Obiezione, vostro onore

UDI – Unione Donne in Italia    

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Nella giornata di mobilitazione che vede manifestazioni in tante città d’Italia e in considerazione delle scelte contro le donne che vengono fatte su tutto il territorio nazionale da forze fondamentaliste ricordiamo che:

L’obiezione di coscienza

tra scelte individuali e responsabilità pubbliche…

L‘obiezione di coscienza  nella Legge 194 è “astensione facoltativa da prestazioni di lavoro” diritto quindi della persona e non della struttura.

Abbiamo sempre sostenuto che l’autodeterminazione delle donne trova di fronte a sé pubbliche responsabilità in una singolare forma di espropriazione e irresponsabilità, dove ciò che è intimo e personale viene sottratto alla sfera individuale e ciò che è pubblico viene scaricato in ambito privato.
Abbiamo detto che noi sappiamo di avere dei diritti. Loro fingono di non avere dei doveri.

Per legge  le strutture sanitarie hanno l’obbligo di garantire gli interventi di interruzione di gravidanza, siano essi volontari o terapeutici.  Ai singoli, siano essi  medici, infermieri o ausiliari è garantito di potersi avvalere della “astensione facoltativa da prestazioni di lavoro” denominata obiezione di coscienza.

Dal momento che quanto è un diritto del singolo non è diritto della struttura sanitaria nel suo complesso, questa ha, anzi, l’obbligo di garantire la erogazione delle prestazioni sanitarie per quanto riguarda sia la Legge 194 che la Legge 40.

Bisogna  chiamare i comportamenti con il loro nome e dunque togliere “l’aura di santità” a chi si astiene per un proprio interesse da una attività professionale prevista da una Legge dello Stato a favore di altri.
Bisogna  chiedersi quanto costa alla comunità questa astensione generalizzata in tutti gli enti ospedalieri italiani da Bolzano a Siracusa.
Bisogna proporre di individuare “lavori socialmente utili”, come per i disoccupati, per i ginecologi, gli infermieri, gli ausiliari, e tutti coloro che vengono remunerati con denari pubblici per poi astenersi dallo svolgere un pubblico servizio.
Chiediamo il rispetto di un diritto e il ripristino della legalità.

Pretendiamo la fine dello spreco di risorse pubbliche che sottrae efficacia ed efficienza a chi chiede interventi sanitari e nel contempo arricchisce chi non lavora e a cui nessuno ha mai chiesto di adoperarsi, nel tempo del non lavoro, ad altre attività o lavori di pubblico interesse.
Occorre uscire dal rapporto medico-paziente e rimanere nel rapporto tra paziente e struttura sanitaria dopo di che il problema della astensione dalle prestazioni di lavoro, così come delle ferie, dei permessi, della malattia dei dipendenti, ecc. rimane un problema della struttura sanitaria che deve adoperarsi per risolverlo. Questo può avvenire anche attraverso la assunzione di personale non obiettore,  che tale rimanga, al fine di garantire il servizio previsto nella struttura medesima.

L’art. 9 della Legge 194 è esplicito al riguardo: “gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono in ogni caso tenuti ad assicurare l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza”. Tutto il predetto articolo di legge dispone espressamente che “la Regione ne controlla e garantisce la attuazione anche attraverso la mobilità del personale”.

Riteniamo dunque, in tema di interlocutori e di obiettivi, di poter assumere  come nostro compito il chiedere conto sia alla singola struttura che alla Regione di “controllare e garantire la attuazione anche attraverso la mobilità del personale”.

Sarà anche questa azione, politica e giuridica, un modo di riaffermare i diritti partendo dai doveri, restituendo alla funzione pubblica la propria responsabilità e alle donne la sovranità sul proprio corpo e la propria vita.

Vittoria Tola e Grazia Dell’Oste

Via dell’Arco di Parma 15 – 00186 Roma
Tel. +39 06 6865884 Fax +39 06 68807103

udinazionale@gmail.com  –  www.udinazionale.org

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