Bambini e bambini / donne e donne

Bambini e Bambini

Drowned Syrian Boy Exposes Israeli Hypocrisy

Why are Israelis so moved by the image of a dead Syrian refugee, but oblivious to the plight of a slain Palestinian child?

Two photographs. In the first a face buried in the sand, a tiny body dressed in rags, his bare feet askew, dried blood on one of them. In the other, face buried in the sand, feet in small shoes resting next to each other, the tiny body awash in water. They are almost the same age and the similarity between them is amazing and shocking. Ismail Bahar, in …

Il bambino siriano annegato e l’ipocrisia israeliana di Gideon Levy – HAARETZ  [quotidiano israeliano, fondato nel 1919. È pubblicato in lingua ebraica in formato Berliner. L’edizione in lingua inglese è la traduzione di questo giornale. In Israele è pubblicato e venduto assieme all’International Herald Tribune. Tra i suoi giornalisti si annoverano lo scrittore israeliano Benjamin Tammuz che ha collaborato col quotidiano dal 1948 in poi, Gideon Levy e Amira Hass – wikip].

Traduzione di Carlo Tagliacozzo

I fratelli Baker uccisi da un missile israeliano sulla spiaggia di Gaza nel luglio 2014 [foto Rex]

 

Gerusalemme, 7 settembre 2015, Nena News

Due fotografie. Nella prima, la faccia seppellita nella sabbia, un piccolo corpo rivestito di indumenti stracciati, i suoi piedi nudi storti, su uno di essi del sangue rinsecchito. Nell’altra, la faccia seppellita nella sabbia, i piedi in piccole scarpe giacciono uno accanto all’altro, il piccolo corpo lambito dalle onde. Hanno quasi la stessa età e la loro somiglianza è incredibile e sconvolgente. Ismail Bakr [è ritratto] nella prima foto, Aylan Kurdi nella seconda. Due bambini morti, che giacciono sulla spiaggia, un anno e pochi mesi e poche centinaia di chilometri li separano.

La prima foto ha girato dappertutto salvo che in Israele dove non è stata pubblicata. Il compassionevole giornale, Yedioth Ahronoth non l’ha pubblicata sulla sua prima pagina e non l’ha intitolata “Il bambino che ha commosso il mondo intero”. La morte di Ismail non ha scosso nessuno in Israele. Al contrario, Aylan da morto è diventato un’icona internazionale, compreso, naturalmente, Yedioth Ahronoth, che sa quello che probabilmente commuove gli israeliani.

Un bambino palestinese di Gaza, ucciso insieme ai suoi tre cuginetti da un bombardamento dei piloti dell’aviazione israeliana IAF durante l’operazione Margine Protettivo mentre giocavano a calcio sulla spiaggia, non è “commovente”. Un bambino siriano della stessa età, che è annegato mentre fuggiva con la sua famiglia verso l’Europa è “il bambino che ha commosso” il mondo. E se questo non basta possiamo aggiungere che nessuno ha avuto un processo per l’uccisione criminale di Ismail (il caso è stato archiviato).

La foto del piccolo Aylan Kurdi che ha fatto il giro del mondo [foto di Nilüfer Demir, giornalista turca]

Israele non ha nessun diritto di stracciarsi le vesti per la morte di Aylan Kurdi, né di singhiozzare per la foto, né di fingere shock, né di “offrire aiuto” e sicuramente non di fare prediche all’Europa. Vi è un territorio disastrato che Israele ha creato nel suo cortile, un’ora e un quarto di macchina da Tel Aviv. In quella orribile regione, la famiglia Al-Amla ha raccontato a un giornalista svedese che ha fatto visita alla loro casa di Rafah la loro enorme tragedia. Sono le vittime di quello che è stato conosciuto come “il venerdì nero” a Rafah, quando l’IDF ha scatenato la sua furia omicida nel tentativo di liberare un soldato catturato. Il padre, Wa’el ha perso una gamba. Sua moglie, Isra, ha perso entrambe le gambe. Il loro figlio di tre anni Sharif ha perso una gamba e un occhio. Il fratello di Wa’el, sua cognata e la sua sorella di undici anni sono stati uccisi.

Sono stati tutti vittime dei missili sparati contro di loro dagli aerei israeliani quel venerdì, quando cercavano di scappare dalle loro abitazioni e di [raggiungere] la casa della loro nonna. Il loro destino non è meno sconvolgente di quello della famiglia Kurdi. La differenza è che la loro tragedia è stata causata dall’IDF. Il governo e l’opinione pubblica israeliana avrebbero dovuto assumersi la responsabilità di quest’azione, avrebbero dovuto essere sconvolti e assistere la famiglia. Non avendolo fatto, Israele ha rivelato un grado di insensibilità così elevato che ora non può manifestare costernazione per altre tragedie senza mettere in evidenza la propria ipocrisia e l’uso di due pesi e di due misure.

