Carolina Girasole, sindaca di Isola Capo Rizzuto – Rosy Canale, Donne di San Luca

Riceviamo da Franca Fortunato che ringraziamo. 

LE SPIEGAZIONI CHE  CAROLINA CI DEVE

DOLORE, smarrimento, incredulità sono i sentimenti che mi hanno stretta in una morsa alla notizia dell’arresto di Carolina Girasole. Ho sentito il vuoto di parole dentro di me. Non riuscivo a dire a me stessa se non “non è possibile”, “non può essere vero”. Poi ho letto i giornali e la cronaca giudiziaria. A quel punto ho deciso di scrivere questa che vuole essere una lettera aperta, da parte di una donna che, pur non avendola mai conosciuta personalmente, ha sempre scritto e parlato di lei, non come simbolo dell’anti ‘ndrangheta (i simboli non appartengono alla storia delle donne), ma semplicemente come una donna tra le tante che, giorno dopo giorno, lottano, anche in questa terra, per poter affermare la propria libertà e riappropriarsi della propria vita. Lei aveva scelto di affermare il suo desiderio di donna stando nelle istituzioni, come le altre sindache con cui ha stretto una relazione politica forte, in nome della buona politica e della buona amministrazione.

“Carolina Girasole è una delle tante donne che stanno dimostrando che anche in Calabria è possibile la buona politica e la buona amministrazione, lontane dal malaffare e dalla complicità mafiosa. La sua esperienza, come quella che stanno portando avanti altre donne quali Maria Carmela Lanzetta, Annamaria Cardamone, Elisabetta Tripodi ed altre, presentate in modo riduttivo dai mass media come “sindache anti-‘ndrangheta”, credo che ci parli innanzitutto di passione politica, di amore per il proprio paese e la propria terra, che è amore per la madre, di desiderio libero femminile di amministrare con trasparenza e correttezza. La ‘ndrangheta non ama la buona politica e la buona amministrazione. Ecco perché ha combattuto Carolina e combatte le altre, cerca di fermarle con violenze e intimidazioni. Chiamare Carolina Girasole e le altre “sindache anti-‘ndrangheta” non rende giustizia al senso libero della loro differenza, ingabbiandole in un immaginario mass-mediatico che vuole la Calabria terra di ‘ndrangheta e anti ‘ndrangheta. Carolina come Giuseppina (Pesce) e le altre sono donne accomunate non dalla lotta alla ‘ndrangheta ma dal desiderio di libertà per sé, per i propri figli e figlie e per la Calabria tutta.                 

E gli uomini di ‘ndrangheta le combattono, innanzitutto per tutto questo. Non so se Carolina sarà rieletta sindaca e se Giuseppina riuscirà a ricostruirsi una vita, dopo aver pagato il suo debito con la giustizia, ma stiano sicure che niente e nessuno potrà cancellare il valore delle loro scelte con cui hanno segnato questa terra”.

Cosi scrivevo su questo giornale appena  qualche mese fa, prima delle elezioni amministrative a Isola Capo Rizzuto, rispondendo a un editoriale del direttore Matteo Cosenza che generosamente ringraziava Carolina e Giuseppina Pesce, per la “speranza di cambiamento” che rappresentavano per la Calabria. Per anni, il nome di Carolina Girasole l’ho portato in giro tra le donne di tutta Italia e nelle aule scolastiche, tra le mie alunne, come testimonianza di una realtà femminile che è già cambiata e sta cambiando la Calabria.

In nome di tutto questo chiedo pubblicamente a Carolina Girasole di dire chi è veramente e come è arrivata ad amministrare il Comune. Smentisca tutto quello che ho scritto su di lei. Ogni donna che sceglie di entrare nelle istituzioni, che lo sappia o meno, deve rendere e rende sempre conto alle altre donne di quello che fa, di come agisce e di come si rapporta a uomini e donne in quei luoghi. Carolina deve rendere conto, del suo operato e delle accuse che le vengono mosse dai magistrati, a tutte le donne come me, che hanno creduto e credono ancora in lei.

Aspetto, pertanto, che lo faccia con una lettera pubblica alle donne calabresi.

Franca Fortunato

(sul Quotidiano della Calabria del 05.12.2013)

per approfondire

***

Una copertina e sedici pagine dedicate dalla rivista svedese Dagens Nyhetera a Rosy Canale e al Movimento delle Donne di San Luca nell’ottobre del 2011. Peter Loewe autore del servizio aveva visitato San Luca e Polsi l’anno prima in occasione della festa di settembre.  

Un altro caposaldo è caduto?

E’ notizia di oggi che Rosy Canale è agli arresti domiciliari, nell’ambito dell’inchiesta Inganno, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Sei ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere di tipo mafioso, per reati contro l’amministrazione pubblica, finalità agevolative nei confronti di cosche, giro fittizio di beni.

L’aggravante delle finalità agevolative nei confronti della ‘ndrangheta non riguarda, stando alle notizie, l’imputazione per Rosy Canale che è invece di peculato e truffa aggravata. Reato verso la socialità comunque grave.

Rosy in questi giorni (appena ieri al Teatro Morelli di Cosenza) era impegnata in uno spettacolo teatrale itinerante chiamato Malaluna, come il locale discoteca-ristorante da lei gestito a Reggio. Malaluna. Storie di ordinaria resistenza nella terra di nessuno, musiche di Battiato, ispirato al libro La mia ‘ndrangheta di Emanuela Zuccalà (giornalista di Io Donna/Corsera) e Rosy coautricepubblicato dalle Edizioni Paoline, 2012.

“Quando mi hanno proposto lo spettacolo, ero spiazzata, non sono un’attrice, poi ho capito che il teatro poteva essere un’opportunità per sensibilizzare. All’inizio rivivevo il vissuto, mi commuovevo, piangevo, poi il regista mi ha aiutato a controllarmi, ed è diventata un’esperienza magica”.

Una sfida aperta. Il Movimento delle donne di San Luca infatti da lei fondato con epicentro proprio nel paese ha raccolto circa 400 donne. Tutto inizia con la sua ribellione allo spaccio di droga imposto nel suo locale, viene malmenata gravemente e avrà bisogno di tre anni di riabilitazione. Il suo impegno non poteva essere finto. Premi, riconoscimenti. Un’icona.

L’inchiesta Inganno era partita nel 2009 ed era tesa ad accertare come parte delle risorse ricevute per il sostegno del Movimento delle Donne di San Luca abbiano avuto un utilizzo privato da parte della fondatrice, e come una ludoteca non abbia mai svolto attività, sebbene inaugurata nel 2009, provenendo da un bene confiscato ad una cosca. (fonte newz.it)

E ora? Una buccia di banana? Rosy dovrà chiarire si spera onorevolmente la vicenda in cui è incappata. E intanto lo stesso sgomento di Franca Fortunato ci attanaglia.

Rosy spiegaci.

2 commenti

Archiviato in Donne in Calabria, Giustizia

2 risposte a “Carolina Girasole, sindaca di Isola Capo Rizzuto – Rosy Canale, Donne di San Luca

  1. Maria vasapollo

    Come donna calabrese,che vive in Puglia da molti anni,sono senza parole.

    • UdiReggio

      Cara Maria condividiamo lo smarrimento, specialmente il tuo che proviene anche dall’affezione per questa terra dolce e amara. Dobbiamo stare attente a non ricavare una regola generale di sospetto e sfiducia, malgrado tutto.

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