Per Anna Maria Scarfò

“Quando era in corso il processo di Anna, io difendevo un’altra donna, in una causa di separazione. Una donna picchiata e abusata dal marito. Un giorno questa mia cliente venne nel mio studio e mi disse: Avvocatessa, voi difendete la puttana di San Martino? Non risposi subito. Mi disorientarono le parole di quella donna, abusata e maltrattata. Vittima anche lei, proprio come Anna, puntava il dito contro un’altra donna. Pensai: Se ora le faccio il discorsetto sui pregiudizi e sull’autodeterminazione della donna non arrivo da nessuna parte. Allora provai un’altra strada. Le chiesi: Lei è cattolica? E lei: Cattolicissima sono. E io: E dio non dice che bisogna sempre stare da parte degli ultimi? E lei: Sì, avvocatessa, ma non degli ultimi ultimi. Quel giorno ho capito due cose: che ci sono ultimi e ultimi ultimi e che la solidarietà tra le donne non è abbastanza forte, non forte come l’ambiente, la cultura, la paura, il senso di colpa”.

Così parla l’avvocata Rosalba Sciarrone ad una presentazione del libro Malanova. La triste storia è raccontata da Anna Maria Scarfò e scritta da Cristina Zagaria per le edizioni Sperling&Kupfer. Anna Maria ha avuto l’adolescenza devastata da dodici stupratori, dodici apostoli di quel potere patriarcale, esercitato ancora sotto tutte le latitudini, dove con gradualità più crudeli e manifeste, dove più soffuse o mascherate. Che si manifesta con le imposizioni, le discriminazioni, la disparità. E con la violenza fisica, lo stupro, le uccisioni nei confronti di quelle donne che non accettano di essere proprietà del maschio. Proprietà come può essere un cane, una pecora, una casa, un’automobile, un terreno. Questo modello culturale arcaico ha condizionato le donne fino ad oggi, e condiziona ancora molte.

Ci innamoriamo ma anche l’amore si nutre degli stereotipi che ci portiamo dentro. Sei mia, sei mio, la mia vita non ha senso senza di te, non posso vivere senza di te … è il cattivo immaginario sessista che rende dipendenti, senza autostima, col senso del possesso o della sopportazione inverosimile pur di ricevere amore e attenzione. Se si cresce nel senso della libertà e del rispetto della persona, nessuna, nessuno possiede in servitù o si appropria anche per un momento della vita, del corpo dell’altro, dell’altra.

Senza leggi adeguate, senza solidarietà sociale, senza modelli costruttivi per una effettiva parità in famiglia e nella società, senza movimenti forti e attivi delle donne, e soprattutto senza intervenire nella scuola e in famiglia nell’educazione contro gli stereotipi, continueremo ad avere donne umiliate e che subiscono violenza tra le mura domestiche (70%), e una donna uccisa ogni tre giorni. Se fosse un tabaccaio o un gioielliere ucciso sistematicamente ogni tre giorni sarebbe emergenza di ordine pubblico. Le donne sono state educate nei valori tradizionali della disparità – poco o molto – tutte. Approdare (faticosamente) alla consapevolezza del diritto della propria persona è una sfida di civiltà. La sfida di Anna Maria. Se questa consapevolezza manca o non è piena e generosa manca anche la solidarietà al femminile.

Rosalba Sciarrone, esperta di difese di genere per così dire, infatti osserva: Ma ciò che riesce sempre a stupirmi è la mancanza di solidarietà al femminile: un grande errore. Come possiamo non fare fronte comune tra noi? E poi chi è stata vittima, chi ha respirato violenza sin da bambina, spesso si trasforma a sua volta in carnefice. Per spezzare questa catena ci vuole aiuto. E credo che chi ne ha la possibilità non possa sottrarsi. Io per esempio faccio un lavoro che mi appassiona, ho potuto studiare, ho degli affetti, mi ritengo fortunata: sento che è mio dovere dare una mano. Ecco perché non solo ho difeso Anna Maria Scarfò (la malanova) ma l’ho anche ospitata in casa mia per un certo periodo, quando la pressione su di lei si era fatta troppo forte.

