Reggio Calabria, solo due donne

rc 26-10-2014

Solo due donne nella Giunta comunale.

“Per ragioni storiche il potere è saldamente in mani maschili e ancora vi rimane, a meno che non intervengano specifiche norme a porre limiti e regole contro un monopolio di fatto che si protrae. Solo una legge lo può spezzare. I monopoli si sa non finiscono spontaneamente” Lorenza Carlassare, la prima donna alla cattedra di Diritto Costituzionale in una università italiana).

Il governo della città resta dunque ancora appannaggio di un unico genere, quello maschile. Nonostante la presenza massiccia delle donne nelle liste elettorali, a Reggio C. ci saranno praticamente solo uomini a decidere le complesse e delicate dinamiche sociopolitiche della città. Le misure predisposte dalle nuove norme elettorali con la doppia preferenza non potevano garantire e non hanno garantito l’elezione di una rappresentanza equilibrata fra uomini e donne nell’amministrazione della cosa pubblica. Alla fine sono risultate inefficaci. Prevedibile, previsto. Il paradosso è che questa volta la presenza delle donne nelle liste è stata alta, dunque le donne hanno avuto voglia di partecipare, esserci, ma… senza ricevere consenso. Uomini e donne non hanno votato per le donne.

Gli uomini perché non intendono cedere il potere, che rappresenta nella stratificazione dell’immaginario maschile forse l’unico strumento di identificazione individuale-collettiva. Perderebbero il proprio status, la propria identità. Ma non si tratta di perdere il potere, solo di condividerlo. Anzi di assumere insieme delle responsabilità pubbliche.

Le donne perché dopo secoli di recinzioni domestiche e imput mentali scoraggianti tendono a diffidare delle donne, diffidando al fondo di sè stesse. Infinito il sillabario misogino, distruttivo, decostruente piuttosto che costruttivo dell’autostima, recitato fin dalla più tenera età, dentro e fuori casa. Le donne finiscono per crederci.  Gli uomini in questo senso vincono due volte: la prima perché mantengono granitico e sotto traccia il dominio, la seconda perché le hanno convinte che questo è giusto.

La Calabria, ma l’Italia tutta, è in una condizione di particolare arretratezza … Solo con precise e intelligenti norme antimonopolistiche si potrà spezzare un dominio maschile radicato, mantenuto e difeso.

Il 50E50 pensato dall’UDI (a distanza di anni dalla sua proposta, dopo una iniziale irrisione, tutti a correre sul 50e50 da destra e da sinistra)  era un’idea di legge che permetteva di concorrere nella gara elettorale in parità numerica, indipendentemente dal risultato, serviva e servirebbe come porta aperta per un coinvolgimento in quella parità di diritti riconosciuta dalla Costituzione nel lavoro e nella vita pubblica. Una porta aperta è solo una porta aperta, non determina né i soggetti o gli oggetti né la loro qualità che troveremo al di là nella stanza, ma favorisce l’entrata di diritto per i due generi, non di fatto per uno solo. E tante le situazioni in cui le donne prenderebbero decisioni diverse da quelle degli uomini, presumibilmente senza prevaricazioni ma per il bene collettivo.

Questo  però non basta. Occorrono misure di sensibilizzazione nell’istruzione scolastica, è necessaria un’educazione ai sentimenti e alla socialità, un’educazione civica fatta non solo di normative. La obbligatorietà delle leggi anche se necessaria, per la giusta impazienza di migliorare una democrazia monca, si deve accompagnare al processo di acquisizione delle consapevolezze per azzerare pregiudizi e stereotipi. E dunque educazione, formazione, cultura.

L’interscambio, la condivisione delle responsabilità, la negoziazione sono il futuro di quello che chiamiamo civiltà. Nel privato come nel pubblico. Una forma democratica più matura che metta in discussione perfino il concetto di maggioranza e proponga nuovi modi di pensare, nuove visioni,  che le donne sono in grado di esprimere secondo la loro specificità … sarà un altro discorso.

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