel 1977, successivamente fissata dall’UNESCO l’otto marzo di ogni anno.

Giornata molto scolorita rispetto alla valenza delle sue origini, convertita in festa dal sistema commerciale.

Storia, significato originario e luoghi comuni ( )

***

Riceviamo e condividiamo.

8 MARZO CELEBRAZIONE DEL NARCISISMO MASCHILE

SIAMO donne di diverse città, legate da relazioni personali e politiche e facciamo parte della rete delle Città Vicine che riunisce donne e uomini di Associazioni, singole e singoli di città di varie parti d’Italia. In occasione della presentazione a Fondazione Betania della mostra mail art “Immagina che il lavoro .. “ a cui è seguito un dibattito interessante sul lavoro, siamo venute a conoscenza del comunicato stampa su questo giornale con cui Gerardo Frustaci, presidente dell’Unione dei Comuni del Versante Jonico, ha annunciato l’inaugurazione, per l’8 Marzo, del Centro antiviolenza “Mondo Rosa”.

L’enfasi con cui ha dato la notizia e l’indicazione precisa del luogo ci ha particolarmente colpite in quanto contrastano con la necessaria riservatezza che un luogo come questo richiede per salvaguardare l’incolumità delle donne che eventualmente lì trovano rifugio e protezione. Ci teniamo a ricordare come la Giornata Internazionale delle donne non può essere usata dagli uomini per autocelebrarsi anziché farne occasione per riflettere sulla propria sessualità e sull’origine maschile della violenza sulle donne. Così stanno facendo, da anni, tanti uomini come quelli dell’associazione Maschile Plurale, autori tra l’altro nel 2006 dell’appello “ La violenza contro le donne ci riguarda”, a cui hanno aderito giornalisti, scrittori, intellettuali, artisti ecc., e come ha messo in evidenza anche Riccardo Jacona nella sua recente inchiesta a “Presa diretta”. Nel comunicato nulla abbiamo letto sulla gestione del Centro che ci auguriamo venga affidata esclusivamente alle donne, le uniche capaci di comprendere  e accompagnare con empatia nel loro percorso le donne che hanno subito la violenza maschile.

La stessa denominazione data al Centro, “Mondo Rosa”, non ci sembra appropriata. Il rosa è un colore simbolico della gioia della madre e del padre per la nascita della propria bambina per la quale non si aspettano certo violenza e sofferenza. Riteniamo, come è stato condiviso da tutte le donne presenti all’incontro di Fondazione Betania, più adeguato intitolare il luogo a Barbara Bellerofonte, giovane donna di soli 19 anni, uccisa dal proprio fidanzato nel 2009 a Montepaone, uno dei Comuni partner del progetto.

Anna Di Salvo  -  Katia Ricci – Anna Potito – Franca Fortunato – Lina Scalzo

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Misteri sanitari

Una lettera da Nella Garganese, presidente del Tribunale del malato di Reggio Calabria, e iscritta UDIrc, profonda conoscitrice dei misteri sanitari locali e non solo.

(…)

Come tu ben sai ho avuto un incontro con l’on. Rosy Bindi alla quale ho espresso le mie perplessità sulla conduzione dei servizio sanitario in Calabria.

La legge che determina il SSN è una di quelle più complete e belle fra le esistenti in Europa, solo che, demandando alle Regioni senza controlli, ogni Regione decide come meglio crede.
Ti porto un esempio su tutti: fra le patologie riconosciute dal SSN abbiamo 2.500 patologie riguardanti il campo delle MALATTIE RARE, però ogni Regione determina quale prendere in carica dal punto di vista di assistenza farmaceutica, cosìcché alcune Regioni ne riconoscono 50 mentre la nostra solo 2, il che significa che molti reclamano perchè ad esempio in Piemonte viene riconosciuta la malattia e non da noi.

Mi chiedo se questo è Servizio Nazionale oppure chiedevo alla Bindi, con la quale abbiamo concordato in pieno, che i Servizi Sanitari delle Regioni devono essere messi sotto controllo continuo perché il cambio frequente di politiche determina quasi sempre delle discrepanze enormi.
La mia conoscenza dei Servizi Sanitari è vecchia, ho visto cambiare colori alla Regione Calabria e conseguentemente teste in ogni dove, l’unica vera preoccupazione è stata sempre quella di nominare dirigenti, sottodirigenti, vassalli, valvassini e valvassori.

