XV° Congresso UDI – Bologna

 

RIFLESSIONI POSTCONGRESSUALI

Al XV° Congresso UDI abbiamo partecipato in tre, appartenenti a UDI le Orme di Reggio Calabria. Una partecipazione che abbiamo il piacere di definire storica, al di là degli avvenimenti. 

Supero la descrizione analitica dei fatti, che pure ho annotato con precisione. Mi soffermerò su qualche riflessione che si è imposta dopo l’esperienza delle due giornate e mezza di Congresso, che per altro deve ancora portare a termine i lavori.

L’UDI della Cappella Farnese è apparsa spaccata. La frattura ha insieme connotazione generazionale e di appartenenza. Generazionale perché il gruppo di donne frazionante è delle trentenni-quarantenni. Di appartenenza perché con ogni evidenza è legato al gruppo dirigente che ha coltivato la scuola politica.

E’ certo una stupidaggine competere tra generazioni anziane e giovani, opporre una chiusura laddove si dovrebbe in primo luogo trasmettere e ricevere da una parte e dall’altra. Ma non è una stupidaggine pensare che esista un conflitto generazionale, di contesti. Nei termini, oggi, in cui non è mai esistito.

Una certa generazione iperprotetta affettivamente, e quindi anche fragile, educata in assenza di limiti e divieti, complici forti modelli mediatici, cresciuta in un mondo in cui il rispetto cede allo sberleffo e il linguaggio ad un fraseggio meccanico e insolente dovrà pur dare il suo saggio comportamentale pubblico e manifestare il suo stile appena arriva ad esercitare un potere o manifestarne il desiderio. In questo blob-contesto le anziane e gli anziani non servono, impacciano, rallentano. Sono la morte del dinamismo muscolare e mediatico attuale, l’anti-bellezza. Meritano le parodie pubbliche mortificanti di certi programmi televisivi.

E’ così anche nell’UDI si è avvertito un vento che alita tratti del modello appena descritto. Sberleffi di basso profilo che è bene non amplificare. Non ho sentito o letto nessuna sdegnarsi dall’interno, anzi: una sfilza di mi piace su Facebook.

Un pedigree preteso e ostentato, l’irrisione o disprezzo aperto verso le diverse, le avversarie, le incontinenti, nasconde una scorza di intolleranza. E ancora: Ci riprenderemo l’UDI ci organizzeremoriuniamoci a Roma se la vedranno con noila mia UDI … A poche ore dal termine della seduta congressuale.

Rottamatrici al contrario, sicure che non serve un ricambio dopo dieci anni di stessa conduzione, sicure che la linea seguita non sia discutibile, e soprattutto sbagliando sulla proprietà, perché l’UDI non è di nessuna. Bisogna solo lavorare in sorellanza e solidarietà anche nel dissenso.

E’ bene ricordare che UDI nazionale è solo un’indicazione funzionale-geografica e non di struttura, giacché la struttura UDI è federativa, senza gerarchie e assolutamente aperta in autogoverno dove le funzioni direttive sono delegate e non autonome e sovrastanti. L’attività della funzione delegata è sottoposta, dice lo Statuto, a verifica annuale dietro relazione scritta, a garanzia di derive decisioniste o peggio autoritarie. Se ci sono malumori o contestazioni, basta confrontarsi, discuterne senza separatismi udichesiamo, nel migliore-peggiore stile partitico. E dileggio pubblico, intollerabile.

Da questo punto di vista avremmo voluto che i lavori congressuali piuttosto che alle autocelebrazioni si fossero protratti fino a notte alta sul raccontare e raccontarsi della politica presente e futura dell’UDI. Politica dell’UDI in una accezione grande e integrale, non di scuola politica intimista dell’UDI.

Qualcuna tempo fa scrisse: non vi spaventate signori uomini se noi donne andremo al potere, perché penseremo prima al vostro bene e poi al nostro come siamo state abituate a fare da sempre … La oriento verso la politica dell’UDI che non può che pensare in termini di benefici per tutte, ma in primo luogo per le nuove generazioni, qualunque sia la reggenza. Meraviglia non poco invece la rivendicazione delle 30-40enni arroccate attorno ad una figura direttiva che ha rappresentato forse per loro un riferimento imprescindibile o perfino materno, ma che si è rivelato ad altre centralista e mono-dirigenziale. La successione di una carica, l’agone politico, può comportare scontri e confronti, consensi e dissensi, ma l’alternanza è da considerare un inevitabile giusto ancoraggio democratico. Soprattutto quando i tempi lunghi e le ambizioni fanno diventare la conduzione una monocrazia manifesta o larvata. La competizione può essere fortemente liberatoria, ma non mai saccheggiatrice ed offensiva. A meno che il berlusconismo sia una metastasi talmente indistinguibile da esserne portatrici sane.

