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Roma, manifestazione e pacchi contro la proposta Tarzia

CONSULTORI, CORTEO CONTRO LEGGE TARZIA:  foto omniroma ag. stampa

 

 foto noidonne

Bellissima manifestazione!

rassegna stampa

L’Unità

Repubblica

Corriere delle Sera

Il Messaggero

Udirc

Noidonne

L’unico

Omniroma

Corriere Romano

video CGIL

da La Villetta-Sez. G. Cinelli

 

La Legge Tarzia: perchè la contestiamo 

di Gabriella Magnano

 

La legge Tarzia ovvero “Riforma e  riqualificazione dei consultori familiari” in realtà dovrebbe chiamarsi “Smantellamento dei consultori familiari pubblici”.  Vediamone alcuni profili:

– I consultori familiari vengono introdotti nella legislazione italiana da una legge del 1975, che fissa i principi generali, delegando alle Regioni il compito di organizzare il servizio pubblico in sede territoriale. Quella legge del ’75, sembrerà strano, dal punto di vista concettuale è  più avanzata addirittura della 194: è l’unica legge italiana che considera la sessualità della donna per tutto l’arco della vita, dallo sviluppo alla menopausa, ed inserisce i problemi inerenti non solo alla gravidanza, ma anche al concepimento, alla sterilità, alla tutela della salute,  nel quadro sanitario pubblico: la sessualità della donna non è un “problema sociale”, ma un problema sociosanitario. Lo Stato ritiene necessario istituire un servizio pubblico destinato alle donne, ai singoli, alle famiglie, alle coppie.

La proposta di legge Tarzia stravolge completamente questi principi: il soggetto cui il servizio del consultorio, nella Regione Lazio, è destinato non è più la donna o la coppia, bensì la famiglia regolarmente costituita. Già questo è un primo motivo di censura, la legge regionale non può essere contraria a qualla nazionale e, comunque, la norma si pone in palese violazione degli artt. 2 e  3 della Costituzione che sanciscono il principio di eguaglianza e la tutela del cittadino considerato “come singolo”, oltre che nelle formazioni sociali.

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Roma, consultori, le prime ottantamila firme per bloccare la proposta Tarzia

 

Succede a Roma, 14 Aprile 2011

Appuntamento alle 10 davanti al Consultorio di Via dei Lincei con le Donne e le Associazioni dell’Assemblea Permanente contro la proposta Tarzia.
Siamo partite, eravamo tante, quasi tutte, con le nostre scatole variopinte e ammonitrici che rappresentavano simbolicamente le prime 80.000 firme a sostegno del ritiro della irricevibile proposta di legge.
Il corteo ha raggiunto la sede della Regione attraversando Via Cristoforo Colombo e bloccando per un po’ anche il traffico ….. che non ha protestato, affascinato dalla musica della Banda e dalla danza di bravissime giovani donne e incuriosito dai nostri scatoloni tenuti alti nel passaggio. Giunte a destinazione abbiamo richiesto, come precedentemente annunciato, di incontrare la Presidente Renata Polverini per consegnare a lei le firme.
Polverini non ci ha ricevute. Abbiamo intanto consegnato due leggiadre e simboliche scatole rosa all’Assessore Forte, che era uscito a parlare con noi, che le ha prese in carico, e “in braccio”.
La mobilitazione continua …. e continua la raccolta delle firme, fino al ritiro della proposta di legge Tarzia che è il nostro obiettivo, che è l’obiettivo dell’Assemblea Permanente delle Donne
Su questa pagina (in: La legge Tarzia non parla di noi) anche per firmare on-line e per scaricare i moduli raccolta firme in cartaceo.

L’attacco all’autodeterminazione delle donne e delle loro conquiste, che si va consumando da troppo tempo e con tutti i mezzi, saldamente in mano alla confraternita maschile, che volutamente non chiamo patriarcato, è sempre più evidente.
Sapevamo, e lo abbiamo detto, che nel Lazio la questione dei consultori sarebbe stata emblematica ed anche un banco di prova per una strategia nazionale. La rivista Noi Donne nel numero di Settembre dedicò uno speciale alla vicenda del Lazio e ogni mese parla della situazione dei consultori nelle varie regioni.
L’attacco alle donne, la palese volontà di riportarci indietro e di farci tacere, la riduzione a oggetto della nostra immagine, neanche più solo fisica ormai, il tentativo continuo di sostituire la dignità del soggetto politico Donna reiterando astutamente in sua vece la parola “famiglia” sono un ulteriore tentativo di depotenziamento della nostra Carta Costituzionale.

