Lido Comunale di Reggio Calabria – Conferenza dei Servizi per il recupero dell’area

foto lido reggioLido Comunale di Reggio Calabria – foto aerea anni ’50

L’UDI, Unione Donne in Italia di RC, come soggetto portatore di “interesse diffuso” (art. 9 L. 241/90), partecipa giorno 17 ottobre alla Conferenza dei Servizi relativa al Progetto di recupero dell’area del Lido Comunale Genoese Zerbi di Reggio Calabria. Presenti al tavolo di discussione il progettista ing. G. Arena, rappresentanti delle Istituzioni e delle Associazioni cittadine.

Relazione.

La città di Reggio C. è interessata da una serie di progetti di riqualificazione urbana. Un gran bene se riqualificassero in modo congruo e compiuto la città sotto il profilo formale, funzionale e della vita abitativa delle persone, cui continuano a mancare servizi primari. Al contrario gli interventi urbanistici e architettonici si stanno allineando con nonchalance su una tendenza progettuale che rompe col contesto, con la storia, con la misura umana. Così l’architettura sta perdendo i suoi linguaggi in relazione ai luoghi. Questo operare, forte di una visione pretenziosa e insieme indifferente, finisce per essere paradossalmente omologante. Un vuoto pneumatico dove non si sentono i suoni e i racconti che le forme urbane portano con sé.

Il progetto Arena, peraltro accurato, non rientra in maniera compiuta in questo quadro, ma smantellando quasi interamente l’area balneare del Lido Comunale la priva di memoria e singolarità, evidentemente non ravvisate. Distrugge un costruito, frutto di scelte progettuali di acuta sensibilità, sia stato Nervi il progettista o altri. Un impianto progettuale che ha regalato a diverse generazioni una fruizione dei luoghi densa di emozioni.

Il Lido di Reggio dagli anni venti è stato il centro della vita mondana estiva, come a Venezia che mantiene tuttora la disposizione lineare delle tende-gazebo, ma dove per costruire il nuovo Palazzo del Cinema si è abbattuta con zelo, tra l’altro, la storica pineta del Lido. 132 pini secolari sotto i quali si sono registrate storiche passeggiate di star del cinema e intellettuali … persi gli alberi è rimasto ora un grande buco per l’insostenibilità del progetto faraonico, nonostante le ordinanze governative apposite per eludere i piani regolatori.

lido rc anni20Lido di Reggio C. anni ’20

Oggi stanno sorgendo in tutta la penisola comitati antiabusi che rappresentano l’unica possibilità per difendere le ragioni e il vissuto dei luoghi. A Vicenza per es. nel quartiere storico sorgono edifici a picco sui due fiumi che la attraversano, con totale indifferenza ai regolamenti, con pericoli per la vita di persone e ambiente. C’è assoluto bisogno di controllare il patrimonio storico e paesaggistico collettivo.

A Reggio come in altre città l’incalzare di smantellamenti e riqualificazioni spesso sortisce il risultato di una flessione culturale e di qualità di vita.

Il tempo stringe, presto dovremo fare i conti con la sostenibilità, la bioarchitettura e il pensiero ecologico.

Il progetto definitivo di risanamento del Lido Comunale, redatto sulla base del preliminare e aggiudicato con bando di gara all’ing. Giuseppe Arena, desta sicuramente delle perplessità.

Questi gli obiettivi all’art. 3 del Bando di gara:

1) Riqualificazione della struttura balneare esistente

2) Recupero e rifunzionalizzazione della Torre Nervi

E all’art. 1.2 del Disciplinare di gara sono espressamente delimitati i caratteri della progettazione definitiva:

L’intervento prevede in particolare il restauro conservativo dell’area e dei manufatti esistenti. Le eventuali demolizioni dovranno essere limitate alle superfetazioni o ad elementi dequalificanti del complesso balneare, assicurando il mantenimento della continuità paesaggistica e architettonica con la struttura esistente, con la Torre Nervi, quale elemento qualificante dell’intera area, e con l’Arena Lido.

Tali prescrizioni erano state concordate in occasione del Tavolo tecnico tra gli Enti preposti e con la Soprintendenza per la disamina del progetto preliminare, e recepite poi come sopra nel Disciplinare di gara.

Per contro il progetto Arena demolisce la quasi totalità dell’intero complesso balneare con le seguenti considerazioni del progettista durante la Conferenza dei Servizi:

              1.       Il complesso dequalifica l’area, giustificate quindi le demolizioni;

             2.       l’insieme costruito delle cabine costituisce diaframma tra la spiaggia e la passeggiata bassa e impedisce la relazione aperta tra mare e città;

             3.       il tratto della promenade che sormonta il secondo livello delle cabine è inutile perché sostituito dalla passeggiata sulla via marina bassa, oltre che essere in stato di abbandono e risultare tronco e poco fruibile;           

             4.       la passeggiata bassa di via marina si interrompe a causa delle strutture del vecchio lido che quindi vanno abbattute per inserire il prosieguo della via nel progetto del Waterfront;            

             5.       la struttura balneare ha bisogno di essere modernizzata, ha un impianto particolare che non riprende i moduli tipici.

