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Consultori familiari

Perché difendere e potenziare i consultori familiari ci aiuta a risparmiare

di Pina Adorno e Maria Marcelli

Sappiamo tutti che il momento che stiamo vivendo non consente di sprecare le risorse ormai estremamente limitate di cui disponiamo, e sappiamo anche che per affrontare i serissimi problemi che la società del 2000 ha di fronte è necessario dotarsi di un piano globale che ottimizzi  le risorse e metta in sinergia le linee di intervento già in atto o da implementare nei diversi settori.

Non sappiamo ancora nel dettaglio a cosa porteranno i tagli nella sanità che in questi mesi sono allo studio del governo Monti, tagli necessari per ridurre il debito pubblico e che coinvolgono tutti noi.

Ci preme però sottolineare un aspetto che riteniamo fondamentale se vogliamo razionalizzare la spesa sanitaria ed eliminare gli sprechi: i servizi di primo livello vanno salvaguardati e in prospettiva incrementati perché consentono di massimizzare i risultati in termini di salute con il minor costo possibile. Infatti, servizi come  i consultori familiari consentono di investire sulla salute della popolazione in termini di stili di vita sani, con un effetto moltiplicatore sul benessere complessivo  e sulla consapevolezza di ciascuno della propria responsabilità nella tutela della salute, prevenendo patologie che richiederebbero in prospettiva costi molto maggiori.

Negli ultimi anni, analisti delle banche centrali, economisti vincitori di premi Nobel, esperti di organismi internazionali dedicati allo sviluppo, hanno sottolineato la necessità di aumentare gli investimenti pubblici per sostenere :

  • la relazione madre bambino nei primissimi anni di vita, (questo sulla base di studi che dimostrano che tali interventi possono mettere le nuove generazioni sulla strada di uno sviluppo delle loro potenzialità, prevenendo vari tipi di esiti sfavorevoli a medio e lungo termine)
  • i servizi dedicati alla salute delle donne per la possibilità di incidere  in termini di salute sull’intera popolazione.  

Si potrebbero stimare anche in Italia i costi e i risparmi che un servizio di primo livello organizzato come il Consultorio Familiare  può assicurare, per questo abbiamo delineato nello schema che segue alcuni indicatori utili: 

 

OBIETTIVI

EFFETTI ATTESI

POTENZIALI RISPARMI

tutela salute donna

maggiore ricorso alla prevenzione e alla diagnosi precoce

minori costi per interventi per patologie in fase avanzata

applicazione legge 194

promozione uso contraccezione

minori costi per  IVG                                                                               I rapporti annuali del Ministero della salute confermano che nei territori in cui operano i CCFF è più evidente la riduzione del ricorso all’IVG

promozione della salute sessuale e della fertilità in età adolescenziale

riduzione delle gravidanze indesiderate in età adolescenziale

minori costi sanitari e sociali per l’assistenza di gravidanze a rischio

consulenza preconcezionale

promozione di stili di vita sani per prevenzione gravidanze a rischio e patologie dei nascituri

minori costi sanitari e sociali a breve – medio e lungo termine

 

(-Nei paesi anglosassoni la stima sui ritorni economici degli interventi precoci di sostegno alla relazione madre bambino è stata calcolata da due-tre volte a dieci-quindici volte quanto investito)

 

sostegno gravidanza e gruppi di accompagnamento alla nascita

riduzione dell’eccessiva medicalizzazione

migliori esiti per la gravidanza e il parto

riduzione del n° di parti cesarei

sostegno alla genitorialità e promozione di azioni efficaci per la salute del bambino

maggiore soddisfazione nella relazione madre padre bambino

attivazione di reti di mutuo aiuto tra pari

promozione allattamento seno

riduzione del n° di patologie per incidenti e per SIDS

 

Se al contrario non si riconosce il valore e l’efficacia di investire sulla “base” della piramide dei servizi sanitari e sociosanitari  significa che l’obiettivo non è lo stato di salute della popolazione e che il modello di riferimento non è quello del servizio sanitario pubblico, ma un sistema che incentiverà il ricorso alle assicurazioni private, moltiplicando le prestazioni specialistiche che saranno accessibili solo a chi se le potrà permettere.

