abbiamo fatto

 

1ª  rassegna 8marzo DONNECINEMA

cinemateatro Siracusa

9/10/11 marzo 2006

Reggio Calabria

Manifesto-locandina 8 marzo 2006

.

Tre giorni di incontri e cinema.

Grande entusiasmo per una 1ªRassegna 8marzo DONNECINEMA, poi non mantenuta negli anni successivi per intuibili motivi di esaurimento e taglio fondiario, senza alcuna risorsa se non l’autofinanziamento.

Straordinarie le donne intervenute, straordinarie le cose dette viste commentate.

Una ragazza di Reggio – Daniela, la cerco ancora –  scrisse al sito Usciamo dal silenzio:

… ringrazio l’udi e assunta sarlo di aver reso possibile un momento di intensa informazione, di aver buttato una pietra in questo stagno desolante che è reggio, smuovendo le acque profonde della  cocienza. sono uscita dal dibattito con la testa piena e il cuore gonfio di emozioni: rabbia, tristezza ma anche tanta gratitudine per chi ha saputo restituire alle poche di noi un breve e significativo momento di condivisione sui molti temi che ci riguardano tutti, uomini e donne …

pieghevole recto

.

pieghevole verso

.

.

25 novembre 2008

L’UDI nazionale crea un evento reale che dura un intero anno sul territorio italiano, attraversando tutte le regioni. Ma le maggiori testate e la stessa Rai quasi non se ne accorgono.

Diversa l’attenzione dei media locali, a volte generosa, che hanno documentato capillarmente nella realtà quotidiana la volontà di associazioni, gruppi, donne singole, e  istituzioni anche di orientamento diverso, di incontrarsi per esprimere sdegno verso il grave problema della violenza che  si riversa sulle donne. Un emozionante evento creativo (autofinanziato):  un’araba fenice che scomparsa in un luogo rinasce immediatamente in un altro. Contemporaneamente molte donne davanti ai monitor si chiedevano ma dove sono le donne? Perché stanno zitte?

Ebbi a dire che più che zitte vengono zittite, essendo il rumor  mediatico la misura valutativa, purtroppo anche di chi non te lo aspetti. Se le donne vengono filtrate, non viene loro data voce dal basso, non vengono favorite le loro forme associative, non ci si accorge o si fa finta di non accorgersi di un serpentone lungo un anno, allora sì, le donne se ne stanno zitte.

Un’Anfora, simbolo del corpo femminile, parte da Niscemi portata da due donne sempre diverse e consegnata ad altre due in una località successiva. Passerà di mani in mani, attraverserà tutta l’Italia e approderà esattamente un anno dopo alla stessa data a Brescia.

Parte da Niscemi in Sicilia perché qui la piccola Lorena è stata assassinata e stuprata da suoi coetanei. Approda a Brescia perché qui è stata sgozzata dall’intolleranza Hiina, ragazza di origine pakistana.

L’Anfora accoglierà nella sua cavità centinaia di messaggi, pensieri, desideri, denunce, scritti da tutte le donne incontrate. I dossiers raccolti saranno consegnati all’ONU.

volantino 25 novembre 2008 – Giornata mondiale contro la violenza sulle donne

La mattina del 25 novembre, mentre a Niscemi si accende l’evento, a Reggio le donne associate sono invitate dalle consigliere di opposizione delle PO ad una sessione di Consiglio aperto in Comune. La rappresentante nell’intervento ricorda che la violenza  è un fatto culturale non biologico che va affrontato fin dalla primissima infanzia dove la donna deve essere vista come soggetto alla pari, e richiama anche come modello le recenti leggi della Spagna in merito. In conclusione si approva la mozione della delegata di maggioranza alle PO  per cui l’Amministrazione si costituirà parte civile nei processi per violenze fisiche e anche morali subite dalle donne.

In diverse scuole vengono proiettati film sulla violenza alle donne, commentati dalle organizzatrici dell’evento che ne hanno sollecitato il dibattito.

Nel pomeriggio  a piazzetta De Nava un denso happening. Attrici leggono testi di Adrienne Rich con sottofondo di percussioni. Allieve del Conservatorio eseguono brani classici per violino, violoncello, chitarra. Studenti e studentesse del Liceo artistico sui loro cavalletti si esprimono sulle tematiche della giornata. Le allieve dell’Accademia di Belle Arti, legate per le caviglie da una lunga corda e piegate sulle basole laviche fra cerchi di lumini, interpretano  i temi della violenza sui loro cartoni. La serata si conclude al cinema Politeama Siracusa con i film Venere bionda di J. von Sternberg e Il romanzo di Mildred di M. Curtiz.

