Baci, università e cani

              

 

 

                Tre riflessioni di

            Simona Toscano

 

Il bacio.

Se un bacio facesse un bucio tutti li grugni sarebbero sbuciati. Il bacio. Che grande cosa. La comunicazione spesso inizia dal bacio. Non ogni comunicazione, ma quelle più personali sì. Ogni bacio, un’emozione diversa. Da piccoli tutti ti vogliono baciare, allora “avoja a buci”. Non solo mamme, papà e parentame tutto. Ma tutti vogliono baciare un bimbo. Se sei disabile te vogliono bacia’ a ogni età, nemmemo dessi le grazie. Nemmeno fossi una santa o un angelo. Ah già i disabili lo sono, angeli, asessuati. Una volta una vecchietta si è chinata su di me piccola e, all’epoca, indifesa per baciarmi e rialzandosi ha detto “Peccato, è pure bella”. Azzo, già sono disabile fammi essere pure brutta… Eppure, può sembrare strano, anche noi cresciamo e anche noi usiamo il bacio per affetto o per desiderio. A volte, perché no, per essere un po’ giuda.

Non tutti i baci sono uguali, c’è quello dolce, quello violento, quello affamato. Certi baci sono capaci di mandarti in orbita e non te l’aspettavi. Altri che sognavi, se arrivano ti deludono. Al liceo soffrivo perché il bello della scuola quello che “ce provava co’ tutte” a me, ovviamente, non mi filava nemmeno dipinta. E stavo male, non perché mi piacesse, ma perché “ce provava co’ tutte”. E io? Cosa ero? L’illuminazione è arrivata dopo.

Non mi vergogno a dire che alcune cose, a partire dal bacio, le ho vissute in ritardo. E non nego che mi sentivo indietro rispetto alle mie amiche. Però poi quando ho iniziato a vivere anch’io delle storie, il tempo è stato cancellato. E, non è che non avessi storie perché disabile, sebbene non faciliti, ma ho capito di mettere io per prima barriere. E, nonostante, per me quella parte di vita sia iniziata a 33 anni, ne sono felice e vado a testa alta. Però, fare la ventenne a 40 è decisamente più faticoso.

30 Agosto 2012

***

All’università non possono accedere tutti. Eppure nella Costituzione c’è scritto il contrario.

All’università non possono accedere tutti. Eppure nella Costituzione c’è scritto il contrario.

 “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Art. 3 Costituzione.
Rosanna di Terlizzi, si è diplomata con il massimo dei voti. Rosanna ha una patologia che la blocca a letto, secondo alcune testate, secondo altre è sulla sedia a rotelle. La sindrome di Werdnig-Hoffman è una forma di atrofia muscolare. Rosanna vorrebbe studiare psicologia. Ma nessun Ateneo può “accoglierla” facendole fare gli esami in videoconferenza. Troppo costoso.

Allora, chi è che può diventare padrone della mia vita? Io, Rosanna con tutte le rotelle a posto, non posso studiare? I disabili hanno sconti sulle tasse universitarie, perché? I soldi delle tasse invece potrebbero essere usati in questi casi.
Io, che mi sono diplomata solo perché non mi ci volevano più, sono uscita con 40, ho potuto accedere all’università. E lei, che ha delle capacità superiori alla media, non può. Tutti avrebbero diritto di tentare. Anch’io l’ho avuto. E pensare che, alle elementari consigliarono ai miei di portarmi a Lourdes, e al liceo di mandarmi in una scuola privata. Eppure non abbiamo dato retta a nessuno, ovviamente. Per Rosanna è tutto più difficile, ma mi auguro che le permettano di studiare per essere utile alla società.

29 Agosto 2012

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Cani abbandonati in città. Non sono persone, ma nemmeno chi li lascia morire sotto il sole lo è.

Non sono un animalista. Mai stata. Non sono vegetariana, senza carne sto male. Sono stata vicino al mio gatto fino alla fine, l’ho curato, coccolato con un’idea in mente “Non è una persona”. L’ho tenuto in braccio quando gli hanno dato il sonnifero affinché vedesse me, alla fine. 800.000 persone si sono offerte di accompagnarmi, io ho detto si. Poi, un giorno, uscendo dall’ufficio, sotto la canicola di agosto, mi sono presentata dal veterinario che l’aveva ricoverato per le analisi, e l’ho fatto in perfetta solitudine.
 
L’ho versate due lacrimucce, vero, ma non era una persona. A distanza di due anni leggo che una famiglia ha lasciato morire il cane malato in giardino, a Roma in pieno centro. Ma come si fa’? Un cane, un gatto sebbene non siano persone, sono, diventano, di casa. Micio Patato, ebbene si, si chiamava così, andava e veniva, mi accompagnava per il quartiere, mi aspettava al ritorno dall’ufficio in giardino (fosse solo per rotolarsi nella terra e sfidarmi), saliva sul divano per farsi coccolare perché sapeva che a terra non arrivo. Insomma, un pazzo in linea con l’atmosfera della casa. Una persona diremmo. No, un gattaccio simpaticissimo. Ma un gatto. Io ce l’avevo e io con tutto l’impegno l’ho seguito fino alla fino. Se non avessi voluto non l’avrei nemmeno preso con me.
17 Agosto 2012

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