Per questo ci stupisce  leggere  nel “Piano Famiglia” formulato di recente dal governo, un attacco al modello consultoriale in quanto tale, soprattutto perché caratterizzato come servizio di genere, dimenticando che tutte le agenzie internazionali considerano prioritario intervenire per la salute delle donne, ritenute target strategico per la possibilità di incidere in termini di salute sull’intera popolazione, oltre che per la necessità di riequilibrare le discriminazioni che le colpiscono per quanto attiene tutti quei fattori considerati determinanti di salute.

Ci preme invece ricordare che «quando le donne stanno bene, tutto il mondo sta meglio» e lo afferma un grande economista contemporaneo come Amartya Sen!

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Costituzionale costituzionale la 194

Il primo attacco frontale alla Legge 194 risale al maggio 1981: l’abrogazione richiesta per via referendaria venne respinta dalla volontà popolare con l’85 % di no. In seguito innumerevoli i tentativi subdoli e trasversi di vanificarla di fatto: i filtri confessionali via consultori, leggi regionali, l’obiezione generalizzata ospedaliera e farmaceutica (91,3% Lazio, 73% Calabria, alcune strutture 100%), oltre ai tentativi bi-partizan in parlamento, campagne miliziane e aiutini mercenari…

Ci riprova a gennaio un giudice che la ritiene incostituzionale e ne deferisce l’esame alla Corte Costituzionale, con qualche dovuto funambolismo.

La Corte si era già espressa in precedenza in diverse sentenze affermando sostanzialmente il principio che nella ratio e nel contesto della 194 il compito del giudice non è giudiziale, ma di tutela e verifica.

Vale la pena riportare qualche passo del giurista costituzionale Paolo Veronesi che ne fa una disamina tecnica (Il corpo e la Costituzione: concretezza dei “casi” e astrattezza della norma, Ed. Giuffré, 2007, pg. 117/123).

[La donna e il suo corpo:]

E’ infatti innanzi tutto necessario – come già si è accennato – riconoscere che la potenziale madre possieda diritti su se stessa…

… si tenta insomma di sottrarre via via terreno agli spazi di decisione oggi accordati alla donna; si amplia con ciò lo iato che separa la sua volontà dal proprio corpo, negandosi per giunta l’immedesimazione donna-feto…

[Soggetti interessati ad ostacolarne i diritti:]

... si vorrebbero mettere a tacere o ridimensionare i diritti costituzionali della donna (in primis, quelli tutelati daggli artt. 13 e 32 Cost.) a favore dell’esclusiva o comunque sbilanciata tutela – contra Costituzione – degli altri soggetti coinvolti nella fattispecie.

[La Corte Costituzionale e il compito del giudice:]

la Corte ha escluso che il “merito” della determinazione finale di abortire costituisca una co-decisione in cui vada variamente trasfusa anche la volontà del giudice (81). Il suo ruolo sarebbe invece quello (tutto “esterno”) di valutare l’esatta osservanza delle procedure, la serietà dell’avvenuta ponderazione dei beni in gioco, l’effettiva capacità della minore di comprenderne la portata (82). Da qui l‘irragionevolezza della pretesa equiparazione dei giudici tutelari al personale sanitario necessariamente coinvolto nell’intervento abortivo. E da qui anche la manifesta inammissibilità, per difetto di rilevanza, delle quaestiones sollevate dai giudici tutelari avverso le norme che disciplinano ¡ presupposti giustificativi dell’aborto. Nella prospettiva della Corte, infatti, i rimettenti neppure applicherebbero tali disposti; la loro attività si collocherebbe in tutt’altra sfera (83).

 [Il giudice tutelare di fatto:]

… Ad ogni modo, l’obiettivo di ostacolare la volontà della donna viene, in questi casi, immediatamente raggiunto sul piano processuale: sollevare la quaestio di legittimità a fronte di una richiesta della minore significa infatti imporre a quest’ultima — già in difficoltà — di praticare, in extremis, altre strade (come il coinvolgimento dei genitori, anche quando ciò possa risultare sconsigliato, o il devastante ricorso all’aborto clandestino). Oppure, finisce per riversare sul medico la responsabilità di certificare l’urgenza di provvedere. O, ancora, vuole comunque indurre la minore a portare a termine la gravidanza (pur se in presenza dei presupposti che la legittimerebbero a invocare l’intervento abortivo (84). Di fatto, questo comportamento consente al giudice di porre in essere la propria obiezione di coscienza, anche se esclusa dalla legge e respinta dalla Corte; e di sostituire a una decisione “in concreto” della diretta interessata, l’affermarsi di un’opzione assiologica altrui.

