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Centri antiviolenza: la Legge Regione Calabria n. 20-2007 viene elusa

Calabria, dove sono finiti i soldi per i centri antiviolenza?

Un appello perché la Regione applichi la legge ed eroghi i fondi promessi.

Su GIULIA giornaliste, Giovanna Pezzuoli qualche settimana fa riassumeva una delle condizioni mortificanti che la Regione Calabria non riesce a risparmiare al suo territorio e che riguarda i Centri antiviolenza. Da troppi anni con vari marchingegni, ben chiariti nell’articolo da Antonella Veltri, una delle colonne del Centro Roberta Lanzino di Cosenza, la Regione elude l’impegno dell’ottemperanza alla sua stessa Legge Regionale n. 20 del 2007.

La legge sancisce il diritto alla sicurezza, alla protezione e al sostegno (anche per la prole) per le donne che subiscono violenza “al fine di ripristinare la propria inviolabilità e di riconquistare la propria libertà”. Quei pochissimi centri che potrebbero funzionare sul territorio regionale (e il Centro Lanzino funzionava egregiamente dal 1988) si sono visti tagliare fondi e opportunità, senza dire della assoluta noncuranza delle raccomandazioni del Consiglio d’Europa.

Le direttive europee in materia di contrasto alla violenza esercitata sulle donne raccomandano la presenza di un Centro antiviolenza ogni 10.000 persone e un Centro di accoglienza ogni 50.000. Pertanto in una città come Reggio dovrebbero esistere circa 20 + 4 centri.

In tutto il Paese al 2011 vi erano 54 Centri rifugio contro i 685 dell’Inghilterra.

È drammatica dunque la condizione di arretratezza in cui versa non solo la Calabria, ma l’intero territorio nazionale lontano dagli standard europei.

Ci siamo interessate assieme ad altre donne e Associazioni, con assemblee, comunicati stampa, istanze dirette, costituendo perfino ad hoc una Rete delle donne Calabresi, già dal settembre 2010 e di seguito …

https://udireggiocalabria.wordpress.com/2010/09/18/rende-la-casa-rifugio-del-centro-antiviolenza-r-lanzino-ha-chiuso/ 

Malgrado le promesse il muro di gomma è assoluto a tutt’oggi.

UDIrc

https://udireggiocalabria.wordpress.com/?s=lanzino

https://udireggiocalabria.wordpress.com/2010/10/12/importante-comunicato-stampa-delle-donne-calabresi-in-rete/

Su change.org manca solo qualche centinaio di firme al SOS lanciato dal Centro Roberta Lnzino, occorre affrettarsi:

PETIZIONE URGENTE DA FIRMARE / Violenza alle donne: la Regione Calabria ignora la legge

Roberta (foto Fondazione R. Lanzino)

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Centro Roberta Lanzino su condanna all’ex frate Bisceglia

Riceviamo dal Centro Roberta Lanzino di Cosenza e pubblichiamo.

COMUNICATO STAMPA

E’ con l’immagine di Francesco Bisceglia con la bianca veste, sulle scale del Tribunale di Cosenza che urla rivolgendosi minacciosamente alle suore, esortandole a vergognarsi e a pentirsi, che oggi 6 Luglio 2011 alle ore 14 vogliamo commentare la sentenza.

Con la soddisfazione di chi ha creduto nelle verità denunciate dalla suora affermiamo che è stata resa giustizia e la sentenza di condanna a 9 anni e 3 mesi a Francesco  Bisceglia e 6 anni e tre mesi ad Antonio Gaudio deve necessariamente contribuire a restituire equilibrio e misura ad una città tutta che durante questi lunghi 5 anni troppe volte ha abusato della dignità della religiosa e di quanti a lei si sono affiancati per sostenerla.

In primo luogo noi, donne del Centro antiviolenza “Roberta Lanzino”, che abbiamo vissuto il difficile percorso giudiziario al suo fianco subendo l’onta dei media e di una comunità ancorata alla figura istrionica e narcisistica di un uomo che ancora oggi, a sentenza emessa, ha continuato ad offendere. Su questo continueremo a vigilare attente a che ad altre donne non accada quello che è già accaduto, pronte a prevenire e a denunciare qualsiasi altro atto lesivo della nostra dignità.

