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L’Europa che vogliamo / convegno

l'Europa che vogliamo

L’EUROPA DELLE CITTA’ VICINE

L’Europa delle Città Vicine è il titolo del convegno che ha visto, domenica 21 febbraio 2016 alla Casa Internazionale delle donne a Roma, circa centoventi donne e uomini, più donne che uomini, provenienti da molte città, misurarsi sulla crisi dell’Europa e sulle prospettive e possibilità, a partire dalle esperienze già in atto, di aprire nuove vie per un’Europa più vicina alle vite, ai bisogni, ai desideri. Un’Europa che oggi presenta due facce, come hanno detto in apertura del convegno Anna Di Salvo, Simonetta Patané e Loredana Aldegheri.

E come hanno confermato i contributi delle persone presenti e anche assenti, come il lampedusano Giacomo Sferlazzo che ha mandato gli auguri di buon lavoro da parte delle donne e degli uomini di Askavusa di Lampedusa e il curdo Tulip che in un commovente intervento ha portato i saluti delle donne curde.

Da una parte c’è il volto dell’Europa delle istituzioni, del potere politico tecnocratico ed economico, un volto duro, di imposizione del linguaggio del rigore, dell’austerità, del controllo dei debiti e che produce impoverimento, meno diritti, segregazioni, frontiere, muri, «dimostrano – ha affermato Anna Di Salvo – l’ottusità politica di un occidente europeo che esporta guerra, anche vendendo armi e militarizzando i territori in Sicilia come in Sardegna, a Lampedusa e in tutte le altre isole pelagiche, asseconda i nazionalismi, erige barriere e srotola lungo i confini filo spinato che tanto non potrà arginare i flussi migratori di moltitudini di donne, uomini e bambini in fuga da paesi affamati e devastati che guerre intestine e invasioni terroristiche dell’Isis hanno reso luoghi dove la vita non ha più valore»

Dall’altra parte c’è il volto dell’Europa dei luoghi dell’approdo delle e dei migranti dove donne e uomini – continua Anna – danno senso alle politiche dell’accoglienza: Ventimiglia, Calais, Lesbo, Kos e altre isole della Grecia, Lampedusa e tutti  gli  approdi siciliani, calabresi e pugliesi. Qui l’Europa sembra aver ritrovato la propria anima e i confini e le barriere respingenti si sono configurate in porte e soglie accoglienti simili a quelle delle nostre case. Di quest’altra Europa, poco visibile, fa parte anche “la capacità generativa” di altri modi di fare economia da parte di molte  imprese sociali di comunità e di territorio, dove a partire da forze umane – ha sostenuto Loredana Aldegheri della Mag di Verona – relazionali e sociali si adopera per un’Europa con al centro l’economia dei beni comuni, che può riposizionare il mercato.

Di quest’altra Europa fanno parte i luoghi della politica delle donne, le pratiche di cura delle città, dei suoi spazi e dei suoi tempi di cui Le Città Vicine sono espressione e che Donatella Franchi ha raccontato a partire dalla pratica creativa che insieme alle/agli abitanti di Bologna ha inventato per ripulire le strade, i muri degradati, scrostati, abbruttiti, intorno all’università. Il racconto di questa «pratica di invenzione» che ha aperto orizzonti e coinvolto molti giovani, Donatella l’ha affidato anche al linguaggio artistico in una mostra fotografica che ha esposto al convegno. La ricerca artistica ha sempre fatto parte delle pratiche delle Città Vicine per raccontare le nostre città, così come hanno fatto artiste/i, intellettuali turchi – ha detto Katia Ricci –  in una mostra al Maxxi di Roma su Istanbul, dove raccontano la lotta contro la demolizione del Gezi Park e contro la distruzione di gran parte dei quartieri della città. Dunque esistono i luoghi, le azioni, un’altra politica, un’altra economia  – ha aggiunto Stefania Tarantino, sostenuta dall’intervento di Antje Shrup,  giunta appositamente dalla Germania per partecipare al convegno – che hanno trasformato il nostro modo di abitare il pianeta e che sono parte di quella Europa che vogliamo e che già stiamo costruendo con la nostra politica della differenza. Sono queste le «nuove istituzioni» – ricordate da Maria Luisa Gizzio – che Simone Weil considerava necessario inventare per poter rifondare l’Europa, dopo la tragedia della guerra e dei totalitarismi. «Al di sopra delle istituzioni – scrisse la Weil – destinate a tutelare il diritto, le persone, le libertà democratiche, bisogna inventarne altre, destinati a discernere e a eliminare tutto ciò che nella vita contemporanea schiaccia le anime sotto il peso dell’ingiustizia, della menzogna, della bassezza. Bisogna inventarle, perché sono sconosciute, ed è impossibile dubitare che siano indispensabili». La scommessa oggi è rendere visibili le nuove istituzioni che già esistono, diverse da quelle che sono andate in crisi, aprire un conflitto tra le due anime dell’Europa e questo – come ha affermato Letizia Paolozzi –  richiede un lavoro sul simbolico, sul linguaggio in parte esistente, in parte da inventare. La scommessa passa dal pretendere di essere prese sul serio come noi oggi facciamo qui –  ha detto Stefania Tarantino –  il che vuol dire fare in modo che il pensiero delle donne agisca non solo nei luoghi che conosciamo ma anche fuori e contagi il mondo sociale e mediatico che ci circonda.

