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Ti hanno violentata? Devi pentirti

Franca Fortunato ci segnala un suo articolo sulla rivista Casablanca n.25 di luglio-agosto che riassume la storia di Anna Maria Scarfò, con crudele paradosso rinata come donna nel coraggio e nella consapevolezza, ma tuttora ferocemente bersagliata.

E’ anche una storia di donne. Le donne di famiglia solidali con mariti fratelli figli padri stupratori, le donne che sostengono Anna Maria: sua madre Aurora, la sua avvocata Rosalba, e moltissime in tutta Italia.

Ha ancora bisogno di noi. 

vedi anche:

Appello per Anna Maria Scarfò

Per Anna Maria Scarfò

Per Anna Maria Scarfò lunedì 27/2

Processo per minacce ad Anna Maria Scarfò, 27/2/2012

Annamaria-Sospesa l’udienza la vita è domani

Ancora per Anna Maria Scarfò

 

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Processo per minacce ad Anna Maria Scarfò, 27/2/2012

   (© Anna Maria Basile-dal tribunale)

L’udienza comincia con un’ora di ritardo. Intanto scambi di saluti, strette di mano tra le uditrici, in maggioranza, venute da Reggio e dintorni, dalla Sicilia. Incroci di sguardi muti coi familiari degli imputati. Il fondo curvo come un’abside abbaglia per le molte finestre, alla scritta consueta La legge è uguale per tutti bisognerebbe aggiungere e per tutte. 

Finalmente il giudice apre l’udienza e dà la parola. Una avvocata a difesa esordisce chiedendo che il dibattimento venga svolto a porte chiuse, rileva come la montatura mediatica degli ultimi giorni possa negativamente influenzare il giudizio sereno cui hanno diritto gli assistiti. In una piccola aula, dice, sono inspiegabili così tante presenze, dunque è evidente una pressione organizzata.

Fa un certo effetto sentire una donna che per compito professionale debba difendere cocciutamente l’indifendibile, sostenere l’insostenibile contro un’altra donna.

Il pubblico ministero, donna, elenca i casi in cui sono previsti dibattimenti a porte chiuse, codice in mano, e a suo giudizio nessuno di quelli elencati dal codice può essere ravvisato, perché per fondamento una udienza è pubblica, in sostanza non può essere un espediente a difesa.

Il giudice risponde che le presenze fisiche, quando non si ravvisano altri elementi, non possono certo intimorire il giudicante. Dunque non vi sono le condizioni per proseguire a porte chiuse. L’avvocata a difesa rincalza e rafforza le sue istanze, e a sua volta il pubblico ministero ripropone la sua posizione.

Altro avvocato a difesa ripete la richiesta del prosieguo a porte chiuse, denuncia come giornali, telegiornali e media stanno montando il caso di questo dibattimento che non riguarda in senso tecnico la materia sessuale, ma solo le minacce che la parte offesa avrebbe subito, pur rientrando nella vicenda complessiva, e contesta l’assunto mediatico e le dichiarazioni della stessa vittima che un intero paese l’abbia abbandonata e minacciata. In ogni caso, sostiene, le associazioni non hanno titolo a presenziare o esercitare pressioni che di fatto sono in atto. Quindi chiede la remissione del processo ad altro giudice ed altra sede non reputando serena la sede e l’ambiente formatosi. Altra avvocata ribadisce la richiesta.

La parte civile rimarca come Anna Maria abbia sopportato il lungo processo dell’intera sua vicenda dolorosa da sola senza nessun sostegno, mentre ogni volta erano familiari e amici degli imputati a riempire l’aula. Ricorda che Anna Maria ha raccontato legittimamente in prima persona la sua storia, nel  libro Malanova scritto da Cristina Zagaria, da quasi due anni l’opinione pubblica saNelle parole calde e potenti dell’avvocata Rosalba Sciarrone si coglie non solo grande professionalità, ma sopreattutto grande affetto e una protezione quasi fisica, palpabile (Rosalba ha ospitato Anna Maria nei momenti più tragici).

L’uditorio è perfettamente silenzioso, tanti e tante stanno all’impiedi lungo i muri.

Altre battute a schermaglia nel pingpong tecnico, finché il giudice prende atto delle istanze di remissione del processo presentate dalla difesa per quattro dei sedici imputati (parecchi i contumaci). Per le gravi minacce e offese ricevute Anna Maria, dopo la scorta domiciliare, aveva accettato di essere trasferita con la sorellina in una località protetta .

Il giudice chiude l’udienza comunicando la trasmissione delle istanze alla Corte di Cassazione che invierà in seguito le notifiche di rito.

Appena arrivate, nello spazio antistante al tribunale ci siamo trovate di fronte Anna Maria. Un abbraccio. Le abbiamo passato dei fogli con raccolte le testimonianze di affetto e solidarietà pervenute sul nostro account e sul blog. Teneramente e con pudore ci ha sussurrato grazie. Ci ha ringraziato più col sorriso e con gli occhi dolcissimi, già troppo vissuti.

