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Casablanca

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Le Madri della carovana dei Migranti

di Franca Fortunato

Giovani di 19, 20, 22, 24 anni che scompaiono nel nulla. Figli di un dio minore? Partita il 22 novembre scorso da Lampedusa che per tante immigrate e tanti immigrati è sempre stata simbolo della “Porta della vita” la Carovana dei migranti con a bordo le Madri di disperati desaparecidos si è aggirata per giorni per l’Italia. Ad essa si sono unite anche le madri tunisine, venute in Italia in cerca dei loro figli, scomparsi nel nulla dal 2010 ad oggi. Le Madri tunisine sono convinte che i loro figli siano ancora vivi. Tante di loro cercano figli desaparecidos da quattro anni, vogliono sapere, non si rassegnano, chiedono aiuto ai governanti tunisini e italiani.

A Lampedusa dopo la tragedia in mare dell’ottobre 2013, con la missione Mare Nostrum, la Nato e il Ministero della Difesa, [continua a leggere]

Casablanca rivista on line n. 37

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mediterranea

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Gennaio 2014. Gli auguri di MEDITERRANEA, dalla Palestina

Paese – Tunisia. Proseguono i lavori dell’Assemblea Costituente / Paese – Siria. Migliaia di donne fuggono dal Paese per paura degli stupri e delle violenze sessuali / Paese – Libia. Una donna si candiderà alla guida del Paese? / Paese – Mondo. Una tunisina dirige il Fondo Verde per il Clima dell’ONU / Paese – Mondo. Premio per i Diritti Umani dell’ONU a Khadija Ryadi … Paese – Kenya. Una manifestazione senza precedenti ! 160 ragazze contro la violenza sessuale …

Allegato: persone, libri, film, siti ecc. … film della regista palestinese Hiam Abbas, (“Donne della Vuccirìa”) dedicato alle donne della Vucciria di Palermo: “sono rimasta stupefatta della quatità di riferimenti al mio mondo che ho trovato in Sicilia“.

gennaio 2014 Mediterranea

 

mediterranea dic2013Per  la  nuova  Costituzione  delle  donne e degli uomini della Tunisia

Dicembre 2013 – Gennaio 2014 – MEDITERRANEA segue i lavori dell’Assemblea Costituente.

Spazzata via la ‘complementarietà’ – parità di genere nel progetto per la nuova Costituzione tunisina. Il contenuto di questo articolo è un grande risultato delle donne e dei democratici tunisini che hanno contrastato con la forza di grandi mobilitazioni il tentativo di descrivere e regolare i rapporti uomo-donna nella nuova Costituzione introducendovi il concetto di “complementarietà” della donna rispetto all’uomo.

I cittadini e le cittadine sono uguali per diritti e doveri. Sono uguali davanti alla legge. Il contenuto di questo articolo è un grande risultato delle donne e dei democratici tunisini che hanno contrastato con la forza di grandi mobilitazioni il tentativo di descrivere e regolare i rapporti uomo-donna nella nuova Costituzione introducendovi il concetto di “complementarietà” della donna rispetto all’uomo.

L’Assemblea Costituente è impegnata nell’approvazione del progetto per la nuova Costituzione, progetto di legge che al termine della votazione sui singoli articoli (probabilmente entro il 14 gennaio) dovrà essere approvato da due terzi dei 217 membri del Parlamento o sottoposto a ratifica attraverso un referendum popolare.

Resta alta l’attenzione dell’opinione pubblica e fa ben sperare per i futuri passaggi il rifiuto netto all’introduzione della charia, che i movimenti islamici avrebbero voluto sancire come riferimento religioso e identitario.