In questa Europa che si frantuma e consuma emerge in modo drammatico la questione del potere, ancora largamente in mano agli uomini, e che Maria Concetta Sala ha definito una «tragedia» perché «quando il potere si mette al servizio di se stesso» bisogna sapere che non ci può essere spazio né per la verità, né per la giustizia (che per la Weil non sono di questo mondo) e né per la bellezza (l’unica ad essere di questo mondo) da connettere a una nuova “visione” dell’Europa. Cosa possiamo chiedere alle donne e agli uomini – si è chiesta Maria Concetta Sala – che esercitano il potere? Possiamo aspettarci che possano ridurre in qualche misura il potere? Alla sua risposta negativa, Rosetta Stella ha osservato  che se la verità e la giustizia non appartengono a questo mondo, uomini veri e uomini giusti sono di questo mondo, e sono quegli uomini che «danno ascolto al salto che si apre dalla tragedia del potere e che questo salto lo fanno». All’obiezione di molte donne in sala dell’ambiguità del parlare di uomini («e le donne?»), Rosetta ha spiegato di voler parlare davvero solo di uomini perché «le donne giuste e le donne vere le conosciamo, invece riconoscere un uomo giusto e un uomo vero è sempre più difficile a questo mondo, tanto più in Europa».  Uomini veri e uomini giusti sono forse gli uomini dell’Associazione Maschile Plurale che hanno cambiato il loro rapporto con la logica del potere. Un cambiamento – ha detto uno di loro, Alberto Leiss – che riguarda anche altri uomini come dimostra il fatto che «ci sono sempre più uomini che, anche quando non dicono cose condivisibili, parlano in quanto uomini». Ed è del sesso maschile che ci parlano anche i fatti di Colonia che hanno reso evidente come l’immigrazione è fatta per lo più da corpi di uomini “soli”, il che – secondo Letizia Paolozzi –  solleva problemi sull’accoglienza. Forse, si è chiesta, sarebbe il caso di leggere meglio la legge canadese che prevede l’ingresso solo di nuclei familiari «perché la presenza delle donne significa per gli uomini autocontrollo attraverso lo sguardo femminile». E Simonetta De Fazi narra come nel corso delle sue attività dedicate alla questione delle migrazioni le sia stato chiesto di suggerire soluzioni che impegnino gli uomini nei campi profughi, in quanto le donne il da fare se lo trovano da sé.

