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Racconto da Lampedusa

(foto Giornale di Puglia) 

Da LAMPEDUSA , “PORTA DELLA VITA”

di Franca Fortunato

Questa estate, dal 20 al 27 agosto, otto donne della rete de “Le Città Vicine”, provenienti da Mestre, Verona, Catania e Catanzaro, donne legate politicamente dall’amore per i luoghi e le città, abbiamo scelto l’isola di Lampedusa per la nostra annuale vacanza politica, spinte dal desiderio di conoscere questo lembo di terra, reso tristemente famoso quest’inverno dall’ “emergenza” degli immigrati tunisini, e desiderose di incontrare chi ci vive e lavora per amore di questa terra.

La bellezza paesaggistica ed ambientale di Lampedusa, è ciò che ci ha colpite da subito. Un mare limpido e azzurro, bianche spiagge, scogliere a strapiombo sul mare, un terreno arido e spoglio, tramonti mozzafiato, ci hanno fatto innamorare  di questa che, tradizionalmente, è l’isola “della vita”, non solo per la tanta umanità dolente che vi approda da sempre, con la speranza di poter andare altrove e trovare una vita migliore per sé e i propri figli, ma anche  per  le tartarughe marine, specie protetta, che vi approdano sulla spiaggia per nidificare.

Durante la nostra vacanza, gli sbarchi di immigrate/i continuavano, eppure non  ci è mai capitato di incontrare per l’isola qualcuna/o di loro, né ci è stato concesso di avvicinarci al Centro di identificazione ed espulsione, difeso dal ferro spinato e guardato a vista dalle forze dell’ordine. L’unica traccia del loro passaggio, alcuni barconi, ammassati sul porto e sorvegliati  da due militari. La stessa popolazione evitava di parlare degli sbarchi. Che cosa era dunque successo su quell’isola?

Per capirlo abbiamo incontrato, grazie alla mediazione di Giusy Milazzo, responsabile della Cgil di Catania, in vacanza con noi,  la responsabile della Legambiente Giusy Nicolini. Lei ci ha fatto capire come a Lampedusa, nei tre mesi dell’emergenza,  è stato “massacrato” un modello di accoglienza, “una vocazione naturale” di  “isola di accoglienza”, “terra che ti salva la vita”, “ponte del Mediterraneo”, ed è stata trasformata in “isola carcere”. Nei mesi dell’emergenza, infatti, il Ministro Maroni e il sindaco di Lampedusa, De Rubeis, denunciato, come il suo collega di Treviso, per istigazione al razzismo, hanno scelto deliberatamente di abbandonare quella gente alla fame e al freddo, per creare il sovraffollamento e fare scoppiare il “caso Lampedusa”.

Non è vero che l’isola non era in grado di gestire gli arrivi. In tutta la fase dell’emergenza sono passati 24/25 mila migranti (non più di quelli del 2008), in un’isola che ogni anno è in grado di  accogliere oltre 120/130 mila turisti nella sola stagione estiva. Gran parte della popolazione, più donne che uomini, da parte sua, ha fatto quello che poteva. “C’era chi dava loro da mangiare, chi faceva fare a qualcuno la doccia a casa, chi, con coraggio, distribuiva cibo, medicine, abiti e soprattutto scarpe, visto che quelle in donazione erano di pezza con il teschio bianco su sfondo nero e viceversa”. Non è vero che gli albergatori hanno avuto un danno, anzi per molti, la presenza delle forze dell’ordine, è stato un business. Se il turismo estivo, per coloro che hanno la seconda casa, abusiva, ha avuto qualche calo, è per via della crisi economica e non per gli immigrati.

Giusy, dopo averci parlato del problema dello smaltimento dei rifiuti e dei liquami, della necessità di distruggere i barconi, chiudendo le discariche, nocive all’ambiente e alla salute, ci ha lasciate dicendo: < Se Lampedusa rimane per i migranti una meta di passaggio, l’impatto si può gestire e controllare, se i governanti invece continueranno a creare situazioni di squilibrio ne vedremo delle belle>.

