Guidare con Manal

 (UDIrc)

Io guido con Manal

Esattamente un anno dopo la campagna Women2Drive, le donne saudite non demordono e tornano all’attacco per vedersi riconosciuto il loro diritto a guidare. Una petizione è stata diffusa in rete nei giorni scorsi per raccogliere firme e per presentarla oggi 17 giugno a re Abdullah. Tra le promotrici e firmatarie di nuovo Manal al-Sharif, agli arresti per dieci giorni lo scorso anno per essersi mostrata in un video su youtube alla guida di un’auto. A Sheima Jastaniah dieci frustate, e gli arresti per centinaia di altre attiviste che hanno ripetuto la sfida della guida, rilasciate dietro la dichiarazione che non ci avrebbero più riprovato.

La grande opposizione alla guida per le donne viene soprattutto dagli ambienti ultraconservatori e religiosi. E’ una fatwa degli imam accettata dal ministero degli interni e risalente al ‘91, a vietare il rilascio della patente alle donne. Lo scorso anno re Abdullah aveva promesso qualche apertura, ma già nel ’95 si era dichiarato favorevole all’abrogazione della disposizione.

Nella petizione le donne chiedono di poter usufruire di scuole-guida per sole donne, di poter almeno conseguire la patente nei paesi vicini, di poter guidare in caso di necessità e che sia permessa la guida alle donne che hanno la patente conseguita nei paesi vicini.

Chiariscono:

“Non cooperiamo con alcuna organizzazione o ente internazionale né rappresentiamo un partito politico o un’opposizione e non vogliamo cominciare una protesta pubblica”

“Chiediamo soltanto che ogni donna che deve muoversi per i suoi impegni quotidiani e non ha un uomo che la aiuti, sia autorizzata ad aiutare se stessa”. (ANSA, 13 giu.)

Per le donne saudite è difficile studiare, viaggiare e spostarsi autonomamente, ricorrere a cure mediche, denunciare violenze domestiche: devono infatti essere autorizzate da una figura maschile familiare, padre, fratello, figlio, parente, per compiere qualsiasi atto pubblico.

Voteranno per la prima volta nel 2015 e di questo ringraziano il sovrano nella petizione.

Il cammino è molto lungo, ma grande il fuoco sotto cenere.

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Archiviato in autodeterminazione delle donne, diritti della persona, Donne nel Mediterraneo, libertà delle donne

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