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***

da Rosanna Marcodoppido

“Di sentirsi libere non ci si stanca mai”

Siamo vicine ad Anna Maria Scarfò e a quante/i la sostengono nella sua lotta per ottenere giustizia da quando a soli tredici anni iniziò il suo calvario. Vittima di uno stupro di massa da parte di dodici maschi del suo paese, S. Martino di Taurianova in Calabria, è stata emarginata e minacciata a seguito della denuncia presentata due anni dopo e trasferita in località protetta con la sorellina grazie anche alle forze dell’ordine che per fortuna hanno capito da che parte stare. Oggi Anna Maria ha 24 anni e dopo quattro processi che hanno mandato in galera sei dei dodici stupratori, questa mattina sarà presente all’udienza per le ingiurie, maltrattamenti e minacce subite a lungo a causa della sua coraggiosa denuncia.

La sua adolescenza è stata distrutta per sempre e la ferita si farà sentire a lungo, ma è stato ed è fondamentale l’affetto e il sostegno della famiglia, e la presenza al suo fianco delle tante donne che lottano per la libertà femminile, prima fra tutte la sua avvocata. In una intervista Anna Maria ha spiegato con lucido coraggio il danno psicologico subito: “dal giorno in cui ho fatto denuncia (….) ho ritrovato qualcosa che avevo perso da anni, ho ritrovato il mio corpo. E quando l’ho ritrovato non sono riuscita ad accettarlo, perché ormai lo sentivo rubato e sfruttato”. Ma, come lei sostiene “Ne valeva la pena. Di sentirsi libere non ci si stanca mai”.

Vogliamo farle sentire la nostra ammirazione e il nostro affetto tramite le donne dell’Udi di Reggio Calabria che oggi saranno presenti all’udienza insieme a tante altre associazioni.

Roma, 27 febbraio 2012 Le donne dell’Udi  Romana “La Goccia”

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Per Anna Maria Scarfò

“Quando era in corso il processo di Anna, io difendevo un’altra donna, in una causa di separazione. Una donna picchiata e abusata dal marito. Un giorno questa mia cliente venne nel mio studio e mi disse: Avvocatessa, voi difendete la puttana di San Martino? Non risposi subito. Mi disorientarono le parole di quella donna, abusata e maltrattata. Vittima anche lei, proprio come Anna, puntava il dito contro un’altra donna. Pensai: Se ora le faccio il discorsetto sui pregiudizi e sull’autodeterminazione della donna non arrivo da nessuna parte. Allora provai un’altra strada. Le chiesi: Lei è cattolica? E lei: Cattolicissima sono. E io: E dio non dice che bisogna sempre stare da parte degli ultimi? E lei: Sì, avvocatessa, ma non degli ultimi ultimi. Quel giorno ho capito due cose: che ci sono ultimi e ultimi ultimi e che la solidarietà tra le donne non è abbastanza forte, non forte come l’ambiente, la cultura, la paura, il senso di colpa”.

Così parla l’avvocata Rosalba Sciarrone ad una presentazione del libro Malanova. La triste storia è raccontata da Anna Maria Scarfò e scritta da Cristina Zagaria per le edizioni Sperling&Kupfer. Anna Maria ha avuto l’adolescenza devastata da dodici stupratori, dodici apostoli di quel potere patriarcale, esercitato ancora sotto tutte le latitudini, dove con gradualità più crudeli e manifeste, dove più soffuse o mascherate. Che si manifesta con le imposizioni, le discriminazioni, la disparità. E con la violenza fisica, lo stupro, le uccisioni nei confronti di quelle donne che non accettano di essere proprietà del maschio. Proprietà come può essere un cane, una pecora, una casa, un’automobile, un terreno. Questo modello culturale arcaico ha condizionato le donne fino ad oggi, e condiziona ancora molte.

Ci innamoriamo ma anche l’amore si nutre degli stereotipi che ci portiamo dentro. Sei mia, sei mio, la mia vita non ha senso senza di te, non posso vivere senza di te … è il cattivo immaginario sessista che rende dipendenti, senza autostima, col senso del possesso o della sopportazione inverosimile pur di ricevere amore e attenzione. Se si cresce nel senso della libertà e del rispetto della persona, nessuna, nessuno possiede in servitù o si appropria anche per un momento della vita, del corpo dell’altro, dell’altra.

Senza leggi adeguate, senza solidarietà sociale, senza modelli costruttivi per una effettiva parità in famiglia e nella società, senza movimenti forti e attivi delle donne, e soprattutto senza intervenire nella scuola e in famiglia nell’educazione contro gli stereotipi, continueremo ad avere donne umiliate e che subiscono violenza tra le mura domestiche (70%), e una donna uccisa ogni tre giorni. Se fosse un tabaccaio o un gioielliere ucciso sistematicamente ogni tre giorni sarebbe emergenza di ordine pubblico. Le donne sono state educate nei valori tradizionali della disparità – poco o molto – tutte. Approdare (faticosamente) alla consapevolezza del diritto della propria persona è una sfida di civiltà. La sfida di Anna Maria. Se questa consapevolezza manca o non è piena e generosa manca anche la solidarietà al femminile.

