Architetture del desiderio

Riceviamo da Franca.

Architetture del desiderio

a cura di Bianca Bottero – Anna Di Salvo – Ida Farè

ed. Liguori  pgg. 157 – €19,90

Emerge dall’insieme un quadro vivissimo dei modi creativi con cui le donne si esprimono, per affermare la bellezza, la convivenza, la memoria delle loro città e dei conflitti che guidano in prima persona contro il malgoverno che, nell’Italia di oggi, devasta la qualità degli spazi pubblici urbani e quindi la ricchezza intrinseca della polis.

Recensione di Franca Fortunato

IN questo periodo in cui l’Italia intera frana, si sgretola, sotto la pioggia, al nord come al sud, trascinando nel fango cose e persone, appare di grande attualità il libro, uscito da poco, dal titolo Architetture del quotidiano, edito da Liguori. Curato da Bianca Bottero, Anna Di Salvo e Ida Farè, il testo è nato da un convegno del 2008 dal titolo Microarchitetture del quotidiano: sapere femminile e cura della città, organizzato da donne e uomini della rete delle Città Vicine, in relazione con architette, urbaniste e docenti del Politecnico di Milano e dello storico gruppo “Vanda”.

La città, con le sue abitanti e abitanti è al centro di questo libro, in cui si rende visibile un agire e un pensare, più di donne che di uomini, che hanno a cuore la cura del territorio a partire dai corpi che la abitano e dalle relazioni che l’attraversano. Oggi più che mai serve la consapevolezza, espressa nel libro, che il sapere della cura e le pratiche femminili possono orientare e fornire nuove chiavi interpretative al modo d’intendere lo spazio urbano anche da parte di ingegneri, urbanisti, designer, ambientalisti, tecnici. Un sapere che dalla scienza della casa si apre al desiderio più ampio di “una città dove il pubblico si fa domestico”.

Il libro, attraverso i racconti delle protagoniste e protagonisti, dà conto del lavoro simbolico e delle lotte con cui, in tante città, Comitati civici, associazioni, gruppi spontanei di cittadine e cittadini in relazione tra loro, si riappropriano, della cura della città e di chi la abita, partendo dal proprio desiderio. Non c’è lamento, non c’è schieramento o opposizione a tutti i costi, ma assunzione di presa in carico, a partire dal proprio desiderio, da parte di ognuna e ognuno di ciò che serve al bene comune. Salvare e difendere la città, con pratiche creative, dalla distruzione di parchi, giardini, ville, case barocche,  per fare posto a centri commerciali o a parcheggi sotterranei, è possibile. Salvaguardare la memoria dei luoghi, la salute propria e della propria terra, col presidio del territorio destinato ad inceneritori e con l’organizzare Comitati, come “Donne 29 agosto” di Napoli, per la raccolta differenziata, è possibile.

Spostare lo sguardo sulla propria città dal denaro alle relazioni, dal profitto al bene comune, dal mercato alla vita, è possibile. Il libro non fa che rendere visibile tutto ciò e altro. Catania, Foggia, Catanzaro, Milano, Firenze, Roma, Mestre, Bologna, Verona, Chioggia, Napoli, sono solo alcune delle città presenti nel libro, dove lo spostamento di sguardo trova nell’esperienza artistica l’insegnamento “ a vedere,  riconoscere e preservare la bellezza più o meno manifesta del contesto in cui si vive”. Da questa si può affrontare il negativo che ci circonda.” Un libro ricchissimo di esperienze, di pensiero e pratiche politiche che fanno  luce nel buio della cementificazione selvaggia del territorio e delle scelte urbanistiche avventate,  di cui  stiamo pagando le tragiche conseguenze. Un libro che orienta nel cambiamento di cui oggi, più che mai, c’è bisogno per salvare le città, la terra, la vita per noi e le generazioni che verranno.

***

(dal libro pg. 6)

“… In una di queste periferie c’è la mia casa. Proprio di fronte a me ho visto in questi ultimi anni lo scempio più evidente del territorio: là dove si estendeva un prato selvaggio, che in primavera si copriva di fiori e di erba ondeggiante al vento, oggi sorgono file continue di case, alcune così alte che la montagna retrostante, che prima delimitava il mio orizzonte, ne è stata nascosta. La città disordinata, speculativa è dunque sempre più brutta. Di una bruttezza da cui, però, non mi lascio schiacciare, perché dalla politica delle donne e dalla rete delle Città Vicine ho imparato a riconoscere il bello delle relazioni. Perché nella mia casa, dove trascorro gran parte del tempo a leggere e scrivere – oggi insegno e collaboro da giornalista pubblicista con “Il Quotidiano della Calabria” – mi piace accogliere le mie amiche per condividere idee, passioni, desideri e iniziative nella città…”

(Franca Fortunato, La città che abito)

(dal libro pg.151)

“…La novità di questa pratica politica è che a Catania, per la creazione di performance e installazioni, non chiamiamo a intervenire artiste e artisti esterni, ma realizziamo le opere insieme agli abitanti, studenti e donne e uomini di altre associazioni, facendo ricorso alle competenze artistiche di ciascuno e adoperando materiali che fanno parte delle nostre vite, recuperati in ambiti che ci sono familiari. Ogni successo, ogni passo avanti è quindi frutto di un lavorio minuto, fatto di relazioni ed elaborazioni che non si esauriscono con la realizzazione delle opere, ma che anzi iniziano proprio dalla loro creazione. Le opere assumono cosi una funzione archetipa, perché costituiscono il precedente che tiene unito simbolicamente ogni elemento, rendendolo parte integrante del contesto, in vista di nuove, possibili iniziative. Gli abitanti dei vari quartieri, coinvolti nelle pratiche artistiche, scoprono l’amore per l’arte incontrandola attraverso il desiderio per la città. Inoltre osservando quel che avviene in luoghi più o meno vicini intrecciano reti di relazioni e scambi d’esperìenze … “

(Anna Di Salvo, Le molte dimensioni dell’arte)

    

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Il sapere delle donne

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...