2 Giugno 2012

Nel 1946 è nata la Repubblica.
Nel 1946 le donne italiane esercitano per la prima volta il diritto di voto.
Nel 2012, dopo 66 anni, le donne italiane stanno ancora combattendo per la democrazia paritaria. Nonostante la Costituzione. L’art.1della Costituzione recita: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro …” Se la guardiamo come donne, l’Italia è una repubblica incompiutamente democratica: infatti noi sappiamo che oggi è molto difficile esigere il lavoro come diritto, e non solo a causa della crisi.
Da sempre le possibilità lavorative delle donne sono state notevolmente inferiori a quelle degli uomini. Oggi in numero minore sono le occupate, in numero maggiore le disoccupate e si ingrossano continuamente le fila delle inattive. Le donne più giovani sono maggiormente vittime di una precarietà che si protrae nel tempo condizionando la facoltà di scegliere liberamente e consapevolmente la loro vita. Le donne di ogni età sono oberate anche a causa della mancanza di servizi e sostegni adeguati, a cui devono supplire occupandosi di bambini, anziani, disabili e malati.

In questo periodo alle donne è stato tolto molto (dall’innalzamento dell’età pensionabile ai mancati investimenti promessi per i servizi e le politiche di conciliazione e condivisione) senza contropartite. Se la nazione reggerà a questa crisi sarà grazie alle donne che mettono responsabilmente a disposizione le loro energie e risorse nell’ economia e nella cura. Dalla famiglia alle reti informali le donne sorreggono e sostituiscono un welfare debole e frantumato, a macchia di leopardo, come è quello italiano. Lo sappiamo dall’esperienza delle nostre vite e ce lo confermano le statistiche nazionali.

L’UDI – Unione Donne in Italia è stata protagonista fin dal 1944 delle principali battaglie condotte in questo paese per il diritto di voto e il diritto al lavoro delle donne, per i diritti delle donne nel lavoro, nonché per un modello di produzione che riconoscesse la differenza femminile nel lavoro: un modello a misura di donna e, come tale, a misura di tutti.

L’UDI richiama l’attenzione di uomini e donne sulla contraddizione profonda tra i diritti faticosamente conquistati e l’esigibilità di questi diritti, sulla differenza tra la responsabilità sempre esercitata dalle donne e l’irresponsabilità di chi dovrebbe attuare la Costituzione con interventi politici concreti tenendo conto che la Repubblica è costituita da uomini e da donne.
Perché il 2 giugno possa essere la festa di tutti e DI TUTTE.

Vittoria Tola Grazia Dell’Oste

***

Le scosse continuano in Emilia, migliaia di persone scaraventate all’istante in mezzo alla strada. Capannoni crollati come castelli di carte da gioco. Nomi e cose da non dire. La retorica dei soccorsi, le raccolte per sms che non si sa se arrivano e come arrivano. Le cricche in agguato, c’è chi ride, ora di nascosto. La militarizzazione, la frammentazione, la dispersione del territorio: L’Aquila è stata, è una brutta pagina. Occorre fare presto, fare tutto, perché gli stessi luoghi siano protagonisti della loro ricostruzione. Basterebbe il costo di un paio di F-35.  

E la Repubblica con la ruota del pavone imperterrita festeggia. Mostra i muscoli, il muso duro, tutto l’apparato potenziale che può togliere la vita in massa.

Repubblica che ancora si autocelebra in un cliché guerriero, zelante nel dare di sé una immagine primaria collegata con la guerra, di difesa o di offesa che sia.

Repubblica fondata sul lavoro ma che il lavoro non lo cura, che considera tutte le persone uguali e di pari dignità, ma poi di fatto ne trascura una parte. Quella parte che è più sottopagata, che sostiene un welfare sommerso, ostacolata nel percorso di lavoro, a cui si nega il pieno diritto del proprio corpo, anzi un corpo su cui si applica un diritto proprietario d’intesa, individuale e istituzionale.

Le donne cadono come mosche, quattro in 48 ore, uccise da mariti compagni fidanzati padri figli. I media continuano imperterriti a non voler vedere. Descrivono il set, i particolari, la pettinatura, il dramma della gelosia, nessuno se lo aspettava… Noi costrette come sisife a ripetere le stesse cose, peggio a non ripeterle.   

Un atto di coraggio, di verità per dire finalmente basta a qualcosa di insostenibile non arriva! Se non da noi, dal basso.

Festa della Repubblica sarebbe del senso civico, della legalità, della solidarietà, della fratellanza della sorellanza, della dignità, del rispetto verso la metà ab-negata. Festa della Costituzione per cui ha senso la Repubblica, festa di popolo libero perché è la Repubblica in ogni suo organismo a garantire la libertà di ogni persona. Ma la Repubblica siamo noi.

***

Udinazionale comunica:

– La Regione Emilia-Romagna

ha attivato una raccolta fondi rivolta a quanti – privati ed Enti pubblici – desiderano versare un contributo per far fronte ai costi del terremoto che ha colpito le province di Modena, Ferrara e Bologna.

Per i privati le possibilità sono le seguenti:

versamento sul c/c postale n. 367409 intestato a: Regione Emilia-Romagna – Presidente della Giunta Regionale – Viale Aldo Moro, 52 – 40127 Bologna;

bonifico bancario alla Unicredit Banca Spa Agenzia Bologna Indipendenza – Bologna, IBAN coordinate bancarie internazionali: IT – 42 – I – 02008 – 02450 – 000003010203;

versamento diretto presso tutte le Agenzie Unicredit Banca Spa sul conto di Tesoreria 1 abbinato al codice filiale 3182.

Per quanto riguarda invece gli Enti pubblici, è previsto l’accreditamento sulla contabilità speciale n. 30864 accesa presso la Banca d’Italia – Sezione Tesoreria di Bologna.

In tutti i casi (privati ed Enti pubblici) il versamento dovrà essere accompagnato dalla causale: Contributo per il terremoto 2012 in Emilia-Romagna.

– La Provincia di Modena

Interventi di solidarietà
codice Iban IT 52 M 02008 12930 000003398693
causale “terremoto maggio 2012”

– La Provincia di Ferrara

intestazione conto “Provincia di Ferrara per interventi di solidarietà”

codice: IBAN IT 67 Z 06155 13015 000003204155, con la causale: “terremoto maggio 2012”.

– Dalle UDI di Bologna e Provincia

ci comunicano che la Provincia non ha, per ora, attivato un conto apposito, per cui invitano a inviare eventuali contributi al conto della Regione. Avviseranno direttamente qualora la Provincia di Bologna dovesse agire in proprio in questo senso.

45500 per donare automaticamente 2 euro

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