E delle belle ne abbiamo viste a settembre, con gli immigrati, più uomini che donne,  in rivolta, che hanno incendiato il Centro, divenuto luogo di detenzione per adulti e minori, e sono stati, tra le minacce del sindaco, trasferiti agli arresti domiciliari sulle navi, in attesa di conoscere il loro destino. Giusy ci ha fatto capire il senso della  lotta che lei, Paola, la sua amica, e altre donne e uomini portano avanti a Lampedusa. Lottano perché l’isola resti “porta della vita”, come un giovane migrante tunisino nel 2009, le disse al suo approdo.

Riceviamo da Franca Fortunato, giornalista e scrittrice, che ringraziamo. Articolo pubblicato da il PENSIERO del mese di ottobre. Altri articoli di Franca su Donne e conoscenza storica (vedi anche nostra iniziativa / post 15 nov. e in particolare 1 dic. 2010).

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Pink Blindsight

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Assemblea della Rete delle Donne Calabresi

Rientro dalla riunione delle Donne Calabresi in Rete del 22 gennaio a Catanzaro e ho una rinnovata energia. Grazie. Ho avuto l’impressione, quasi la certezza, che dal Sud, dalle donne del Sud, possa finalmente ripartire una controcorrente. Forse siamo pronte per ridiventare quel fiume di donne che lottò negli anni passati per diritti e libertà. Forse siamo pronte  per ridare un nuovo senso alle cose: quello che per secoli  le donne non hanno conosciuto  o hanno creduto sbagliato o è stato loro negato, quello che gli uomini non hanno per costituzione, il senso della femminità (non ho sbagliato, volevo dire proprio femminità, non umanità). Non ci conosciamo tutte, ma ci intendiamo, e sappiamo che ci basterà un segnale per ritrovarci, tutte insieme chissà forse in ventimila come in Campo dei Fiori negli anni ’70. Questa mi è scappata. So quanto sia percepito con diffidenza oggi solo il riferimento al femminismo, soprattutto perché c’è una pluralità di femminismi ritenuti secondo i punti di vista e di svista, buoni o cattivi, opportuni o importuni, necessari o controproducenti. Va notato che esiste, accanto alla negazione e al rifiuto, anche un femminismo oppositivo  che implica zero disponibilità di ascolto, carrierismo e individualismo.

Ho sentito un’aria fresca e leggera che aleggiava nella sala del Comune nonostante lo sfratto (benevolo) da una sala all’altra e l’accerchiamento iconico sulle quattro pareti dei quadri dei politici, tutti ritratti di uomini che hanno fatto la storia amministrativa di Catanzaro, quasi un monito storico minaccioso. In una foto, raddoppiati e rovesciati nel riflesso del tavolo ci schiacciano come in un sandwich.

In riunioni come quella del 22 lo spirito del dialogo pacato e costruttivo evidenzia  la maturità di pensiero e comportamento di cui siamo capaci. Le questioni sono incalzanti e preme l’intreccio dei fatti collaterali che riguardano sia le esperienze di ognuna sia quella voragine di traffici berlusconiani che ha inquietato e inquieta le nostre giornate. Varrà la pena discuterne in profondità perché la questione sesso-potere-denaro travalica  la sfera della morale o del pettegolezzo e interferisce sulla  qualità della vita di tutti e sul nostro futuro.  Ci siamo promesse di ripuntualizzare i temi, tutti: la violenza, il lavoro, la formazione e l’istruzione da cui non si può prescindere per far maturare rispetto e consapevolezza, in un nuovo  appuntamento e in dibattito pubblico. Dobbiamo lavorare per salvaguardare il centro Antiviolenza R. Lanzino che si muove in una  situazione di improbabile sopravvivenza. Vogliamo ottenere trasparenza delle procedure amministrative. Occorrerà vigilare su ogni forma di discriminazione. Pretendere una pari rappresentanza  negli organi gestionali. E lavorando  di comunanza, tentare di rifondare il concetto stesso di politica e degli ordini e delle convenzioni esistenti, nel rispetto delle differenze, affinando e calibrando  la comunicazione, sciogliendo e riannodando nodi.

Grande sorpresa la presenza e gli interventi di due uomini. Uno lo conosco bene.