L’iniziativa Staffetta di donne indetta dall’UDI nazionale ha ricevuto molte adesioni su scala regionale. L’evento  della gionata del 25 novembre, a Reggio, è stato preparato e curato da UDI le Orme, dall’Ass. Jineca e dal Centro antiviolenza Margherita.

piazza Camagna / preparativi

performance degli allievi del Liceo artistico e dell’Accademia di B. A.

performance delle allieve dell’Accademia di B. A.

allieve del Liceo artistico       /      attrici leggono testi di Adrienne Rich

allieve del Conservatorio di musica eseguono brani

sculture del gruppo donne  Techné     /    box UDI rc

box libri

10 / 11 gennaio 2009

l’Anfora della Staffetta passa da Reggio

volantino 10-11 gennaio/recto  EVENTI

volantino 10-11 gennaio 2009/verso TAPPE

Diario di una porta Staffetta

10 gennaio

La mattina del 10 siamo state indaffarate a preparare il teatro per l’arrivo dell’Anfora, previsto nel pomeriggio.

Parallelamente in un quartiere, XIII Circoscrizione, partiva una marcia dei ragazzi della scuola media, e nella Casa delle Donne gestita dal CIF si teneva una conversazione tra rappresentanti di Istituzioni e Associazioni, ripresa da una Tv locale.

Lo sbarco di Giovanna Crivelli dalla Sicilia è stato meno scenografico di quanto avevamo previsto, ma altrettanto significativo ed emozionante.

Giovanna è arrivata in macchina e ci ha portato la piccola Anfora fin dentro la sala del teatro Politeama Siracusa, piccolo glorioso cinema-café-chantant pre e post terremoto ‘908 (la violinista Sci Sciò, Musco, Ruggeri, Benassi…). Simbolicamente ho acceso la mia fiaccola alla sua e ho passato l’Anfora immediatamente alla più giovane di noi, Maria Elisa che l’ha condotta, emozionata, al tavolo del dibattito attraverso il corridoio centrale del teatro. Sul fondo, oltre ai nostri cartelloni, gli elaborati delle studentesse dell’Accademia di Belle Arti, degli studenti del Liceo Artistico, del gruppo di scultrici Tekné di Reggio, e del gruppo Cotto d’Insieme di Roma.

Nel ridotto d’ingresso del teatro due box con libri e pannelli di Amnesty International (nella casa del mulino si nasconde un assassino, tra l’armadio e la credenza viene fuori la violenza) e del Centro Sociale Cartella  (per ogni donna umiliata e offesa siamo tutte parte lesa).

Ciascuna ha detto la sua nel dibattito. Ad un uditorio nutrito, essenzialmente e naturalmente femminile, si è parlato da donne, più che da specialiste. L’unico intervento maschile di uno studente di liceo è stato accolto da una divertente domanda oltre che da un grande applauso: ma sei maschio o femmina?

Abbiamo sentito il punto di vista  delle nostre amiche psicologhe (Natura della violenza e patologia), delle  Donne Valdesi (La figura della donna nella Bibbia), del Centro Antiviolenza Margherita (Operare sul territorio), del Collettivo Studentesco e Universitario, di Amnesty International, del Centro Sociale Cartella, di Legambiente, della rappresentante del CPO del Comune, del gruppo di artiste Cotto d’Insieme venuto apposta da Roma dietro invito del CIF, e di altre.

Molti i punti di vista. Nessuna di noi ha ricette pronte per operare e risolvere.

Vorremmo che avvenisse un miracolo come quello della legge spagnola che ho citato durante il consiglio aperto del Comune, il 25 novembre scorso, e che rappresenta per me il solco da allungare e dentro cui seminare. Ma questi miracoli sappiamo che avvengono con lotte lunghe e tenaci.

Dovremo tallonare le istituzioni e le scuole, nel pubblico. E fare i conti con molte cose, nel privato.

Incredibilmente professionale il balletto che è seguito al dibattito e costruito dalle studentesse del Liceo Classico Europeo; e poetico il video degli studenti del Liceo Scientifico A. Volta.

Tutte le studentesse e gli studenti hanno avuto in premio buoni libro e tessere del Circolo del Cinema C. Chaplin.

Gran finale con il film Racconti da Stoccolma, ma, forse, ce la siamo un po’ dormita… per la stanchezza.

11 gennaio.