… «Avvocato, ma voi vi prendete in casa la puttana di San Martino?», me lo sono sentita chiedere da un’altra signora che stavo difendendo da un marito violento, che con lei usava proprio lo stesso insulto. Ho dovuto ricordarle che il tribunale stava dando ragione alla ragazza, che la carità cristiana vuole che si difendano gli ultimi, ma la risposta è stata: «Chilla è davvero ultima, tutto il paese se l’è fatta…». Ecco, il lavoro che trovo più difficile è quello contro i pregiudizi. Ma, nonostante tutto, le donne che hanno il coraggio di denunciare stanno crescendo. E dopo, nessuna vuole tornare indietro…

… il prezzo che sta pagando è davvero alto: dopo otto anni dalla sua prima denuncia e quattro processi, le minacce contro di lei non si sono placate. Tanto che da questa estate ha dovuto accettare il programma di protezione che la legge sullo stalking mette a disposizione in questi casi. Se n’è dovuta andare da San Martino, dalla sua casa, dalla sua famiglia. Oggi ha 24 anni e neanche uno straccio di vita privata. Ma prima di partire me l’ha ripetuto: «Ne valeva la pena. Di sentirsi liberi non ci si stanca mai». (Testimonianza raccolta da Anna Alberti per Marie Claire)

Per il 25 Novembre 2010, Anna Maria, non potendo intervenire ad una presentazione del suo libro, scrisse una lettera alle donne, piena di consapevolezza e dolore, quel dolore che può annientare, distruggere, ma che può anche far scatenare un coraggio disperato e far rinascere. Giacché disonore è avere tensione distruttiva dentro e tenerla stretta, nascosta, non liberarsene, non assumersi reponsabilità specie quando si apporta danno in modo grave e irreversibile. E l’adolescenza di Anna Maria è stata per sempre distrutta.

… Non è stato facile, credetemi. Ma ce l’ho fatta, grazie alle forze dell’ordine e al mio avvocato, Rosalba Sciarrone, che da quel giorno mi è stata sempre vicina.
Come vi dicevo, dal giorno in cui ho fatto la denuncia non è stato facile, ma da quel momento una cosa è sicura qualcosa è cambiato, la mia vita è cambiata.

Ho ritrovato anche qualcosa che avevo perso da anni, ho ritrovato il mio corpo. E proprio quando l’ho ritrovato non sono riuscita ad accettarlo, perchè ormai lo sentivo rubato e sfruttato.

… Spero di non deludere nessuno… 

Grazie Anna Maria per la grande forza civile che ti costa immensamente. Grazie Cristina, grazie Rosalba per averla amata da subito come una sorella. E agli uomini in divisa che l’hanno creduta e protetta.

***

Ieri.

REGGIO CALABRIA – La porta degli uffici giudiziari di Cinquefrondi l’ha varcata, ieri mattina, con Nadia alla sua destra e Natalia alla sua sinistra. Lei, Anna Maria Scarfò, piccola e stretta in mezzo, per la prima volta protetta da una scorta che non è quella assegnatale dallo Stato italiano nel febbraio 2010. All’udienza dell’ennesimo processo scaturito dalla sua atroce vicenda, Anna Maria si è ritrovata al fianco una ventina di rappresentanti di associazioni siciliane e calabresi. E ha capito, restandone un po’ incredula, che la battaglia solitaria durata otto anni era finita. Francesca Chirico.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/anna-maria-scarfo#ixzz1n1x0X1X4

Ogni pensiero, affettuosità, attestato di solidarietà che vorremo dedicare ad Anna Maria alimenterà la sua determinazione a proseguire e la aiuterà a ricostruire un suo rapporto col mondo (perduto).

2 commenti

Archiviato in Contro la violenza sulle donne, Giustizia

2 risposte a “Per Anna Maria Scarfò

  1. Joshua

    Tempo venne a casa nostra una ragazza, che in quel tempo era incinta e fidanzata con una persona molto vicina alla nostra famiglia, quella ragazza era letteralmente terrorizzata ed aveva gli occhi di fuori, allorché le chiedemmo cosa fosse successo, e lei ci disse che il fidanzato l’aveva picchiata ripetutamente, offesa ed insultata pesantemente. Cosa si deve fare in questi casi? Cosa avreste fatto al fidanzato di lei dopo avere ascoltato un racconto del genere

  2. Maria Chiaramonte

    Le donne dell’UDI Cerchio del Lago (Gardone Riviera – Bs) inviano il loro affettuoso messaggio di solidarietà ad Anna Maria e sono partecipi, insieme a UDI Reggio Calabria, alla nuova udienza affinchè sia fatta giustizia.

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