Una crisi, quella dell’immigrazione, scoppiata – ha detto Loretta Napoleoni, arrivata al convegno alla ripresa del pomeriggio – «solo nel 2015, dopo quelle economiche finanziarie  e del debito sovrano,  quando improvvisamente abbiamo avuto il flusso di migranti che scappavano non dallo Stato islamico ma dai bombardamenti degli europei e degli americani». E mentre l’Europa dal volto duro si chiude in se stessa, l’altra Europa, quella dell’accoglienza, ne fa occasione di rinascita di tanti borghi abbandonati e spopolati, come in Calabria. Perché c’è chi respinge i rifugiati e chi l’accoglie? Domanda  a cui ha risposto Mirella Clausi dicendo che «i posti di approdo  sono i posti dell’accoglienza perché non c’è una distanza fisica. Invece quando il corpo non vede quale tragedia immensa stia succedendo, quelli sono i posti in cui c’è il rifiuto. Questo, purtroppo, fa la differenza».

Le immigrazioni che hanno messo in crisi questa Europa, hanno messo a nudo – ha ripreso Giusy Milazzo – le debolezze e le insufficienze di questa Europa economica, hanno però aperto per noi la possibilità, l’occasione, il kairòs, per fare emergere l’Europa che abbiamo cominciato a costruire con la nostra politica della differenza e ricomporre, ricucire, riparare la frammentazione dell’Europa, secondo l’antica tecnica giapponese del kintsugj, a cui Katia Ricci insieme alle Città Vicine, alla Merlettaia di Foggia e all’associazione Arteria di Matera, ha dedicato una mostra mail-art che ha esposto al convegno. Sulla strada della costruzione, invenzione e creazione dell’Europa che vogliamo c’è un lavoro enorme da fare, ma un po’ lo stiamo facendo, come ha mostrato questo convegno.

Franca Fortunato

sul sito LIBRERIA DELLE DONNE di Milano

CONVEGNO DEL 21 FEBBRAIO 2016 A ROMA

 

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A Catania, lezioni di Ateneo

Catania, lunedì 18 Aprile. Alla Facoltà di Scienze della Formazione, Aula Magna, si terrà la 2a Edizione Stop Femminicidio Lezioni di Ateneo. 

FEMMINICIDIO E CULTURE

Ne parlano: Liana Maria Daher, docente di Sociologa generale e Metodologia della ricerca sociale, e Adriana Laudani docente di Teorie della comunicazione (di Udi Cat.).

Organizzano: la Cattedra di sociologia della devianza con la Cattedra di sociologia giuridica, il Comitato Pari Opportunità di Ateneo, l’UDI Catania tramite la responsabile Giovanna Crivelli.

   

Il Comitato Pari Opportunità, in collaborazione con l’UDI di Catania, prende spunto dagli argomenti discussi nel ciclo di lezioni sia per riflettere sulla condizione femminile, sulle discriminazioni e le violenze di cui esse sono ancora fatte oggetto, sia per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne.
L’edizione del 2011, ricca di eventi e incontri culturali, prevede un ciclo di lezioni tenute dai docenti dell’Ateneo che si svolgeranno nelle diverse facoltà tra aprile e novembre.
L’iniziativa rende visibile e concreta l’adesione del Comitato Pari Opportunità ad una campagna di denuncia fatta propria dalla società civile siciliana. (da unict.it).

tel 095 7307481           fax 0957307479 
e-mail: cpo@unict.it   www.unict.it/cpo

 

Liana Maria Daher, ricercatrice in Sociologia, è attualmente docente di Sociologia generale e di Metodologia della ricerca sociale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Catania. I suoi interessi di ricerca si situano nell’ambito dei comportamenti collettivi e della metodologia della ricerca sociale. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo: Azione collettiva. Teorie e problemi (2002), Comunicazione e Formazione: processi fondamentali per un mutamento evolutivo delle culture organizzative (2004), Ri-concettualizzare strumenti e risorse metodologiche per l’osservazione del pregiudizio in una società multiculturale e multirazziale (2006), Sport e azione collettiva (2006).

 

Adriana Laudani, docente di Teoria e Tecnica della Comunicazione Pubblica presso l’Università di Catania, consulente giuridica dell’Associazione di Comunicazione Pubblica, docente di Semplificazione amministrativa e Organizzazione della P.A. presso i più prestigiosi enti di formazione, autrice di diverse pubblicazioni in materia. E’ stata avvocata di parte civile della famiglia nel processo per l’uccisione del giornalista e scrittore Giuseppe Fava (). Premio Rosa Balestrieri 2010.

