Le Resistenti ieri e oggi / Bruna e Adele 70 anni dopo

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 [locandina]

La Mostra Le Resistenti ieri e oggi, [di cui si era data ampia anticipazione], inaugurata a Reggio Calabria l’8 Marzo al Museo Archeologico Nazionale e alla Biblioteca Comunale “P. De Nava”, è rimasta aperta fino al 25 Aprile. Due date care all’Unione Donne in Italia e naturalmente a UDI RC, curatrice e organizzatrice.

Il progetto nasce da un’idea condivisa tra UDI Catania e UDI Reggio Calabria per la preparazione del 70° della nascita dei Gruppi di Difesa della Donna durante la Resistenza (’44) e il 70° dell’Unione Donne Italiane nata dalla fusione degli stessi Gruppi di Difesa a guerra appena finita (’45) e dei Comitati UDI territoriali. L’Unione Donne Italiane dal 2003 ha lievemente mutato l’acronimo in Unione Donne in Italia per includere tutte le donne indipendentemente dalla nazionalità.

Lo scambio di idee porta allo sviluppo e alla realizzazione in particolare di una graphic novel, Bruna e Adele 70 anni dopo, disegnata in 60 tavole per UDI da Reno Ammendolea, con la sceneggiatura di Marsia Modola del Coordinamento UDI Nazionale e responsabile di UDI Reggio Calabria. I disegni, o meglio la storia disegnata tenta di condensare una materia poco conosciuta, anzi “taciuta” o “negata” sulla resistenza di molte donne nella seconda guerra mondiale. Resistenza che fu collettiva e individuale, organizzata e non, ma vasta e capillare, a volte eroica. Senza l’infiltrazione nel territorio della presenza femminile per le operazioni di collegamento e logistiche, accuratamente dissimulate, i gruppi combattenti per la Liberazione sarebbero rimasti isolati, con difficoltà di rifornimenti e comunicazioni ed esposti a pericolo enormemente superiore. Molto spesso erano presenti i legami della famigliarità e dell’affettività: erano mariti, fidanzati, fratelli, padri, amici e amiche …

Il lavoro è dedicato soprattutto alla trasmissione della memoria per le giovani generazioni, coniugando i linguaggi attuali a loro più vicini, fumetto, cinema, comunicazione mediatica e social-net.

Ed è motivo di speranza, per una società migliore, il fatto che abbiano visitato la mostra diverse centinaia di ragazze e ragazzi, anche bambine e bambini delle ultime classi elementari, molto disponibili a recepire i contenuti, adattati alla loro psicologia e grado di comprensione. Anche un corso di grafica dell’Accademia di Belle Arti ha ritenuto di interesse una visita tecnica.

8_nonna_racconta_J26_ricerchina_radiolondr_JLa Mostra con alcune differenze nel titolo e nelle sezioni, ma con le stesse intenzionalità, era stata ospitata a Catania in ottobre / novembre scorsi, all’Archivio di Stato e al Museo Emilio Greco nel Palazzo Cruyllas, casa natale di Vincenzo Bellini, a cura di UDI Catania.

La Direzione del Museo del Fumetto di Milano, contatta l’autrice e l’autore della graphic novel Bruna e Adele chiedendo di poterla esporre. Con nostro grande piacere le due mostre centrate sulla Resistenza delle donne aprono in contemporanea a Reggio Calabria e a Milano, e per lo stesso periodo: dall’8 Marzo al 25/26 Aprile.

Ne parla ovviamente il gemellato Museo del Fumetto della Fondazione Fossati di Milano, e poi l’Ansala Repubblica, L’Espresso, Il Giorno, La Stampa, SBAM!comics, il Corsera, Famiglia Cristiana, il TG3 Lombardia …

TV e stampa locale un po’ sonnacchiose.

Emozionante, proprio come a una prima, l’inaugurazione con lo scambio dei saluti in collegamento streaming Reggio-Milano e il momento musicale che le allieve del Conservatorio di Reggio aprono sulle note profonde eppure lievi della Sarabanda di Haendel.

Appena dopo l’inaugurazione della Mostra nel Comune di S. Alessio (317 abitanti!), organizzata dal presidente della Pro Loco, si celebra la giornata dell’8 Marzo con la presenza richiesta di tre rappresentanti dell’UDI. Si proietta il film 8 Marzo di Marisa Ombra e Tilde Capomazza, si tiene una tavola rotonda sulla Giornata Internazionale della Donna e si chiariscono le finalità della Mostra.

