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Ma le gambe-mbe

 Businessman in action

female legs 

Tra le mille e una possibilità di invenzioni creative per un messaggio sulla comunicazione politico-sociale riguardante il PD cosa ti scelgono?

Una cravatta sollevata dal vento sulla camicia di un young businessman. Senza testa.

Un paio di gambe di donna che il vento scopre sollevando i lembi di un vestitino rosa fuxia.

Che noia ancora una volta osservare tanta piattezza, vedere ridotto a un meccanismo, a un dispositivo come fosse una leva, un tema di comunicazione politica, leggero e robusto insieme, come vento e cambiamento. I distributori automatici di bibite si impegnano di più.

Noia di doversi ripetere ogni volta, noia di sentire voci arrabbiate, noia di sentire voci plaudenti persino dei versanti opposti al PD: viva le minigonne al vento. Ferrara docet.

Non c’entra Marylin Monroe della moglie in vacanza, non c’entra Kelly LeBrock della signora in rosso. Non c’entra fischia il vento, infuria la bufera… Celebri icone invocate a difesa, come  citazioni. Qualcuno ha detto ma non vedete che sono gambe maschili …

Molto molto più semplice.

Scrivete su un database da cui i pubblicitari comprano le foto, per esempio istockphoto (imput di Giovanna Cosenza), due sole keywords: vento+cravatta.

Al primo click, alla prima pagina, in quarta/sesta posizione, trovate un  

young businessman smiling at camera with blowing necktie. Good business in action!

Il pubblicitario compone. Tramite l’opzione rifletti di photoshop ruota la figura sul suo asse verticale e quindi la cravatta verso destra, fa salire il busto e taglia la testa al povero young businessman (se dovesse ricordare camicia e cravatta di Bersani…). Il fondo è già bianco, non c’è problema. Seguono simbolo PD e scritte su claim Cambia il vento. Fatto!

Desolante.

Ora scrivete, visto che vi trovate, sullo stesso stock photo search altre due keywords (precise però): vento+gambe.

Anche qui, al primo click, alla prima pagina, in quarantesima posizione trovate delle

sexy girl’s legs with pink skirt that’s blowing in the wind. Solo le gambe, ballerine fuxia ai piedi, stessa tinta del vestitino che due mani trattengono perché una folata di vento lo solleva.

Per la verità entrando nel portfolio dell’autore della foto, alla prima pagina, troverete la figura intera della sexy girl: portrait of an attractive young woman in a bright dress in the wind. Non c’è però abbastanza vento e abbastanza gambe. Un posto più in là la stessa ragazza, brunette in the car, si volta a guardarci  seduta al volante. Non c’è proprio vento.

Il pubblicitario compone. Con lo stesso tool rifletti di photoshop ruota la mezza figura sull’asse verticale, e quindi le gambe verso sinistra. Non c’è bisogno di altro. Seguono simbolo PD e scritte: Cambia il vento.

Fatto! Desolante.

Ancora un oggetto da vendere. Con messaggio-clou attaccato preferibilmente a due gambe femminili visto che c’è vento e il vestitino per anemometro.

Quelle non sono mica gambe da velina ha specificato il responsabile comunicazione della Festa Democratica. 

Le fonti teoriche in realtà risalgono al 1938: Giovanni D’Anzi e Alfredo Bracchi, canta trio Lescano, poi Quartetto Cetra…:

… ma due gambe un po’ nervose
ti faranno innamorar.
Saran belli gli occhi neri,
saran belli gli occhi blu,
ma le gambe, ma le gambe
sono belle ancor di più …

 

        

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Donne e pubblicità, il caso italiano

 

(continua … vedi i post del 5 aprile più sotto …)

Sono le prime 8 slides delle 54 proiettate al Consumer’s Forum a Roma il 4 aprile  da Annamaria Testa. Sintetizzano quanto sia esteso e complesso il tema della pubblicità che utilizza il corpo e l’immagine della donna in modo improprio o offensivo o addirittura violento.

Senza un Codice Deontologico condiviso e la partecipazione/collaborazione delle donne, di tutti, è difficile uscirne. Ma qualcosa si sta muovendo. 

Annamaria Testa () è scrittrice, docente, autrice di famose pubblicità, si occupa di comunicazione e creatività e molto altro. Con sensibilità, ironia, intelligenza, ha dimostrato nelle sue opere come si possa lavorare in pubblicità senza ricorrere a scorciatoie di basso profilo. Sua ultima fatica La trama lucente, Rizzoli, robusto saggio sui labirinti della creatività. Un lavoro sistematico che si aggiunge ad altri in Italia, dove quel che manca, però, è un esteso retroterra di studi, e prima ancora, di consapevolezza diffusa e di discussione non frammentaria sull’argomento.

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