Rimando infine al sito delle Donne Calabresi in Rete ().

marsia

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LE DONNE: “CATEGORIA SVANTAGGIATA” DALLA REGIONE

Comunicato stampa delle Donne Calabresi in Rete

Ha destato meraviglia la risposta data il 27 ottobre dalla Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità alle sollecitazioni provenienti da moltissime donne e associazioni femminili che nei giorni scorsi hanno inondato di mail e fax la Regione chiedendo l’attuazione della legge 20 del 2007 a sostegno dei centri antiviolenza.

Da lei, per la posizione istituzionale che riveste, ci si sarebbe aspettata – o almeno auspicata – totale solidarietà rispetto alle ragioni delle donne e dei Centri in difficoltà e non certo un ingiustificato attacco ai Centri, aggravato dal fatto che le circostanze invocate a pretesto dell’inazione della Giunta non hanno nulla a che vedere con l’applicazione della legge da parte della Regione.

La Presidente Cusumano ha spostato l’attenzione dall’inosservanza da parte della Regione dell’obbligo di attivare le procedure per erogazione di contributi a favore dei Centri antiviolenza a presunte irregolarità circa la mancata predisposizione, da parte dei Centri già assegnatari dei contributi, di relazioni e resoconti sulle attività svolte.

I fatti riferiti sono però inesatti e assolutamente fuorvianti.

Vero è, invece, che l’emanazione del bando per finanziare le attività dei Centri antiviolenza è un preciso impegno che la Regione ha inteso assumere con la legge 20 del 2007, e al cui adempimento non può certo sottrarsi. Non solo, nel testo normativo vi è un espresso obbligo a concludere l’istruttoria dei progetti entro il 30 ottobre di ogni anno. Ad oggi si proclama, nella nota della Presidente della Commissione Regionale Pari opportunità, solo la generica volontà “di sostenere azioni per realizzare infrastrutture dirette a migliorare le condizioni di vita di categorie svantaggiate”, nascondendosi dietro il dito della sensibilità al fenomeno della violenza ed alle politiche di genere, mentre invece, se la Giunta Regionale avesse bene operato, avrebbe dovuto già da mesi approvare il bando per la selezione dei progetti dei centri antiviolenza, e dunque concludere il procedimento proprio in questi giorni. Solo ottemperando alle disposizioni normative si sarebbe consentita l’erogazione di prestazioni ad alta valenza sociale e favorita realmente l’azione sul territorio dei Centri antiviolenza, costretti invece, proprio a causa dell’inadempimento della Regione, a contrarre sensibilmente la loro attività o addirittura a chiudere le case d’accoglienza per mancanza di fondi, con grave nocumento anche per l’offerta al pubblico del servizio.

Il presunto ritardo nell’esibizione della relazione o dei rendiconti da parte di tutti i Centri antiviolenza che sono risultati negli anni precedenti destinatari del finanziamento, anche qualora fosse reale, non può essere certo preso a pretesto dalla Regione per omettere un comportamento dovuto. Il fatto grave è che si sia erroneamente ritenuto che le due attività fossero l’un l’altra condizionanti e che figure istituzionali, seppure animate dalle migliori intenzioni, pensino che l’azione dei pubblici poteri debba solo per questo paralizzarsi, anche a discapito di nuovi soggetti interessati a partecipare alla procedura selettiva.

Si precisa, infine, che non sono ancora scaduti i termini per l’esibizione dei rendiconti e quant’altro e che, ancor prima della scadenza, alcuni Centri hanno fatto pervenire alla Regione la documentazione di rito. Ma questo, come dicevamo, è del tutto irrilevante.

Cosenza, 6 Novembre 2010 Donne Calabresi in Rete

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La nube tossica

La scorsa domenica pomeriggio duemila automobili, provenienti dalla provincia, in gita sul luogo o sul set dell’assassinio di Sarah.

Sabrina dice del padre: ci ha preso in giro per 42 giorni.

L’amica di Sabrina: Sabrina mi ha preso in giro.