 

Gli eventi culturali al contorno della Mostra, molto curati da relatrici e relatori, hanno rivelato aspetti poco conosciuti e molto interessanti, come era nell’attesa.

Rocco Lentini e Nuccia Guerrisi, presidente e ricercatrice rispettivamente dell’Istituto Storico “Ugo Arcuri” di Cittanova, tracciano un nitido anche se sintetico profilo della Resistenza in Calabria e sulle figure femminili che vi hanno preso parte, tante ancora da studiare e ricostruire. La storiografia “ufficiale” per molto tempo rimase sull’assunto di Federico Chabod, storico autorevole, che da Napoli in giù non vi fu Resistenza. Nel corso degli anni è invece dimostrato dalla ricerca che il fermento della Resistenza come opposizione al nazifascismo “per alcune regioni meridionali, come Calabria e Sicilia inizia con largo anticipo rispetto al resto del paese…” (Lentini).

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[calendario degli eventi]

Francesca Prestia, cantastorie, trascinante e originale interprete della cultura popolare, canta con l’anima dolorante la resistenza di Lea Garofalo, stroncata con ferocia e viltà dal padre di sua figlia, dal clan mafioso cui non voleva appartenere. Ma per tragico paradosso quella resistenza resta fortemente vincente come icona nella memoria civile.

Rosangela Pesenti, del Coordinamento Nazionale UDI, parla di un vocabolario energico cui pensare nel quotidiano dovendo annodare un filo alla Resistenza delle donne, diversamente la memoria, i diritti, le conquiste si affievoliscono. La resistenza per le donne è quotidiana. Oltre che individuale dev’essere collettiva, non frammentata, lontana da narcisismi e gelosie, diversamente non smuove.

Purtroppo non sono potute intervenire secondo calendario Anna Condò, reggina, testimone resistente e piccola staffetta all’epoca quando suo fratello Ruggero è catturato nell’eccidio della Benedicta e deportato in Germania, da dove non tornerà più. E Marisa Ombra, attuale vicepresidente dell’ANPI, staffetta partigiana operante nei Gruppi di Difesa della Donna, già dirigente UDI. Eventi, questi, programmati in collaborazione dall’ANPI, come per il 24 aprile la presentazione del libro di Maria Eisenstein – L’internata numero 6 a cura di Carlo Spartaco Capogreco, storico dell’Unical.

Le donne della Resistenza di Liliana Cavani è un classico che è d’obbligo presentare alle giovani generazioni. Man mano che passa il tempo è sempre più preziosa come testimonianza viva. Fa emozione sentire i racconti di quelle donne della Resistenza come in una macchina del tempo. All’epoca del filmato erano ancora più o meno giovani (1965), quasi tutte oggi ormai non sono più.

Bandite, documentario di Alessia Proietti ribadisce nella presentazione: “Le donne non furono, come la storiografia ufficiale ci riporta, solo assistenti dei partigiani, cuoche o infermiere, in molte furono guerrigliere, pronte ad imbracciare le armi per la liberazione di tutti e tutte. Non solo il recupero di una parte della memoria storica, spesso lasciata nell’oblio, ma anche una sua ri-contestualizzazione per l’analisi del presente e come esempio per il rinnovamento sociale e politico del futuro”.

Anna, Teresa e le resistenti, per la regia di Matteo Scarfò e sceneggiatura in comune con Giovanni Scarfò, padre, richiama almeno due maggiori punti di interesse storico. Il primo: la modalità dell’esecuzione di Teresa Talotta, di Cittanova, Gullace cognome del marito, che ispirò a Rossellini in Roma città aperta l’indimenticabile sora Pina/Anna Magnani. Il secondo: la battaglia sullo Zillastro tra un reparto regio di paracadutisti italiani in ritirata e una divisione canadese in avanzata. Il film si apre proprio con l’angosciato ripercorrere i luoghi da parte del figlio del soldato Joe, calabro-canadese, che allo Zillastro fu costretto ad uccidere i fratelli italiani. Magico interprete Nick Mancuso. Alla presentazione-dibattito, presenti i due autori, negli interventi viene sottolineato come la battaglia avvenne nella mattinata dell’otto settembre ’43, giorno dell’armistizio, 20 morti tra le due parti. Ma l’armistizio era già stato firmato il 3 settembre a Cassibile e, tergiversando, comunicato dall’EIAR solo a sera dell’otto, per la voce di Badoglio (ma più di un’ora dopo dell’annuncio dato da radio Algeri per opera degli anglo-americani). Sul piano dello Zillastro, poco sopra S. Cristina d’Aspromonte, i venti ragazzi erano già morti.