L’UDI ha creato in questi anni diverse campagne difficili e importanti che hanno impegnato tante donne e richiamato molte all’Associazione. Di questo non possiamo che essere fiere, tutte. Ma spingiamoci oltre. Chiediamoci se e quanto siamo riuscite a incidere, e se c’è stato un cambiamento di mentalità nella società grazie alle nostre campagne, o un risvolto legislativo; quali strategie di comunicazione che non siano casalinghe o dilettantesche abbiamo adottato o dovre(m)mo adottare, se la nostra ottica non sia sociologicamente povera, fino dove abbiamo osato, dove non abbiamo osato, quale la ricaduta politica nella vita delle donne.

Celandosi dietro la maschera dell’efficienza – scrive U. Galimberti, riportandolo da da J Hillman – il potere ottiene da un lato l’ubbidienza dei subordinati, inducendo in loro un pensiero a breve scadenza, per cui non si guarda più intorno e in avanti e a lungo termine sui valori di fondo della vita con conseguente atrofizzazione dei sentimenti … e il semplice fare trova la sua giustificazione indipendentemente da ciò che si fa.”

Questo sguardo lungo che poi è anche capacità di autocritica, lungimiranza e valutazione degli effetti, manca, ma è necessario. Altrimenti rischiamo di girare in tondo, ma intorno a noi stesse in slanci autoreferenziali, pur in una laboriosa efficienza …

E nonostante le varie iniziative, l’UDI appare a me e a molte, in una situazione di isolamento e ombra. Nei giorni di Congresso, evitando fanatismi, e controproducenti  defezioni, avremmo potuto o dovuto azzerare arroccamenti intorno ai propri assunti, cariche acquisite, prestigi, attaccamenti sentimentali e altro, discutere e concordare. Ridisegnare la politica piuttosto che acquiescere nell’impolitica generale. Ma, nell’assenza di una progettazione oculata dei tempi, poco spazio si è dedicato a discussione e proposte. E consequenziale è stato il rinvio ad una assemblea ristretta delle elezioni di rappresentanze e organismi statutari, che dovrebbero invece essere espresse da un consesso il più possibile allargato. Questo è motivo di preoccupazione.

Non è scaturito dal Congresso chi e cosa sarà l’UDI di domani né di quest’oggi così difficile e involutivo per le donne, quali saranno i nostri obiettivi principali, quali le strategie, quali gli interlocutori … E dunque  non si è parlato di POLITICA delle donne. Forse l’abbiamo fatta seduta stante in un modo sui generis, con un personale che un tempo si diceva fosse politico, ma con altri sensi. D’altra parte ci eravamo assuefatte in questi due anni di attività territoriale reggina nell’ambito UDI ad uno stile dirigenziale che si opponeva fortemente ad un rapporto dialettico con le figure politiche e istituzionali tradizionali, partiti, sindacati, ecc. e ad iniziative che presupponevano contatti e convergenze pur nella assoluta autonomia, con le stesse forze, per serie necessità territoriali.

Nella stessa sala congressuale si è negato l’intervento a donne di partito che avevano chiesto di intervenire. Il Congresso è una specie di ecumene dove il dire e l’ascoltare per decidere-fare contempla la presenza anche di personalità non allineate e di diversi orientamenti culturali e politici. La pregiudiziale del rifiuto di ascolto in quanto donna di partito è insensata e offensiva. Perché non riconosce primariamente il soggetto donna ma l’appartenenza, come dire tu non puoi parlare in quanto prete, tu in quanto proveniente da Bufalonia e così via. In una struttura orizzontale aperta è impensabile. E’ giustificato solo per gravi connotazioni: rappresentanza o propaganda di idee o forme politiche razziste o violente. La donna politica fa la passerella? Si dissuade e si controbatte. Fa propaganda? Si contesta. La si inchioda alle sue responsabilità in quanto donna e in quanto politica. Basta avere sicurezza di pensiero o costruirsela, perché l’avversario si affronta per ordinarietà, se non lo si teme. 

L’UDI ha scelto di guardarsi sia all’esterno che al suo interno dalle influenze di potere, per una consapevole indipendenza. Sembra un controsenso poi, che voglia rifuggire da forme di potere che possano limitarla dall’esterno, ma non sappia riconoscerne i lineamenti all’interno.

Oggi il potere è diventato più subdolo, più mascherato, più nascosto, ma proprio per questo più pervasivo, fino a permeare il nostro inconscio, al punto di farci apparire ovvia quella che in realtà è una sua imposizione. Per rendercene conto dobbiamo domandarci se abbiamo del potere un concetto troppo grossolano al punto da non riconoscerlo proprio là dove ci assedia. Il potere non si presenta mai come tale, ma indossa sempre i panni del prestigio, dell’ambizione, dell’ascendente, della reputazione, della persuasione, del carisma, della decisione, del veto, del controllo, e dietro queste maschere non è facile riconoscere le due leve su cui si fonda: il controllo assoluto delle nostre condizioni di vita e la massima efficienza delle prestazioni che ci sono richieste. (U. Galimberti, I miti del potere).