Rosalba Sciarrone, esperta di difese di genere per così dire, infatti osserva: Ma ciò che riesce sempre a stupirmi è la mancanza di solidarietà al femminile: un grande errore. Come possiamo non fare fronte comune tra noi? E poi chi è stata vittima, chi ha respirato violenza sin da bambina, spesso si trasforma a sua volta in carnefice. Per spezzare questa catena ci vuole aiuto. E credo che chi ne ha la possibilità non possa sottrarsi. Io per esempio faccio un lavoro che mi appassiona, ho potuto studiare, ho degli affetti, mi ritengo fortunata: sento che è mio dovere dare una mano. Ecco perché non solo ho difeso Anna Maria Scarfò (la malanova) ma l’ho anche ospitata in casa mia per un certo periodo, quando la pressione su di lei si era fatta troppo forte.

… «Avvocato, ma voi vi prendete in casa la puttana di San Martino?», me lo sono sentita chiedere da un’altra signora che stavo difendendo da un marito violento, che con lei usava proprio lo stesso insulto. Ho dovuto ricordarle che il tribunale stava dando ragione alla ragazza, che la carità cristiana vuole che si difendano gli ultimi, ma la risposta è stata: «Chilla è davvero ultima, tutto il paese se l’è fatta…». Ecco, il lavoro che trovo più difficile è quello contro i pregiudizi. Ma, nonostante tutto, le donne che hanno il coraggio di denunciare stanno crescendo. E dopo, nessuna vuole tornare indietro…

… il prezzo che sta pagando è davvero alto: dopo otto anni dalla sua prima denuncia e quattro processi, le minacce contro di lei non si sono placate. Tanto che da questa estate ha dovuto accettare il programma di protezione che la legge sullo stalking mette a disposizione in questi casi. Se n’è dovuta andare da San Martino, dalla sua casa, dalla sua famiglia. Oggi ha 24 anni e neanche uno straccio di vita privata. Ma prima di partire me l’ha ripetuto: «Ne valeva la pena. Di sentirsi liberi non ci si stanca mai». (Testimonianza raccolta da Anna Alberti per Marie Claire)

Per il 25 Novembre 2010, Anna Maria, non potendo intervenire ad una presentazione del suo libro, scrisse una lettera alle donne, piena di consapevolezza e dolore, quel dolore che può annientare, distruggere, ma che può anche far scatenare un coraggio disperato e far rinascere. Giacché disonore è avere tensione distruttiva dentro e tenerla stretta, nascosta, non liberarsene, non assumersi reponsabilità specie quando si apporta danno in modo grave e irreversibile. E l’adolescenza di Anna Maria è stata per sempre distrutta.

… Non è stato facile, credetemi. Ma ce l’ho fatta, grazie alle forze dell’ordine e al mio avvocato, Rosalba Sciarrone, che da quel giorno mi è stata sempre vicina.
Come vi dicevo, dal giorno in cui ho fatto la denuncia non è stato facile, ma da quel momento una cosa è sicura qualcosa è cambiato, la mia vita è cambiata.

Ho ritrovato anche qualcosa che avevo perso da anni, ho ritrovato il mio corpo. E proprio quando l’ho ritrovato non sono riuscita ad accettarlo, perchè ormai lo sentivo rubato e sfruttato.

… Spero di non deludere nessuno… 

Grazie Anna Maria per la grande forza civile che ti costa immensamente. Grazie Cristina, grazie Rosalba per averla amata da subito come una sorella. E agli uomini in divisa che l’hanno creduta e protetta.

***

Ieri.

REGGIO CALABRIA – La porta degli uffici giudiziari di Cinquefrondi l’ha varcata, ieri mattina, con Nadia alla sua destra e Natalia alla sua sinistra. Lei, Anna Maria Scarfò, piccola e stretta in mezzo, per la prima volta protetta da una scorta che non è quella assegnatale dallo Stato italiano nel febbraio 2010. All’udienza dell’ennesimo processo scaturito dalla sua atroce vicenda, Anna Maria si è ritrovata al fianco una ventina di rappresentanti di associazioni siciliane e calabresi. E ha capito, restandone un po’ incredula, che la battaglia solitaria durata otto anni era finita. Francesca Chirico.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/anna-maria-scarfo#ixzz1n1x0X1X4

Ogni pensiero, affettuosità, attestato di solidarietà che vorremo dedicare ad Anna Maria alimenterà la sua determinazione a proseguire e la aiuterà a ricostruire un suo rapporto col mondo (perduto).

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