Centro sociale Angelina Cartella in fumo

Pensavamo di aver definitivamente allontanato il tempo degli attentati, delle molotov, delle gambizzazioni, dei bolzaneto, ma in una piccola frazione di tempo l’incubo è riapparso. Ingenua la nostra fiducia. Che pur dobbiamo coltivare.

Piccoli mastri della politica hanno abbattuto muri portanti e indebolito pilastri ignorando la statica dell’edificio della democrazia. Sdoganato e rivitalizzato tutto un fronte che la storia e la nostra coscienza di donne rigetta perché è prevaricazione, sottomissione, eliminazione. Dentro una cornice, per quanto ci riguarda, che è il più feroce patriarcato militare mafioso, che vive di rapina e di accumulo.

L’incendio, all’alba di avantieri, e la conseguente quasi totale distruzione del Centro Cartella di Gallico (da due-tre mesi si sono susseguiti atti vandalici) è uno dei segnali  che sempre più si stanno cogliendo in Italia.

Poesia, musica, letteratura, cinema, libri, feste, mercato equo-solidale, italiano per gli immigrati, no-ponte, no-tav, sostegno ai lavoratori neri di Rosarno. Solidarietà. Missionari e missionarie che non chiedono l’anima in cambio. Ecco il CSOA, il Centro sociale Angelina Cartella a Gallico, frazione di Reggio. Un amore e una passione sociale che in questi dieci anni sono cresciuti fino all’intollerabile per chi ama svastiche e nerofumo.

E infatti svastiche, simboli SS, un latinorum di repertorio sul basco di un Ghevara in murales, qualche altro scarabocchio sono la firma di chi conosce bene i suoi simboli e li usa con rozza sottigliezza come armi di sfregio, di stupro simbolico. Di solito spray nero, ma qui in rosso per esigenze cromatiche e compositive: nero su nero del basco dove apporre la scritta, che segue le curve, non avrebbe reso. Un manovale di mafia presumibilmente non dispone di sottigliezze semiologiche, ma presumibilmente ha prestato garanzie logistiche in una reciproca sponsorizzazione per spartire gli utili.

     

E una volta sfrattato il Cartella, gli utili sono il ghiotto bocconcino del parco, demaniale, e una voce scomoda in meno.

Dopo costruita la struttura a suo tempo, con fondi pubblici,  fu subito abbandonata a se stessa, diventando luogo di degrado e di spaccio, quindi occupato dieci anni fa e vivificato da ragazzi e ragazze, ma tanti anche i capelli grigi e bianchi, che amano il proprio territorio in modo partecipativo e appassionato.

Perché non restare indifferenti. Perché è minacciato il nostro stesso diritto di parola, di espressione, di voce individuale o pubblica entro diritti e doveri costituzionali, compresa la giusta protesta.

Le mani sulla città è un tragico epilogo se manca la risposta popolare. Non un rimando in un gioco a tennis o peggio una sfida in un game di guerra, ma una risposta compatta, estesa e profonda di presenze, di aiuti, collaborazioni, di modi di essere nella legalità e chiedendo cultura e anche regalando.

Nella piccola arena del parco, nel pomeriggio, un’assemblea aperta, convocata col tamtam di rete, manifestava immediata solidarietà al Centro Cartella con molte voci accorse da otrestretto e da molti chilometri di distanza, e una sottoscrizione.

  (foto UDIrc)

***

Riceviamo dal Cartella.

 DOPO L’INCENDIO DEL c.s.o.a CARTELLA

UNA MANIFESTAZIONE A REGGIO CALABRIA IL 26 MAGGIO

E UNA CAMPAGNA PER RICOSTRUIRLO PIU’ BELLO E PIU’ GRANDE DI PRIMA 

Non ci poteva essere sveglia più triste a buttarci giù dal letto ieri mattina. La notizia che la struttura, che per dieci anni ci ha visto discutere, lavorare, creare, cantare, suonare, crescere, stava andando letteralmente in fumo è stata un pugno allo stomaco, un colpo tremendo. La vista poi di quelle pareti di cemento rimaste in piedi, mentre tutto quello che c’era dentro, sopra, di lato, era stato trasformato in cenere e detriti contorti dal calore, è stato il colpo del definitivo Knock Out.

Ma presto il senso di smarrimento, di confusione, è stato spazzato via dall’incredibile fiume di solidarietà che ci ha sommerso: dal quartiere, dalla città, dall’Italia tutta è stato un continuo chiamare, chiedere, offrire braccia, mezzi, soldi. Un abbraccio talmente caloroso da ridarci immediatamente forza, voglia, combattività. Una vicinanza talmente eterogenea quanto sincera, da essere per noi più legittimante di qualsiasi carta bollata, figlia del riconoscimento del lavoro svolto in questi anni.

Ricostruire il Cartella, più bello e più grande di prima, abbiamo detto nel corso di una partecipatissima assemblea, tenutasi ieri pomeriggio, vicino a quelle macerie ancora fumanti. Lo ricostruiremo noi, come abbiamo sempre fatto, con l’aiuto di tutti quelli che sono al nostro fianco, di tutti quelli che dalla Val di Susa a Palermo, dal Friuli alla Puglia, ci stanno dicendo di essere pronti a sostenerci in qualsiasi modo.

Lo ricostruiremo perché non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci a chi, con questo vile atto, pensa di poter chiudere la nostra esperienza, e soprattutto distogliere il nostro impegno politico. Se la mano che ha compiuto questo vile atto è facilmente individuabile nella bassa manovalanza fascista e mafiosa, purtroppo sempre numerosa in questa città, la mente è per noi da individuare nella tanto famosa area grigia, in tutti quei gruppi affaristici, di interesse, che considerano questo territorio una enorme speculazione, e le casse pubbliche bancomat privati. Vorrebbero che tutti i nostri sforzi si riversassero sulla difesa degli spazi, sullo scontro ideologico e sull’antifascismo, senza preoccuparci più della privatizzazione dei servizi pubblici, della svendita del territorio a fini speculativi, della tremenda crisi economica e soprattutto sociale in cui versa la nostra città. Se il fine è questo, hanno sbagliato di grosso!

Il Cartella è stato ferito sì, ma è vivo e vegeto.

Stiamo verificando le condizioni per una manifestazione contro ogni tentativo di far chiudere questa esperienza, per la difesa degli spazi sociali, da tenersi sabato 26 maggio.

Stiamo vagliando, insieme ai nostri tecnici e legali, le modalità per avviare al più presto la ricostruzione della struttura fortemente danneggiata, che sarà sostenuta dal lancio di una campagna nazionale di solidarietà.

Nel frattempo, confermiamo tutte le iniziative già programmate, e diamo appuntamento a tutte e tutti per sabato 19 maggio, per la chiusura delle tre giornate contro l’omofobia che l’ArciGay e gli altri promotori hanno deciso di far tenere al Cartella, e i cui proventi andranno nella cassa di solidarietà per la ricostruzione.

“Voi non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo”

“Potrete tagliare tutti i fiori, ma non fermerete mai la primavera”

c.s.o.a. Angelina Cartella
via Quarnaro I, Gallico
89135 Reggio Calabria
http://www.csoacartella.org

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