 ***

L’eccezione di legittimità costituzionale sulla L. 194 era stata sollevata da un giudice di Spoleto investito del caso di una diciassettenne, come prevede la legge se manca il coinvolgimento genitoriale, che aveva espresso chiara determinazione a non proseguire la gravidanza per seri motivi di inadeguatezza e turbamento. Così indicano le relazioni dei sevizi sociali e del consultorio.

Il giudice ha ritenuto contrastanti l’art. 4 della 194 con i principi fondamentali della Costituzione italiana, in particolare:

l’art. 2 (La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo…),

l’art. 11 (L’Italia … consente alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni…),

e 32/1° comma (La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività… La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona.) 

e 117/1° (La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione…tutela della salute… protezione civile…).

Ma soprattutto la struttura del ricorso alla Corte Costituzionale poggia sulla Sentenza della Corte di Giustizia Europea 18/10/2011, espressa in materia di brevettabilità delle invenzioni biotecnologiche, nel presupposto di quanto afferma riguardo la tutela, definita assoluta, dell’embrione: «sembra doversi ritrarre la conclusione sostanziale che l’embrione umano è suscettibile di tutela assoluta in quanto ‘uomo’ in senso proprio, seppur ancora nello stadio di sua formazione / costituzione mediante il progressivo sviluppo delle cellule germinali».

Nella sentenza (a parte le critiche che ne sono scaturite) è precisato anche che: « deve essere riconosciuta questa qualificazione di embrione umano anche all’ovulo umano non fecondato in cui sia stato impiantato il nucleo di una cellula umana matura e all’ovulo umano non fecondato indotto a dividersi e a svilupparsi attraverso partenogenesi »

E però la stessa Corte avverte nel testo della Sentenza / direttiva: « quanto al significato da attribuire alla nozione di “embrione  umano” prevista all’art. 6, n. 2, lettera c) della direttiva, si deve sottolineare che, sebbene la definizione dell’embrione umano costituisca un tema sociale particolarmente delicato in numerosi Stati membri, contrassegnato dalla diversità dei loro valori e delle loro tradizioni, la Corte non è chiamata, con il presente rinvio pregiudiziale, ad affrontare questioni di natura medica o etica, ma deve limitarsi ad un’interpretazione giuridica delle pertinenti disposizioni della direttiva». 

 ***

Non illudiamoci, gli attacchi alla legge 194 e a tutto quel poco/molto che vi ruota intorno (consultori, bioetica, ecc.) continueranno. La grande pressione storica delle donne, con l’UDI in prima linea, ha ancora il compito di sgretolare la ferrea stretta della conservazione patriarcale. Forze fondamentaliste, misogene, finto-etiche, che avversano l’autodeterminazione delle donne e sono il sottofondo di cui si alimenta la violenza nei loro confronti. L’interruzione volontaria della gravidanza è un diritto, una  responsabilità personale, ma non è un piacere. Le donne hanno diritto alla tutela pubblica della loro salute, senza doversi rivolgere a un torbido sottobosco con rischi mortali. Non possono essere considerate fattrici in nome e per conto, o peggio marsupiali in servizio fino a menopausa.

Le donne, in particolare in Italia, non ricorrono con leggerezza all’interruzione volontaria della gravidanza, lo dice la stessa relazione ufficiale ministeriale:

dalla Relazione annuale al Parlamento IVG 20011

  • Si conferma la tendenza storica alla diminuzione dell’IVG in Italia, che diventa ancor più evidente se si scorporano i dati relativi alle donne italiane rispetto a quelli delle straniere.
  • Si sottolinea come il tasso di abortività in Italia sia fra i più bassi tra i paesi occidentali; particolarmente basso è quello relativo alle minorenni, agli aborti ripetuti, e a quelli dopo novanta giorni di gravidanza.
  • Si configura in questo ambito una specifica situazione italiana: il panorama dei comportamenti relativi alla procreazione responsabile e all’IVG in Italia presenta sostanziali differenze da quelli di altri paesi occidentali e in particolare europei, nei quali l’aborto è stato legalizzato. Siamo in un paese a bassa natalità ma anche basso ricorso all’IVG – dunque l’aborto non è utilizzato come metodo contraccettivo – e insieme un paese con limitata diffusione della contraccezione chimica. Altri paesi (come Francia, Gran Bretagna e Svezia, ad es.) hanno tassi di abortività più elevati a fronte di una contraccezione chimica più diffusa, e di un’attenzione accentuata verso l’educazione alla procreazione responsabile.