La madre di Sabrina forse …

E ultim’ora, il padre in quel momento dormiva…

E’ un’ottima infilata adesso per dimostrare quanto perfide e malefiche sono le donne di quella casa, intorno al pover’uomo … per quanto la scialuppa della seminfermità era già nella linea della difesa. Per Sabrina, se risulteranno responsabilità nel concorso o nell’atto dell’assassinio, nessuna pietà e attenuante. In quanto donna. Nella mente collettiva rivive lo stereotipo della donna diabolica, un serpente per ogni capello, la vera dominatrice di casa. Un lussureggiante plastico è riapparso per celebrare la liturgia sul topos del delitto, con i modellini delle auto appartenenti ai componenti del gruppo famigliare. []

La misoginia di default su fb e l’accanimento del processo mediatico stanno apparecchiando.

 

La storia di un padre e di una figlia dentro un mulino bianco: da leggere [].

 

Il ragazzo Alessio ventenne che con un pugno ha ucciso Maricica, infermiera rumena, un bambino, viene arrestato ma i suoi amici e addirittura fan – un centinaio, non cinque sei – insultano i carabinieri e ne gridano la liberazione. Nel senso che sì, la donna sarà morta, ma lui non voleva e poi era rumena  (… uccidine un’altra!) e attaccabrighe. Lui è dei nostri. La madre del ragazzo definisce Maricica troppo sicura di sé.

Uno ius universale condiviso nel mettere a tacere le donne, specie se sveglie, riporta di volta in volta all’ordine estremo le malcapitate. E una orrenda telenovela a puntate quotidiane ci racconta con ogni dettaglio come, dove, ma quasi mai un perché profondo.

Se il fatto fosse invertito, Alessio un rumeno, e Maricica una mamma italiana con un bambino, sicuramente una vibrazione eroica di ordine pubblico ci sommergerebbe assieme a grandi costituzioni di parti civili.

 

Il delitto nella realtà prevede già il copione televisivo e l’auto-contemplazione in una specie di second life fotogenica nel film mediatico.

 

Una vita ha valore secondo il cognome. Secondo il colore della pelle. Secondo la nazionalità e l’etnia, secondo se chi la porta è maschio o femmina, secondo se è amico o no, secondo se è giovane o vecchio, secondo se è ricco o povero, secondo che si chiami Mike Bongiorno o Domenico.

 

 

Visioni dal gusto funereo in un Caffè di Torino, quasi una preparazione alla dissezione anatomica. Per chi ricorda Rembrandt l’accostamento è fulmineo.

Imbarazzo delle modelle che si prestano a fare da nudo vassoio, contenitore inerte nel senso anche dell’immagine inanimata, morta. Imbarazzo degli avventori che fingono disinvoltura. In realtà risulta una seriosa e ridicola omologia di quell’attenzione che i presenti nel quadro prestano alla lezione dell’anatomo-patologo seicentesco dottor Tulp.

 

foto La Stampa 15/10/2010 []

Su ogni tavolo dove giacciono le modelle-vassoio un cartello avvisa: Si richiede educazione e rispetto per il lavoro delle modelle.

Per il lavoro delle modelle, sì, per le donne che possono essere anche modelle, no. Donne → modelle → lavoro: si richiede rispetto solo per quest’ultimo. Strane dieresi.

[segnala allo IAP: Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (vedi post del 28 aprile)

http://www.iap.it/it/messaggi.htm

aggiornamento:

http://www.facebook.com/event…

luogo: info@caffedelprogresso.it ]

 

 

E Boffo dopo essersi fatto dimettere dalla direzione dell’Avvenire dai vescovi, dagli stessi viene ora nominato direttore della loro TV. Doppia riabilitazione.

 

Una piccola morale di convenienza sta diventando una nube tossica enorme formatasi da sfiatatoi ben precisi. Un’antropologia piccolissimo-borghese confeziona insaccati di emozioni pensieri comportamenti moduli e modalità da interiorizzare.

 

Ci eravamo interrogate dieci giorni fa: a chi toccherà nelle prossime ore, nei prossimi giorni?

Intanto sappiamo, un anno dopo, di Lea Garofalo uccisa e sciolta nell’acido per aver avuto il coraggio di ribellarsi alle cosche di ‘ndrangheta.