Restano aperti altri punti importanti, come la successiva regolamentazione in materia di diritti ereditari (non risolta dall’art.20) e certamente si dovrà trovare una soluzione al problema del mancato riconoscimento, in un apposito articolo costituzionale, dell’eguaglianza di opportunità nel lavoro (come richiedeva un emendamento, respinto, di Nadia Chaabane): a questo proposito è stato predisposto un articolato che dovrebbe indicare la responsabilità dello Stato nel garantire il diritto al lavoro “sulla base della competenza e dell’equità”, in cui si fa riferimento anche alla “giusta” retribuzione. Non dimentichiamo che in materia di lavoro in Tunisia le donne giocano una partita molto importante per il loro futuro; le ragazze hanno livelli di scolarizzazione superiore ai coetanei maschi e molti settori di tradizionale impiego femminile (turismo, scuola, sanità, tessile) sono tra i più colpiti dalla crisi in atto. Incerta anche la soluzione relativa alla regolamentazione del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, che nel dibattito dell’Assemblea Costituzionale si sta pericolosamente legando al confronto su temi etici riguardanti il “diritto sacro alla vita”.

Per quanto riguarda la rappresentatività di genere nelle istituzioni, la norma approvata dai Costituenti prevede che la legge deve garantire la rappresentatività delle donne nelle assemblee elettive, senza però introdurre il principio di parità.

Come abbiamo detto, i lavori in Assemblea Costituente sono in corso e il 10 gennaio è stato proposto l’emendamento (art.45) in tema di parità e contro la violenza sulle donne. Il testo è il seguente:

“Lo Stato garantisce i diritti acquisiti delle donne e opera per sostenerli e svilupparli. Garantisce la parità di opportunità tra uomo e donna nell’esercizio delle diverse responsabilità.Opera per la realizzazione della parità nelle assemblee elettive. Lo Stato assume le misure necessarie per l’eliminazione della violenza che si esercita contro le donne .”

L’approvazione dell’emendamento è stato accompagnato da grandi proteste da parte dei deputati e delle deputate islamiste di Ennahdha. Potrebbe essere una delle più gravi differenze di orientamento in seno all’Assemblea, che potrebbe richiedere il ricorso al referendum popolare sul testo costituzionale al termine dei lavori.

Nei giorni seguenti alcuni emendamenti agli art. 46 e 47 hanno rafforzato l’attenzione verso i diritti dei bambini e delle bambine (Lo Stato deve assicurare tutte le forme di protezione a tutti i bambini, senza discriminazioni e nell’interesse supremo dei bambini) e delle persone portatici di handicap (Lo Stato protegge i portatori di handicap da ogni discriminazione e mette in atto misure a tal fine).

L’art. 48 riguarda la libertà di coscienza e di espressione: sono questi i temi che segnano davvero il passaggio, l’uscita dal regime di Ben Ali che per 24 anni ha tenuto la Tunisia sotto pesanti restrizioni delle libertà individuali (associazione, espressione, stampa) con l’esercizio della repressione e della tortura. La legge fissa le modalità riguardanti i diritti e le libertà garantite dalla Costituzione e le condizioni per il loro esercizio. Il sistema giudiziario vigila sulla protezione dei diritti e delle libertà contro ogni violazione.

Sempre in materia di diritti, in un clima di vivaci polemiche è stato affrontato l’articolo riguardante le libertà nel campo del lavoro e dell’iniziativa economica, e sono state respinte posizioni presenti in Assemblea costituente che premevano per “l’istituzionalizzazione di una forma di liberalismo selvaggio in nome della libertà di iniziativa” e il rischio che sotto il titolo di “libertà di lavoro” si potesse mettere in discussione il diritto di sciopero.

11 gennaio 2014

UDI Catania

 

25 nov. Mediterranea 1) Global Slavery Index 2013 … 2) Turchia – Dibattito sulla segregazione di genere in Turchia … 3) Palestina – Molestie alla frontiera … 4) Siria – Radio Hiya (Radio Lei): donne per una Siria più libera … 5) Italia – Santa Giusi, protettrice degli immigrati / Vergogna e disonore per l’Europa – Dal 2002 sono morti al largo dell’isola 3300 migranti. Giusi si ribella: ‘non sono numeri, sono persone ‘.

 

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Mediterranea_ottobre_2013  Arabia Saudita … “in bicicletta non è vietato” –  guidare l’auto, invece, è vietatissimo!

 

Mediterranea_specialeTunisia2013_sett … ‘novità’ sconvolgente per le tunisine: devono avere l’autorizzazione del padre o del marito per poter viaggiare fuori dal Paese!