In generale, il tasso di abortività sembra collegarsi non soltanto ai classici fattori di prevenzione (educazione sessuale scolastica, educazione alla procreazione responsabile, diffusione dei metodi anticoncezionali, facilità di accesso alla contraccezione di emergenza), ma anche a fattori culturali più ampi.

Fonte: Relazione del Ministro della salute sulla attuazione della legge contenente norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria di gravidanza (Legge 194/78). 

Relazioni annuali al Parlamento IVG 1999/2010

Interruzione volontaria di gravidanza – Testo della Legge n. 194 del 22 maggio 1978

Dieci anni fa

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Obiezione, vostro onore

UDI – Unione Donne in Italia    

Sede nazionale Archivio centrale

Nella giornata di mobilitazione che vede manifestazioni in tante città d’Italia e in considerazione delle scelte contro le donne che vengono fatte su tutto il territorio nazionale da forze fondamentaliste ricordiamo che:

L’obiezione di coscienza

tra scelte individuali e responsabilità pubbliche…

L‘obiezione di coscienza  nella Legge 194 è “astensione facoltativa da prestazioni di lavoro” diritto quindi della persona e non della struttura.

Abbiamo sempre sostenuto che l’autodeterminazione delle donne trova di fronte a sé pubbliche responsabilità in una singolare forma di espropriazione e irresponsabilità, dove ciò che è intimo e personale viene sottratto alla sfera individuale e ciò che è pubblico viene scaricato in ambito privato.
Abbiamo detto che noi sappiamo di avere dei diritti. Loro fingono di non avere dei doveri.

Per legge  le strutture sanitarie hanno l’obbligo di garantire gli interventi di interruzione di gravidanza, siano essi volontari o terapeutici.  Ai singoli, siano essi  medici, infermieri o ausiliari è garantito di potersi avvalere della “astensione facoltativa da prestazioni di lavoro” denominata obiezione di coscienza.

Dal momento che quanto è un diritto del singolo non è diritto della struttura sanitaria nel suo complesso, questa ha, anzi, l’obbligo di garantire la erogazione delle prestazioni sanitarie per quanto riguarda sia la Legge 194 che la Legge 40.

Bisogna  chiamare i comportamenti con il loro nome e dunque togliere “l’aura di santità” a chi si astiene per un proprio interesse da una attività professionale prevista da una Legge dello Stato a favore di altri.
Bisogna  chiedersi quanto costa alla comunità questa astensione generalizzata in tutti gli enti ospedalieri italiani da Bolzano a Siracusa.
Bisogna proporre di individuare “lavori socialmente utili”, come per i disoccupati, per i ginecologi, gli infermieri, gli ausiliari, e tutti coloro che vengono remunerati con denari pubblici per poi astenersi dallo svolgere un pubblico servizio.
Chiediamo il rispetto di un diritto e il ripristino della legalità.

Pretendiamo la fine dello spreco di risorse pubbliche che sottrae efficacia ed efficienza a chi chiede interventi sanitari e nel contempo arricchisce chi non lavora e a cui nessuno ha mai chiesto di adoperarsi, nel tempo del non lavoro, ad altre attività o lavori di pubblico interesse.
Occorre uscire dal rapporto medico-paziente e rimanere nel rapporto tra paziente e struttura sanitaria dopo di che il problema della astensione dalle prestazioni di lavoro, così come delle ferie, dei permessi, della malattia dei dipendenti, ecc. rimane un problema della struttura sanitaria che deve adoperarsi per risolverlo. Questo può avvenire anche attraverso la assunzione di personale non obiettore,  che tale rimanga, al fine di garantire il servizio previsto nella struttura medesima.

L’art. 9 della Legge 194 è esplicito al riguardo: “gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono in ogni caso tenuti ad assicurare l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza”. Tutto il predetto articolo di legge dispone espressamente che “la Regione ne controlla e garantisce la attuazione anche attraverso la mobilità del personale”.

Riteniamo dunque, in tema di interlocutori e di obiettivi, di poter assumere  come nostro compito il chiedere conto sia alla singola struttura che alla Regione di “controllare e garantire la attuazione anche attraverso la mobilità del personale”.

Sarà anche questa azione, politica e giuridica, un modo di riaffermare i diritti partendo dai doveri, restituendo alla funzione pubblica la propria responsabilità e alle donne la sovranità sul proprio corpo e la propria vita.