I messaggi, diretti e indiretti, che passano attraverso il collo di bottiglia imposto dalla comunicazione di massa, sempre saldamente in mani maschili, sono parte integrante della strategia, sempre più evidente, mirata a moderare e ridimensionare la metà di tutto che ci appartiene per diritto di cittadinanza. 
Per questo noi ci siamo e ci saremo sempre, ovunque potremo.

Carla Cantatore, UDI Monteverde

 

2 commenti

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Autodeterminazione-consultori Lazio-legge Tarzia

Firma la Petizione contro la proposta di legge per la Regione Lazio sui consultori, detta legge Tarzia. Una legge che se dovesse passare sarebbe la prova generale di quanto potrà capitare in tutta Italia in termini di limitazione del diritto di decisione della donna e di snaturamento della funzione pubblica dei consultori, resi confessionali e quindi privatizzati. (vedi post 12-22-23 luglio, lettera della ginecologa e Consigliera PO Marina Toschi). 

  


alla Casa Internazionale delle Donne

  

Stiamo vivendo un momento di pesante attacco all’autodeterminazione delle donne.
 

SALVIAMO I CONSULTORI DELLA REGIONE LAZIO
DALLA PROPOSTA DI CONTRORIFORMA  

  

1 Commento

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Il potere sulle donne passa anche per i consultori. Lettera di Marina Toschi

Da SudDeGenere:

Questa la  proposta_di_legge_sui_consultori, per la regione Lazio, depositata da Olimpia Tarzia e sottoscritta da alcuni consiglieri del PDL ma anche del PD. La Tarzia , Movimento per la vita, già assessora alle politiche sociali nel 2003, oggi assessora della giunta Polverini (ed avrei detto tutto), ha un leit motiv: I consultori, nei confronti dei quali ha da sempre un interesse particolare, molto simile ad una forma ossessiva direi , visto che anni fa regalava persino gli opuscoli “La vita umana prima meraviglia” di modo che fossero affissi di fronte ai consultori. Ci aveva già provato nel 2003 con una proposta di legge, pare meno “illuminata” di questa del 2010 nella quale: le donne spariscono e compaiono le famiglie, con annessi embrioni; è prevista la privatizzazione dei consultori, la cui esistenza viene giustificata solamente  in riferimento alla salvaguardia della famiglia e che finirebbero con l’esser gestiti da associazioni “a tutela della vita”. Insomma, una cosa ben fatta, un bel colpo di spugna  ad uno dei pochi punti di riferimento sui quali ancora poter contare, nonostante negli ultimi anni abbiano subito diversi cambiamenti.

Per la diffusione di questa lettera aperta di Marina Toschi, ginecologa consultoriale e consigliera di parità della Regione Umbria, ringrazio Antonella Monastra, Alessandra Notarbartolo, Emma Aragona,  Anita Silviano, tutta la rete di donne che r-esiste, ancora:

“ Care donne

…sta succedendo una cosa grave, in questo Paese.

Nella Regione Lazio ma anche in molte altre Regioni e anche in molti Comuni italiani, stanno presentando proposte di Legge che dicono che sarà necessario andare a discutere di una vostra richiesta di aborto con le associazioni cattoliche, e solo dopo potrete parlarne con noi, dopo aver firmato che rifiutate le loro proposte, con una procedura obbligatoria che termina con un verbale. E vogliono mettere un consulente familiare per l’accoglienza e il coordinamento degli interventi, a dirigere i Consultori, senza nessun titolo di studio stabilito (potrebbe essere chiunque!), che si metta fra noi e voi, per stabilire cosa bisogna fare e se voi avete diritto a decidere di non proseguire la gravidanza e forse a giudicare della nostra moralità.

