Cara Luisa

Cara Luisa,

noi donne dell’UDI ti siamo profondamente vicine e siamo indignate per le minacce che tu e il Manifesto state subendo per il solo fatto di fare informazione corretta e attenta al mondo delle donne.

Esiste evidentemente chi non sopporta che si sia sollevato un velo di ipocrisia e di omertà sul potere e sulle aspettative di alcuni uomini e pensa che una libera informazione sia intollerabile, così come non sopporta un libero confronto parlamentare.

Siamo orgogliose del tuo lavoro che tanto ha significato per tutte noi in questi mesi e siamo orgogliose dell’attenzione e della forza con cui GIULIA prende posizione sul tema. Nonostante gli attacchi questo ci rende più forti tutte e saremo ancora più vigili su PAS e tutte le forme di violenza di genere.

Per questo contiamo su di te e il tuo giornale perché teniate duro.

Con grande solidarietà e affetto da tutte noi.

Vittoria Tola

Carissime/i,

vi mando il comunicato di Giulia (rete nazionale giornaliste autonome) in mio sostegno per le minacce e denigrazioni che sto subendo sul web a causa dell’informazione che faccio in difesa delle donne e dei minori, contro la violenza di genere, sulla Pas e sull’affido condiviso. Il mio blog Antiviolenza sul Manifesto è stato invaso da commenti violenti e diffamatori, tanto che ho dovuto momentaneamente sospenderlo per la seconda volta, mentre su altri siti (quelli della lobby pro-Pas) si usano formule diffamatorie per disconoscere il lavoro di informazione mettendo anche la mia foto come fosse un wanted da ricercati. Non solo, perché lo stesso Manifesto ha ricevuto lettere e minacce di querela che mi hanno messo non poco in difficoltà con il giornale che, come sapete, non naviga in buone acque, ma che mi ha sempre permesso di articolare con grande libertà i temi di cui mi occupo, compresa appunto la Pas e i ddl in discussione al senato sull’affido condiviso.

Questa presa di posizione pubblica di GIULIA e delle giornaliste italiane è importante perché è come aver avuto un “timbro di garanzia” sul lavoro che ho svolto e svolgo, ed è fondamentale che sia divulgato il più possibile: ve lo chiedo dal profondo del cuore perché non sto passando un bel momento a causa di questa continua pressione di gruppi che stanno facendo cyber stalking in maniera costante e aggressiva con una intimidazione che ha lo scopo di ridurre in silenzio l’informazione sulla Pas e sull’affido condiviso, disconoscendo anche le gravi forme di violenza sulle donne e incitando a quella violenza stessa.

Grazie

Vi ringrazio per quello che fate

e vi abbraccio forte

Luisa

ecco il comunicato di Giulia:
UDI – Unione Donne in Italia
Sede nazionale Archivio centrale
Via dell’Arco di Parma 15 – 00186 Roma
Tel 06 6865884 Fax 06 68807103
udinazionale@gmail.com
www.udinazionale.org

***

“E’ un aspetto, questo, dello strano mestiere di cronista che non cessa di affascinarmi e al tempo stesso di inquietarmi: i fatti non registrati non esistono. Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure se non c’è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro è come se questi fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenze, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta. E’ una triste constatazione; ma è così ed è forse proprio questa idea – l’idea che con ogni piccola descrizione di una cosa vista si può lasciare un seme nel terreno della memoria – a legarmi alla mia professione” (Tiziano Terzani su Caffènews).

Dunque ogni cosa è come se non esistesse se non viene raccontata, comunicata, interpretata. Le donne lo stanno facendo, in massa, partendo da se stesse e dai loro problemi. Fa paura.

Additare al disprezzo, infangare, perseguitare e minacciare fisicamente chi solo racconta e informa sui diritti negati è la risposta di quella parte maschile che non vuole vedere, che si rifiuta di capire, che non vuole abbandonare privilegi e comando. E’ un comportamento violento che istiga alla violenza e raccoglie perfino consensi con la tecnica dei siti e degli account fake, clonati o sotto l’etichetta contro la violenza sulle donne.