Tenevamo molto a questa  giornata dedicata alla nostra staffetta in miniatura. Il piccolo drappello di giovani atlete pattinatrici e marciatrici, con l’anfora in mano le prime due,  con le fiaccole altre due, scortate da due vigilesse, avrebbe dovuto prima  stupire e poi suscitare domande per le vie della  città. Chi sono, dove vanno, perché? Interessare, impressionare la vista, era importante e primario per richiamare gente e avere una speranza di partecipazione ai contenuti.

All’inizio ci fu subito una grande preoccupazione.

Come garantire  l’incolumità della nostra piccola anfora per le strade e le scale della città? Immaginavo Pina Nuzzo in ansia. Noi lo eravamo altrettanto, ma decidemmo di rischiare pur mantenendo dentro di noi la segreta speranza che ci venisse un’idea per salvaguardarla.

E l’idea, non proprio geniale, ma necessaria  fu un’anfora gemella (o quasi). Ce la procurò la XIII Circoscrizione che aveva organizzato nel quartiere di Ravagnese una marcia con le allieve e gli allievi della scuola media, la mattina del 10 gennaio, appunto portando in strada un’anfora gemella. Così, anche se un po’ a malincuore abbiamo rinunciato a vedere l’anfora originale  nelle mani delle atlete e pattinare con loro per le vie di Reggio.

Battimani e il drappello parte.

Prima postazione, prime gocce di pioggia. Seconda postazione e pioggia sempre più insistente, ma riusciamo a raggiungerla. Dopo la pausa meridiana, la pioggia sempre più intensa ha pensato a toglierci qualsiasi altra velleità e preoccupazione.

Voglio chiarire perché abbiamo pensato di inserire questa idea nell’insieme della manifestazione. Durante la fase organizzativa / preparatoria ci si preoccupava che tutto non finisse con il  parlarci addosso senza che ci fosse un collegamento con le realtà territoriali.

Certo il momento culturale del dibattito, dello spettacolo, del parlare noi ad un pubblico era un momento comunicativo-informativo importante e necessario, ma avevamo bisogno di uno scambio. Dare informazioni e riceverne dal territorio stesso, questo ci interessava, come primo passo fra quelli successivi legati ad azioni operative, concrete, tra la gente e presso le Istituzioni.

Abbiamo contattato quindi dei centri laici e religiosi che da anni svolgono attività nel senso dell’accoglienza e del sostegno e si è deciso di saperne di più andando a trovare e ascoltando le donne ospitate.

Abbiamo  anche considerato le carceri un simbolo troppo forte della sofferenza femminile e della discriminazione e ne abbiamo fatto una delle tappe più importanti.

Il sistema carcerario non prevede una sostanziale differenza nella struttura funzionale e normativa a seconda che accolga detenute o detenuti e questo raddoppia gli effetti della pena sulle donne, perché sono obbligate ad un quotidiano non consono alle loro necessità di donne e perché non è previsto uno spazio adeguato per quelle che sono madri.

Queste donne tendono a non allontanarsi dalle celle per svolgere attività sportive o culturali, preferendo rimanere in cella a scrivere o leggere. Esiste una palestra attrezzata ma non attiva per mancanza di fondi e quindi di personale. Un funzionario ci informa che tutte le detenute attualmente presenti hanno alle spalle un passato di maltrattamenti, violenze e miserie ambientali e familiari. Una sua frase, si è scolpita nella nostra mente: per complessità e problematicità una donna in carcere è pari a 100 uomini…

Abbiamo raccolto i loro pensieri nell’Anfora.

Dopo le foto-ricordo sul portone di ingresso del carcere, con la Direttrice e l’Anfora, qualcuna pubblicata anche da un quotidiano locale, lasciamo i nostri effetti personali nella guardiola di sicurezza. Gli agenti molto gentili e sorridenti ci guidano in una stanza dove ci aspettano già, sedute ordinatamente su un’unica panca, sei detenute, qualcuna molto giovane.

Il primo scambio di sguardi è intenso. E’ come se volessero dirci tutto senza passare per le parole. Forse c’è uno sguardo, dalla sensazione tutta femminile, che ci riserviamo solo da donna a donna. E qui è quasi tattile. Noi siamo in otto, un flusso di energia si muove nei due sensi. L’emozione comincia ad essere incontenibile.

