Modello Reggio CC

Cosa insegna a una donna il caso FALLARA?

di Franca Fortunato

ORSOLA Fallara, la dirigente più potente del Comune di Reggio Calabria sotto il governo dell’ex sindaco Giuseppe Scopelliti, la sera del 15 dicembre 2010 “vaga per la città, arriva al porto, spegne la macchina, si ferma qualche minuto. Qui avrebbe deciso di farla finita. Ingerisce l’acido. Poi chiama i carabinieri con il cellulare e chiede aiuto. Una pattuglia arriva in pochi minuti. Ed è in ospedale prima di notte”, dove morirà due giorni dopo. Così raccontano Giuseppe Baldessarro, giornalista del Quotidiano, e Gianluca Ursini, giornalista dell’Unità, nel loro libro “Il caso Fallara – Storia del “modello Reggio” e del suo tragico epilogo”. Come tante/i – suppongo – non ho creduto al suicidio di Orsola Fallara ma – secondo i due autori che si rifanno alle conclusioni della Procura che ha archiviato il caso – si è trattato proprio di un suicidio, anche se alcuni punti oscuri restano.

Bene, accettiamo il fatto che Orsola Fallara si sia suicidata e allora la domanda è perché l’abbia fatto. Perché temeva di essere arrestata? Perché temeva di non reggere emotivamente all’accusa di aver sottratto denaro illegittimamente alle casse pubbliche? Perché lasciata sola e isolata dai suoi “amici” politici? Per non denunciare nessuno? Lei, come dirigente dell’ufficio Finanze e Tributi – ci dicono Baldessarro e Ursini – “era depositaria di mille segreti, era lei che amministrava tutti i flussi di denaro in entrata ed uscita, che autorizzava pagamenti d’ogni genere” e su quei flussi si è costruito il “modello Reggio” che l’ex sindaco, Giuseppe Scopelliti, divenuto governatore della Calabria, disse voler esportare in tutta la Calabria, tanto ne andava (ne va ancora?) fiero.

La magistratura, la Corte dei Conti, gli ispettori del ministero delle Finanze, prima che l’opposizione politica e i due giornalisti, hanno squarciato il velo di quel modello, costruito su una gestione del denaro della collettività a dir poco “allegra”, irresponsabile, clientelare, quando non illegale. Orsola Fallara, insieme al sindaco, è stata protagonista convinta di quel “modello”. Un modello fatto di distribuzione a pioggia di denaro pubblico, di incarichi e lauti compensi a avvocati, professionisti e tecnici. E intanto la città sprofondava nei debiti. Che cosa ha lasciato veramente il “modello Reggio” alla città è presto detto: un debito di oltre 170 milioni di euro.

Sarà la magistratura e i tribunali ad accertarne gli eventuali reati. Restano le responsabilità politiche di coloro che erano al governo della città, a partire dal sindaco, Giuseppe Scopelliti, rinviato a giudizio per “abuso d’ufficio” e “falso in atto pubblico”. Non si può parlare di Orsola Fallara, come donna pubblica, senza parlare del sistema di potere che sta dietro il “modello Reggio”, in quanto lei, da emancipata qual’era, ne è stata, per scelta consapevole, parte organica e protagonista attiva.

Che cosa insegna a una donna, come me, la sua storia? E’ stata una donna devota, fedele, sino alla fine, a colui che lei definiva “l’unico politico con la P maiuscola che riconosco”. Non ha mai denunciato o richiamato alla proprie responsabilità chi con lei ha governato il Comune per dieci anni. Si è assunta tutte le colpe. Si è fatta compagna in politica di un uomo che non ha esitato a smentirla, a prenderne le distanze, almeno pubblicamente, salvo poi, a rinvio a giudizio avvenuto, invocarla come la sola che avrebbe potuto discolparlo. Una donna che cosa ha da perdere o da guadagnare quando perde la sua libertà e la sua autonomia? Cosa ha da perdere o guadagnare nel seguire con devozione estrema un uomo nei suoi sogni di potenza, facendoli diventare propri? Ha da perdere tutto, anche la vita. Ha da guadagnare solo potere e denaro. Ecco cosa mi insegna Orsola Fallara con il suo suicidio. Dopo di lei, nessuna donna può dire che non lo sapeva.

