Lo spot

Lo spot dell’UDI di Reggio realizzato per la campagna “Immagini Amiche” contro la comunicazione offensiva per le donne.

E’ stato presentato da RAI3 TG-regione e mandato in onda con grande sensibilità, in tre passaggi giornalieri, da RTV e GS Channel, emittenti reggine.

Richiesto dall’UDI di Genova, è stato proiettato alla Scuola politica dell’UDI, alla quinta edizione, svoltasi appunto a Genova il 2-5 sett. 2010. Alla proiezione sono state lette le note di presentazione sotto riportate.

SPOT UDI rc

Lo spot nasce estemporaneamente da qualche foto scattata in viaggio e da alcune semplici riflessioni che si è tentato di tradurre e condensare nei pochi secondi del video.

Ancora e ancora abbiamo osservato con quanta malagrazia, volgarità, gratuità …, con quanta poca o nessuna arte vengono proposti il corpo e la figura della donna nei luoghi più diversi. Per dire quanto la pratica è diffusa tanto che non ci si fa più caso. Lo nota ormai solo un occhio irritato.

Curiosamente le immagini A e B, (in ordine di apparizione) hanno un tiro linguistico incrociato: donna-insegna – area di servizio / donna-manichino – luogo di ristoro. Il servizio l’atto comune.

La figura A (per ritrarla si è rischiato il linciaggio) è una donna in assetto sadomaso-balneare, ha in mano il dispositivo che eroga, emette. E’ volutamente frammentata in sezioni nella composizione dei frame. E questo interpreta la percezione dell’occhio nel percorrere / esplorare il soggetto, ma anche la tecnica rappresentativa di dissezione eroto-anatomica praticata dai pubblicitari. Servito / aperto 24 ore / occhio al prezzo. Le allusioni a volte scelgono sentieri di montagna, a volte le autostrade. La promessa di un servizio memorabile. In questo filone la donna è puttana. A controprova di un normalissimo e sano utilizzo ci si chiede se come immagine-simbolo nello stesso luogo, per la stessa funzione per altro onorevole, si possa ricorrere a un santo o a un personaggio prestigioso, nel concetto di servire. Risulterebbe nel primo caso blasfemo, nel secondo quantomeno irriguardoso.

La figura B è un manichino (per riprendere questa volta abbiamo utilizzato le blandizie),  ma il modo come è posto, il luogo, il gesto che compie, ne fanno pur sempre una rappresentazione viva, una installazione tridimensionale. La ripresa non a caso è fatta da diverse angolazioni poiché la sequenza percettiva reale avviene sulla strada. Elementi dell’installazione: un’aiola-marciapiede sulla strada, un palo-insegna (il vecchio lampione) a cui la donna si appoggia, una posa di attesa, richiamo di gambe. Non è una pubblicità professionale, ma nel suo naif segue una certa grammatica. E’ un caso, ma qui è la donna-manichino ad essere frammentata: non ha le mani, ma ciò non ha impedito che le siano stati legati ai moncherini gli oggetti con cui servire. Un nastro rosso dello stesso colore della maglietta la lega al palo-insegna che indica il locale ristoro, impedisce al vento di farla cadere. Ma evoca ben altre catene. L’immagine, filtrata, e con il contorno degli elementi reali richiama un certo immaginario: su un’aiola-marciapiede, donna legata per la gola a un palo, segnala / promette  un servizio e aspetta, utilizzando un richiamo erogeno, le gambe. Anzi è lei totalmente un richiamo erogeno in quanto proprio lì, cliché riconoscibile sull’aiola-marciapiede. Anche qui proviamo a pensare la controprova  già detta.

Il sonoro è un semplice suono martellante, una scansione pensata senza fine e disturbante. Il disturbo si trasforma in esplosione, la deflagrazione chiarisce che non solo è disturbo, ma è offesa, danno.

Una pausa di silenzio – quanto necessaria! – porta a delle immagini d’arte pur erotiche, C-D-E dal moderno all’antico – Modigliani / Venere di Milo – , a dire che non è la nudità o l’erotismo a creare disturbo e offesa al corpo e all’immagine della donna quanto il modo e l’intento d’uso.

Il sonoro degli ultimi frame è un fraseggio jazz, una sonorità moderna che chiude sull’antico bellissimo interiore-corporeo della Venere, un filo rosso come passamano tra quel lontano ieri e l’oggi attraverso le forme comunicative di pensiero suono visione.

Gli artisti e le artiste hanno rappresentato la corporeità, avvolta da sottili e spesso impenetrabili correlazioni tra mito, allegoria, simbologia, inseguendo qualcosa che chiamiamo bellezza e sperimentando linguaggi che, stratificandosi nel tempo, abbiamo chiamato Arte. In passato le rappresentazioni pubbliche erano sempre affidate agli artisti, maschi. Statue e pitture nella cultura occidentale erano il mezzo per la rappresentazione della corporeità simbolica negli spazi pubblici: piazze, vie, ville e palazzi, luoghi di culto. Gli intenti potevano essere anche pubblicitari e propagandistici, di rappresentanza, ma la loro sensibilità non ne permetteva il totale asservimento nei confronti del committente, tanto da svuotare la stessa opera. Oggi l’iconica pubblica è lasciata quasi totalmente alla comunicazione pubbli-mediale e l’asservimento alle regole di mercato è compiuto al massimo grado. Anzi ha assunto caratteri professionali con una sorta di deontologia rovesciata.

Questo non significa che solo le opere d’arte possono occuparsi della rappresentazione che ha come tema le donne, operazione intesa come elitaria ed escludente la quotidianità in cui sono immerse tutte le donne. O che ogni forma di pubblicità debba essere un’opera d’arte. Ma che tecniche, modalità e simbologie di rappresentazione in questo ambito non possono prescindere da un pensiero articolato e integrato. A volte semplice, a volte complesso che comprenda la molteplicità delle sfaccettature espressive quanto l’interezza dell’essere persona e la pluralità dei modi di essere. E che accolga un tacito codice linguistico, come in certe case editoriali, al di sotto del quale non si accettano manoscritti e non si pubblica, pena il discredito del prestigio editoriale.

Non è l’oggetto in sé d’altra parte che fa poesia ma la trasfigurazione e le relazioni in cui si riesce ad avvolgerlo. E se è questo il presupposto non può essere offensivo.

Buon lavoro.

Saluti da tutte noi.

Marsia Modola

UDI rc

RC 31/8/2010

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...