Quattro detenute rimangono obbligatoriamente nelle celle di alta sicurezza, ma avevano richiesto di lasciare ugualmente un messaggio nell’Anfora. La Direttrice mi accompagna e raccolgo i loro pensieri scritti. Ancora lampi di sguardi, poche parole e abbracci, non senza sciogliermi in lacrime.

In calce ad un loro biglietto si può leggere: Siamo in quattro dell’alta sicurezza, persone civili e rispettose. Siamo state private di un nostro diritto: partecipare.

Mi è stato spiegato che per accordare loro questo permesso ci sarebbe voluta un’autorizzazione speciale con tempi più lunghi.

Un messaggio, inviato al mondo in un’anfora invece che in bottiglia, è una lunga storia compressa in un paradigma, tipica e sentita purtroppo molte volte.

Ho una storia troppo lunga da raccontare. Dopo una vita vissuta in famiglia, con apprensione e amore, combattevo e resistevo, non  volevo distruggerla, ma sono arrivata al culmine della sopportazione, per le troppe violenze che subivo dal marito, trattata da schiava per 30 anni.

Un padre padrone e io per amore tacevo, anche se soffrivo, umiliata, e non rispettata. Questo mi rendeva la vita troppo difficile.

Non lo meritavo, nei suoi confronti. Approfittare sulla bontà ed educazione che io ho avuto. Tutto il male ricevuto, alla fine sono esplosa. Oggi sono qui chiusa da tre anni e 6 mesi. Abbandonata. Sono preoccupata per i miei cari figli che non vedo da 2 anni e 6 mesi.

Sono contro la violenza. Ci vuole più rispetto per le donne.

Eravamo preoccupate per questo incontro. La Direttrice  Maria Carmela Longo ci aveva avvertite: potrebbero rimanere mute per tutto il tempo.

Non è stato così. Hanno parlato, ansiose di comunicare, hanno riso con gli occhi per il piacere di esserci, tutte ci hanno passato i loro pensieri scritti. Prima di lasciarci ci hanno abbracciate a lungo. Ci hanno chiesto di ritornare.

Torneremo a visitarle a breve, magari con delle proposte per migliorare le loro giornate. Ce lo hanno chiesto anche la stessa Direttrice, aperta e disponibile, e gli agenti, entusiasti anche loro di questo piccolo spiraglio comunicativo e, percepiamo, consapevoli di una concezione della detenzione non esclusivamente penalizzante, ma necessariamente ricostruttiva della personalità.

Ci salutiamo  nel cortile davanti al carcere con i funzionari, mentre la pioggerella incalza.

Dopo questo momento, indimenticabile, il resto della giornata pur mantenendo la sua valenza importante, risulta sbiadito al confronto, e… troppo bagnato dalla pioggia.

Alla Casa Nazareth, le operatici ci hanno accolto con calore in una sala rivestita in legno, al seminterrato, dove ci hanno parlato con grande umiltà e competenza del loro lavoro educativo e di assistenza. Col supporto di specialiste, si occupano di madri in difficoltà e bambine/i senza genitori che fanno studiare nelle scuole pubbliche. Infatti per favorire il loro legame col mondo esterno hanno chiuso le scuole private interne della Casa. Presenti e molto interessate le atlete e le vigilesse, protagoniste anche loro per la figura e per il ruolo simbolico che abbiamo voluto e richiesto.

Arriviamo sotto la pioggia incessante alla casa di accoglienza di Suor Maria Grazia.

E’ una donna che ci ha ricordato subito, per piglio, forza e grandezza d’animo, perfino nella figura minuta e incurvata, Madre Teresa di Calcutta.

I suoi occhi, sotto sopracciglia pensierose, abituati da sempre a guardare dal sotto in su, hanno visto una sofferenza ininterrotta della donna lungo tutti gli anni della sua attività, e il suo messaggio che abbiamo colto è stato: rispetto per la donna, la donna è da sempre protagonista, la donna è più forte, tutto dipende dalla donna…

Ho pensato se si sentisse prima una donna e poi suora o prima una suora e poi donna.

Da sola e lavorando come una formichina dagli anni ’50 fino ad oggi, è riuscita a mettere su un complesso architettonico enorme in grado di fornire in ogni momento cibo, ospitalità, indumenti a tutte le donne in difficoltà, ai loro figli e perfino alle loro famiglie.

Viene proiettato un video sulla storia della Casa. Poi alcune di noi parlano del senso della Staffetta e infine le ragazze leggono al microfono i loro pensieri, prima di posarli nell’Anfora.

Di questa donna ho sentito un episodio, nella fatica e nelle difficoltà dei primi anni.