Vogliono mettere nei Consultori insegnanti di metodi naturali, senza titolo sanitario, che vi diranno che contare i giorni o osservare il muco è sicuro come la pillola, così poi quando rimanete incinta e non capite perché vi diranno che è la volontà di Dio…

Vi vogliono tenere in Ospedale tre giorni per l’aborto farmacologico, mentre in tutta Europa le donne possono tornare a casa, se stanno bene, e tornano in Ospedale solo il terzo giorno, e neanche sempre. Infatti in Francia sono i medici di famiglia che possono dare la RU486 e il misoprostolo. Le donne italiane evidentemente sono diverse biologicamente dalle francesi o dalla belghe… oppure si può pensare che questa imposizione serva solo a farvi stare male da un punto di vista psicologico, a tenervi prigioniere, a rendervi la vita personale, lavorativa e familiare impossibile e farsì che soffriate di più, in caso non soffriate abbastanza da voi sole.

E’ una protezione, dicono, contro voi stesse incapaci da badarvi da sole….

Vi vogliono somministrare un questionario in gravidanza, per sapere se siete depresse e se bisognerà controllarvi quando nasce il bambino e farvi magari un trattamento sanitario obbligatorio domiciliare… perché non darvi invece un po’ di aiuto domestico? qualcuno che vi lavi i piatti o che vi tenga il bambino quando avete bisogno di dormire….forse infatti avreste solo bisogno di sostegno e di aiuto, di una consulenza rapida quando vi viene da piangere troppo spesso nel puerperio.

Non una parola sul fatto che molte di voi perdono il lavoro, ormai, quando restano incinta e non si possono permettere neanche di chiamare qualcuno per lavare i pavimenti, mentre allattano e così che una su due chiede di autolicenziarsi perché sul lavoro le pressioni sono troppo forti e non tutte ce la fanno a reggere al MOBBING nel puerperio…..

Non una parola sul fatto che vi dovete pagare le ecografie perché il governo non fissa i livelli minimi di assistenza obbligatori per le Regioni e non vi garantisce quelle ecografie che dovrebbero gratuite in gravidanza.. E molte di voi non sanno veramente come pagarle.

Care donne, è in corso un attacco generalizzato alla vostra autodeterminazione, interessa solo di controllare i vostri corpi e i vostri pensieri, non certo la vostra salute, ma se nei nostri Consultori le Assemblee delle donne non ci sono più, se non vi vediamo, se non una per volta, in visite sempre più frettolose, per i tagli alla sanità, e i sacrifici umani in nome di un’efficienza sbagliata. Ci sentiamo soli nel cercare di difendere il nostro lavoro e i vostri diritti, perché finora avevamo ricevuto il dono di farli coincidere.

Fatevi vive, non abbiate timore di essere strumentalizzate dalla politica, le donne della politica di centro sinistra ci devono essere in questa battaglia, ma se siete di centro destra fate la battaglia fra i vostri, che avallano e sostengono leggi e decreti con cui vi vogliono imprigionare e privare della capacità di scelta.

Ricordate che sono problemi che riguardano le donne ricche e quelle povere, quelle di destra, quelle di sinistra e quelle di niente, quelle che credono in qualcosa di soprannaturale e quelle che credono solo nella comunità degli esseri umani, quelle che possono pagare il ginecologo privato e quelle che neanche il ticket.

Marina Toschi

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Consultori, RU486 e i principi a senso unico

Roma 22 luglio 2010

Comunicato UDI nazionale

UN FATTO La Regione Puglia nel marzo scorso con la delibera n.735 ha avviato un’azione di potenziamento della rete dei Consultori e del “percorso nascita”, che prevede l’inserimento di ginecologi ed ostetriche non obiettori di coscienza, questo ha scatenano polemiche e la giunta Vendola è stata accusata dal Pdl di voler trasformare i consultori in «abortifici». Gli assessori firmatari della delibera 735, Tommaso Fiore e Elena Gentile, difendendo le ragioni del provvedimento, replicano: “Non è in atto alcuna discriminazione dei medici obiettori, solo la ferma volontà di garantire la piena applicazione della legge 194 e la tutela dei diritti delle donne”. Nove medici cattolici, tra i quali il Presidente dell’Associazione nazionale dei medici cattolici, hanno presentato ricorso al Tar di Bari, chiedendo l’annullamento del provvedimento in questione e della delibera numero 405, con la quale la giunta pugliese anticipa “il progressivo riposizionamento del personale sanitario che solleva obiezione di coscienza”.

Nel ricorso si parla di “scelta discriminatoria”.

E a noi verrebbe da dire che chi di obiezione ferisce, di obiezione perisce.

E si invocano principi sacrosanti che noi per prime rispettiamo, quando sono autentici. Ma è ormai cosa risaputa, che, dal primo giorno in cui è entrata in vigore la 194, si è abusato fino all’inverosimile dell’obiezione di coscienza.