Lo spazio offerto al dibattito tra Associazioni mette in luce la necessità di resistenza continua. I centri antiviolenza in generale languono per il taglio dei fondi. A Cosenza da qualche anno si è dovuto chiudere la Casa rifugio R. Lanzino, a Reggio il Centro di accoglienza Margherita sopravvive per volontariato, ma non può accogliere.

La Responsabile UDIrc facendo il punto sottolinea che Il Consiglio d’Europa raccomanda un centro ogni 10.000 persone e un rifugio ogni 50.000. Dunque a Reggio dovrebbero esistere circa 20 centri e 4 rifugi.

In sede locale un forte rilievo viene posto sulla mozione del consigliere di minoranza Ripepi, pastore evangelico in missione politica, approvata in Comune sulla “famiglia naturale” che tanto ha fatto sorridere per l’ingenuità sociologica e indignare per l’imposizione di una sola visione della vita, quella confessionale.

Una visione laica democratica non impone ma offre e garantisce alternative multiculturali rispettando le linee della Carta Costituzionale, una visione confessionale “impone”, “vieta” secondo un pensiero esclusivo e indiscutibile, come in un vecchio collegio educante. D’altra parte un’alternativa “laica” non è certo obbligante per chi pratica una professione confessionale.

(R)esistenze – Il passaggio della staffetta è un documentario in un progetto multimediale di ricerche storiche di fonti orali della sociologa Laura Fantone insieme con la storica Giovanna Bernardini. L’astuzia, l’intelligenza, l’ironia, la tenacia, la paura … traspaiono nei racconti delle donne partigiane che si raccontano con una profondità e insieme semplicità che è raro cogliere. Dall’esperienza pur tragica e pericolosa della loro Resistenza emerge una specificità e singolarità che disegna qualcosa di molto diverso dalle consuete ufficiali narrazioni al maschile.    

La performance teatrale curata dal regista Gaetano Tramontana di SpazioTeatro con un gruppo di ragazze del Liceo Statale “T. Gulli” dà forma alla drammatizzazione e traduzione scenica di contenuti o fatti reali riportati nella raccolta di documenti estratti dall’Archivio Nazionale UDI (dichiarato Bene culturale), editi per il 50°, I Gruppi di Difesa della donna 1943-1945. Le allieve attrici nel gioco delle luci creano sequenze dinamiche tra i pannelli della mostra diventati quinte e il pubblico, in un micro happening d’effetto. Toccante la lettura della Lettera di una diciassettenne. Gaetano dà voce poi al celebre discorso di Ferruccio Parri che in Parlamento sancì e lodò i principi etici su cui le donne fondarono i Gruppi di Difesa della Donna e da cui ebbe vita l’UDI. Le allieve attrici ricevono una pergamena di riconoscimento da parte di UDIrc.

Le Resistenti del grande schermo, una estrapolazione miscellanea dal grande schermo con taglio critico originale e preparata ad hoc, del critico ed esperto di cinema Nicola Petrolino: La Ciociara, La ragazza di Bube, Roma Città aperta … Una lectio magistralis fatta di immagini e caratteri di donne diverse e “resistenze” a confronto.

Non ci è stato regalato niente, film di Eric Esser. Nel film, Anita “Laila” Malavasi e due sue compagne, Gina “Sonia” Moncigoli e Pierina “Iva” Bonilauri, raccontano della propria esperienza nella Resistenza e di cosa essa abbia significato per loro e per molte altre donne.
UDIrc ringrazia il regista tedesco Eric Esser per la gentile concessione del film, presentato in prima regionale.

Sabato 25 Aprile, festeggiamenti per il 70° della Liberazione con la cerimonia civile dell’ANPI e la ricorrenza della 32a Corrireggio indetta da Legambiente. A chiusura della giornata e della Mostra, alle 19 Concerto al Conservatorio cittadino.

