Santa Ildegarda, dottora

Ildegarda di Bingen, Liber divinorum operum

L’uomo-microcosmo nel Liber divinorum operum di Ildegarda di Bingen

Riceviamo da Franca Fortunato

IL PAPA E ILDEGARDA DI BINGEN

DOMENICA papa Benedetto XVI, durante l’omelia di Pentecoste,  ha annunciato che a ottobre, in apertura del sinodo sulla nuova evangelizzazione, proclamerà dottora della Chiesa, dopo Teresa D’Avila, anche Ildegarda di Bingen, la mistica del XII secolo.

Contemporaneamente, nei giorni passati, su tutta la stampa, si è data notizia del commissariamento, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, dietro approvazione del Papa, delle suore americane della Conferenza delle superiore maggiori  in quanto le loro dichiarazioni pubbliche “sfidano i vescovi, autentici maestri della Chiesa, della fede e della morale” e le loro idee sull’omosessualità, sull’aborto, sul sacerdozio femminile sono “temi da femministe radicali incompatibili con la dottrina cattolica”. Insomma, la gerarchia della chiesa si è messa, come in altri momenti della sua storia, contro donne che non riconoscono l’autorità maschile.

Ebbene, Ildegarda di Bingen, proprio lei, fu  maestra in fatto di libertà e di autorità femminile. Fu lei ad aprire la “mistica” a quelle che vennero dopo di lei: Teresa D’Avila, Margherita Porete, Beatrice di Nazareth, Hadewijch, le “amiche di Dio”, come le chiama Luisa Muraro. Donne che sperimentano il rapporto diretto con Dio, come fonte di conoscenza – come  nelle “visioni” di Ildegarda -, da cui insegnare alle donne e agli uomini che a loro si rivolgono e a quelle che vengono loro affidate. Ildegarda non riconosce l’autorità maschile nel suo insegnamento, non insegna a partire dai libri degli uomini, dalle loro dottrine, dalla loro morale, ma da donna, femminista, sì, radicale, sceglie Dio al posto degli uomini e l’autorità materna al posto di quella paterna.

Proclamare Ildegarda dottora della chiesa e condannare le suore americane, è una contraddizione in essere. Ildegarda, nei monasteri di Disibodenberg e di Rupertsberg, da lei fondato nel 1150 e dove morì nel 1179, godette di grande autorità e libertà. A lei si rivolgono teologi, vescovi, re, uomini di potere, che si mettono in ascolto della sua parola. Le donne, le sue novizie, le badesse di altri monasteri, si rivolgono a lei, ad una donna, perché vedono in lei “la vera luce”, piuttosto che a coloro, gli stessi di oggi, ai quali un’istituzione secolare assicura il potere di stabilire le norme di vita e di indirizzare le scelte.

Questa quieta trasgressione – come scrive Marirì Martinengo nel libro “Libere di esistere” -, il deliberato proposito di affidarsi ad una donna che non è superiore a loro gerarchicamente, ma che è grande in sé, ristabilisce l’autorità materna. Credere, come fanno le badesse, le novizie, le donne e gli uomini, che si rivolgono ad Ildegarda, alla parola di un’altra donna, è far parte dell’ordine materno, cioè di una struttura simbolico – sociale che vede nella madre la fonte di autorità per le figlie e i figli.

< Dio è madre e padre>, disse Papa Luciani. Benedetto XVI, che ha deciso di proclamare Ildegarda dottora della chiesa, e la gerarchia tutta sono pronti ad ascoltare per intero la parola di Ildegarda? La vicenda delle suore americane, come tante altre, spinge a rispondere: no. Se Ildegarda è dottora della chiesa, o lo è per intero o altrimenti non ha senso. Non si può dividere il suo insegnamento, sarebbe come separare il suo spirito dal suo corpo, cosa che lei non accettò mai nella sua vita. Lei non conosceva opposizione tra spirito e materia, tra anima e corpo, tra contemplazione e azione,  tra celeste e carnale. La sua stessa visione era segnata dalla non opposizione spirito-materia: all’esperienza conoscitiva partecipava anche il corpo con i suoi sensi, non solo la mente.

Ildegarda dottora della chiesa? Sì, ma in quanto donna, maestra di libertà e di autorità femminile per donne e uomini, in quanto fondatrice di un ordine materno dentro cui si inseriscono anche le suore americane. Uomini di chiesa siete pronti ad accettare Ildegarda come dottora, accettando di riconoscere e confrontarvi con la libertà e l’autorità femminile  nel presente? Altrimenti, lasciate perdere.

Franca Fortunato

***

Ildegarda oltre alla sua profonda religiosità coltivò una attenta osservazione delle forze della natura, dei processi vitali, delle energie fisiche e mentali annotando anche come fossero diverse le manifestazioni nella donna e nell’uomo.  Tanta passione e intelligenza nell’osservare e riflettere, quanta nel creare, denotano una mente che oggi definiamo di scienziata, per l’epoca, anticonformista e all’avanguardia nel senso del ricercare. Ricorda anche Ipazia per l’autorevolezza e il prestigio culturale riconosciuto (molte personalità ricorrono a lei per consiglio).

Ma la sua particolarità più sorprendente è quella che non annulla il suo essere donna, come richiesto dalla religiosità canonica, non de-sessualizza il suo pensiero nel magma mistico da lei vissuto.

Molto riportati sul web alcuni capoversi estratti dal Liber causae et curae sulla sessualità differente:

“Quando nel maschio si fa sentire l’impulso sessuale (libido), qualcosa comincia come a turbinare dentro di lui come un mulino, poiché i suoi fianchi sono come la fucina in cui il midollo invia il fuoco affinché venga trasmesso ai genitali del maschio facendolo bruciare… Ma nella donna il piacere (delectatio) è paragonabile al sole, che con dolcezza, lievemente e con continuità imbeve la terra del suo calore, affinché produca i frutti, perché se la bruciasse in continuazione nuocerebbe ai frutti più che favorirne la nascita. Così nella donna il piacere con dolcezza, lievemente ma con continuità produce calore, affinché essa possa concepire e partorire, perché se bruciasse sempre per il piacere non sarebbe adatta a concepire e generare. Perciò, quando il piacere si manifesta nella donna, è più sottile che nell’uomo…”

Razionale  e sistematica (pur nello sfondo delle visioni mistiche) nutre la sua personalità di arte, filosofia, musica, architettura, scienze naturali, medicina, in una concezione armonica (per certi versi pre-umanistica) dell’essere vivente col cosmo, e cosciente del suo essere femminile. Tre secoli dopo un altro grande curioso del vivere, Leonardo, con lo stesso spirito di investigazione/creazione continuerà a percorrere la stessa strada verso le scienze moderne. E come tratto comune non avevano una profonda cultura in senso stretto accademico. Leonardo consapevolmente si definiva omo sanza lettere, Ildegarda si considerava povera creatura cui mancano salute, vigore, forza e istruzione, e dettava a segretari i pensieri o le voci che sentiva.

Nella simbologia iconica, curioso l’accostamento dell’Uomo-microcosmo di Ildegarda, non sessuato, immerso nell’armonia cosmica e precursore dell’Uomo vitruviano, sessuato, di Leonardo.

Uomo vitruviano

 

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