Le madri

madri nuragiche(Le madri – bronzetti nuragici, da Giovanni Lilliu, 1966)

LA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE

LA SENTENZA della Corte di Cassazione, che ha confermato l’affidamento della figlia minorenne alla madre separata, che convive con un’altra donna, la trovo un capolavoro di riconoscimento giuridico dell’amore femminile per la madre. Protagoniste tutte donne. Donna anche la presidente della Suprema Corte, che ha emanato la sentenza, Maria Gabriella Luccioli, che già nel marzo scorso aveva sancito che i <i gay hanno diritto a una vita familiare>.

La sentenza riconosce quello che le donne sanno da sempre, che una famiglia di sole donne non rappresenta un pericolo per una crescita “sana” ed “equilibrata” di una bambina o di un bambino, e aggiunge che non c’è  alcuna “certezza scientifica” o “esperienza” che provino il contrario. Conferma della giustezza della sentenza viene da alcune testimonianze riportate da  Repubblica (12.01.2013).

Morena, 21 anni, cresciuta con la madre e la sua compagna, anche lei madre di una bambina, così racconta: < Come sono cresciuta? Serena, felice, forte, amata, anche se non è stato facile mettere insieme le nostre quattro vite … Alle scuole medie è stata dura, avevo diviso il mondo tra gli amici che potevano capire e quelli che mi avrebbero emarginato. Ricordo le loro facce stupefatte … Poi al liceo è cambiato: della mia storia ne ho fatto un punto di forza, ho iniziato ad aprirmi, a far sapere ai prof. e agli altri che esistono famiglie diverse, gay, lesbiche, e che si può essere figli e felici anche in famiglie così. Oggi ho un legame fortissimo con la mia famiglia tutta di donne. Mi sento forte, sostenuta, il mio compagno Renè le adora>.

Livia, 13 anni : <L’unico luogo in cui mi sento a disagio è la scuola, se i miei compagni vengono a sapere che mia madre è lesbica mi insultano senza pietà>. Fa la terza media e dice di vivere in una <famiglia allegra e calda, dove tutti i parenti rispettano la scelta di mia madre, anche mio padre. C’ è un mio amico di classe che viene preso in giro ogni giorno perché non guarda le ragazze, “sei gay, sei f…” gli dicono. Per questo la mia storia l’ho raccontata soltanto a pochi amici fidati e ad alcuni prof. Spero che la scuola cambi. Magari alle superiori. Perché con mia madre e la sua compagna io sono felice. Ci vuole tanto a capirlo?>.

Sara 11 anni, figlia avuta con il seme di donatore: <Per me questa è la normalità – racconta – , non ne conosco un’altra, e mi sento serena così. I miei amici dicono che ho una famiglia simpaticissima. Alle scuole elementari non ho avuto alcun problema, adesso che sono in prima media capisco che le cose sono diverse, potrebbero prendermi in giro e magari non racconto tutto a tutti. Un padre? No, non mi manca, le mie madri mi bastano. Può sembrare strano ma siamo felici>.

Che cosa c’è di sconvolgente in questi racconti di vita, per gli uomini della Conferenza episcopale e per i politici alla Giovanardi e Gasparri?  Di quali conseguenze devastanti “per la prossima generazione” parla l’arcivescovo Vincenzo Paglia? Di quale “pericolo per la tutela della prossima generazione” parla l’Avvenire? Lo sanno o no che in Italia le figlie e i figli, biologici o adottivi, di coppie omosessuali sono 100 mila e in Usa 14 milioni?  Come fanno a non capire che le loro parole rafforzano paure e pregiudizi?

In molti Paesi europei come Gran Bretagna, Spagna, Svezia, Belgio, Olanda, l’adozione per coppie omosessuali è legale. Ai vescovi, uomini di poca fede, e ai politici, uomini di grande malafede, risulta che in quei Paesi ci siano state le conseguenze “devastanti” di cui (stra)parlano? E’ significativo che gli “sconvolti” non abbiano speso una parola di condanna nei confronti del padre che “si è allontanato dalla bimba – come si legge nella sentenza – quando aveva solo dieci mesi, ha usato violenza con la sua compagna e si è sottratto agli incontri protetti con la piccola”. Forse avrebbero preferito che la bambina venisse affidata a lui o sottratta alla madre e data in adozione, in nome dell’interesse della minore? La verità di tanto sconcerto, forse, sta solo nel fatto che la sentenza ha riconosciuto che si può essere felici anche senza un uomo.

Franca Fortunato 

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