A corto d’acqua si mise a suonare le campane a lungo, cosa che all’epoca era segnale di incendio. Arrivano i pompieri ma non vedono il fuoco e lei dice: non abbiamo acqua!

Ultima tappa, un centro d’accoglienza diocesano, già legato alla Caritas, che ospita soprattutto donne immigrate, seguite da assistenti sociali, con le loro bambine e bambini, tanti, allegri e incuriositi dall’Anfora che avrebbero volentieri mandato in frantumi.

Non abbiamo fatto domande ma qualche mamma ha accennato alla sua realtà di donna immigrata, scampata al degrado ambientale e dei maltrattamenti familiari nel suo paese d’origine, poi finita in nuovi altri meccanismi distruttivi, che solo in parte l’accoglienza del centro riuscirà a tamponare.

Il lavoro collaterale è quello del reinserimento e dell’integrazione.

All’uscita ancora pioggia. La fiaccolata prevista non può accendersi.

Ci rifugiamo nel Teatro Politeama Siracusa dove tutte ci ricongiungiamo e ci rilassiamo finalmente alle impeccabili esecuzioni per flauti e piano e allo straordinario, poetico canto delle donne dell’Associazione Vivarium.

Luci in sala e accendo il nostro grande cero che manterrò simbolicamente acceso fino all’arrivo dell’Anfora a Catanzaro. E il saluto. Grazie a tutte.

Porterò io stessa l’Anfora, insieme con la nostra amica psicologa Renata Raineri, alla fremente Donatella Ponterio che guida l’Associazione Donne in cammino di Catanzaro.

Venerdì 16 gennaio, sono le 21,45.

Donatella a Catanzaro avrà concluso la sua tre giorni “culturale” e si starà finalmente godendo il meritato riposo. Domani pomeriggio porterà l’Anfora a Mariolina Tropea, a Lamezia Terme.

Ho telefonato un’ora fa a Mariolina, aveva i crampi dall’ansia, ma anche i brividi per l’emozione. Gli stessi che ho provato io. Non so se sono riuscita a tranquillizzarla. Qualche turbamento in verità ce l’ho ancora, perché la piccola Anfora mi è sfuggita dalle mani (non certo letteralmente) e dovrà fare ancora tanti chilometri per la Calabria.

Saremmo dovute essere a Catanzaro il 14 gennaio, la mia amica Renata Raineri ed io, e mio marito, che avrebbe scattato qualche foto. Ma il giorno prima c’era stato il diluvio, e le strade si presentavano impercorribili. In particolare su quella per Catanzaro era in allerta la protezione civile.

Così l’Anfora è stata portata il giorno dopo. Una giornata  splendida, strada libera, gran sole nell’aria pungente della città alta; e mi sentivo anche in piena forma.

La riunione è nella bella Sala dei Concerti del Comune, le donne attentissime e via via più numerose. La sala è costellata, per tutto il perimetro, di quadri con cornici dorate. Sono ritratti di stile ottocentesco dei sindaci, ovviamente tutti tutti uomini, con  barba e baffi o baffi e favoriti. Curioso il contrasto tra l’iconografia severa di rappresentanza della dignità pubblica e virile di quei primi cittadini di ieri e quanto avviene nella sala con l’affermazione di diritto della nostra dignità pubblica di donne.

Donatella ed io non ci conoscevamo ancora di persona, così come non conosco tuttora le donne di Lamezia e di Cosenza, ma con Donatella, che ho sentito per prima, è stato subito amore per telefono e poi a prima vista. Il suo viso mi ha ricordato una persona della mia infanzia, a me carissima.

Si ripete l’emozione già provata da Giovanna Crivelli della Sicilia: trasportare il trolley, averne cura, aprirlo, tirar fuori l’oggetto prezioso, la consegna. Quasi un protocollo diplomatico, ma con carico di trepidazione e inquietudine.

L’accoglienza, splendida. Queste donne di nuova conoscenza mi sembrano già tutte mie amiche. Nessun formalismo di rappresentanza.

Diamo il via al rito di consegna. Dopo le presentazioni ufficiali, accendo il largo e corto cero portato da Reggio, donatoci da Maria Avila della loro associazione,

Donatella accende il suo alla fiamma del nostro e si dà l’avvio alla giornata che si articola su tre relazioni molto interessanti.

Il tema: Il bambino e il diritto alla relazione. Il recupero della figura paterna oltre la violenza di coppia.