 

  •  Il progettista, in modo unilaterale e considerando molto elastiche le prescrizioni del bando, ha ritenuto dequalificante la totalità dell’intero complesso balneare, esclusa la Torre e qualche altro dettaglio, sulla base semplicistica dello stato di degrado e abbandono generale.

Vi è di fatto invece, nell’idea originaria, una qualità compositiva e funzionale rilevante e individua, non direttamente richiamata nel progetto preliminare, e totalmente ignorata anzi sparita nel progetto definitivo, con conseguente soluzione in contrasto con le metodologie di recupero e conservazione dettate dal bando e dai vincoli esistenti. Questo insieme si costituisce come un carattere primario dell’area e del costruito sia dal punto di vista morfologico che funzionale e, considerato come bene ambientale-paesaggistico, non dovrebbe subire nessuna pesante azione di alterazione, tantomeno di distruzione.

  • Demolire le cabine balneari e ridisporre le stesse a pettine è operazione che spezza il continuum a falce, il vettore che seguendo la curva litorale è fortemente scandito dal ritmo serrato delle aperture delle cabine e ha il suo focus proprio nella Rotonda. Alcune foto aeree d’epoca lo visualizzano in modo spettacolare. Le disposizioni delle cabine, dal primo impianto e nella loro successiva evoluzione storica, seguono generalmente la configurazione planimetrica lineare a falce strettamente legata all’ansa del litorale, e col mare di fronte. Solo per un breve periodo la loro disposizione è raggruppata secondo linee perpendicolari alla battigia, di cui resta traccia al lato nord.

Rispettare e riqualificare la poligonale lineare delle cabine nella disposizione attuale da una parte osserva le prescrizioni del Disciplinare e travalica le sottintese indicazioni di scarso valore ambientale, dall’altra ha il senso della continuità storica resa efficiente.

Operando un salto di registro, la disposizione dei due bracci con la sua estesa forza espressiva ricorda schemi tipologici cui appartengono anche il colonnato del Bernini a S. Pietro o Piazza S. Francesco a Napoli… Come una cupola su una piazza, la Rotonda segna un asse di simmetria (anche se non rigida) e i due bracci si allargano sulla costa idealmente abbracciando il mare. Sostenere che le cabine non hanno né un valore monumentale, né paesaggistico, sarebbe giustificabile solo vedendole staccate dall’insieme. Fanno parte Invece di una idea progettuale complessiva che non si può rendere monca.

Smantellare la sequenza ritmica lineare delle cabine e riorganizzarle a pettine è come se al colonnato di Bernini togliessimo le trabeazioni e lasciassimo le colonne binate, ma slegate e senza il loro vettore unificante ellittico.

La nuova disposizione modulare ripetitiva a pettine, rimanda a modelli di sfruttamento intensivo del suolo, a fini turistici sia di massa che d’alto bordo, e come immagine innesca quella traiettoria definita del “divertimentificio” che toglie territorialità, non ha anima, apolide e iperbolica, non esprime l’immaginario storico sedimentato, non a caso ritrovabile a Miami come a Rimini o Camaiore, modelli accettati acriticamente.

La smazzata di cabine della nuova disposizione metterebbe la via marina bassa in relazione con il paesaggio del mare e della spiaggia? Sarebbe proprio un belvedere? O piuttosto un disturbante impatto visivo nel quale i segmenti plissettati dei tettucci fanno da base allo stesso specchio di mare? I vecchi casotti del Lido come si vede dalle foto storiche erano provvisti di tende a mo’ di verande che si costituivano come una gradevole frangia. Certo, elemento relativo a quell’epoca, ma formavano una estesa unità ritmica scenografica, acquistando qualità architettonica.

Nel progetto, le pensiline ad arco che ornano le facciate delle cabine con l’intenzione di abbellirle non escono da un convenzionale motivo di villetta cui verrebbe affidato compito qualificante.

Togliendo alle cabine il fronte mare se ne perde il pieno godimento con un effetto di insieme edilizio ordinario. E la totale demolizione non è giustificata nemmeno dalla capacità ricettiva che rimane pressoché invariata dalle 716 attuali alle 724 di progetto. Le opere di demolizione incidono inoltre per un quarto dell’intero costo.

rito Marinai d'Italiadalla Promenade, i marnai dell’Ass. Marinai d’Italia assistono al lancio in mare di una corona durante la commemorazione annuale Vittime del mare 

  • Con le cabine sparisce anche la contestuale Promenade, storica passeggiata al secondo livello delle cabine cui si accede dalla Rotonda, e nei tempi recenti anche dalla passerella del piazzale. La Promenade è un elemento del complesso che riveste un certo pregio estetico-funzionale ormai storico e che interpreta il forte segno paesaggistico.

Dal punto di vista funzionale include in tutta la sua estensione anche compiti di collegamento di servizio sia in orizzontale che in verticale.