Un’altra cosa che ti dirò è che, ad esempio, noi rispetto alle altre Regioni non abbiamo nelle Aziende la Carta dei servizi, per cui il povero Cittadino Calabrese è costretto a vagare nel nulla e ad accontentarsi di “ciò che si dice e ciò che non si dice”.

Mi fermo qui, perché le cose sono talmente tante che potrei scrivere un romanzo…
Nella Garganese

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Premio Immagini Amiche 2013

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Si conclude a Milano la III edizione Premio Immagini Amiche promosso dall’UDI – Unione Donne in Italia -  sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, col concorso dell’Ufficio d’Informazione in Italia del Parlamento Europeo  e in collaborazione con la Commissione Europea, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca ed il Comune di Milano.

1 Marzo 2013 / ore 17.00 / Palazzo Marino – Sala Alessi

Piazza della Scala 2 – Milano

Al termine aperitivo: Palazzo Reale – Sala Otto Colonne, Piazza del Duomo 12

PREMIAZIONE IMMAGINI AMICHE

Conduce: Barbara Stefanelli, Vicedirettrice Corriere della Sera

con la partecipazione di: Eva Cantarella, Lella Costa

Categorie:

PROGRAMMI TELEVISIVI / Finalisti Premio Giuria: Invasioni Barbariche, 8 e mezzo, Tg2 / Premio del voto popolare

PUBBLICITA’ TELEVISIVA: / Finalisti Premio Giuria: Continental, Enel, Geox / Premio del voto popolare

PUBBLICITA’ SU AFFISSIONI / Finalisti Premio Giuria: Coop, Femminile Reale, Leroy Merlin / Premio del voto popolare

WEB / Finalisti Premio Giuria: A casa non si torna, Nuovo e utile, Calendario “Donne Italiane/ Premio del voto popolare

MENZIONE SPECIALE SCUOLA / Finalisti Premio Giuria: Scuola Elementare Galileo Galilei di Pistoia, Liceo Scientifico G. B. Benedetti di venezia, Istituto Vaccarini di Catania

MENZIONE SPECIALE COMUNE / Finalisti Premio Giuria: Enna, Milano, Reggio Emilia

Intervengono alla premiazione

le Parlamentari europee: Cristiana Muscardini e Patrizia Toia

La Giuria

Il Comitato d’Onore

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“Dai voce” “Facciamoci sentire” – Diamo voce alla creatività socialmente responsabile

 

Premio Immagini Amiche – Spot realizzato da TP – Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti per la III edizione 2013.
“Dai voce” “Facciamoci sentire”.

L’iniziativa, promossa dal premio Immagini Amiche presieduto da Daniela Brancati, dall’UDI e dal Parlamento Europeo, si sviluppa sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e in collaborazione con la Commissione Europea, il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca e quello delle Attività Produttive e con il sostegno tecnico di TP, la storica associazione dei pubblicitari professionisti.
credits: Pasquale Diaferia, direttore creativo Nicola Cerzosimo, regia e direttore della fotografia Annachiara Veronesi, art director Vicky Iovinella, copywriter Biagio Vanacore, coordinamento e supervisione.

Lo spot va in onda sulle reti rai con la seguente pianificazione:

PREMIO   IMMAGINI AMICHE
PRESIDENZA DEL   CONSIGLIO DEI MINISTRI
(22 e 23  febbraio 2013)
                                                                                                      Bitmap                          Bitmap                          Bitmap

GIORNO DATA ORA RETE RUBRICA
VENERDI  22/02/2013 11:55 RAI UNO PROVA DEL CUOCO   A
14:00 RAI DUE TUTTOMERIDIANA 2
15:45 RAI UNO PRIMO POMERIGGIO 1   B
17:55 RAI UNO POMERIGGIO 1 C
23:10 RAI TRE SERA 3
SABATO 23/02/2013 11:55 RAI UNO PROVA DEL CUOCO   A
14:05 RAI UNO EASY DRIVER
18:57 RAI TRE TG3 ORE 19.00   WEEK-END
22:40 RAI DUE SERA 2
24:01 RAI UNO SERA 1 A

www.premioimmaginiamiche.it

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