Luisa Betti recentemente, e Loredana Lipperini e Lorella Zanardo  e Femminismo a sud … e tante altre per aver solo parlato di PAS, ddl 957, di violenza che subiscono le donne fino ad essere uccise – una ogni due tre giorni – o di altro che non piaccia e che riguardi le donne, sono state insultate e minacciate.

Perché questa voglia irrefrenabile di infliggere costrizione, di distruggere o almeno ridurre in libertà vigilata ogni pensiero libero e generoso… perché questa voglia di rifiutare verità documentate, minacciare, nascondere problemi, dire che non esistono piuttosto che discuterli …  O stravolgerli, mistificarli, o al contrario inventarli, lontano dalla realtà. E poi soprattutto contro donne. Ai  perché che le riguarda danno risposte la loro storia passata e recente e le statistiche di violenza subita.

Restare unite in solidarietà, ingrossare le fila e costruire reti è la nostra risposta, in difesa dei nostri diritti.

Ma le pressioni contro un giornalismo libero e le minacce a giornaliste e giornalisti che si occupano di temi non graditi o da tacere, è un fenomeno più ampio di quanto non si sospetti, esteso in tutta Italia e non solo. Un triste costume.

Tentativi di leggi bavaglio, per l’editoria cartacea/elettronica (più difficile da controllare, ma siti, blog, account-fb sospesi dove bastano solo le segnalazioni sono all’ordine del giorno); ora divieto di riprendere e fotografare durante le sedute pubbliche in Comune (a Frascati, altri Comuni si appresterebbero ad adottare le stesse disposizioni con la scusa della privacy); dirottamenti di pubblicità, ritorsioni, vendette, querele a perdere, pallottole in busta …

Concita De Gregorio racconta quante notifiche ricevesse all’epoca della sua direzione dell’Unità (in media due notifiche al giorno, cosa mai successa né prima né dopo la sua direzione, dunque in quanto donna) e come trovò scritto sul muro davanti casa sappiamo dove dorme tuo figlio, a un dibattito su “giornalisti minacciati, giornalisti sotto processo”, organizzato a Ferrara.

Ossigeno per l’informazione è un osservatorio permanente proprio sulle giornaliste e sui giornalisti che subiscono minacce e che dispone di una lista di casi a partire dal 2007 e aggiornata a luglio, ma sicuramente incompleta. Redige inoltre rapporti annuali, non guidati da un’ottica di genere,  ma dove le giornaliste sono ben presenti.

Nils Muiznieks commissario del Consiglio d’Europa per i diritti, proprio a giugno, ha lamentato il fenomeno delle minacce ed esorta i governi  a proteggere chi subisce minacce e a punire chi le esercita.

“Anche se non adotta i tradizionali metodi di censura basati sul controllo preventivo dei contenuti, un governo può essere accusato di censura se non fa abbastanza per combattere e punire gli episodi di violenza contro i giornalisti, perché l’impunità incoraggia l’emulazione dei violenti”.

“La libertà di espressione e di stampa è vitale per la democrazia perché ne condiziona altre, come la libertà di riunione e di associazione. L’impunità, poi, incoraggia il ripetersi della violenza. Ecco perché è urgente che i governi europei e l’intera classe politica condannino con fermezza tali aggressioni. Debbono fare in modo che le inchieste siano trasparenti e conducano rapidamente alla punizione dei responsabili. Inoltre, le autorità dovrebbero sollecitare una collaborazione tra la polizia e gli organi di informazione e considerare le aggressioni a giornalisti non solo come un atto di violenza, ma come un vero e proprio attentato alle libertà e ai diritti fondamentali dell’Uomo” (Ossigeno).

Il procuratore Piero Grasso per il suo settore cita il rapporto di Ossigeno e dichiara che il fenomeno, in espansione, non può non suscitare allarme.

Su CaffèNews tre storie di croniste minacciate e una mappa visiva dei dati di Ossigeno.

Ma le minacce alle donne che parlano di donne non rientrano in un generico malcostume, nascono da un contenitore comune universale che bisogna svuotare, seguono un legame di subordinazione millenaria che bisogna sciogliere.

Grazie Luisa. UDIrc

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Archiviato in autodeterminazione delle donne, Contro la violenza sulle donne, diritti della persona

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