Mediterranea_agosto_2013  Paese – Italia. Ancora lunga e difficile la strada per il contrasto al femminicidio.

Mediterranea_luglio2013  Paese – Palestina. Si può arrestare un bambino di 5 anni ?

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Discorso di fine d’anno delle donne della Terra dei Fuochi

mamme terra dei fuochi

L’inferno atomico

[sonoro da 0:32 di Servizio Pubblico 29/12/2013]

Le mamme dei bambini morti di tumore si sono date appuntamento alla casa di Imma. Hanno stampato 150.000 cartoline con le loro facce e le hanno inviate al Papa e al Presidente della Repubblica.

[le mamme]

–          Stanno ignorando completamente …

Ruotolo – Che cosa gli avete chiesto?

–          Aiuto …

–          Aiuto. E il danno … la beffa maggiore è stato poi scoprire che il nostro Presidente a cui abbiamo mandato le cartoline era il primo ad essere informato, perché all’epoca dei verbali di Schiavone [Carmine, il pentito che cominciò nel ’93 a fare le confessioni sul problema dei rifiuti nocivi seppelliti dalla camorra nel napoletano] era Ministro degli Interni.

 –          Io ho perso mio figlio che aveva nove anni e mezzo. Si è ammalato nel 2012 di glioblastoma multifocale e chi sa … il glioblastoma è dovuto a un fattore altamente ambientale.

 –          Mio figlio è morto a otto anni il 30 giugno di quest’anno, si è ammalato di osteosarcoma, tumore dell’osso. Pure a me quando siamo andati in ospedale mi hanno detto che è causato dall’inquinamento.

 –          È un anno e un mese che ho perso la mia Idalia, linfoma non Hodgkin. E anche qua la prima cosa che mi hanno chiesto: – ma dove vivete? Perché noi eravamo a Roma in vacanza, quindi abbiamo fatto questa radiografia per un semplice strappo muscolare. Lei avvertiva un po’ di dolore al costato e ci hanno detto: – ma dove abitate? Io dico a Casalnuovo. – Ma è una zona inquinata? Subito io dico no, là sono tutte campagne, ché nella mia testa l’inquinamento faceva rima con Napoli centro, la zona dove c’era maggiore smog. Perché questi rifiuti dovevano essere smaltiti in modo diverso rispetto ai rifiuti urbani? Perché facevano venire i tumori e le malattie incurabili. Ovviamente se me li trovo nell’acqua, se me li trovo sotto terra e se me li trovo nell’aria … perché comunque questi luoghi venivano appiccati ogni ora. Io ero sempre chiusa col balcone, perché appena aprivo c’era sempre puzza di plastica bruciata … È normale che i miei figli, i loro figli sono stati esposti a duecento agenti cancerogeni rispetto a chi ne ha cinquanta. Ed è ovvio che nei momenti di debolezza, magari per una semplice debolezza del corpo si sono ammalati di cancro. Punto.

–          Noi chiediamo giustizia, come ogni mamma. Come ogni mamma che perde un figlio che è vittima della terra, che è vittima delle istituzioni, che è vittima dello Stato. Perché i nostri figli sono vittime. Noi chiediamo giustizia per il futuro di quelli che verranno, ché qui siamo arrivati a un punto che ti alzi la mattina con un dolore e hai paura, temi … un raffreddore di un figlio, non parlo per me, ma parlo per loro, perché Antonio era il mio unico bambino, parlo per loro che hanno dei figli e devono essere tutelati. Non possono spaventarsi per ogni raffreddore, per un nonnulla. È assurdo vivere così.

Nella sola provincia di Napoli ci sono 4 milioni di eco-balle …

Alle otto del mattino nella chiesa di Caivano un’altra donna si rivolge al governatore della Campania Caldoro che aveva accettato di incontrare la popolazione:

–          Sono Pina, la mamma di Tonia. Mia figlia è morta tre mesi fa. Vuol venire con me all’ospedale per vedere tutti questi bambini? Sono tanti! Penso che si stia perdendo troppo tempo!