Santina, Kamila, Anna, Anna Maria, Anna Maria e Eva, Paola … la barbarie delle violenze e delle esecuzioni familiari è come un flusso a regime, non puntiforme, ma equidistribuito: Treviglio, Catania, Alessandria, Caltanissetta, San Nicandro, Cagliari, Milano, Firenze, Roma … Senza dubbio nessuna città o cittadina è o verrà risparmiata alla violenza maschile che, fino alla noia, sappiamo esplode per grandissima parte in famiglia. Ed è una cultura.

 

 

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IMPORTANTE: COMUNICATO STAMPA DELLE DONNE CALABRESI IN RETE

Numerose donne e associazioni femminili da tutta la Calabria si sono incontrate alla Casa delle Culture di Cosenza sabato 9 ottobre per istituire la Rete delle Donne Calabresi, gruppo nato spontaneamente ma non casualmente. Hanno deciso di fare rete per iniziare un confronto permanente sulle politiche di genere, quelle mancate e quelle da costruire.

Si sono liberamente confrontate per sostenere il Centro contro la violenza alle donne “Roberta Lanzino” di Cosenza, in grave difficoltà per la mancata emanazione dell’Avviso relativo alla Legge Regionale n. 20 del 21 agosto 2007 Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei centri antiviolenza e delle case di accoglienza per donne in difficoltà”.

L’associazione Roberta Lanzino è stata costretta a chiudere la Casa Rifugio per donne in temporaneo disagio dopo dieci anni di vita, presenza importante sul territorio calabrese che ha garantito a donne in condizioni di difficoltà e pericolo di trovare un luogo sicuro dove acquistare forza e riprendere in mano la propria esistenza. Le donne del Centro hanno lavorato con passione e impegno, quasi sempre senza il sostegno delle Istituzioni ma solo per responsabilità e spirito di volontario servizio, garantendo ascolto, aiuto ed accoglienza.

Nell’evidenziare le gravi inadempienze e l’assenza delle Istituzioni – in sala era presente solo l’Assessora Provinciale M.F. Corigliano, che ha espresso solidarietà alle donne del Centro e si è fatta promotrice di un tavolo interistituzionale Regione-Provincia-Comune – le Donne Calabresi in Rete hanno programmato una serie di iniziative volte alla promozione di politiche di genere organiche e di reale impatto sociale e culturale.

Le donne hanno sottolineato il danno sociale che viene inferto alla popolazione calabrese per la mancata applicazione della Legge Regionale n. 20 del 21/8/07 e hanno prospettato, in mancanza di risposte, ulteriori interventi intesi alla tempestiva risoluzione del problema causato dall’inadempimento da parte delle istituzioni.

Le Associazioni e i gruppi – Fabbrica delle idee (Cosenza), Women’s Studies Unical, Unione Donne in Italia di Reggio Calabria, Ass. Emily (Cosenza), Centro Italiano Femminile di Reggio Calabria, Donne DaSud di Roma, Associazione Jineca-Percorsi Femminili di Reggio Calabria, Ass. Zahir, Coop. Interzona, Movimento Antirazzista Catanzaro, Io Donna, Gruppo PD Calabria 25 aprile, Io Resto in Calabria, Centro Margherita RC – e le donne intervenute e presenti hanno prospettato un’azione di capillare diffusione mediatica del problema volta a risolvere tempestivamente l’emergenza Centro Lanzino.

La preoccupazione emersa negli interventi sarà indirizzata per sollecitare le Istituzioni a confrontarsi per accogliere il punto di vista delle donne calabresi e le loro inascoltate necessità.

Le Donne Calabresi in Rete, 12.10.2010

donneinrete@hotmail.it

***

 

Cosenza, Casa delle Culture, 9 ottobre 2010, ore 16

Potrebbe rimanere una data storica: le donne calabresi risalgono coraggiosamente le rapide che tentano sempre più di travolgere non solo loro ma tutte le donne, malgrado l’apparente sfolgorante e disinibita onnipresenza femminile nei media, ma non certo negli organismi istituzionali di governo regionale calabrese, per esempio.

Il comunicato del Centro Antiviolenza Roberta Lanzino di poche settimane fa, che riguardava la chiusura del Rifugio per le donne perseguitate, ha prodotto un primo effetto, non da poco.  Doriana, una attenta e appassionata blogger di Catanzaro, aveva suggerito di riunirsi per esprimere solidarietà al Centro Lanzino e per trovare una qualche forma di pressione democratica nei confronti di quelle istituzioni che non vedono non sentono  non parlano. Contemporaneamente il raduno poteva costituire un punto di avvio per una aggregazione in rete delle donne calabresi.

