Il mare di Mae

Vi ho tanto amato

Ho conosciuto il mare quando è morto il bufalo. Mio padre era morto alcuni anni prima. Il bufalo era la nostra unica risorsa, soprattutto nei lavori dei campi. Cominciava a mancare tutto e conobbi la miseria più nera.

Poi un giorno mia madre mi disse che delle brave persone avevano trovato un lavoro per me in un posto molto bello, vicino al mare. Dovevo aiutare la mia famiglia. Quella gente come anticipo aveva pagato i nostri debiti.

Salutai mia madre e i miei fratellini e andai via dal mio villaggio. Con il cuore in gola e un gran magone arrivai in una città chiamata Pattaya. E conobbi il mare.

Era una cosa immensa, scintillante, bellissima. Una infinita risata sotto il cielo, che carezzò le mie paure e la mia tristezza. Per un attimo. Avevo 13 anni, solo 13 piccolissimi anni.

Poi si fece buio e conobbi il mondo degli uomini.

E’ Mae che racconta, una ragazza prostituta thailandese, morente, forse già morta di Aids. Alla fine della sua giovane vita, distrutta da una ferocia che è crudelmente onnipotente e onnipresente, non ha altra alternativa che parlare della verità trovata nel profondo della sua esperienza, quando si stanno per spegnere le luci e la favola per lei rappresentata non ha più senso.

Non occorre leggere saggi, articoli, trattati per capire cosa ferisce profondamente nell’anima le donne di qualsiasi latitudine. E chi ferisce e come. Lo dice Mae, con infinita tristezza e dolcezza. E lo dicono gli stessi uomini che Mae ha forse incontrato. Uomini, come usciti dalla matita di Grosz, che parlano di sé in modo appagato, gettata la maschera delle convenzioni e della rispettabilità sociale. Ma da una nuova maschera tragicomica in realtà effettuano una involontaria quanto paradossale vivisezione su se stessi e su tutta quella parte che Mae chiama il mondo degli uomini.

Si capisce in un attimo dove origina la violenza millenaria sulle donne, cosa sono maschilismo, patriarcato, stereotipi, sessismo; e l’ossessione per il possesso del corpo delle donne, l’abuso sul corpo delle bambine e dei bambini, comprare sesso come pere mele banane… comprare verginità come ebbrezza del primo possesso esclusivo, non di seconda mano… avere al proprio servizio e accudimento l’odalisca delle mille e una notte… comprare una piccola vita, farne qualsiasi cosa per gli snap-moovies e poi farla sparire.

800.000 bambine e bambini spariscono ogni anno in quest’area asiatica tra industria pedo-porno, espianto d’organi e altro, oltre l’immaginabile.

Il saccheggio di vite e sentimenti è in progressione geometrica con altri saccheggi: acqua, risorse, territorio, diritti, democrazia, spazi vitali… Aver pagato per saccheggiare è concepito come diritto acquisito per poterlo fare. Mafie, dittature e poteri forti invece saccheggiano gratis rispetto all’enorme ricavo. Diverse le gravità, ma uguali o strettamente imparentate le logiche di dominio, sopraffazione, furto  o negazione di diritti. Il modello di accumulo/sviluppo esponenziale, la povertà di vissuto e di sentimenti nella persona, l’assenza di troppi altri fattori non appresi e soprattutto non trasmessi immiseriscono quel vocabolario di base individuale-collettivo per percepire e decifrare pulsioni e comportamenti. Ma non tanto da non avvertire almeno un piccolo fremito nel proprio segreto.

…  E la vostra non è ignoranza – riflette Mae – … io sono tutte le donne…

Ci assalgono dolore indignazione rabbia impotenza, non per moralismo, ma per il beffardo ostentato cinismo, il capillare sfruttamento  piramidale e di massa di una tragedia sociale. Con grandissime complicità molto in alto. Affari contro diritti umani.

Dopo aver visto e ascoltato questo documentario non si ha voglia di parlare, di uscire, cenare… Tante si scioglieranno in lacrime. Eppure la forza vitale che è in noi deve avere il sopravvento e scuoterci. Fare, fare qualcosa da subito, ma insieme in rete, in associazione, a scuola… perché questa planetaria mentalità strutturale maschile (ma ci sono uomini fuori branco, ovvio), che produce ferocia nel privato come nella società, possa cambiare. Ma loro non cambiano, direbbe Rosaria.

***

Vi ho tanto amato/C’era una volta – Documentario nel programma C’era una volta di Silvestro Montanaro in collaborazione con Elena Maria Arosio. Rai 3. Andato già in onda nel dicembre del 2010 e riproposto qualche giorno fa. Dura quasi un’ora ed è duro da vedere e sentire. Con qualche piccolo appunto, ma poco influente rispetto alla documentazione prodotta. Per chi non avesse silverlight installato per vedere Rai su pc, o tempo o disposizione a seguirlo, gli estratti riportati più sotto sono già una mini-enciclopedia di genere che dice molto, i primi 20 tragici autoscatti. Ma i più rivoltanti sono oltre.

***

Uomo 1: Ooooh! se vai dietro l’angolo è come un supermarket! Tante ragazze sexy!

Uomo 2: Sono sexy e non costa niente portarle in hotel!

Uomo3:  Cosa faccio nella vita? Lavoro per scopare…

Uomo4: Ad ogni costo, goditi la vita fin quando puoi!