Intanto a Milano la Mostra Donne Resistenti con le tavole della graphic novel Bruna e Adele 70 anni dopo viene prorogata fino al 3 maggio. Per la chiusura precedentemente prevista per il 26 aprile era stata invitata Rosangela Pesenti, del Coordinamento nazionale UDI, che per una momentanea indisposizione stagionale non può intervenire.

Un ringraziamento particolare a Luigi Bona, direttore di Spazio WAW-Museo del Fumetto di Milano e a Rossella Orofino PR dello Staff, che hanno creduto valido il lavoro.

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[locandina del Museo del Fumetto di Milano]

Un grazie alle Allieve, al direttore del Conservatorio Franco Barillà, alla presidente Daniela De Blasio e Consigliera di Parità della Provincia, che hanno sostenuto il desiderio di aprire e concludere la Mostra con le atmosfere musicali. Alla Soprintendente per i Beni Archeologici per la Calabria Simonetta Bonomi che generosamente ha concesso la sala espositiva del prestigioso Museo Archeologico Nazionale ed è intervenuta per un saluto all’inaugurazione. Alla funzionaria  Maria Pia Mazzitelli responsabile della Biblioteca Comunale “P. De Nava” per aver accolto nostro materiale espositivo, permesso la ricerca storica ed esposto materiali dell’archivio bibliografico. 

E un ringraziamento a quanti e quante hanno voluto partecipare, all’ANPI cui è stato offerto spazio per i suoi eventi, alle docenti e ai docenti, alle donne dell’UDI che si sono prodigate per la buona riuscita della Mostra, capace di ottenere risonanza nazionale.

 

Gli altri segmenti della Mostra, pur compressa data la complessità e vastità della materia, erano costituiti da:

  • riproduzioni di documenti dell’Archivio Nazionale UDI, molto preziosi dal punto di vista storico e della sociologia dei movimenti politici: relazioni clandestine dalle fabbriche, dai comitati e “comitatini”, dai Gruppi di Difesa, dal CNL, comunicazioni alle famiglie dei/delle combattenti, liste di viveri, indumenti e altri fabbisogni, segnalazioni di spostamenti di truppe, disposizioni organizzative, stampati e giornali clandestini, come lo storico NOI DONNE di cui sono riprodotti i primi otto numeri, 600 mila copie al suo massimo di diffusione come rivista, poi la crisi e l’uscita dalle edicole ma sopravvive fino ad oggi …;

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Particolare alle pagine centrali 4 – 5. NOI DONNE, diventato quindicinale Organo dell’UDI – UNIONE DONNE ITALIANE, anno III n. 4 – 20 giugno 1946, Milano – una copia L. 10 di otto pagine

  • schede di figure di donne dei GDD e di partigiane che hanno imbracciato le armi, di religiose perfino che hanno partecipato alla Resistenza in diversi modi: producendo stampa clandestina, nascondendo nei loro conventi soldati “sbandati” e partigiani, facendo le staffette, raccogliendo vestiti, medicinali, viveri per le famiglie e per i gruppi combattenti. E’ proprio questo il comportamento delle donne organizzate in rete capillare nei Gruppi di Difesa della Donna. Donne di ogni appartenenza, dalle cattoliche alle comuniste, dalle intellettuali alle operaie, alle contadine … ma anche di molte altre che hanno offerto sostegno spontaneo individuale, che storiche e storici hanno definito come la più grande operazione di maternage di tutti i tempi;
  • manifesti con un libro disponibile, Donne manifeste – L’UDI dal 1944 al 2004 a cura di Marisa Ombra, testi di diverse autrici con ricca documentazione grafica;
  • una sezione di partigiane calabresi (di alcune figure ancora poco studiate si sa solo il nome);
  • una sezione di disegni di quattro note disegnatrici Giuliana Maldini, Elena Terrin, Mariagrazia Quaranta e Marilena Nardi che interpretano grandi donne partigiane. Ne hanno fatto dono alla Mostra di Reggio tramite il Museo del Fumetto di Milano. A loro un caloroso grazie;
  • la graphic novel Bruna e Adele 70 anni dopo, in 60 tavole a colori in mostra sul percorso dei pannelli dedicati. Tavole disponibili anche in opuscolo dal titolo omonimo.