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Donne e pubblicità, il caso italiano

 

(continua … vedi i post del 5 aprile più sotto …)

Sono le prime 8 slides delle 54 proiettate al Consumer’s Forum a Roma il 4 aprile  da Annamaria Testa. Sintetizzano quanto sia esteso e complesso il tema della pubblicità che utilizza il corpo e l’immagine della donna in modo improprio o offensivo o addirittura violento.

Senza un Codice Deontologico condiviso e la partecipazione/collaborazione delle donne, di tutti, è difficile uscirne. Ma qualcosa si sta muovendo. 

Annamaria Testa () è scrittrice, docente, autrice di famose pubblicità, si occupa di comunicazione e creatività e molto altro. Con sensibilità, ironia, intelligenza, ha dimostrato nelle sue opere come si possa lavorare in pubblicità senza ricorrere a scorciatoie di basso profilo. Sua ultima fatica La trama lucente, Rizzoli, robusto saggio sui labirinti della creatività. Un lavoro sistematico che si aggiunge ad altri in Italia, dove quel che manca, però, è un esteso retroterra di studi, e prima ancora, di consapevolezza diffusa e di discussione non frammentaria sull’argomento.

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Magalli, il delitto dell’Olgiata e quei poveri uomini


” Io penso anche a quei poveri uomini, che lasciati dalla donna che amavano disperatamente cercano il chiarimento non per ammazzarla, ma per ricucire un rapporto e magari si sentono dire ‘io ti ho sempre tradito, perché tu sei uno scemo, impotente e mi fai schifo e in quel momento perdono la brocca e l’ammazzano. E vabbè, che gli vuoi di’? […] esiste l’attenuante della provocazione… tante volte questo crinale si supera non perché uno è cattivo, ma perché te ce portano e quindi poi quello paga il suo debito, per carità… lo paga… però…”

(trasmissione Se… a casa di Paola – trascritto da Lorenza Valentini qui e qui)

In questa circostanza ci sarebbe piaciuto che fosse stato preciso e informato e non smussone e bonario-piacione. Anzi di più, evasore di conoscenza.  Conosce le statistiche delle uccisioni di donne? Altissime. Una ogni tre giorni. E non si dica che c’è un complotto di donne per far saltare la brocca agli uomini in Italia e nel mondo. Non sarà che se la passano e te ce portano…  Il 75% delle violenze sulle donne avvengono in famiglia, in Italia. La Svezia sta ai primi posti in Europa per stupro. Ciudad Juarez cos’è? Essere sfigurate con l’acido cos’è?  Il fenomeno della violenza sulle donne è mondiale. E’ un filo rosso che ci lega ancora alle culture arcaiche della gerarchia, del capo, del patriarca, del clan.

Per dire soltanto una frase appropriata e competente su un problema grave occorrerebbe aver già percorso una vita.

Nel conflitto tante ne dice lui e tante sicuramente ne dice lei. E se tradisce lei non è detto che non abbia già tradito lui.

E allora si potrebbe dire di quelle povere donne umiliate e fracassate di botte durante tutta una vita, assoggettate ad un uomo-padre-marito-amante-fratello che esercita un padronato. Forse decidono di dire basta o di denunciare. Il massimo dell’affronto per un capo. Ed ecco la soluzione finale: allora non sarai di nessuno! La soluzione finale è tipica sia del capo, che punisce definitivamente chi ha osato, sia del fragile, del debole, che dalla povertà o impossibilità di relazione sbalza e si sublima nello strumento ultimo e definitivo della soppressione.

Amore e odio. Il fattore molesto della civiltà. E’ fresco di stampa e di Lea Melandri.

Lo legga signor Magalli, per piacere.

Ha già chiesto scusa, ma, sa, purtoppo oggi a rovescio scripta volant, verba manent.

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Terapie pubblicitarie 1

E’ un grande evento quello ospitato dalla FNSI il 4 aprile a Roma organizzato dal Consumer’s Forum e che riguarda il mondo della Pubblicità e il soggetto donna.

Il consumo dell’immagine della donna,  il tema del Convegno.