Uomo 5: Allora ti senti un dio e senza dover sapere nemmeno come si chiamano … Su gallinella, non ti vergognare..!

Uomo 4: Basta avere dei soldi! … Certo, le compro! Come le pere, le mele, le banane, e anche la tua telecamera, se voglio… Arrivederci!

Uomo 6: Raccontano tutte le stesse storie… che lo fanno per soldi… comprare un bufalo… questo qua è malato, quell’altro è morto… l’ospedale…

Una donna: Qui ragazzine ce ne sono tante e tutte povere. Gli stranieri vengono e dicono che vogliono comprare queste ragazze… queste nostre ragazzine. Quando capita con me mi arrabbio, gli dico un sacco di parolacce, e li caccio via!

Una mamma: Mia figlia non gliela darei mai, ma capisco quelle mamme che invece le vendono. C’è tanata povertà e tutti devono aiutare la propria famiglia e fare la propria parte. Per molte famiglie, qui, voi stranieri siete una benedizione.

Un volontario di un’organizzazione umanitaria: Succede spesso che la ragazza, la cui verginità è stata venduta, viene mandata da un dottore che le ricuce l’imene, e subito dopo viene rivenduta come vergine… anche 1000 dollari. Qui se una ragazza non è vergine ha un prezzo bassissimo…

Uomo 8: Guardi quante belle ragazze! E io sono il loro re!

Uomo 9 : [Cosa hanno queste ragazze di diverso dalle ragazze dei nostri paesi?] Tanto! Ridono, sorridono sempre. Le nostre donne non sorridono mai. E una donna che non sorride per me non è una donna! (sghignazzo)

Uomo 10: Sorridono sempre! che si può volere di più… e costano poco!

Uomo 11: Le ragazze di qui sono eccezionali. Sanno cucinare bene, fanno tutto ciò che vuoi, sono eccezionali… Perché con loro c’è la libertà. Quella totale. Si può fare l’amore tutte le volte che ti va. Lo fanno bene. Le europee non fanno più l’amore, sono fredde!

Uomo 12: Qui con loro ti senti veramente giovane. Ringiovanisci. Nei nostri paesi invece ti senti un povero vecchio. Anche se hai soldi ti senti un povero vecchio… qui invece è bellissimo, stai da dio. Qui se ho 60 anni posso stare con ragazze meravigliose di 20 o 21 anni. Questa è la differenza. Le sembra niente? [Le comprate?] No, non vengono con noi solo per i soldi, lo fanno per amore!

Uomo 13: [Per amore?] Certo!

Uomo 14: Sono appassionate, sempre affascinanti, sempre servizievoli.

Uomo 15: Le nostre donne sono sempre e solo interessate a loro stesse, e questo fa la differenza. Qui invece sono sempre disponibili, sempre preoccupate del loro uomo. Dicono sempre come vuoi tu. Le nostre invece dicono sempre come voglio io, perché innanzitutto ci sono loro. Sono insopportabili!

Uomo 16: … Non puzzano, non sudano!

[Pattaya era un villaggio di pescatori, poi la guerra del Vietnam, navi americane, i marins in licenza premio…]

Uomo 17: Tutto quello che vede all’orizzonte prima non c’era. Qui non c’era niente, assolutamente niente. E’ stato costruito negli ultimi anni. E sa chi lo ha costruito? Le ragazze, queste ragazze! E sa una cosa? Siamo in televisione e non posso dire come lo hanno fatto… [Vendendosi? Prostituendosi?] Sì, certo. Così! Così!

Controvoce di Mae: Non siamo state noi. I vostri appettiti hanno costruito questo mostro che cresce nutrendosi delle nostre vite e si specializza nel soddisfare ogni vostro desiderio. Voi chiamate questo posto paradiso, città dell’amore. Questa invece è la città delle iene e degli sciacalli. La vostra città. Voi siete come le iene pronte ad aggredire l’animale ferito, quello più indifeso. Qui sbranate povere schiave, vittime di fame, guerre e dittature. Povere creature destinate a morire di vergogna e di malattie. Come me, che muoio di Aids.

[In Thailandia più di un milione i contagi di Aids, gran parte nel mondo della prostituzione.]

Uomo 18: Ma smettiamola! Vengo qui da 10 anni e non ho mai saputo di una sola ragazza che sia morta di Aids. Qui muoiono per incidenti coi loro motorini. Chiaro? Sono stato con più di mille di queste ragazze e non ho mai trovato una che avesse l’Aids!

Uomo 19: Le donne lo fanno per i soldi, eh, non è che c’è il macrò qua!

Uomo 20: Non sono costrette a fare ciò che fanno. Qui non ci sono protettori, non c’è nessuna mafia che le obbliga ad andare con gli stranieri, se no le ammazza. E se realmente volessero, potrebbero tornarsene al loro villaggio in qualsiasi momento a vivere una vita normale. [Ne è proprio sicuro?] Al cento per cento, al cento per cento!

Controvoce di Mae: Non è così, e la vostra non è ignoranza. Solo un infame può pensare che una donna possa decidere volontariamente di essere un niente piegato ai desideri del vostro ventre. Basterebbe chiedere e ascoltare la voce e la storia delle mie povere sorelle in arrivo ormai da ogni angolo del mondo pur di rendere attraente questo vostro parco giochi delle mille bambole di ogni razza e colore. Infinite lacrime che non volete ascoltare…


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Archiviato in Contro la violenza sulle donne, Dalla parte delle bambine, diritti della persona

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