All’ingresso della Mostra e in un angolo all’interno sono disposti alcuni oggetti d’epoca. All’ingresso una bicicletta maschile degli anni quaranta; all’interno una pesante macchina per scrivere tedesca Groma, nera; un abat-jour Tiffany; due lanterne, una Feuerhand 1926 a petrolio, una ad acetilene usata in ferrovia, in quegli anni, per controllare ruote e binari.
Evocano suggestioni e pensieri, atmosfere, luoghi, condizioni di vita: ‘40 – ‘45, gli anni della seconda guerra mondiale.

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Gli uomini prima al fronte, Africa, Balcani, Russia… poi (dopo l’otto settembre) sbandati. Riarruolati forzatamente o rastrellati, deportati, fucilati come disertori, o sui monti, nelle foreste con le formazioni partigiane per la Liberazione del Paese. O nascosti, “imboscati”. Strumenti di comunicazione straordinari la bicicletta, la macchina per scrivere.

La bicicletta era vietata agli uomini. Le donne utilizzavano quella propria o di casa, magari maschile, lasciata da padri, mariti, fratelli. Anche 60 e più chilometri in un giorno (Firenze-Viareggio tutta una volata riferisce Walkiria Terradura) per portare stampa clandestina, ordini, informazioni, viveri, anche armi … La macchina serviva a preparare con la carta carbone dispacci, volantini, anche bozze di giornali che poi con grande rischio venivano stampati col ciclostile nelle postazioni segrete. E le lanterne, insieme pericolose e amiche, servivano nelle notti piene di ansia e di paura nei luoghi sperduti dove non poteva esservi luce elettrica o non si poteva tenere accesa.

Altra preziosa sezione alla Biblioteca Comunale, saletta Pietro De Nava“.

Sul ripiano tra le due alte vetrine sono allineate una serie di foto: donne scalze contadine seppelliscono un partigiano; una madre e i suoi quattro figli sfollano portando appena il necessario; una famiglia dopo la Liberazione ritorna nel luogo d’origine, tirando un carretto; donne sgombrano macerie, gli uomini stanno a guardare; donne vestite di bianco con bandiera bianca e la croce sanitaria internazionale, addette al trasporto dei feriti.

Nelle due vetrine verticali articoli di giornali d’epoca, elaborati con OCR e ingranditi per facilitarne la lettura accanto agli originali.

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[Il Tempo – Note di Cronaca – Reggio Calabria, 20 agosto 1944]

Sul piano del massiccio tavolo che fu la scrivania di Pietro De Nava, sono disposti libri con didascalie, diversi rari o esauriti, il numero zero e il numero uno di effe storica rivista femminista degli anni settanta (diretta da Adele Cambrìa, vi collaborarono Dacia Maraini, Rossana Rossanda, Franca Pieroni Bortolotti, Elena Gianini Belotti, Grazia Francescato … ).
Cuore di donna di Carla Capponi; Diario partigiano di Ada Gobetti; La Resistenza senza armi di Anna Bravo e Anna Maria Bruzzone; Corpo a Corpo – Almanacco Bompiani a cura di Natalia Aspesi e Lietta Tornabuoni … altro.

La Mostra non a caso è stata inaugurata l’8 Marzo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna e conclusa il 25 Aprile, giornata della Liberazione dal nazifascismo. Due giornate fortemente simboliche per le donne: per la prima, la considerazione sociale acquisita non paragonabile a quella di solo pochi decenni fa e  i diritti conquistati. Motivo di festa, ma anche di sgomento per quanto ancora resta da raggiungere, considerando che vi sono vaste aree nel mondo dove la vita e i diritti di una donna possono valere quanto quelli di un oggetto da baratto.

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Come già accennato, la vasta Resistenza delle donne (si stima 35.000 partigiane, 70.000 Gruppi di Difesa e non meno di 2 milioni di donne sul territorio) non è emersa nelle trattazioni storiche se non ad opera di pochi studiosi e soprattutto studiose, anzi è stato perfino impedito che emergesse nell’immediato della Liberazione. Si è parlato di resistenza “taciuta” e “negata” anche per alcune direttive interne ai movimenti partigiani (che le donne rimanessero preferibilmente poco visibili: a casa) e per il relativo criterio del riconoscimento e del grado, strettamente burocratico-militare, da parte delle Istituzioni. Accanto, in generale, al pregiudizio al maschile che le donne non ci sapessero fare, serpeggiò inconfessato l’altro: che quelle donne fuori casa, sui monti con altri uomini, chissà … ogni fidanzato, marito, fratello, padre ne poteva essere segretamente imbarazzato (in fondo tutti erano passati obbligatoriamente sotto il rullo compressore dell’educazione virile-guerresca di Stato …).