In sintesi: la violenza nell’infanzia è il seme su cui si costruiscono uomini violenti. La figura maschile in un percorso di comprensione reciproca è necessaria per aiutare la donna nel suo percorso di indipendenza. E’ essenziale anche che l’uomo non continui a crescere in una cultura autarchica con l’obbligo di fare il principe azzurro, l’eroe, il macho. L’uomo deve accedere al diritto di emozionarsi, di esprimere i sentimenti, i bisogni dell’animo.

A conclusione ricevo da Donatella un suo libro con dedica e un bellissimo scialle dalle lunghe frange chiamato vancale, tradizionalmente lavorato dalle donne calabresi della sua zona. Nel momento della consegna dell’Anfora, che si era configurato già a Reggio come un vero e proprio rito, le donne vicine a Donatella hanno indossato scialli analoghi.

C’è un lucidissimo Steinwai & Sons nero in sala, un ricca corbeille sul piano e un pannello con triplice scritta appoggiato di lato: eu non son cόmplice, il motto delle donne catalane. Reno, mio marito, non resiste, si siede e chiude con un concerto improvvisato monotematico. Sento, struggente ma con molto humor, malafemmena

Considerazioni un po’ più serie, legate al diario…

Ripensando a questo travolgente percorso, ci tocca, come essenziale snodo di risvolto, la riflessione su noi stesse, sulle nostre responsabilità e inadeguatezze.

Siamo tentate di pensare al maschio come altro da noi. Invece è parte/parto di noi.

Se il maschio è violento, cioè nostro figlio come archetipo, può voler dire anche che non trasmettiamo abbastanza tenerezza e poesia nella profusione delle carinerie zuccherose.

Ci sono anche madri madrone e madri assolvitutto (il gioiello del maschio…) a fare danni. Parliamone più spesso.

Se non siamo una forza che incide, come donne, può voler dire anche che al di là della solidarietà maternale o di sorellanza, occorre imparare a creare e far funzionare un sistema, il nostro, per  gli ambiti che ci riguardano. Ma nemmeno copiando i collaudati gerarchigrammi maschili.

E invece capita che quando facciamo sistema, l’acredine tutta al femminile, le rivalità, le ritorsioni acide e pungenti, possono rovinare tutto. Bisogna ammettere di essere portatrici anche di dinamiche (auto)distruttive acquisite non so se dalla notte dei tempi o dalla scuola di subordinazione, in cui storicamente siamo state tenute, o semplicemente da un’educazione genitoriale inconsapevole.

Molte di noi a guardarsi nello specchio fatato, quello che però si tiene coperto con panni neri, potrebbero non riconoscersi.

Qualche anno fa ci abbiamo provato a fare sistema e a uscire dal silenzio. Non so se ci hanno piuttosto zittite o ci siamo zittite.

E poi il nostro corpo, diventato merce tra le più redditizie per il consumo martellante, non pensato da noi, di un eros usa e getta a cui ci prestiamo e che spesso ci umilia.

Accanto alle etichette cotone 100%, lana 40 %, ci ritroviamo addosso quella di proprietà privata.

E poi tutto l’immaginario a noi riservato e da noi fortemente voluto.

Ognuna ha sognato o sogna un principe azzurro e una grande scenografia bianca che però ci obbliga eticamente in molte implicazioni, a vita.

E poi le bamboline e i bambolini, Barbie e Ken, feticci di un role model a cui, ignare, conformiamo i nostri figli, tanto che la sindrome che poi si possono portare dietro la chiamerei di Barbie e Ken, più che di Peter Pan.

Ma non sono certo buoni motivi per farci massacrare.

L’Anfora, nella sua pancia, porta tutti questi problemi, vitali.

Almeno per un anno in modo astuto e intelligente, guadagnando territorio da sud a nord (di solito è il contrario), la Staffetta li ripropone, ma contemporaneamente ricostruisce legami e solidarietà, sollecita idee per uscirne con varianti auto-creative, senza stancare nessuno e seminando emozioni ed entusiasmi.

Occorrerà ora non smagliare la rete e saper comunicare fra di noi non certo coi segnali di fumo, scavalcando o riunendo (che fatica) secondo i casi i microcosmi delle miriadi di associazionismi locali, e ancora mediando e placando le infinite suscettibilità.

A cosa serve … – hanno obiettato e contestato alcune – serve invece il lavoro operativo di aiuto diretto sulle donne del territorio. Sarà vero. Ma questa specie di zelo confonde diversi ambiti e non ha ben chiaro il contesto. In realtà gli ambiti della comunicazione pubblica del problema, della operatività missionaria sul territorio e dell’intervento istituzionale sono interdipendenti.