Vittoria Tola e Grazia Dell’Oste

Via dell’Arco di Parma 15 – 00186 Roma
Tel. +39 06 6865884 Fax +39 06 68807103

udinazionale@gmail.com  –  www.udinazionale.org

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Campagna nazionale contro l’obiezione di coscienza in Sanità

UDIrc aderisce alla Campagna nazionale Il buon medico non obietta

 (Udirc)

Riceviamo:

il 6 giugno la Consulta di Bioetica

in collaborazione con altre Associazioni e in particolare VITA DI DONNA lancerà la Campagna contro l’obiezione di coscienza IL BUON MEDICO NON OBIETTA. In contemporanea con il lancio della Campagna ci saranno eventi in molte città e a volte più eventi nella stessa città. Siamo in contatto con altre Associazioni per organizzare altri eventi ma vorremmo coinvolgere altre realtà impegnate in prima linea nella difesa dei diritti e delle libertà, in particolare quelle del sud.

Gabriella Pacini

347 770736

(VITA DI DONNA/CONSULTA DI BIOETICA)
___

EVENTI A SOSTEGNO DELLA CAMPAGNA

IL BUON MEDICO NON OBIETTA

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ROMA

Sezione romana della CONSULTA DI BIOETICA, LAIGA, VITA DI
DONNA, NOI DONNE, Associazioni Casa internazionale delle
donne, Bioetica & Diritti, organizzano un evento alla Casa
delle donne (19.00): IN ALLESTIMENTO

___

Circolo UAAR di Roma, Consulta per la Laicità delle

istituzioni organizzano un incontro pubblico presso
la Festa di SEL (sera): IN ALLESTIMENTO
___

Fabrizio promuove un dibattito presso l’Università e
dovrebbe coinvolgere la CGIL medici e il collettivo degli
studenti di medicina (pomeriggio/11 GIUGNO): IN ALLESTIMENTO
___

I giovani dell’IDV: aderiscono a uno degli eventi di cui

sopra o organizzano un altro evento: IN ATTESA DI CONFERMA
___

FIRENZE

Convegno sull’obiezione di Coscienza organizzato dalla
sezione di Firenze della CONSULTA DI BIOETICA (mattina):
EVENTO CHIUSO; IN ALLESTIMENTO INVIO LOCANDINA
___

LIBERA USCITA (menegrelli@dada.it), LAICITA’ E DIRITTI
(LATRUDY@GMAIL.COM) E LIBERE TUTTE organizzano evento
(pomeriggio): IN ALLESTIMENTO
___

MILANO

La LUCA COSCIONI (FILOMENAGALLO@GMAIL.COM) organizzano un
incontro: IN ATTESA DI CONFERMA
___
CONSULTA DI BIOETICA di Milano (NORMATREZZI@LIBERO.IT),
POLITEIA E ALTRE ASSOCIAZIONI organizzano un incontro: IN
ALLESTIMENTO
___
TORINO

Le ASSOCIAZIONI CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
organizzano un evento (in luogo da definire):
probabilmente un dibattito pubblico (tardo
pomeriggio/serata): IN ALLESTIMENTO
___

Circolo dell’UAAR (muecke86@yahoo.it,
uaartorino.coord@yahoo.it) organizzaNO un evento, anche
in questo caso probabilmente un dibattito a sostegno della
Campagna (da definire): IN ALLESTIMENTO
___
L’ASSOCIAZIONE LAICA DI ETICA SANITARIA organizza un
dibattito (luogo da definire, forse alle Molinette): IN
ALLESTIMENTO
___

CONSULTA DI BIOETICA (Mariateresa.busca@fastwebnet.it)
organizza un dibattito pubblico con ARCI OFFICINE CORSARE
(in serata) presso le Officine Corsare
(darius.consoli@gmail.com) : IN ALLESTIMENTO
___

La CONSULTA DI BIOETICA è invitata a presentare Campagna
presso evento organizzato dall’Associazione Altereva
___

MEDICI CUNEO (pietro.laciura@libero.it): VERIFICA
CONDIZIONI PER ORGANIZZARE EVENTO
___

ALBA: Consulta di bioetica, Se non ora quando, Coop la
torre organizzano evento
___

MEDICI SALUZZO: VERIFICA CONDIZIONI PER ORGANIZZARE EVENTO
___

L’ASSOCIAZIONE DI AVIGLIANA organizza un dibattito presso
la Certosa di Avigliana (pomeriggio): EVENTO CHIUSO
___