Donne Calabresi in Rete, appunto, con già un primo spontaneo logo.

Un frenetico scambio di contatti fra amiche e associazioni porta alla necessità di una bozza preparatoria di discussione, non certo sistematica da congresso, dal momento che i tempi devono essere fulminei.

A Cosenza dunque tante donne, singole o di associazioni provenienti da tutte le province, ma anche non calabresi, convergono per il 9 pomeriggio alla Casa delle Culture, al primo tratto del faticoso, bellissimo e morente corso Telesio.

Intanto che si procede all’iscrizione per gli interventi, Antonella Veltri, del Centro L., apre ringraziando per tanta solidarietà e dopo un accenno alla storia e al contesto operativo fa il punto.

Da giugno non è stato possibile sostenere i costi di gestione del Rifugio del Centro, ma non è stato divulgato per non creare sfiducia e allarme tra le donne vittime. Stanno continuando tuttavia le altre attività e il punto di ascolto. Il Centro si fonda nel 1988 sull’onda di commozione dopo lo stupro e l’uccisione di Roberta Lanzino (stava andando al mare…), avvenuti in quell’anno. Una rete di volontarie di grande passione civile vi ha lavorato e vi lavora. Il Centro Antiviolenza R. Lanzino di Cosenza è l’unico in tutta la regione per completezza e professionalità ad avere i requisiti convenuti nella Carta della Rete Nazionale dei Centri Antiviolenza e di cui fa parte.

La Giunta Regionale per il 2010 non ha emesso il bando annuale relativo alla Legge 20, 8/2007, che prevede contributi finalizzati alla promozione e al sostegno dei Centri Antiviolenza. Il termine è scaduto a settembre, e dunque non sarà possibile continuare. Nel corso degli interventi verrà chiarito da un’avvocata che si tratta di una vera e propria inadempienza amministrativa da parte della Regione. Per la mancata emissione del bando sarebbe possibile, pertanto, ricorrere in giudizio con tempi però purtroppo allungati.

Unica donna delle Istituzioni calabresi malgrado altre adesioni e presenze assicurate, l’assessora Corigliano della Provincia di Cosenza. In sintesi dice che non sarà possibile supportare finanziariamente il Centro,  non resta che lavorare sui progetti. L’Assessora, dietro la vivace discussione seguita, ribadisce che si impegnerà a promuovere un Tavolo di concertazione tra i vari livelli inter-governativi.

Intanto si inonderà la Giunta Regionale di fax-mail per sollecitare l’emanazione del bando previsto dalla Legge 20, 8/2007, il cui modello si può trovare più sotto nel post precedente.

 

La perdita del Centro sarebbe una ulteriore destrutturazione della società non solo calabrese, dal momento che tali strutture non abbondano in nessuna regione, anche se su un altro versante si può riscontrare un certo proliferare di microstrutture predilette da questa o quella politica locale o nazionale, a volte senza i requisiti minimi (il comma 4 dell’art. 4 della Legge 20 prevede il centralino telefonico attivo 24 ore su 24) o magari per essere solo confessionali. Senza dire dei sarchiatori professionali di fondi che hanno buone entrature. Sarebbe interessante inoltre seguire la tracciabilità dei fondi europei destinati ad hoc.

 

La discussione tra le donne presenti (probabilmente un campionario completo tra precarie disoccupate ricercatrici studentesse professioniste passionarie…) volge sulla costituzione di una rete regionale (e non soltanto)  per quanto riguarda scambi e tematiche.

Donne Calabresi in Rete  sulla base delle discussioni e delle proposte emerse vuole tracciare alcune linee di lavoro comune tra donne singole e donne appartenenti alle varie associazioni che vogliano aderire. Telefono, facebook, internet, mail sono gli strumenti fulminei di lavoro per tentare di strapparsi di dosso quella camicia di forza che media, istituzioni, società, impongono. Per strapparsi quel cerotto trasparente sulla bocca che continuamente viene applicato. Per oltrepassare quel muro di gomma. Per prendersi democraticamente spazi di discussione e visibilità pubblica in una società che ignora e vuole ignorare, perché monocratica nella sostanza, le esigenze e le politiche di genere di cui, in particolare, vi è una larga ignoranza.

