Museo etnomusicale di Reggio Calabria al rogo la cultura raffinata

ncendio museo strumenti mus

Sera inoltrata di lunedì, dopo il sit-in del pomeriggio gruppi di amici e conoscenti si attardano ancora increduli a commentare, esecrare, fare ipotesi, inveire. L’incendio nella notte del museo etnomusicale all’ex Stazione Lido di Reggio Calabria è ormai ritenuto doloso. Sono stati rinvenuti una tanica e un piede di porco. Poco più di un anno fa il Centro Cartella, in estate la Chiesa Ortodossa di Sbarre, ora il Museo etnomusicale … sembra una strano disegno di pianificazione urbana via fuoco contro i centri di socialità e di aggregazione creativa.    

Una parte di popolo che non sa nulla di musica nel paese dei grandi musicisti, che non sa nulla di arte nel paese dei grandi artisti, che ama il peggiore trash nel paese che ha molto amato la bellezza. E che ha imparato a litigare in modo spocchioso anche se semplicemente respiri. Questa parte di popolo, di cui vanno difesi comunque i diritti e compresi i drammi, è però temibile perché è la base dura dello stereotipo, della cattiva politica, del malaffare, più inconsapevole che consapevole lascia fare e quindi nutre con la propria inconsapevolezza la canaglia ristretta che riesce a sbranare l’Italia. Se questa base dura porta utile, viene lasciata così com’è, e piuttosto è alimentata.

Un’altra parte di popolo fa dono di sé, del proprio pensiero, della propria arte, senza nulla in cambio, magari dei propri soldi per tenere un piccolo grande museo musicale come un bene pubblico.

Questo aveva fatto Demetrio Spagna per circa venti anni, dando vita e allevando con grande amore e passione la sua creatura del museo etnomusicale nei locali della Stazione Lido, a suo tempo avuti in concessione, e da lui sottratti alla discarica e recuperati.

Il riconoscimento istituzionale di bene pubblico al Museo dello Strumento Musicale non arrivò mai, né sotto forma di acquisizione come bene culturale, né sotto forma di elargizione di fondi né con l’assegnazione di una sede più consona. Una politica inetta e proterva, ma col sensorio obnubilato verso temi vitali, preferisce celebrare la sua ignoranza piuttosto che crescita culturale e civile.

Con l’incendio dei locali dell’ex Stazione Lido il Museo ha perso strumenti provenienti da varie parti del mondo specialmente dell’area mediterranea, libri e partiture anche rare, un organo ottocentesco…

Vi erano anche esemplari di zufoli ricavati dalla corteccia scollata da virgulti di castagno, che realizzavano i nostri contadini e pastori. Erano detti frischjottu i nu jornu perché suonavano solo a primavera e per qualche giorno finché la linfa era fresca. Geniale la costruzione e geniale il modo di suonarlo modulando le armoniche con un solo dito.

Ma ai feroci esecutori magari col rolex al polso, e ai loro mandanti forse in viaggio sullo yacht, ma anche solo poveri dannati a servizio irreversibile, o dannati fanatici delle simbologie nerofumo, non interessa proprio nulla di tanta umile genialità. Anzi il grande progetto che si è fatto perfino politica è estinguerla e colonizzare invadere dominare persone, cose, luoghi, in cambio di un utile immediato concreto ingente: consenso, potere, affari, denaro …

È la storia di sempre. Ma se questa storia va avanti da sempre vuol dire che ancora non abbiamo imparato la lezione.

Come donne siamo una grande forza ancora inespressa, frammentata, sfruttata, offesa, considerata un ornamento. Ma una grande forza. E siamo con voi amici del Museo etnomusicale. Ricominciate, ricominciamo da quei dieci strumenti bruciacchiati salvati.

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tratto da I musei della Calabria – Museo degli Strumenti musicali,  vol. 2, a cura di Rosa Maria Cagliostro.

Ricostruiamo il Museo, ecco come contribuire

3 commenti

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3 risposte a “Museo etnomusicale di Reggio Calabria al rogo la cultura raffinata

  1. Care compagne vi sono vicina. Qui, nel profondo nord dove vivo, lo scempio è la cementificazione della campagna, imprigionata in una iperbolica rete stradale totalmente inutile unita a una speculazione edilizia che mangia il territorio. Nord e sud sono le due facce della stessa medaglia

  2. elvira perri

    mi sa che i talebani hanno fatto scuola e hanno dei seguaci; un saluto con rabbia

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