Aderire o partecipare alla Staffetta d’altra parte non lo prescrive il medico.

Ci siamo chieste come tradurre e far arrivare in modo permanente il simbolico della Staffetta alle donne (tutte parti in causa), ai giovani (se glissano qualcosa non va), ai maschi (il problema) e nelle scuole (la madre collettiva),

Già, le scuole.

Tutti gli involucri argentati di merendine e patatine che vedo per terra (abito vicino a una scuola elementare) finiscono per terra in parte alla presenza delle mamme, mentre accompagnano o prelevano i piccoli, in parte rilasciate dai più grandicelli che evidentemente non ricevono un decisivo atto educativo a non farlo.

La rivoluzione potrebbe essere sicuramente al femminile: scuola, donna.

La sera dell’11 a Reggio, finiti gli eventi, rientro a casa a piedi e comincia a dipanarsi il filo di queste riflessioni.

E tra tante altre sensazioni riconosco anche un’ombra di nostalgia.

M M

gennaio 2009

8 marzo 2009

Tesserino con numeri di telefono d’emergenza distribuito per le strade di Reggio in occasione dell’otto marzo 2009.

26 settembre 2009

Su invito della XIII Circoscrizione-Ravagnese di Reggio Calabria l’UDI le Orme propone il video Il Corpo delle Donne (2009), di Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi, Cesare Cantù, in un incontro con la cittadinanza. Il dibattito si svolge con  molto interesse sui temi dell’immagine e del corpo della donna diventati merce, e su quanto le giovani generazioni abbiano consapevolezza.

19 ottobre 2009

Donne, una storia  ancora da raccontare è il tema di un incontro-dibattito promosso dal movimento Donne in Rete nella Sala Giuditta Levato del Consiglio regionale a Reggio. Gabriella Andriani, responsabile dell’Associazione, invita l’UDI rc. Tre le relatrici: la  psicologa Rosamaria Vita, che si è intrattenuta sulle psicodinamiche della solitudine; la sociologa Daniela Orlando, che ha affrontato gli aspetti della “comunicazione interrotta” e la responsabile dell’UDI (Unione Donne in Italia), Marsia Modola, che ha parlato delle donne fra rappresentanza e rappresentazione (Strill 20 ott. ’09). Modola propone la visione de Il corpo delle donne, di Cantù-Malfi-Zanardo, che si affianca  alle immagini del video Gli uomini non cambiano realizzato da Donne in Rete. Denso e appassionato il dibattito cui intervengono rappresentanti istituzionali e di varia apparteneza, e il pubblico presente.

25 novembre 2009

manifesto per il 25 novembre 2009

Comunicat0 stampa

Un percorso lungo un anno, 12 mesi di iniziative in tutta Italia, la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, partita il 25 novembre 2008 da Niscemi, dove è stata assassinata Lorena Cultraro, si chiude esattamente un anno dopo a Brescia, dove è stata sgozzata Hiina Salem. Simbolo e testimone un’anfora portata da due donne e consegnata ad altre due, tappa dopo tappa, città dopo città, paese dopo paese, sempre pubblicamente. L’Anfora è passata anche da Reggio Calabria, ha raccolto i pensieri delle donne calabresi, i dolori, le speranze, le sofferenze, i desideri di giustizia.

Per celebrare questi 12 mesi e per rilanciare ancora una volta un grido di denuncia contro il femminicidio, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, mercoledì 25 novembre, alle ore 17.00, al teatro Siracusa, si terrà un incontro promosso dall’UDI Le Orme di Reggio Calabria, in collaborazione con il Circolo Vivarium, con il Laboratorio Teatrale Universitario e con l’ Associazione Ecopoiesis.

Musica, parole, immagini per raccontare la violenza, per denunciarne la brutalità e la tragicità, per ribadire che la violenza sulle donne è un crimine e un problema che deve riguardare tutta la società civile, non soltanto le donne o le vittime di violenza.