Fra gli ultimi interventi Laura, passionaria di UDIrc, sottolinea che se la situazione è questa è anche perché le donne sono sottorappresentate in politica, dunque lancia l’invito a straripare e a far propria la linea dell’Udi 50E50, per una condivisione di responsabilità in una democrazia paritaria reale.

 

Le donne ancora una volta hanno parlato, ma malgrado i comunicati stampa né RAI3 regionale né altre testate giornalistiche registrano un’assemblea regionale dal basso che non ha precedenti nella storia della Regione.

Lasciate che le notizie vengano a me sarà il motto di certo giornalismo.

Le donne? Zittite.

 

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Inviamo un fax di sollecito per sostenere i centri antiviolenza

Il 30 settembre 2010 è scaduto il termine per la pubblicazione del bando relativo all’applicazione della Legge regionale 20 agosto 2007 (Disposizioni per la promozione ed il sostegno dei Centri antiviolenza e delle Case di accoglienza per donne in difficoltà).
Le Donne Calabresi in Rete il 9 di ottobre alla fine della riunione, convocata alla Casa della Cultura di Cosenza per l’emergenza ed il sostegno del Centro antiviolenza Roberta Lanzino e più in generale per la programmazione e lo sviluppo delle politiche di genere per la Regione Calabria, hanno deciso come primo punto all’ordine del giorno di indirizzare mail e fax all’attenzione del Presidente della Giunta : 

 

Al Presidente della Regione Calabria,

On. G. Scopelliti,  giuseppescopelliti@consreg.it
alla Vice Presidente della Giunta
Dott. ssa Antonella Stasi,  antonella.stasi@regcal.it
ai Consiglieri tutti,  consiglioregionale@consrc.it
Presidente Comitato Regionale Pari Opportunità,  crpo@consrc.it

 

Oggetto: Attuazione Legge n. 20 del 21.8.2007

A sostegno delle politiche di genere e dell’attuazione della Legge 20 del 21 agosto 2007 la/il sottoscritto, ____________, residente a _____________ chiede : 

– che vengano rimossi, con urgenza, gli ostacoli burocratici che impediscono l’attuazione della Legge regionale n. 20 del 21 agosto 2007 a sostegno dei Centri antiviolenza. (La mancata pubblicazione del relativo bando annuale, il cui limite è fissato nella legge al 30 settembre: un’omissione grave che chiama direttamente in causa le Istituzioni, uniche responsabili a riguardo).

– che venga costituito e convocato un tavolo interistituzionale (Comuni Province Regione) di confronto e dibattito con le Donne Calabresi in Rete, riunitesi in pubblica assemblea presso la Casa della Cultura a Cosenza, lo scorso 9 Ottobre sul tema della violenza di genere e sulle politiche di genere da programmare in Calabria.

In attesa di urgente riscontro porgo cordiali saluti.

“nome cognome”

Presidente Giunta Regionale: Via Sensales, 20 -88100-Catanzaro, fax: 0961- 702322, e-mail: giuseppescopelliti@consreg.it

Vice Presidente: Via Massara, 2 -88100-Catanzaro, fax: 0961-779790, e-mail: antonella.stasi@regcal.it

Consiglio regionale della Calabria: Via Cardinale Portanova, 89123 RC, e-mail: consiglioregionale@consrc.it

Presidente CRPO:

Giovanna Cusumano, e-mail: crpo@consrc.it
..
.
CHIEDIAMO A TUTTE LE/GLI AMICHE/I CALABRESI DI INVIARE FAX, E ALLE/GLI AMICHE/I NON CALABRESI, IN ALTERNATIVA, DI INVIARE PER FAVORE UNA MAIL ALLA PRESIDENTE CRPO E AL CONSIGLIO REGIONALE.
PER LE/GLI ISCRITTE/I AD ASSOCIAZIONI, E’  PREFERIBILE SPECIFICARE ANCHE L’APPARTENENZA.
 
Il sostegno di tutte e tutti è molto importante.
 

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