Non OMSA!

Comunicato UDI

Vogliamo essere al fianco delle lavoratrici OMSA per sostenerne il diritto a lavorare nell’impresa che le ha viste protagoniste orgogliose della loro attività, un’impresa sana che non deve sparire.

Chiediamo quindi ad ogni donna UDI e alle Sedi e ai Gruppi locali, di agire con iniziative concrete quali:

– Non comprando e invitando le altre donne a non comprare più Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa, fino a quando tutte le operaie di Faenza non verranno riassunte e garantite nel loro diritto al lavoro.

– Diffondendo e chiedendo a tutti i nostri contatti di attivarsi per sollecitare sia il boicottaggio sia la comunicazione della notizia per creare una forte rete di solidarietà.

– Appendendo un cartello, su ogni nostra auto con scritto: IO NON COMPRO OMSA FINO A QUANDO LE OPERAIE NON VERRANNO RIASSUNTE.

– Promuovendo a livello locale flash-mob o volantinaggi di fronte ad ogni supermercato, nelle scuole, negli uffici postali e in ogni luogo pubblico possibile, invitando a non comprare i marchi del gruppo.

– Attraverso il web, partecipando ai blog di denuncia e sostegno già attivi contro il licenziamento che, se non riusciremo a fermarlo, sarà esecutivo nel marzo 2012.

Inserendo in calce ad ogni nostra comunicazione e-mail e inviando all’indirizzo info@goldenladycompany.org la frase:

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA non verranno riassunte”

Siamo certe che tutte sapremo essere vicino alle donne dell’Omsa, con azioni concrete ed efficaci.

Ogni azione locale sarà tesa a far sì che quanto ci separa dalla data effettiva dei licenziamenti, MARZO 2012, non sia la semplice attesa di una fatalità. La crisi non deve essere il pretesto per estendere la povertà delle donne a vantaggio di una concezione dell’economia che ha come valore unico e assoluto l’incremento dei profitti.

UDI – Unione Donne in Italia
Sede nazionale Archivio centrale
Via dell’Arco di Parma 15 – 00186 Roma
Tel 06 6865884 Fax 06 68807103
udinazionale@gmail.com
www.udinazionale.org

“Io non compro Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa fino a quando tutte le operaie OMSA non verranno riassunte”

***

L’Omsa non è un’azienda in crisi: quando ha deciso di delocalizzare noi in Italia facevano la cassintegrazione, mentre in Serbia aumentavano i dipendenti da 1500 a 1900, accrescendo di conseguenza anche la produzione”. Sono dichiarazioni della rappresentante Samuela Meci della Cgil Filctem di Faenza, ospite alla trasmissione Servizio Pubblico  di Michele Santoro. Sono 239 le operaie colpite, hanno meno di 60 giorni per piombare nella disperazione, se una decisa pressione pubblica non riesce a rovesciare la decisione di licenziamento, fissato al 14 marzo.

L’UDI, Senonoraquando, Le donne in nero di Ravennae decine di altre associazioni si mobilitano a fianco delle lavoratrici di Faenza.

Oltre centomila su fb per boicottare il gruppo OMSA: “Boicotta Omsa”, “Mai più Omsa”, “A piedi nudi! Io non compro Omsa e Golden Lady finché non riassumono”…

La COOP tramite il suo vicepresidente: “A livello formale è possibile che Coop non accetti più come fornitore chi decide di delocalizzare a discapito del territorio…”, e potrebbe anche decidere di non importare più non solo i prodotti del gruppo OMSA, ma tutti i prodotti serbi. La Serbia infatti con una politica di finanziamenti torrenziali come incentivi e una forte defiscalizzazione attira le imprese che in nessun paese europeo potrebbero godere di tanto. Una concorrenza sleale che mette in difficoltà la stessa Unione Europea dal momento che, per es., un’intesa di scambio merci tra Serbia, Kazakistan, Russia, Bielorussia non prevede imposte se non per un 1%. Nella stessa Serbia, costo del lavoro zero per un anno, sgravi consistenti per ogni posto di lavoro creato, esenzione per dieci anni sugli utili al di sopra di un certo tetto di capitali impiegati e numero addetti, finanziamenti di cui un quarto a fondo perduto, ecc. Troppo allettante.

La nostra Repubblica è fondata sul lavoro. Chi lavora e chi dà lavoro in modo onesto, dunque, ogni volta è come se rifondasse la Repubblica. Lavoratrici e lavoratori non sono un limone, e l’impresa non è pura proprietà privata. E’ invece un ganglio vitale con forte funzione sociale.

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