0,10 % di colpa, bastava toccare mani e piedi

bapi asharam(Bapi Asaram nel video mentre commenta lo stupro della donna)

Nirmala Carvalho (premio Staines International Award per l’armonia religiosa, 2009) giornalista indiana corrispondente di Asia News, molto attiva con denunce coraggiose per i diritti delle donne, riferisce del folle commento di un guru hindu molto seguito, Asaram Bapu, sullo stupro della ragazza, poi morta per le sevizie, avvenuto a New Delhi.

Bapu (padre) ha spiegato che la ragazza è “ugualmente responsabile” del crimine quanto i suoi carnefici. “Avrebbe dovuto chiamare i suoi aggressori “fratelli” toccare le loro mani e i loro piedi, e pregarli di fermarsi … ella avrebbe salvato la sua dignità e la sua vita. Si può applaudire con una sola mano? Non credo”.

Una valanga di proteste si sta muovendo per le folli dichiarazioni del bapu nel paese ancora sotto shock: irresponsabili, vergognose, lesive della dignità umana. E cosa dire allora alle donne indiane che muoiono di dote uccise arse o suicide (una ogni quattro ore) per non aver assolto alla completa corresponsione.

Nei fatti è risultata una spietata quanto vile esecuzione con stupro della ragazza, di cui non è stato per legge rivelato il nome (il Daily Mirror però lo ha  pubblicato domenica). Ma Asaram nonostante le proteste e il biasimo di personalità politiche e religiose e della società si è rifiutato di chiedere scusa. Anzi ha pure affermato che non va inflitta ai colpevoli una condanna troppo severa, perché «spesso le leggi esistenti sono mal utilizzate».

La sua portavoce ha cercato di correggere il tiro con la solita formula di rito del fraintendimento dell’estrapolazione dal contesto.

“Voleva dire che gli uomini sono responsabili, ma la ragazza ha uno 0,1% di colpa per essere salita su quell’autobus. Se avesse scelto un autobus pieno o con altri uomini, non sarebbe incappata in questa situazione. Se avesse pregato, allora qualcosa le avrebbe impedito di prendere il mezzo, e avrebbe fermato gli uomini”.

Tragedia e ridicolaggine si mescolano nel determinare il microdosaggio decimale della colpa della donna. Colpa di tornare a casa – era insieme al fidanzato -, di aver preso un autobus con solo sette persone a bordo, colpa di non aver previsto, colpa solo di essere donna più chiaramente. Avrebbe dovuto chiamarli “fratelli”, umiliarsi, supplicare remissiva, toccando quattordici mani e, chinandosi, quattordici piedi.

E poi  in nome di un qualcosa di superiore, dio dea o sostanza divina che dicono essere infinitamente dolce e tenera, ma che non ispira loro stessi che ne professano i precetti. Anche per la religione o meglio insieme di correnti religiose indicate come induismo ciò che viene professato non è conoscenza terrena ma verità rivelate.

All’altro capo del mondo insomma c’è un altro che dice se l’è cercato. Zelatori estremi che credono molto nei comandamenti punitivi specie se applicati al connubio donna-sesso.

Perché tanto universale questo atteggiamento di condanna delle donne vittime di sesso violento, insinuando sempre che se lo sono cercato, o andando a vedere se hanno provocato? Al contrario perché tolleranza e tante giustificazioni per gli uomini che abusano e uccidono, descrivendoli come presi da raptus o follia d’amore o incontinenza ormonale. Quasi sempre dette brave persone, nessun segno

Da diversi decenni molto è emerso sul piano storico e della ricerca, ma ancora difficile da fare accettare definitivamente alla totalità della conoscenza scientifica. Al di là delle pulsioni e della dinamica psichiatrica.

Quando vivevamo in comunità aperte in epoca preistorica antecedente il neolitico, nessuno/nessuna sapeva di chi fosse la figlia o il figlio avuto che in ogni caso restava, sì, presso la madre, ma in una comunità di madri, per forza di cose unite sia per la cura che per il procacciamento del cibo in comune. I maschi, frenando gli impulsi predatori e sessuali, avevano imparato a convivere  in un rapporto paritario collaborante, non violento e di venerazione per la femmina capace dell’atto procreativo inspiegabile e quindi divinizzato. Una mole imponente di tracce e reperti archeologici e soprattutto studi comparati, integrati e multidisciplinari lo dimostrano abbondantemente. Erano le società pacifiche né matriarcali né patriarcali, studiate e chiamate gilaniche da Rian Esler, matristiche o matrilineari. Marija Gimbutas, archeologa, ha scavato centinaia di siti e portato alla luce migliaia di reperti sistematizzando la mappatura dell’Europa protostorica in relazione alla struttura sociale e alle credenze.

La cultura androcentrica non ha considerato nel suo peso storico e antropologico queste risultanze per aver schematizzato il corso della civilizzazione con l’inizio delle civiltà guerriere, della prima scrittura, e delle tecnologie meno arcaiche.

La pratica della guerra, del possesso violento, la gerarchizzazione, l’aggregazione in nuclei di proprietà comprendenti terra-donne-animali-acqua, non sono modelli originari, comportamenti innati, ma sopraggiunti nella storia della specie. Anzi imposti. L’uomo è cacciatore (razziatore) e al cuore non si comanda (nel senso che se mi piace me la/lo prendo), come innatismo, potrebbero essere l’estrema semplificazione del processo.

Nel corso della nostra evoluzione orde di nomadi indo-eurpei (ipotesi Kurgan)ben equipaggiati di cavalli e strumenti di guerra efficaci, compiono razzie, stabiliscono marcature di territorio, detengono come proprietà donne e animali, e avanzando distruggono facilmente le società pacifiche gilaniche assumendo il controllo del corpo delle donne. Una formazione più utilitaristica e di accumulo che funziona sotto comando, per strati obbedienti, con punizioni ed esecuzioni, e che può essere stanziale e soprattutto nomadica.

Ora gli uomini capi sanno quali e quanti figli o figlie posseggono: i maschi sono la forza del gruppo, del clan, della tribù, le femmine si occupano totalmente dell’accudimento interno, servono per gli scambi e le alleanze, gli apparentamenti di rafforzamento. E per godimento esclusivo.

La guerra di Troia è la grande epopea storica della perdita o dell’ appropriazione di un corpo di donna.

Da allora fino ad oggi il controllo maschile si è fatto società, si è molto perfezionato e complicato, più sottile anche invisibile, ma esteso e compatto, o dichiarato e violento più vicino a certi primordi, quasi immutato.

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