***

[Le conclusioni degli Ispettori ministeriali nella loro relazione]

Conclusioni
Dall’esame dei comportamenti esaminati sono state evidenziate una serie di problematiche afferenti le materie oggetto di indagine.
Per ciò che riguarda la situazione contabile dell’ente, sono state rilevate pesanti irregolarità, consistenti nella mancata imputazione di oneri agli esercizi di competenza e nella conservazione tra i residui attivi di crediti non supportati da titolo giuridico.
Inoltre, sono stati adottati artifici contabili al fine di occultare la reale situazione finanziaria dell’ente.
Tali irregolarità hanno comportato l‟esposizione di un risultato di amministrazione nettamente migliore di quello reale, celando, in realtà, un disavanzo di amministrazione, al 31.12.09, superiore ai 140 milioni di euro. Nell‟anno 2010 la situazione finanziaria dell‟ente è ulteriormente peggiorata, portando il disavanzo ad oltre 160 milioni di euro.
Si ribadisce, anche in questa sede, che i risultati esposti debbono necessariamente essere considerati approssimati per difetto.
Anche in relazione all‟utilizzo delle risorse di cassa sono state rilevate pesanti irregolarità, che hanno portato l’ente ad utilizzare le risorse vincolate e l’anticipazione di tesoreria in violazione alle previsioni del TUEL.
Le irregolarità riscontrate hanno prodotto effetti anche in relazione alle disposizioni relative al patto di stabilità.
Relativamente all‟anno 2007, l’ente ha comunicato dati palesemente errati, al solo fine di far figurare il rispetto dei limiti imposti dalle norme di riferimento, che, in realtà, erano stati abbondantemente superati.
Le irregolarità contabili, inoltre, hanno consentito all’ente di far figurare il rispetto del patto di stabilità per gli anni 2008 e 2010, che, in realtà, è stato violato.
Non avendo rilevato il mancato rispetto del patto di stabilità, l’ente non ha rispettato le sanzioni previste per gli enti inadempienti, consistenti, essenzialmente, nell’impossibilità di effettuare assunzioni di  personale e di far ricorso all’indebitamento.
In merito a quest’ultimo argomento, nell‟anno 2006 l’ente ha posto in essere un’operazione di ristrutturazione, della quale, peraltro, non è stato possibile valutare la convenienza economica, finalizzata a rinviare nel tempo gli oneri del debito.
Inoltre ha fatto ricorso, con la medesima finalità, ad una serie di contratti di interest rate swap. In conseguenza degli stessi l’ente ha  sinora  ottenuto benefici finanziari, con la prospettiva di dover sostenere nel futuro, in base alle attuali tendenze evolutive dei mercati finanziari, spese di ammontare superiore.
L’esame delle posizioni debitorie accese presso la Cassa Depositi e Prestiti ha, poi, consentito di rilevare come non sempre l‟indebitamento sia stato utilizzato per il
finanziamento di spese d’investimento, in violazione del principio dettato dall’art. 119, comma 6, della Costituzione.
L’esame delle problematiche concernenti il personale ha evidenziato  numerose criticità, sia per ciò che riguarda la costituzione dei fondi per il trattamento accessorio che il loro utilizzo.
Vanno inoltre riviste le modalità di utilizzo delle progressioni orizzontali, che non risultano conformi alla normativa di riferimento.
Anche relativamente alla  gestione del personale  dirigente sono state rilevate numerose problematiche, in particolare per ciò che riguarda le risorse inserite nel fondo per il trattamento accessorio.
E’ stata, inoltre, riscontrata l’erogazione di somme, in violazione del principio di onnicomprensività della retribuzione, sia al personale dirigente che al personale del comparto.
Quest’ultima problematica impone una profonda revisione dei comportamenti gestionali, finalizzata a riportare le procedure  amministrative nell’ambito della regolarità. In  particolare, si segnala come qualsiasi incarico svolto nell’interesse dell’ente rientri nel normale rapporto di lavoro intercorrente tra le parti, senza che possa in alcun caso dar luogo all’erogazione di compensi non previsti dai contratti collettivi nazionali.
Ulteriori irregolarità sono state rilevate in relazione al conferimento degli incanchi dirigenziali a tempo determinato. I dirigenti sono slati individuati in assenza di una specifica procedura selettiva debitamente pubblicizzata ed in numero superiore ai limiti previsti dall’art. 19, comma 6, del D.Lgs. n. 165/01.
Roma. 19.08.11

I Dirigenti dei Servizi Ispettivi di Finanza Pubblica

dott. Giovanni Logoteto / dott. Vito Tatò

(foto UDIrc)

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