In questi anni abbiamo visto obiettare non solo i medici, ma anche i portantini, le donne che dovevano abortire dovevano andarci con i loro piedi in sala operatoria. Hanno obiettato, in alcuni casi, gli  infermieri addetti alla distribuzione dei pasti “…a quella io non do da mangiare!”. Tantissime strutture pubbliche, dimostrando che l’autodeterminazione proprio non va giù, si sono impegnate in ogni modo per rendere la vita difficile alle donne.

In tutti questi anni l’UDI non ha mai smesso di indicare  nell’obiezione di coscienza –  per quello che la fanno diventare – il nodo ormai da affrontare nella teoria e nella pratica. Significa che dobbiamo, oggi come ieri, pretendere la piena applicazione della 194 attaccando il cavallo di Troia che vi è stato posto dentro per disinnescarla.

L’azione politica della giunta Vendola dimostra che è possibile governare riferendosi alle donne come cittadine, titolari di diritti e di doveri, e non come corpi su cui scatenare battaglie ideologiche. Dopo avere detto 50E50…ovunque si decide!, il nostro corpo fertile è la cartina di tornasole del grado di cittadinanza che riusciamo ad esercitare nella nostra società. Su questo misuriamo assistenza, leggi e utilizzo delle risorse. La scelta della stessa giunta Vendola, come della Regione Toscana, dimostra che, intanto, è possibile applicare il principio del 50E50.

UN FATTO In premessa della Proposta di Legge della Regione Lazio sul riordino dei Consultori si parla dei Consultori come luoghi  per il consolidamento della famiglia e dei valori etici di cui essa è portatrice.   Per chi ha redatto questa proposta la donna non è un soggetto, non è una cittadina, ma una componente di una struttura a conduzione patriarcale – la famiglia –  i cui interessi vengono prima di tutto. Il concepito stesso viene difeso in quanto già componente della famiglia. Viene da pensare che neanche l’uomo della strada si ritroverebbe nel quadretto di famiglia per come viene rappresentata in questa proposta di legge. Il senso comune degli uomini e delle donne, della società civile, è sicuramente più avanti di certi governanti e amministratori.

E’ ora di rovesciare le questioni, di interrogare invece di rispondere, consapevoli che la posta in gioco non è la vita umana come principio teorico, ma la nostra vita di donne, molto concreta e la nostra libertà. E’ ora di contrastare una restaurazione che prima ancora che politica è e vuole essere culturale. Una restaurazione che trova le sue ragioni nella necessità delle Istituzioni di rappresentarsi all’Istituzione religiosa come i capaci di mantenere l’ordine. Tutta la cosiddetta “cultura pro life” trasuda inviti alle donne a tornare nei ruoli di donne accoglienti, testimoni di una cultura della vita e di una società che deve essere, sempre attraverso le donne, aperta ed accogliente. Persino la contraccezione, è ormai vista  come ostile alla vita, e questo messaggio al negativo è ben più pericoloso e violento della pur insopportabile melassa mediatica attorno alle famiglie numerose, alle mamme ad oltranza, a quelle eroiche ecc.

E ANCORA Sulla RU486, l’ipocrisia con cui si finge di preoccuparsi della salute della donna, per costringerla ad entrare in una sala operatoria anche se potrebbe evitarlo, è la stessa che regola molte, troppe questioni legate al generare e al corpo delle donne.  Attraverso l’insostenibilità del ricovero obbligatorio di tre giorni, si sta forse preparando la “soluzione finale” per la RU486.

E’ facile morire ammazzate dopo anni di minacce, ma sui femminicidi non si fanno i compulsivi monitoraggi, indagini, inchieste, verifiche  a cui è soggetta la legge 194 (oltre a quello annuale dell’istituto Superiore di Sanità previsto dalla legge stessa).

E’ facile che in quella famiglia, sia italiana che straniera, così genericamente nominata, basata sui valori etici, di cui i Consultori dovrebbero diventare custodi e garanti, si compiano più del novanta per cento delle violenze contro le donne.

VOGLIAMO CHIAREZZA sulla contraccezione d’emergenza che viene deliberatamente confusa con la RU486 e vogliamo la sua demedicalizzazione, dunque che sia tolto l’obbligo di ricetta.  Perché la pillola del giorno dopo NON E’ UN ABORTIVO, quindi non ha senso che i farmacisti facciano obiezione, perché non possono come categoria e non ha senso che la facciano i medici perché, lo ripetiamo, non è un abortivo.