A tutt’oggi nei raduni e nelle celebrazioni partigiane l’immagine scenografica è prevalentemente unilaterale-maschile di retorica rituale. E di fatto la maggiore Associazione partigiana nazionale continua a nominarsi al maschile. La retorica della trasmissione della memoria mitizzata e come un format è forse una delle cause dell’affievolimento di essa.

Nel giorno della Liberazione le azioni di quelle donne vanno ricordate alla pari con quelle degli uomini, deve essere ormai chiaro: non è stato un supporto, un sostegno, hanno inciso sia nella storia delle donne che nella storia della Repubblica, malgrado gli ostracismi. Sarebbe bello oltre che doveroso: Associazione Nazionale Partigiani e Partigiane d’Italia

Anna Bravo, storica autorevole, ne parla in modo incisivo e approfondito. Sul versante della vasta azione di resistenza delle donne non visibile e non quantificabile, per dare una interpretazione storica corretta sul così detto maternage (nel senso di resistenza civile e non soltanto di impulso sentimentale), sul fare politica delle donne e sull’affievolimento della memoria annota:

“… Penso che in quei momenti fosse all’opera un codice materno che si potrebbe definire come la tendenza a un pensiero, a uno stile conoscitivo e sofisticato, che discerne, che gradua anche, che media, che sceglie non l’aut aut ma l’et et, che tenta di agire la politica in senso non specialistico, di proporre un modo di giudicare che vada al di là delle scelte dicotomiche. Ma quel codice era debole, era solo e perde e si perde perché non viene neanche avvertito come un modo di fare diversamente la politica, ma viene etichettato appunto come maternità nel senso più tradizionale: la mamma che tutto perdona, indulgente, la donna tutta sentimento, irrazionale, impolitica. Per cui, passata l’emergenza, è come se si dicesse: “adesso basta”; la madre che andava ad intromettersi nella sfera pubblica torna ad aver voce in capitolo solo nella domesticità. Tra l’altro, proprio negli anni del dopoguerra, sull’onda di teorie anglosassoni secondo le quali se i bambini non hanno la madre a tempo pieno diventano disturbati irrimediabilmente, si diffondono correnti ideologiche che spingono verso il ritorno a casa. Ci sono anche i fattori di politica interna, molto presto scoppia la contrapposizione contro le sinistre, la guerra fredda… E poi credo che abbia contato una mancanza di memoria storica: come noi nel ’68 abbiamo dimenticato le donne dell’Udi, della Resistenza, le donne nella Resistenza hanno dimenticato il femminismo di fine ’800 e primo ’900 e questo ha contribuito a far sì che quell’embrione di pensiero differente non fosse abbastanza valorizzato”.

E la violenza subita dalle donne nella vita sociale, ancora oggi, porta all’estensione del concetto di resistenza: dall’accezione specifica di guerra a quello di pratica civile permanente come opposizione a uno stato di fatto repressivo, umiliante, di negazione di diritti e della persona. Soprattutto negli ambienti insospettabili per definizione, come nella famiglia o nella cerchia famigliare o delle amicizie, entro cui con molta più frequenza avvengono le uccisioni di donne. E per restare nell’insospettabile, come nella “civilissima” Europa del Nord, ai primi posti in classifica per stupro.

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Gli spazi espositivi

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Le prime 12 tavole della graphic novel Bruna e Adele 70 anni dopo

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1ª e 4ª di copertina della versione  in volumetto

 

Dai documenti dell’Archivio Nazionale UDI

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Il CNLAI riconosce i Gruppi di Difesa come organizzazione aderente al CNL

Rivendicazioni in fabbrica / Comunicazioni del CNL ai Gruppi di Difesa

 

Dalle schede

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Manifesti dell’UDI (il primo dell’ottobre ’45)

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La tessera UDI 2015 evocativa del 70°

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