  • L‘UDI presenterà una panoramica fotografica del percorso della Staffetta in Italia tramite un video che verrà proiettato in sala.
  • Le giovani artiste del Circolo Culturale Vivarium Paola Nicolò e Laura Quattrocchi, presenteranno una lettura scenica tratta da “Passi Affrettati” di Dacia Maraini, accompagnate dalla flautista Nunziella Nicolò e dal percussionista Enzino Y, con musiche di Mendelssohn, Morlacchi, Mouquet, con la partecipazione di Silvana Luppino.
  • La dominicana Jeannete Dominguez Perez leggerà un testo a ricordo delle sorelle Maria Teresa, Minerva e Patria Mirabal, ferocemente uccise sotto la dittatura di Truillo.
  • Le studentesse del Laboratorio teatrale Universitario Adele Rombolà, Egizia Scopelliti, Adriana Cuzzocrea, Jessica Zavaglia, sotto la direzione di  Marilù Prati, leggeranno il brano “L’acqua e il pane” di Rocco Familiari.
  • La cantante Elisabetta Nucera interpreterà brani della tradizione grecanica.
  • Enzo De Liguoro, dell’Associazione Maschileplurale  interpreterà “Messaggio da uomo a uomo” accompagnato al violino da Marco Modica.

Nel ridotto all’ingresso del cineteatro Siracusa quattro cavalletti portano le gigantografie con la storia delle sorelle Mirabal: Dedé, Maria Teresa, Minerva e Patria, tre delle quali ferocemente uccise sotto la dittatura di Trujillo. Saranno presenti anche il Gruppo 227 Amnesty International di Reggio Calabria, che raccoglierà firme contro la violenza sulle donne, e il Centro Sociale “Cartella”.

L’UDI Le Orme di Reggio Calabria ha raccolto una moltitudine di donne di generazioni differenti che insieme hanno lottato e lottano per i diritti delle donne e contro la violenza sessuata e il femminicidio. Insieme diciamo pubblicamente le nostre parole sulla violenza e incoraggiamo le più giovani e le donne che, nate altrove, vivono qui a trovare le loro parole, di denuncia e di riscatto, contro la violenza sulle donne.       UDI rc 25 nov. 2009

il video prodotto da UDI rc proiettato al cineteatro Siracusa

http://vimeo.com/14464924

perché il 25 novembre …

Il 17 dicembre 1999 con la risoluzione 54/134 l’Assemblea delle Nazioni Unite scelse la data del 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, in ricordo delle sorelle Mirabal e del giorno del loro assassinio, il 25 novembre 1960. La loro storia è stata raccontata da Julia Alvarez nel libro (1994) En el tiempo de las Mariposas / In the time of the Butterflies, e nell’edizione italiana Il tempo delle farfalle, Giunti Editore. Ne è stato tratto anche un film omonimo diretto da Mariano Barroso, con Salma Hayek che interpreta il personaggio di Minerva (2001).  

30 novembre / 14 dicembre 2009

Inquietudini. Plurale, femminile.

E’ una rassegna di film con tre incontri a tema, organizzata dal Circolo del Cinema Cesare Zavattini con il patrocinio della Presidenza della Giunta regionale e della Consigliera regionale di PO.

Intervengono per il primo incontro Norma Rangeri e Paola Abenavoli, giornaliste rispettivamente de il manifesto e de Il Sole 24ore, sul tema Donne e comunicazione, quanto subiscono e quanto possono incidere, quanto riescono a comunicare una visione al femminile. Per il secondo incontro la responsabile Marsia Modola di UDI le Orme e Valentina De grazia, direttrice di E, sviluppano il tema Donne e lavoro, le affermazioni ma anche le discriminazioni, le disparità di trattamento, le indicazioni e l’incrocio dei numeri nelle statistiche. L’ultimo incontro col regista Corso Salani, inaspettatamente scomparso mesi dopo, a giugno 2010. Salani racconta dei frammenti di vita di un femminile poetico e non classificabile, degli universi paralleli possibili, immaginati  come infinite sensazioni espresse da volti e terre.

8 marzo – 25 novembre 2010 Campagna IMMAGINI AMICHE

Il PROGETTO – L’UDI nazionale ha promosso una campagna di contrasto alla comunicazione sessista, chiamata Immagini amiche e alla quale ha aderito UDI RC. (continua)

luglio/agosto 2010 – a Reggio

Distribuzione di volantini per richiamare l’attenzione sulla comunicazione sessista e sulla mercificazione del corpo della donna da parte dei media e della produzione economica.

Creazione di uno spot sulla modalità di rappresentazione del corpo della donna.

Lo spot è stato presentato da RAI3 TG-regione e mandato in onda con grande sensibilità, in tre passaggi giornalieri, da RTV e GS Channel, emittenti reggine. Richiesto dall’UDI di Genova, è stato proiettato alla Scuola politica dell’UDI nazionale, alla quinta edizione. (continua)

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...