A tanta arretratezza culturale, ma anche spirituale che ci sta inseguendo, a tanta prepotenza, primitiva e volgare, l’UDI risponderà con le sue parole, con le sue denunce, con le sue azioni.

A tutto ciò, però, fanno da sponda iniziative illuminate su cui invitiamo a riflettere soprattutto quelle donne che occupano posti di responsabilità e prestigio.

A loro chiediamo di non costringere le donne ad una divisione su questioni che ci devono vedere invece solidali e rispettose.

A loro chiediamo un confronto franco e diretto che superi gli schieramenti ideologici.

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Archiviato in Aborto, Contro la violenza sulle donne, Donne cittadine, Femminismo, RU486

Schedatura partorienti

Riportiamo l’appello-manifesto della Casa Internazionale delle Donne  di Roma che dal 12 luglio è in stato di agitazione permanente. Lanciamo un segnale di allarme a tutte le donne che condividono sdegno e preoccupazione per un momento storico molto grave in cui vediamo umiliata la notra dignità e a rischio i nostri diritti. In particolare per l’inquietante proposta di schedatura delle madri partorienti, in via preventiva, in quanto possibili criminali infanticide.

Casa Internazionale delle Donne

Palazzo del Buon Pastore • Via della Lungara, 19, Roma

LUNEDI’ 12 LUGLIO ore 18,00
alla Casa Internazionale delle Donne

Stiamo vivendo un momento di pesante attacco all’autodeterminazione delle donne.
L’immagine delle donne sui media televisivi è quotidianamente svilita

D’altra parte si moltiplicano le iniziative per controllare la vita delle donne e il loro corpo. Non si vuole l’introduzione della Ru 486, la pillola che permette l’aborto farmacologico, perché le donne debbano essere sottoposte alla chirurgia, quando hanno bisogno di fare un aborto, per punizione. Ma che paese è quello in cui si pensa che la chirurgia possa essere una punizione o un deterrente?

Si presenta una proposta di Legge sui Consultori in cui si dice che le donne dovranno chiedere l’interruzione della gravidanza presso le associazioni familiari, e firmare un verbale quando rifiutano di tenere la gravidanza, anche solo per dare in adozione il figlio. Nella stessa proposta di legge, la soggettività delle donne e la loro libertà di scelta è completamente cancellata e viene sostituita con la difesa della famiglia e dei suoi “valori etici”, con il riconoscimento della centralità dei consultori privati: uno spostamento culturale gravissimo, che contraddice il senso della istituzione stessa dei consultori e il compito basilare di garanzia della salute delle donne.

Si presenta una proposta di schedatura per le donne in gravidanza, per valutare la loro pericolosità per il neonato, in modo da controllarle, quando si sa che sono eventi imprevedibili con questi mezzi, e che solo il sostegno e l’aiuto dopo il parto possono prevenire queste tragedie della solitudine.

E d’altra parte nessuno pensa a schedare gli uomini per il rischio violenza, quando vengono uccise più di 120 donne all’anno, in questo paese, per lo più all’interno della famiglia.

E’ indispensabile una ripresa di attività politica da parte delle donne, per difendere i diritti civili di cui sono titolari; è urgente una iniziativa diffusa che possa fermare questo attacco violento alla nostra libertà.

Dichiariamo lo stato di agitazione permanente. Tutti i lunedì, alla Casa Internazionale delle Donne, via della Lungara 19, dalle ore 18,00 “Comitato per affermare la nostra autodeterminazione e per la difesa dei diritti delle donne” per organizzare manifestazioni e altre proteste.

Venite sulla pagina di facebook della Casa Internazionale delle donne per proporre iniziative e conoscere quelle in atto. Organizzate assemblee e riunioni nei posti di lavoro, noi vi metteremo a disposizione il materiale.
Casa Internazionale delle Donne,
Consulta dei Consultori, Ass. Vita di Donna

Per informazioni
Segreteria: Tel 06.68401720 – Fax 06.68401726
cciddonne@tiscali.it
info@vitadidonna.it
consultaconsultoriroma@hotmail.it

per approfondire:

http://www.casainternazionaledelledonne.org/


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