Togliere la storica passeggiata sopraelevata significa togliere una emozione ai cittadini e ai visitatori. Quella passeggiata è un percorso percettivo che ha valenza di tracciato iconico per molti eventi e funzioni attrattive, in grado di offrire grandi stimoli e un rapporto sensibile di piena spazialità con il mare. E’ stato detto: la Promenade è un budello, si entra, ma non si esce. Non è un buon motivo per abbatterla, piuttosto si può creare una nuova uscita-entrata, mettendo insieme innovazione e conservazione. Rendere accessibile la Promenade anche sul lato sud, alla prima rotonda, permetterebbe il percorso completo, e non ad imbocco obbligato, con una vista sul mare senza nessuna di quelle barriere che il progettista paventa e per le quali demolisce. Non è paragonabile la vista totale quasi sospesa sull’acqua dalla Promenade con la vista radente della passeggiata bassa dimezzata dai parapetti pieni e dai tetti sottoposti a cosmesi delle serial-cabine ricostruite.

  • L’ingresso attuale del Lido dalla parte della città, con la cancellata e il giardino, perderanno la loro connotazione. Varcato l’ingresso non si può non cogliere la citazione dell’antico spazio “interno” mediterraneo, mantenuto anche dalla civiltà araba, dalla casa a corte al peristilium romano, qui leggero ed elegante triportico rivisto con una lontana eco razionalista. Anche questa parte: demolita per dare continuità alla passeggiata bassa che si collegherà al Waterfront.

La perdita in estetica e memoria è eccessiva rispetto ad un guadagno di continuità di una strada che successivamente si pensa di far rientrare nel progetto estremo di Zaha Adid & Ass. (100 MLN di euro) che culminerà in un faraonico museo competitivo dell’attuale M. Nazionale, con una struttura e una forma chiusa in disaccordo con l’aperta solarità di Reggio mediterranea. Per inciso, la quota del piano su cui sorgerà il nuovo Museo è di 5 m s. l. m. e a pochi metri di distanza dalla riva, dove, sommovimenti marini, onde anomale, potrebbero arrecare danni irreversibili. Strane disattenzioni progettuali. Per nessun motivo e per nessun arco di tempo possiamo mettere a rischio il patrimonio dei beni culturali-ambientali che abbiamo ereditato e che abbiamo il dovere di trasmettere.

  • Se la struttura balneare ha bisogno di essere modernizzata, occorre intendersi sul concetto di modernità e bellezza in architettura. Oggi la modernità non può che essere sostenibile. Non distrugge ma interpreta sviluppando o ricercando le potenzialità esistenti. Anche la bellezza è un linguaggio appreso che si riferisce a qualcosa che si è già sedimentato in noi e con cui si confronta. Qualcosa che mette in rapporto, indefinibile e irrazionale, ciò che è interiore con ciò che è già configurato, ciò che è esperienza con ciò che è immaginato.

Gli oggetti qualsiasi possono subire svariate operazioni di restyling per il divertimento dell’occhio, fatta salva la funzione, ma l’architettura porta con sé una radice di civiltà, propria di ogni popolo, di piccolo o grande  territorio, trascina veri e propri legami antropologici tra manufatto e fruizione che vanno salvaguardati, altrimenti è soltanto puro esercizio creativo al pari delle creazioni di moda. La cosiddetta Bigness, l’architettura estrema cui si ispirano oggi molti architetti, a Pechino come a Londra, rifiuta il tessuto preesistente, il contesto, rivendica assoluta libertà creativa senza condizioni, e getta un colpo di spugna su tutta la storia delle civiltà, compromettendo in modo irreversibile l’intero ecosistema urbano in spregio a soluzioni più economiche e sostenibili. Questo orientamento è molto discutibile e criticato in tutti i consessi internazionali. Eppure a Reggio pare stia prendendo piede e si vanno inventando forme e spazialità aliene, fuori contesto. La corsa competitiva spinge a farci sentire goffamente riconosciuti a livello internazionale. Zaha Hadid non sembra essere partita da tipologie e contesti che interpretano i segni locali.

I manufatti di Reggio originali e manutenuti con la loro cifra originale potranno essere attrattivi per il turismo molto di più di un manufatto replicato in altre parti del mondo. Tempo fa fu fatta una esposizione museale all’aperto lungo il Corso Garibaldi. Una idea per avvicinare alla sua storia la città e suggerire un percorso turistico diverso oltre a quello aeroporto-museo-bronzi-aeroporto.

Il progetto in discussione ha ricevuto parere negativo dalla Soprintendenza. E per due ragioni: non aver rispettato le prescrizioni di bando, e non aver considerato, in modo arbitrario e unilaterale, il valore ambientale della quasi totalità dell’esistente demolendolo.

Lo sversamento di liquame fognario nel mare dal torrente Caserta al limite del Lido è poi un dato di fatto, concreto e mai risolto: se il mare non è balneabile, come ufficialmente è stato quest’anno il litorale cittadino, il tutto risulta un eden sognato senza accesso.

UDIrc

lido comunale Reggio C. foto satelltecomplesso del Lido comunale con la Torre Nervi

lido rc2la Torre e la Promenade

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