Memoria

Noi Donne –  gennaio 2014 / pag 25 – dal testo dell’articolo originale pubblicato da Noi Donne nel luglio del 1949

                                                   da noidone

MARTIRIO DI DONNE

Nel sesto anniversario della morte di Vittoria Nenni, l’orribile calvario delle deportate di Auschwitz, raccontato da TERESA NOCE (Estella)

Luglio 1943 – luglio 1949 … Sei anni sono trascorsi dal giorno lontano in cui le ceneri di Vittoria Nenni, assieme alle ceneri di altri martiri di ogni nazionalità, furono buttate al vento nel campo di Auschwitz.

… Chi non è mai stato nei campi della morte non può immaginare l’orrore. Tutto quanto è stato detto, tutto quanto è stato scritto rimarrà sempre al disotto della realtà. Fame e sete. Pidocchi grassi e bianchi che succhiavano le povere carni. Fatica, stanchezza, sonno. Malattie, ascessi, diarree. Bastonate, scudisciate, calci e sputi. Il lavoro disumano, bestiale, nelle paludi, nei boschi, nelle officine: 84 ore di lavoro per settimana, giorno e notte, un giorno dopo l’altro senza riposo, una settimana dopo l’altra. E la morte che è tutt’intorno, nel bosco e nell’officina, che entra con voi nelle baracche, che si installa all’infermeria, che veglia i vostri sonni, che rende di gelo il corpo della compagna che vi giace accanto e che la mattina ritrovate stecchito, con gli occhi spalancati, che guardano dall’al di là questo soggiorno infernale.

Selezione – Trasporto nero – Doccia… Parole terribili che avevano, tutte, un solo significato: MORTE.

Morte per le ebree e per le ariane, per le francesi come per le polacche, per le russe come per le italiane. Morte per le antifasciste, per le patriote, per le resistenti, per queste donne che avevano lottato solo per la pace e la libertà. Morte per le giovani e le vecchie, per le ammalate e per gli ostaggi, per le mamme ed i bambini. Torture. Torture inumane senza nome. Blocco della morte dove le deportate non morivano una volta sola, ma dieci volte, cento volte, ogni volta che moriva la vicina, la compagna. Celle delle condannate, dove in dieci o in cento in due metri quadrati, non si poteva né sedere né appoggiarsi: dove filtrava a rigagnoli, il sangue di quelle che fucilavano fuori, al muro delle esecuzioni. Blocco degli esperimenti dove si iniettavano il cancro e la sifilide alle vergini e ai bambini.

Questo erano i campi della morte. Questo erano Ravensbruck e Auschwitz.

Il primo non l’ho più rivisto. Nel secondo, le delegazioni degli ex deportati di tutte le nazionalità vi hanno fatto un primo pellegrinaggio nel gennaio 1946. Erano con noi un prete e due patriote francesi che avevano conosciuto Vittoria Nenni ad Auschwitz. Con loro abbiamo rivisto le orride baracche, abbiamo contemplato i sacchi colmi di capelli umani tagliati alle morte e alle vive, i mucchi di denti d’oro strappati ai cadaveri.

… Rovine e ceneri. Ceneri umane di centinaia di migliaia di donne, uomini, bambini. Si affondava nelle ceneri fino a metà gamba. Si inciampava, si singhiozzava … Dove furono le rovine del forno a gas n. 2 – quello dove, in maggioranza, si uccidevano i francesi – due ex deportate francesi e il prete si inginocchiarono e piamente riempirono di ceneri un’urna che avevano portato con loro da Parigi, per seppellirla in Patria. Avrei voluto fare così anch’io per riportare simbolicamente in Patria le ceneri di Vittoria Nenni. Ma invano cercai una traccia che dicesse in quale forno venissero immolati gli italiani … Da Auschwitz pochissimi ritornarono. Dai registri della morte che i tedeschi non fecero in tempo a distruggere e che sono conservati nel museo di Cracovia, accanto ad ogni nome di italiano vi è una croce …

Mischiate alle ceneri degli uomini e delle donne che sono morte per la pace e la libertà, le ceneri di Vittoria Nenni rimangono sul luogo del suo martirio. Ma nel ricordo di lei e del suo sacrificio, alla memoria delle centinaia di migliaia di donne e di madri che morirono eroicamente, giuriamo che sul loro esempio noi lotteremo perché questo non ritorni mai più, giuriamo che risparmieremo ai nostri figli questi orrori!

Lascia un commento

Archiviato in storia delle donne

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...