***

Vorremmo che gli auguri per un nuovo anno, per una nuova era, sorgessero e arrivassero nel profondo della coscienza di ogni persona, che non fossero soltanto una piacevole formalità. Che ogni discorso, ma soprattutto ogni operato di chi regge le istituzioni, avesse finalmente la determinazione che annunciano le parole.

Non più sofferenze dovute all’indifferenza, alla crudele ignoranza, agli sporchi interessi, alla  politica sporca. Che lo sporco scompaia da ogni rapporto interpersonale. Non più uccisioni di donne (e di uomini), non più guerre, non più fame a un passo dalla nostra casa o nella nostra casa, o nelle case lontane dalla nostra. Non più terra dei fuochi da nessuna parte.

Auguri. 

UDIrc

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Perdono ai mafiosi

Mafiosi trattati da cristiani. Esistono due Chiese.

di Franca Fortunato

Nel leggere gli interventi seguiti, su questo giornale [Il Quotidiano della Calabria, 14/09/2012], all’omelia del vescovo Fiorini Morosini in occasione della festa della Madonna di Polsi e alla lettera pastorale di Monsignore Nunnari, mi sono tornate alla mente le parole che Rosaria Schifani pronunciò nel Duomo di Palermo il giorno dei funerali del marito Vito Schifani, l’agente morto, nella strage di Capaci, insieme a Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro. Allora, rivolgendosi ai mafiosi e modificando il testo preparatole dal sacerdote, che prometteva loro il perdono se solo si fossero pentiti, lei disse: <Io vi perdono, però voi vi dovete mettere in ginocchio… Ma loro non vogliono cambiare, loro, loro non cambiano, non cambiano>.

Dopo l’uccisione del giudice Borsellino, Rosaria fece un lungo viaggio tra le vedove di mafia e scrisse una lunga lettera ai mafiosi. Affidò il tutto al giornalista Felice Cavallaro, che ne fece un libro “Lettera ai mafiosi – Vi perdono ma inginocchiatevi”, ed. Tullio Pironti.

Nella lettera Rosaria riprende il problema del perdono e, rivolgendosi ai mafiosi, scrive: < Avete perduto, uomini senza onore. State perdendo pure i figli che guardano le vostre mani sporche di sangue. Il disprezzo vi sommergerà. Forse siete in tempo per non farvi odiare dai vostri stessi figli. Io vi perdono ma inginocchiatevi (…). Se noi ci convincessimo che non possiamo più perdonare allora finiremmo per darvi partita vinta, per ammettere che l’alternativa alla barbarie è altra barbarie, come qualcuno nella disperazione ha pensato, perché di tanti di voi si conosce tutto e la vendetta sommaria potrebbe bilanciare le stragi sommarie. E’ questo lo scenario che mi atterrisce e che deve obbligare noi, assetati di giustizia, a cercare solo giustizia e non altro (..). Io vi perdono ma dovete inginocchiarvi. (…) Voi mafiosi, voi corrotti siete nei guai, braccati nelle vostre stesse case, perché quel che io intuisco lo capiranno i vostri figli e, guardandovi negli occhi, faranno scattare l’odio per il padre. Accadrà quando scopriranno la rovina di un’esistenza e allora, come io spero, in assenza di un pentimento reale dei genitori, potranno ribaltare e violare il comandamento divino, potranno ribellarsi e rinnegarvi. Vorrei poterlo dire guardando con pietà e con amore ognuno di questi ragazzi: rinnega tuo padre, se è mafioso. A questo vorrei condannarvi signori della morte mentre la mia fede mi obbliga a parlare del perdono perché è scritto nella Bibbia e nella storia di Cristo che in croce ha invocato il Padre: < Dio perdona loro>. Debbo farlo anch’io dalla mia croce, le croci che mi avete scaraventato addosso il 23 maggio e il 19 luglio. Io invito al perdono, escludo la vendetta ma chiedo alle belve di inginocchiarsi e agli uomini di agire per fare vera giustizia (…). Ma loro non vogliono cambiare; loro, loro non cambiano>.

Il problema, perciò, – come scrive Rosaria – non è il perdono che, ogni credente, come lei, è disposto a dare in presenza di un reale pentimento, ma il cambiamento dei mafiosi, la loro “conversione” – come la chiama monsignore Morosini – che per Rosaria non verrà mai.

