Ancora per Anna Maria Scarfò

Voltapagina - Il blog di Cristina Zagaria

Anna Maria Scarfò, l’ultimo affronto

di Cristina Zagaria

da Repubblica, pag. 24 di oggi

Alla la prima udienza, una settimana fa, erano in 23. Lunedì, alle seconda udienza, erano in sessanta. In una piccola aula della provincia calabrese, a Cinquefrondi, sezione distaccata del Tribunale di Palmi, sessanta persone, silenziose, sono accorse per dare il sostegno morale a Anna Maria Scarfò, la ragazzina di San Martino di Taurianova che ha avuto il coraggio di denunciare prima il branco, che l’ha violentata per tre anni, e poi il suo paese che l’ha minacciata di morte. Semplici cittadini, associazioni, donne si mobilitano per rompere il silenzio che per tredici anni ha avvolto la vita di una coraggiosa, giovane, donna calabrese.

L’attenzione sul processo però spaventa la difesa. A sorpresa, quattro dei 16 imputati presentano al giudice una istanza di remissione del processo sostenendo che la “pressione mediatica sulla vicenda non consentirebbe una serena decisione del giudice monocratico di Cinquefrondi”. Il giudice, Giuseppe Ramondino, sospende il processo e manda gli atti alla Corte di Cassazione. Non può fare altro. Ma ora il rischio è alto. L’equilibrio tra omertà e verità è precario. Per la prima volta il silenzio è stato rotto. Le regole non scritte sono state sovvertite. Nell’aula del tribunale non ci sono solo i parenti degli imputati, ma c’è anche qualcuno accanto ad Anna Maria Scarfò, che oggi ha 26 anni e vive in una località protetta. È la prima donna a cui lo Stato ha riconosciuto la protezione per la legge sullo stalking.

Anna Maria Scarfò a 13 anni viene violentata dal branco, dai ragazzi bene del suo paese, San Martino di Taurianova, in provincia di Reggio. Prova a denunciare subito la violenza al prete del paese, ma non riceve aiuto. Da quel giorno Anna Maria subisce le violenze in silenzio. Quando il branco le chiede di portare ai loro incontri, anche la sorella più piccola, la ragazzina (che all’epoca ha 16 anni) denuncia tutto. E si trova per la seconda volta sola. Una parte del paese si tira fuori dalla vicenda, l’altra accusa Anna Maria. È colpa sua. Lei ha provocato gli uomini. Lei è la “puttana”, la “malanova”, la portatrice di disgrazie. Minacce di morte, affronti personali, il cane ammazzato, i panni del bucato insozzati di sangue nella notte, le telefonate anonime. La famiglia di Anna Maria Scarfò si barrica in casa. La ragazza trova aiuto solo in un avvocato, Rosalba Sciarrone, che denuncia le molestie e le persecuzioni in un fitto fascicolo. Prima interviene il questore di Reggio, poi lo Stato. Ad Anna Maria Scarfò viene accordata la scorta. E l’estate scorsa la ragazza lascia la Calabria e va a vivere in una località protetta. Una parte dei suoi stupratori (chi ha scelto il rito abbreviato) è stata condannata con pene definitive, altri sono stati condannati in primo grado.

Due settimane fa comincia il processo nella sezione distaccata di Cinquefrondi contro chi ha minacciato e perseguitato Anna Maria Scarfò, dopo la denuncia. Sedici gli imputati. Tra questi anche tre dei suoi stupratori. E alcune associazioni calabresi, capofila Natalia Filianoti, della Fondazione Giovanni Filianoti, lanciano via Facebook e Twitter un appello: “Stringiamoci attorno a Anna Maria Scarfò, per non farla sentire sola di fronte al branco e di fronte a quei concittadini che l’hanno maltrattata”. L’appello viene raccolto da associazioni della piana di Gioia Tauro, di Reggio, di Catania, di Napoli, l’Udi costituisce un coordinamento del Sud (Reggio Calabria, Catania, Napoli). [il rosso è nostro]. E Anna Maria per la prima volta non è sola. Alla decisione di sospendere il processo Anna Maria Scarfò scoppia a piangere. Sconcerto tra le associazioni. A reagire è il legale della Scarfò, Rosalba Sciarrone: “Oggi è una giornata di vittoria. L’istanza è infondata e per la prima volta abbiamo rotto il silenzio e questo fa paura”.

Cristina Zagaria è srittrice e giornalista di Repubblica, ha  scritto malanova, raccontato in prima persona da Anna Maria Scarfò.

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