L’ipocrisia è ben visibile nello shock per il destino dei profughi che vanno in Europa. Una Nazione che martirizza decine di migliaia di richiedenti asilo non ha nessun diritto di criticare l’Europa per il suo comportamento nei confronti dei profughi. Se Israele avesse voluto dare un piccolo contributo alla lotta dei profughi del mondo, avrebbe dovuto accogliere il gruppetto di richiedenti asilo che già sono qui, permettergli di lavorare e vivere con dignità e avviarli ad un graduale percorso di accesso alla cittadinanza. Quelli che si sono scandalizzati per l’affermazione del primo ministro ungherese Victor Orban che il flusso di profughi minaccia “le radici cristiane dell’Europa”, devono spiegare qual è la differenza tra il discorso sulle “radici cristiane” dell’Europa, che risulta fuori luogo in Ungheria, e quello su “il carattere ebraico” di Israele, che suona molto bene in Israele.

In tutto questo solamente una fonte di orgoglio patriottico è assolutamente giustificata: l’Ungheria e la Bulgaria vogliono imparare da Israele come costruire una barriera al confine, e naturalmente in Israele ne sono orgogliosi. Siamo o non siamo un faro tra i gentili? [citazione da Isaiah 49:6 e Isaiah 60:3, ripresa sia dal padre della patria israeliana Ben Gurion che più recentemente da Benjamin Netanyahu, ndtr]. Nena News

Tante cose sono state dette, l’ipocrisia e le lacrime di coccodrillo sono corse a fiumi. Gideon Levy, giornalista del quotidiano Haaretz di Tel Aviv ha scelto la strada della verità, durissima nei confronti delle posizioni del governo del suo Paese. Chapeau.

Carla Pecis, UDI Catania

***

L’inerzia politica internazionale da troppo tempo non riesce ancora a porre fine alla tragedia israelo-palestinese, giacché solo per via del diritto internazionale accettato e garantito sarà possibile.

Immagine2

Ismail Bakr

bakr-cousins[1]

I 4 cugini Bakr figli di pescatori, ripresi da una cam sopra Al-Deira Hotel, uccisi mercoledì 16 luglio 2014 sulla spiaggia di Gaza da un’azione israeliana. L’uccisione è stata testimoniata da decine di giornalisti internazionali.

Ahed Atef Bakr, 10, Gaza beach.
Zakariya Ahed Bakr, 10, Gaza beach.
Mohammad Ramiz Bakr, 11, Gaza beach.
Ismail Mahmoud Bakr, 9, Gaza beach.

(Fonte: Imemc).

http://www.infopal.it/genocidio-a-gaza-lelenco-delle-vittime-bilancio-attuale-600-morti-e-oltre-3600-feriti/

 

Donne e Donne

Ayelet Shaked. Nel 2011 pubblica le immagini delle cinque vittime trucidate in casa da due palestinesi nell’insediamento di Itamar. Dente per dente: dato che “i palestinesi mostrano al mondo foto cruente, è il momento di rispondere al fuoco”

A giugno dello scorso anno sono rapiti e uccisi in Cisgiordania tre ragazzi israeliani, al ritrovamento dei loro corpi sulla sua pagina fb Shaked richiama un articolo di Uri Elitzur, estremista nazionalista, dove si giustifica il bombardamento della popolazione civile se questa contiene “il male”, comprese “le madri dei martiri palestinesi che li mandano all’inferno con baci e fiori».

Il testo è stato cancellato da Shaked, ma intanto è stato ripreso e ha circolato tradotto in inglese, citato anche da Recep Tayyip Erdogan, premier turco che l’ha paragonata a Hitler. [fonte Corsera, 8 maggio 2015]

Nethanyau la nomina ministra della Giustizia ma a poteri limitati, temendo qualche decisione estrema dalla ricaduta controproducente sulla politica interna e internazionale.

 

Petra Laszlo. Reporter ungherese per il canale N1TV, vicino al partito di destra antisemita Jobbik, certamente fanatica razzista visti i deliberati sgambetti e calci a un padre con un bambino in braccio, a un ragazzo e una ragazza in fuga che tutto il mondo ha visto.

Indifendibile, per cui è stata licenziata in tronco per comportamento definito “inaccettabile”, ma senza troppe scuse alle vittime. Laszlo rischia ora fino a cinque anni di reclusione con una incriminazione per violenza alle persone che presenterà l’opposizione democratica Együtt-PM.

Il padre con bambino, si è saputo che è un allenatore di calcio, Osama al-Abdelmohsen, che scappa da Deir Ezzor dove scorrazza l’ISIS. Deve ricongiungersi con la moglie e un altro bambino e bambina. Dopo la caduta tipo judo inveisce qualche attimo e riporta in spalla il bambino che rompe impaurito in un pianto disperato. E prosegue verso un ignoto finora ostile.

Dair Ezzor, citta siriana da dove fugge il padre con bambino sgambettato

Die Kamerafrau stellte einem Flüchtling ein Bein - nun hat ihr Sender sie entlassen.

foto: REUTERS/Marko Djurica

foto ABC/Luis De Vega

Non molto dopo la diffusione dei video e delle immagini, lo zelo è infinito. Si creano pagine fb come comunità Petra Laszlo, solo che il boccone è prelibato in quanto donna. L’esecrazione è legittima per quello che si vede e per l’ideologia professata, ma in quanto si tratta di una donna è molto più amplificata e soprattutto sessista. Un fotomontaggio pornografico, col suo volto, a sfondo sessuale zooerastico, parecchie volte postato, è stato sicuramente segnalato e cancellato dai supervisori fb. La giusta esecrazione, che è un atto civile ed etico, deve mantenere la sua natura, altrimenti si allinea o è peggio della stessa azione esecrata.

Udi rc

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