In attesa, comunque, che qualche mafioso si penta in seguito a una crisi religiosa – cosa che fino ad ora non è successo – resta il problema per la Chiesa di spiegare a se stessa e a tutti noi come è stato possibile che assassini abbiano potuto sentirsi a loro agio nella Chiesa. Come è potuto accadere che non sentissero alcuna contraddizione tra l’essere mafioso e l’essere cristiano.

Loro si sono sempre considerati dei cristiani. Credono in Dio, nella Chiesa di Roma, vanno a messa,  si comunicano, fanno battezzare i loro figli, fanno fare la comunione, si sposano con rito religioso (anche quando sono latitanti), fanno da padrini di cresima ai tanti che glielo chiedono, ricevono l’estrema unzione se muoiono nel loro letto e pretendono il funerale religioso, sono tra i massimi benefattori di molte parrocchie, organizzano le feste nelle processioni.

Non esiste alcun mafioso ateo o anticlericale. Come è stato possibile che vittime e carnefici siedano la domenica nello stesso banco e preghino lo stesso Dio? Come è stato possibile che feroci assassini si siano trovati in pace con Cristo e la sua Chiesa e credono contemporaneamente nel Vangelo e nell’omicidio? Domande che, partendo dall’assunto che “la religione è una componente dell’identità dei mafiosi”, Isaia Sales si pone nel suo libro “I preti e i mafiosi – Storia dei rapporti tra mafie e chiesa cattolica”, ed. Dalai, e ne dà alcune risposte convincenti. < La chiesa nel suo complesso – lui scrive – non ha considerato le mafie e tutte le organizzazioni criminali come un nemico ideologico (…). Le mafie non hanno mai attaccato alcun dogma della Chiesa, non hanno avvertito nessuna necessità di farlo. Ne è un esempio il concetto di famiglia. Le mafie si sono ispirate al concetto di famiglia prevalente nella dottrina cattolica, compreso l’aspetto della morale sessuale (…). La Chiesa ha ingaggiato una lotta ideologica contro le eresie, contro il modernismo, contro il liberalismo, contro il comunismo, contro i contraccettivi, contro l’aborto, contro il divorzio>. Un mafioso va recuperato e – come ha scritto monsignore Giuseppe Agostino nella sua lettera pastorale – “non si tratta di emettere la scomunica proclama”, cosa che, invece, la Chiesa ha fatto tranquillamente con chi ha combattuto ideologicamente.

Non si dica che non esistono due chiese, per fortuna della  Chiesa stessa. Dopo l’uccisione di padre Puglisi, così scriveva padre Fasullo sulla rivista “Segno”: < A Palermo ci sono due chiese dai comportamenti diversi. Quella di padre Puglisi che considerava insanabile la frattura tra mafia e il Vangelo, e coloro che vanno a colloquiare con i mafiosi sospinti dal desiderio di ritrovare ad ogni costo la pecorella smarrita>.

E in Calabria?  Ricordando le parole di don Tonino Bello : < Non mi importa chi è Dio, mi basta sapere da che parte sta >, credo si possa dire con tranquillità, credenti o non, al di là di ogni omelia o lettera pastorale, che Dio non sta dalla parte dei mafiosi perché – come disse Rosaria in quel Duomo – : < Troppo sangue, non c’è amore qui, non c’è amore qui, non c’è amore per niente (..).

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Ti hanno violentata? Devi pentirti

Franca Fortunato ci segnala un suo articolo sulla rivista Casablanca n.25 di luglio-agosto che riassume la storia di Anna Maria Scarfò, con crudele paradosso rinata come donna nel coraggio e nella consapevolezza, ma tuttora ferocemente bersagliata.

E’ anche una storia di donne. Le donne di famiglia solidali con mariti fratelli figli padri stupratori, le donne che sostengono Anna Maria: sua madre Aurora, la sua avvocata Rosalba, e moltissime in tutta Italia.