NAPOLI

DISPONIBILITA’ DELL’ASSESSORA ALLE PARI OPPORTUNITA’ ALLA
STAMPA E ALL’AFFISSIONE DEI MANIFESTI DELLA CAMPAGNA
(peterdibi@libero.it ): STAMPA E AFFISSIONE IN PROGRAMMA,
CONFERENZA STAMPA IN ALLESTIMENTO
___
Contatti con il Circolo UAAR di Napoli (NAPOLI@UAAR.IT)
per la preparazione di un evento: forse la sezione di
Napoli della CONSULTA potrebbe aderire all’evento
dell’UAAR: IN ATTESA DI CONFERMA
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UMBRIA
In contatto con i medici non obiettori della LAIGA che
forse riescono a organizzare qualcosa a Terni o Perugia:
IN ATTESA DI CONFERMA
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NOVI LIGURE
La sezione della CONSULTA DI BIOETICA
(concettaeannina@libero.it) organizza un banchetto nel
centro della città per presentare la Campagna (9 giugno):
EVENTO CHIUSO
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PISA
CONSULTA DI BIOETICA, UAAR
(GIOVANNI.MANIETTO@FASTWEBNET.IT), AIED organizzano evento
presso la Casa delle donne: IN ALLESTIMENTO
___

VERONA
Circolo dell’UAAR: ci dovrebbe essere un banchetto: IN
ALLESTIMENTO
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SULMONA/L’aQUILA
CONSULTA DI BIOETICA DI SULMONA/L’AQUILA CON UAAR
organizzano evento: IN ALLESTIMENTO
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SICILIA
CONTATTI PER POSSIBILE EVENTO: IN ATTESA DI CONFERMA
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PUGLIA
LAIGA E CONSULTA DI BIOETICA POTREBBERO ORGANIZZARE
EVENTO: IN ATTESA DI CONFERMA
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SARDEGNA
CONSULTA DI BIOETICA E UAAR (CAGLIARI@UAAR.IT) organizzano
evento: IN ALLESTIMENTO
___

RICHIESTE AFFISSIONI MANIFESTO “IL BUON MEDICO NON OBIETTA”
AFFISSIONE AUTORIZZATA A TORINO PRESSO L’ASL2 DI TORINO
RICHIESTA AFFISSIONE IN CORSO A ROMA

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Roma, manifestazione e pacchi contro la proposta Tarzia

CONSULTORI, CORTEO CONTRO LEGGE TARZIA:  foto omniroma ag. stampa

 

 foto noidonne

Bellissima manifestazione!

rassegna stampa

L’Unità

Repubblica

Corriere delle Sera

Il Messaggero

Udirc

Noidonne

L’unico

Omniroma

Corriere Romano

video CGIL

da La Villetta-Sez. G. Cinelli

 

La Legge Tarzia: perchè la contestiamo 

di Gabriella Magnano

 

La legge Tarzia ovvero “Riforma e  riqualificazione dei consultori familiari” in realtà dovrebbe chiamarsi “Smantellamento dei consultori familiari pubblici”.  Vediamone alcuni profili:

– I consultori familiari vengono introdotti nella legislazione italiana da una legge del 1975, che fissa i principi generali, delegando alle Regioni il compito di organizzare il servizio pubblico in sede territoriale. Quella legge del ’75, sembrerà strano, dal punto di vista concettuale è  più avanzata addirittura della 194: è l’unica legge italiana che considera la sessualità della donna per tutto l’arco della vita, dallo sviluppo alla menopausa, ed inserisce i problemi inerenti non solo alla gravidanza, ma anche al concepimento, alla sterilità, alla tutela della salute,  nel quadro sanitario pubblico: la sessualità della donna non è un “problema sociale”, ma un problema sociosanitario. Lo Stato ritiene necessario istituire un servizio pubblico destinato alle donne, ai singoli, alle famiglie, alle coppie.

La proposta di legge Tarzia stravolge completamente questi principi: il soggetto cui il servizio del consultorio, nella Regione Lazio, è destinato non è più la donna o la coppia, bensì la famiglia regolarmente costituita. Già questo è un primo motivo di censura, la legge regionale non può essere contraria a qualla nazionale e, comunque, la norma si pone in palese violazione degli artt. 2 e  3 della Costituzione che sanciscono il principio di eguaglianza e la tutela del cittadino considerato “come singolo”, oltre che nelle formazioni sociali.

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