Una data sicuramente storica nel senso che parecchie industrie, grandi società e organismi di settore assumono un impegno pubblico contro la comunicazione pubblicitaria umiliante nei confronti del corpo e della figura della donna. Si impegnano a promuovere attivamente una maggiore sensibilità sociale indirizzata verso il rispetto e il riconoscimento del ruolo.  

Nasce una Carta deontologica della pubblicità, convergente se non proprio comune.

Il Comitato Pari o Dispare aveva poco tempo fa (19 gennaio) presentato a Milano un Manifesto per un utilizzo responsabile dell’immagine femminile.

Molte le aziende, anche multinazionali, che avevano aderito:

Accenture, Agos-Ducato, Amplifon, Autogrill, Unilever-Dove, DPO, Enel, Eni, Intesa San Paolo, Johnson & Johnson, Kroll, L’Oréal, Microsoft, Missoni, Olivetti,  Relight, Unicredit, Vodafone.

Una ventina, ma sono in arrivo parecchie altre adesioni e si spera in un effetto domino positivo consistente.

Le aziende decidono di: non associare il proprio marchio a messaggi discriminatori o degradanti, siano essi espressi in forme dirette o indirette, basati su stereotipi di genere, o che, valutati nel loro contesto, possano esaltare o indurre una qualsiasi forma di violenza contro le donne. Si impegnano pertanto a fare scelte coerenti con tale impegno nelle proprie campagne e iniziative pubblicitarie.

È quindi importante che la pubblicità si impegni responsabilmente a non trasmettere messaggi discriminatori o degradanti basati su una concezione stereotipata dei rapporti tra i due generi o messaggi che incitino alla violenza verso le donne. Lo stereotipo di genere è infatti controproducente nella famiglia, nella società, nello stesso mercato del lavoro, nelle professioni e carriere.

 

Al Consumer’s Forum discutono oltre a Pari o Dispare, rappresentanti di istituzioni, grandi aziende, associazioni consumatori, creativi.

L’Art Directors Club Italiano, associazione di Copywriter e professionisti creativi, presenta il suo Manifesto Deontologico ADCI, scritto tra gli altri anche da Annamaria Testa che condensa  con molta efficacia il tema donna-pubblicità in circa 50 slide.

C’è molto da fare e molto da inventare per diffondere una sensibilità nuova. Potremmo farlo insieme: cittadini, imprese, media, pubblicità e istituzioni.

E’ l’ultima delle slide di Annamaria che esprime più che il desiderio l’impegno che la pubblicità sia un progetto sociale di una nuova percezione.

Il Manifesto Deontologico ADCI non è un trattato teorico. Dopo la dichiarazione d’intenti, conciso, essenziale propone ai suoi aderenti 8 punti vincolanti (qui molto in sintesi) sulla comunicazione pubblicitaria.

Dovrebbero essere universali.

…Il nostro mestiere è raccontare le offerte dei nostri clienti attraverso narrazioni efficaci. Ironia, humour, paradosso, appartengono al patrimonio storico del miglior linguaggio pubblicitario. Sono, fra i molti tratti distintivi della pubblicità, forse i più popolari e apprezzati, se e quando vengono impiegati con competenza, precisione e misura.

Per questo crediamo, come professionisti e come individui responsabili, di dover assumere, condividere e promuovere un insieme di princìpi che servano da positivo fattore di sensibilizzazione e orientamento etico per chi, ogni giorno, crea e diffonde linguaggi e simboli. Ad animarci non è un intento censorio, che non ci appartiene, ma il desiderio di portare un contributo positivo alla crescita, non solo materiale ma anche culturale, di questo paese…

È nostro intento contribuire, con questo appello, a modificare modalità di comunicazione che, pur lecite formalmente, possono tuttavia favorire il consolidarsi di stereotipi negativi e il deteriorarsi della cultura collettiva.