Oggi si scrive una pagina importante per la giustizia italiana: il Tribunale di Cosenza ha aperto una fase nuova che impone ad una città arroccata, durante questi anni, a facili giudizi assolutori in nome della virtuosità e dell’opera meritoria a sostegno dei più deboli,  che di certo non riducono né scalfiscono la gravità dei fatti per i quali Bisceglia è stato condannato.

Accogliendo con soddisfazione la sentenza non ci esimiamo dal riflettere sul fatto che la ricerca di legalità sia emersa all’interno di un’aula di Tribunale più di quanto non abbia saputo esprimere la società civile cosentina e la stampa.

Cosenza, 6 Luglio 2011                         Centro antiviolenza “Roberta Lanzino”

***

Vergognatevi tutti, magistrati, suore e preti, perché è stato condannato un innocente. Avete infangato un sacerdote onesto. È la pagina più dolorosa mai scritta dalla magistratura di Cosenza.

Nei miei confronti è stata commessa un’enorme ingiustizia. Tutti dovranno pentirsi un giorno per quanto mi è stato fatto. Hanno trionfato la menzogna e la calunnia. Pentitevi tutti perchè per tutti voi un giorno, per il male che mi avete fatto, si spalancheranno le porte dell’inferno. Non è giusto condannare un innocente.

E’ quanto aveva gridato dopo la sentenza, malgrado testimonianze e riscontri (vedi dossier), l’ex frate dei Minimi Francesco Bisceglia, conosciuto come padre Fedele. 

La suora vittima della violenza sessuale, dal canto suo ha solo commentato: Grazie, attendevo questo momento da anni.

La condanna riguarda cinque atti di violenza sessuale nei confronti di una suora e altre donne, compiuti individualmente e in gruppo. 

[fonti: Corsera 7/7/’11  – 25/1/’06 – Dossier]

 

 

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Rende. La casa rifugio del Centro antiviolenza R. Lanzino ha chiuso

Il cellulare di emergenza ha continuato a squillare nei mesi di luglio e agosto le volontarie hanno comunque risposto cercando di far sentire meno sole e di indirizzare le donne in difficoltà.

( http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calabria/cosenza_...)

Con grande tristezza apprendiamo la notizia che il Centro Antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza non ha i fondi per poter proseguire. Un’attività che con grande passione e professionalità le donne del centro svolgono da più di venti anni facendosi carico del dolore di altre donne, da quando nell’88 Roberta fu stuprata e assassinata. Un arco di tempo che dimostra quanta competenza e quale livello abbia raggiunto sul piano non soltanto regionale, ma nella considerazione della rete nazionale.

Come è possibile lasciar morire una struttura completa e complessa che ha sempre funzionato dignitosamente, che rientra in un ambito di servizi sociali primari e irrinunciabili del territorio… Servizi di questo tipo che non abbondano in nessuna regione italiana, e proprio per  questo in una regione che non  ha molte eccellenze è un fiore all’occhiello…

Tristezza e vergogna ci assalgono. Vergogna per chi dovesse lasciar morire la struttura ma vergogna anche per noi che dovessimo perderla. Un centro, forse l’unico in Calabria, che ha tutte le carte in regola per continuare a lavorare, non un centro fantasma giusto per spillare fondi o di quelli con solo la facciata senza continuità di muri perimetrali, che fondi riescono a ricevere lo stesso. Non può morire.

L’UDI di Reggio Calabria rivolge un accorato appello alle Autorità della Regione, della Provincia e del Comune di Cosenza perché operino per una pronta risoluzione della situazione di carenza in cui versa il Centro Antiviolenza Roberta Lanzino, consapevoli tutti, particolarmente tutte le donne,  che la perdita impoverisce non solo la società calabrese, ma tutta la società italiana. Non vogliamo, non permettiamo che la Calabria possa ancora arretrare, e in particolare su questo fronte.

Roberta (foto Fondazione R. Lanzino)

Centro Antiviolenza Roberta Lanzino:

http://centrolanzino.medianetis.it/

Fondazione Roberta Lanzino:

http://www.fondazionerobertalanzino.it/index.html

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