Sciopero delle donne 25 Novembre 2013

irenegrassi_sun&sea(foto Irene Grassi sea&sun)

rondini

25 Novembre 2013

L’UDI – Unione Donne in Italia  a proposito dello  sciopero delle donne

Dove sono le donne, l’UDI c’è, ci siamo riconosciute  in molte delle parole con cui è stato promosso lo sciopero delle donne come gesto collettivo per dare forza alla data del 25 novembre, considerandolo un paziente lavoro di tessitura che potrebbe incidere, almeno in parte, nella cultura violenta che ha avvelenato e sta avvelenando il nostro Paese, con un gesto responsabile e collettivo.

Certo, questo è un primo passo, in questi anni ne abbiamo fatti molti da un giorno lontano in cui abbiamo detto che lo ius corrigendi non era un diritto del marito e del padre di famiglia, lo stupro non era reato contro la morale, il delitto d’onore era un assassinio e non un dovere maschile. Abbiamo inventato con altre parole per nominare la realtà occultata, leggi e servizi specializzati di genere, la Staffetta di donne contro la violenza alle donne che ha attraversato l’Italia, campagne contro le pubblicità lesive e violente  e UDI STOP FEMMINICIDIO quando in troppi/e  mettevano in luce che non era parola contemplata dal dizionario della Crusca. Abbiamo promosso con altre la  piattaforma  NO MORE che richiamava lo stato alle sue responsabilità e indicava le politiche necessarie e strategiche da intraprendere… Proposte che hanno convinto e conquistato tante donne e qualche uomo ma le risposte non sono ancora all’altezza dell’impegno profuso da tutte.

Ma noi donne siamo tessitrici di futuro, anche se impazienti, e continuiamo ad essere con e in ogni donna colpita, a fianco ci chi non si rassegna. L’indifferenza ci è estranea come qualunque forma di complicità e di minimizzazione della violenza maschile e delle funzioni che svolge. Siamo sempre state testimoni attive e continuiamo ad esserlo, con il dolore e la fatica che questo comporta. E spesso la rabbia di fronte alla complicità silente che continuiamo a vedere, alle minimizzazioni  o vittimizzazioni interessate e alle deformazioni emergenziali inutili. Per combattere la “normalizzazione” della violenza non bastano la condanna e la denuncia, come non servono solo  leggi più severe. Occorre promuovere  processi che mutino la consapevolezza del potere e una nuova coscienza basata sulla libertà, sull’autodeterminazione e sul  rispetto  delle  differenze, su una diversa civiltà delle relazioni tra uomini e donne.

Il   25 novembre del 2008 in cui  partiva la Staffetta di donne contro la violenza sulle donne” dell’ UDI,

tutte gridammo e recitammo parole di Adrienne Rich, che sono ancora molto attuali e valide oggi e desideriamo riproporle.

… Se noi riusciremo, con le nostre parole, a rompere silenzi storici, liberando noi stesse dai nostri problemi, questo sarà già un nuovo modo di agire.

Il 25 novembre del 2012 abbiamo detto “Mai più”  NO MORE!

Per il 25 novembre 2013  diciamo Sciopero delle donne contro la violenza maschile

                                logo2_J

Una parola che è una provocazione e che non è solo un modo per continuare, per non fermarsi ma anche per reinventare una parola che storicamente ha affascinato le donne ma è stata altro dalle donne.

Il sogno di dimostrare fermandoci e incrociando le braccia che tutto il mondo si fermerebbe e tutti dovrebbero prendere atto che tutto funziona grazie alle donne. Nella cura ,nella produzione e nella riproduzione sociale. Ma non tutte le controparti sono uguali e  lo sciopero, che in relazione alla violenza significa ricordare  a chi non fa niente per affermare i diritti delle donne che il mondo va avanti grazie al nostro agire .Non possiamo usare lo sciopero tradizionale ma dimostreremo nei vari luoghi, dove  con fermate simboliche e tutte le forme che le donne inventeranno,  che la nostra presenza è garanzia di vita, di lavoro di cura  per tutte e tutti. Con l’azione. E il pensiero, la parola  e la capacità di ascolto che chiediamo a tutte/ i. Inventando questa parola e questa giornata a nostra misura. In ogni luogo, in ogni città, in ogni casa, Provando a farci ascoltare e ascoltando.

                               stopfemminicidio-GRANDE

Ritorniamo ad A. Rich che ci chiede:

“In che modo ascoltiamo?

Come possiamo aiutare un’altra donna a rompere il suo silenzio? Ricordando come troppo spesso raccontando  “la menzogna del “matrimonio felice”, – la vita domestica – siamo state complici, abbiamo recitato la parte di una vita ben spesa, fino al giorno in cui siamo andate in tribunale a testimoniare stupri, violenze fisiche, crudeltà psichiche, umiliazioni pubbliche e private.

*

E dunque dobbiamo considerare seriamente la questione della sincerità tra donne, della sincerità verso le donne.

*

Lavorando fianco a fianco, tessendo con pazienza le nostre reti anche dentro le istituzioni patriarcali, noi donne possiamo mettere a confronto i problemi dei rapporti con le madri che ci hanno generato, con le sorelle costrette a dividere con noi il mondo, con le figlie che amiamo e temiamo.

*

Possiamo anche sfidarci, o ispirarci a vicenda, gettare luce sulle zone oscure, accompagnare e incoraggiare il doloroso formarsi delle nostre intuizioni.

*

In primo luogo dobbiamo prenderci sul serio.

*

(Dobbiamo) riconoscere le fondamentali responsabilità che ogni donna ha verso di sé, senza le quali rimarremmo sempre l’Altra, la definita, l’oggetto, la vittima.

*

Uomini e donne non ricevono un’educazione uguale per il semplice fatto che appena fuori dalle aule, le donne vengono considerate prede, non esseri sovrani.

*

Non è facile pensare femminilmente in un mondo maschile, nel mondo della competizione.

*

Pensare come donne (…) significa ricordare che ogni intelletto abita in un corpo; significa conservare la responsabilità dei corpi femminili in cui viviamo; e la verifica costante delle ipotesi con le esperienze vissute.

*

Significa una costante critica del linguaggio.

*

E significa la cosa forse più difficile di tutte: cercare nell’arte e nella letteratura, nelle scienze sociali e in ogni descrizione che ci è stata offerta del mondo, i silenzi, le assenze, l’inesprimibile, il taciuto, il non catalogato, perché è lì che troveremo la vera cultura delle donne.

*

Rompendo quei silenzi, chiamandoci per nome, scoprendo le realtà nascoste, incominceremo a tracciare i contorni di una realtà che risuonerà per noi, che sarà testimone del nostro essere: vale a dire, iniziare ad assumerci il peso delle nostre esistenze.

Da Women and Honor: Some Notes on Lying (Donne e onore: brevi note sul mentire) di Adrienne Rich, 19 

                               logo udi rc 1

1 Commento

Archiviato in autodeterminazione delle donne, diritti della persona, Partecipazione

Una risposta a “Sciopero delle donne 25 Novembre 2013

  1. Pingback: 25 NOVEMBRE 2013 / SCIOPERO DELLE DONNE | UDI di Reggio Calabria

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...