Onestà, non forme ingannevoli

Bellezza, non trasandatezza, sciatteria, trascuratezza, volgarità

Appropriatezza, non trasgressione distruttiva

Rispetto, per le individualità e per le differenze

Correttezza, rifiuto delle rappresentazioni gratuite di ogni tipo di violenza e di ogni tipo di discriminazione

Stereotipi, sono presenti nel linguaggio, ma non devono ingenerare offese, mantenere pregiudizi

Intelligenza, non stupidità

Pudore, nessun moralismo, ma corpo e sessualità non devono diventare oggetto come il prodotto

1 Commento

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Patologie pubblicitarie

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La ditta vende oli lubrificanti per motori. Donne e motori è lo stereotipo machista di sempre. Con una pigrizia e povertà abissali, grafici e committenti imboccano il primo vicolo a destra e la pubblicità è immediata. Umiliante dal punto di vista professionale.

E’ come usare solo cento parole di una lingua, cantare o suonare sempre lo stesso brano per un cantante o musicista, proporre sempre la stessa rigida tipologia e la stessa facciata per un architetto, mangiare ogni giorno spaghetti… Avere sempre gli stessi pensieri ossessivi: ho spento il gas, ho spento il gas, ho spento il gas… che in psichiatria è appunto il disturbo ossessivo-compulsivo.

Umiliante per le ragazze lubrificande, rappresentate abbracciate in effusioni finto-lesbo, mentre  appena sopra la testa da una lattina cola il liquido giallastro. In realtà guardano invitanti il maschio in arrivo, supposto perennemente homo erectus, al di qua del quadro-schermo.

Razzista, perché qui la donna è rappresentata come essere un gradino più in basso a cui si può fare tutto. Non è così? Allora mettiamoci il presidente della repubblica e il papa nella stessa funzione e se tale pubblicità non è offensiva, continuerà a non esserlo.

mail-action:        info@ceramicpowerliquid.com

al giurì IAP:        http://www.iap.it/it/modulo.htm

rilevata sulla rivista Moto Special, mar-apr 2011, produttore Nuovatec S.r.l.

approf: http://comunicazionedigenere.wordpress.com/2011/03/25/due-per-te/

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Altra ditta (possiede due giornali) vende salumi. SalamePiccante… Effetti del piccante… Cosa potrebbe esserci di più piccante sul piccante? Ma una fellatio, è chiaro (dialetto: fella di salame)!

Ed ecco,  in primo piano due mani femminili abbronzate, unghie multicolore vecchio-stile-di-classe, cingere due natiche maschili abbronzate – il solco coperto da una striscia rossa col marchio – (se fossero femminili non verrebbe coperto), siamo a sud, salame calabrese.

E voilà. Effects of Calabria, Italian effects. Giusto, viste le cronache correnti.  E il claim in inglese tanto per mascherare rozzezza e insulsaggine. La ditta in fabula potrà essere all’avanguardia quanto a salame-lecchi, ma in retroguardia in termini di qualità e intelligenza pubblicitaria, intrappolata da un pezzo nella ragnatela di un sessismo stereotipo basso (vedi sud-Degenere e comunicazionedigenere ).

Alle donne si può fare di tutto e si può far fare di tutto, macchine da sesso, dispositivi usa e getta, si portano anche in un prato deserto con la scusa di andare a farfalle (sempre la stessa ditta): atroce, viste le notizie quotidiane di stupri violenze e uccisioni.

E pensare che si trovava su un pieghevole per un concorso internazionale nell’ambiente degli istituti alberghieri… dai diciotto anni in giù…

Purtroppo il vero obiettivo è l’impollinazione: più di 50 commenti in un solo sito in meno di 24 ore sotto una delle pubblicità di cui sopra.

Per una miniguida e per proteste vedi nostro post ()

mail-action:         info@dodaro.com

al giurì IAP:        http://www.iap.it/it/modulo.htm

fonte e dove è stata rilevata la pubblicità: http://www.dissapore.com/primo-piano/didascalizzami-questa-tour-operator-lewinsky/

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Presentazione del Rapporto Social Watch 2010

Segnaliamo l’unica presentazione in tutto il Mezzogiorno dell’ importante rapporto relativo a cosa ha prodotto la cooperazione internazionale nel mondo (ma c’è anche una attenta riflessione sull’Italia) in termini di diritti sociali, sradicamento della povertà ed equità di genere.



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