Ha ancora bisogno di noi. 

vedi anche:

Appello per Anna Maria Scarfò

Per Anna Maria Scarfò

Per Anna Maria Scarfò lunedì 27/2

Processo per minacce ad Anna Maria Scarfò, 27/2/2012

Annamaria-Sospesa l’udienza la vita è domani

Ancora per Anna Maria Scarfò

 

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UDI Catania parte civile

Unione Donne in Italia. UDI Catania

Tre mesi fa a Enna Vanessa Scialfa, 20 anni, veniva assassinata e il suo corpo buttato in un burrone dal suo convivente. Questo femminicidio, l’ennesimo di una serie troppo lunga, ha colpito profondamente la comunità in cui Vanessa viveva e da subito si sono mobilitate le donne della città, dell’UDI e l’Amministrazione Comunale. E’ partita una riflessione comune: a partire dalle donne tutti devono fare i conti e contrastare la violenza di genere; l’Amministrazione comunale in questo caso ha voluto segnare la sua presenza, un suo specifico impegno per schierare le istituzioni a fianco della lotta delle donne, a sostegno di pratiche che concretamente contrastino la violenza.

L’UDI di Catania ha deciso di sperimentare, a partire da Enna, un laboratorio politico che individui modalità e azioni concrete da replicare nelle città macchiate di femminicidio.

La prima iniziativa è la giornata di Studio organizzata dall’Amministrazione comunale con il supporto dell’UDI e patrocinio dell’Ordine degli Avvocati di Enna:

Violenza sulle donne: il dramma invisibile

25 giugno, alle ore 16

Tribunale di Enna, Aula Falcone Borsellino

Sono state invitate le autorità locali, la Regione e l’Università. Avranno la parola le donne delle associazioni locali. L’obiettivo della giornata è quello di impostare il lavoro di medio/lungo periodo che da ottobre partirà sul territorio, rivolto soprattutto alle scuole e ai giovani, che privilegerà l’aspetto della formazione, della lotta contro gli stereotipi e i modelli comportamentali che non rispettano il valore della diversità di genere e della dignità delle donne, e della realizzazione di strutture e competenze al servizio delle vittime.

Il “dramma invisibile” della violenza sulle donne viene portato alla luce, esplode in tutta la sua drammaticità, mostra i volti delle ragazze, delle donne che subiscono le violenze: nessuna si deve sentire sola.

L’UDI di Catania annuncerà la sua costituzione di parte civile nel processo contro l’assassino di Vanessa.

Unione Donne in Italia. UDI Catania

Le Responsabili di sede

Giovanna Crivelli – Adriana Laudani

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 Udi Catania – febbraio 2012

Speciale Tunisia

Intervista a Suhary Belhassen a cura di Choisir la Cause de Femmes (Febbraio 2012)

MEDITERANEA sta seguendo, col suo punto di vista, l’evolversi dei processi di cambiamento in atto da un anno in Nord Africa e in Medio Oriente (‘le primavere arabe‘, la ‘rivoluzione’ tunisina). Un rilievo paritcolare ha per noi la situazione in Tunisia e le trasformazioni in atto in quel Paese, che riguardano in profondita l‘intera società e riposizionano le donne.

Per fare il punto sullo stato dell‘arte abbiamo tradotto un‘intervista a Suhayr Belhassen, giornalista in prima fila per i diritti delle donne e Presidente della Federazione lnternazionale dei Diritti dell’Uomo. L’intervista è stata  raccolta da “Choisir la Cause des Femmes“, l’autorevole associazione di donne presieduta da Gisele Halimi. Contiene alcuni dei nodi che determineranno l’evoluzione o l’involuzione del rinnovamento democratico della Tunisia e soprattutto ci fornisce il punto di visia di una donna  ‘sul campo’.

L’intervista a Suhayr Belhassen (febbraio 2012)
Come sta evolvendo la situaziane delle donne in Tunisia dopo la fine della rivoluzione e in particolare dopo le elezioni legislative che hanno assegnato il 44% dei seggi delI‘Assemblea Costituente al partito Ennahda? …

 … La rivoluzione non ha portato nulla alle donne? … Come si presenta la società civile in Tunisia? … Come possiamo sostenere le donne tunisine?

Mediterranea  febbraio 2012

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