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Donne e pubblicità, il caso italiano

 

(continua … vedi i post del 5 aprile più sotto …)

Sono le prime 8 slides delle 54 proiettate al Consumer’s Forum a Roma il 4 aprile  da Annamaria Testa. Sintetizzano quanto sia esteso e complesso il tema della pubblicità che utilizza il corpo e l’immagine della donna in modo improprio o offensivo o addirittura violento.

Senza un Codice Deontologico condiviso e la partecipazione/collaborazione delle donne, di tutti, è difficile uscirne. Ma qualcosa si sta muovendo. 

Annamaria Testa () è scrittrice, docente, autrice di famose pubblicità, si occupa di comunicazione e creatività e molto altro. Con sensibilità, ironia, intelligenza, ha dimostrato nelle sue opere come si possa lavorare in pubblicità senza ricorrere a scorciatoie di basso profilo. Sua ultima fatica La trama lucente, Rizzoli, robusto saggio sui labirinti della creatività. Un lavoro sistematico che si aggiunge ad altri in Italia, dove quel che manca, però, è un esteso retroterra di studi, e prima ancora, di consapevolezza diffusa e di discussione non frammentaria sull’argomento.

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Terapie pubblicitarie 1

E’ un grande evento quello ospitato dalla FNSI il 4 aprile a Roma organizzato dal Consumer’s Forum e che riguarda il mondo della Pubblicità e il soggetto donna.

Il consumo dell’immagine della donna,  il tema del Convegno.

Una data sicuramente storica nel senso che parecchie industrie, grandi società e organismi di settore assumono un impegno pubblico contro la comunicazione pubblicitaria umiliante nei confronti del corpo e della figura della donna. Si impegnano a promuovere attivamente una maggiore sensibilità sociale indirizzata verso il rispetto e il riconoscimento del ruolo.  

Nasce una Carta deontologica della pubblicità, convergente se non proprio comune.

Il Comitato Pari o Dispare aveva poco tempo fa (19 gennaio) presentato a Milano un Manifesto per un utilizzo responsabile dell’immagine femminile.

Molte le aziende, anche multinazionali, che avevano aderito:

Accenture, Agos-Ducato, Amplifon, Autogrill, Unilever-Dove, DPO, Enel, Eni, Intesa San Paolo, Johnson & Johnson, Kroll, L’Oréal, Microsoft, Missoni, Olivetti,  Relight, Unicredit, Vodafone.

Una ventina, ma sono in arrivo parecchie altre adesioni e si spera in un effetto domino positivo consistente.

Le aziende decidono di: non associare il proprio marchio a messaggi discriminatori o degradanti, siano essi espressi in forme dirette o indirette, basati su stereotipi di genere, o che, valutati nel loro contesto, possano esaltare o indurre una qualsiasi forma di violenza contro le donne. Si impegnano pertanto a fare scelte coerenti con tale impegno nelle proprie campagne e iniziative pubblicitarie.

È quindi importante che la pubblicità si impegni responsabilmente a non trasmettere messaggi discriminatori o degradanti basati su una concezione stereotipata dei rapporti tra i due generi o messaggi che incitino alla violenza verso le donne. Lo stereotipo di genere è infatti controproducente nella famiglia, nella società, nello stesso mercato del lavoro, nelle professioni e carriere.

 

Al Consumer’s Forum discutono oltre a Pari o Dispare, rappresentanti di istituzioni, grandi aziende, associazioni consumatori, creativi.

L’Art Directors Club Italiano, associazione di Copywriter e professionisti creativi, presenta il suo Manifesto Deontologico ADCI, scritto tra gli altri anche da Annamaria Testa che condensa  con molta efficacia il tema donna-pubblicità in circa 50 slide.

C’è molto da fare e molto da inventare per diffondere una sensibilità nuova. Potremmo farlo insieme: cittadini, imprese, media, pubblicità e istituzioni.

E’ l’ultima delle slide di Annamaria che esprime più che il desiderio l’impegno che la pubblicità sia un progetto sociale di una nuova percezione.

Il Manifesto Deontologico ADCI non è un trattato teorico. Dopo la dichiarazione d’intenti, conciso, essenziale propone ai suoi aderenti 8 punti vincolanti (qui molto in sintesi) sulla comunicazione pubblicitaria.

Dovrebbero essere universali.

…Il nostro mestiere è raccontare le offerte dei nostri clienti attraverso narrazioni efficaci. Ironia, humour, paradosso, appartengono al patrimonio storico del miglior linguaggio pubblicitario. Sono, fra i molti tratti distintivi della pubblicità, forse i più popolari e apprezzati, se e quando vengono impiegati con competenza, precisione e misura.

Per questo crediamo, come professionisti e come individui responsabili, di dover assumere, condividere e promuovere un insieme di princìpi che servano da positivo fattore di sensibilizzazione e orientamento etico per chi, ogni giorno, crea e diffonde linguaggi e simboli. Ad animarci non è un intento censorio, che non ci appartiene, ma il desiderio di portare un contributo positivo alla crescita, non solo materiale ma anche culturale, di questo paese…

È nostro intento contribuire, con questo appello, a modificare modalità di comunicazione che, pur lecite formalmente, possono tuttavia favorire il consolidarsi di stereotipi negativi e il deteriorarsi della cultura collettiva.

Onestà, non forme ingannevoli

Bellezza, non trasandatezza, sciatteria, trascuratezza, volgarità

Appropriatezza, non trasgressione distruttiva

Rispetto, per le individualità e per le differenze

Correttezza, rifiuto delle rappresentazioni gratuite di ogni tipo di violenza e di ogni tipo di discriminazione

Stereotipi, sono presenti nel linguaggio, ma non devono ingenerare offese, mantenere pregiudizi

Intelligenza, non stupidità

Pudore, nessun moralismo, ma corpo e sessualità non devono diventare oggetto come il prodotto

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