Questa metodologia di analisi l’abbiamo sempre applicata per scoprire e riconoscere gli attributi e le forme del patriarcato, ma deve valere anche per riconoscere quelle che potrebbero essere delle forme circolari di dolce matriarcato organizzativo al nostro interno.

E a proposito della rotazione dell’incarico alla delegata, da una mail inviata in risposta ad una interlocutrice:

due o tre anni, il tempo di disegnare e completare un progetto, così nessuna si affeziona troppo all’arredamento e non mette su casa, da cui poi è doloroso sloggiare. In nessuna struttura aperta/orizzontale d’altro canto è pensabile per principio che una figura direttiva possa alloggiare per altrettanti anni [già dieci], che sarebbe una contraddizione nei termini. La struttura orizzontale è multiverso, abbiamone il coraggio. Ma un’altra contraddizione in questo senso è non accorgersi di sostituire i contenuti e i valori che deve esprimere la base associativa che li affida alla delegata, con quelli che la delegata e il suo gruppo autonomamente propone. Non è una questione di persona, ma di metodo … e si eviti di dire  demagogicamente che si vuole tornare sotto l’ascella del partito. I semplicismi viaggiano più velocemente e non aiutano a capire. Non solo, ma una volta consolidati è difficile smontarli. Se si continua a parlare di golpe, allora forse ci sono le pasdaran. Basta, per favore …

Aggiungo:

ho visto due donne, figure storiche, grandi donne dell’UDI allontanarsi in silenzio, sole, a chiusura del Congresso. Mi aspettavo un crocicchio di ragazze a salutarle ringraziandole per quello che hanno fatto anche e soprattutto per tutte loro, nella storia delle impegnative campagne per i diritti e la Liberazione. Indipendentemente dagli schieramenti. O Vasco Rossi merita di più?

Donne che a settanta-ottanta anni ancora affrontano un viaggio faticoso per essere testimoni di un Congresso. Che si adoperano ancora attivamente per l’UDI e con uno stile modesto ed elegante che non contraddistingue invece le frondiste contestatarie. Ringraziamole queste donne. Le nostre Madres de Plaza de Mayo. Sono rimaste in poche. Un brutto giorno ci mancheranno, spero lontanissimo. Ci verranno a mancare le loro voci che vengono da lontano, altisonanti o modeste, sempre fiere, coraggiose. E sapienti. Abbiamo da imparare ancora, perché una indiscutibile intelligenza  non basta da sola ad afferrare il senso profondo delle cose. Non precludiamoci la possibilità di crescere anche ascoltando chi ha molto da trasmettere attraverso l’elaborazione del suo pensiero e la preziosa ruggine degli anni. Saremmo meno libere oggi senza il loro impegno.

Queste note escono a distanza dalle polemiche, spero sopite, e a distanza dalla conclusione dei lavori congressuali di dicembre, nella speranza di una coraggiosa assunzione di consapevolezza in ogni senso.

Sono rimasti agli atti congressuali il documento propositivo preparato da UDI RC e una mozione politica, l’unica presentata, riguardante i rapporti con le realtà politiche e associative [DOCUMENTO_UDI_Rc-XV_CONGRESSO].

L’abstract di seguito per chi non avesse il tempo o la voglia di leggere integralmente il documento.

marsia

***

 [dall’abstract DOCUMENTO_UDI_Rc-XV° CONGRESSO_ab]

 

In Calabria, e non soltanto, le metastasi mafiose invadono il territorio con progressione geometrica. Le donne ribelli pagano con la vita. Suicidate, con l’acido. La situazione è gravissima ma sottopelle. Occorre dunque accettare di essere coinvolte, perché contro una dittatura sommersa non sono ammissibili né distinguo, né tattiche astensionistiche né pretese di dirigismo o leadership nei confronti di altre forze.

Anche … Per questo oggi forse la questione chiave è se lottare per la causa delle donne o invece puntare ad una più ampia rivoluzione (Cecilia Zecchinelli). Perché rischiamo di circoscrivere  le nostre lotte ad una scaletta ristretta di categoria.

La parità nelle istituzioni, il 50E50, è un obiettivo di giustizia che va perseguito. Ma forse non basta, il discorso della parità – è scritto nel  documento sul lavoro sottosopra_ManifestoLavoro fa acqua da tutte le parti e il femminismo non ci basta più. Laddove le donne hanno raggiunto l’obiettivo paritario (Svezia, Norvegia, ecc.) permangono non solo disparità sociali, anche se attenuate, ma perfino un maschilismo-patriarcato latente che fa ostruzionismo. Ricordiamo anche che i paesi nordici sono ai primi posti per quanto riguarda gli stupri in Europa. ….

E la vita sociale, dappertutto, è diventata un incubo. Viviamo tra ansie, frustrazioni, ingiustizie. Un disastro di cui noi donne abbiamo la massima consapevolezza, perché forse le più colpite, anche se spesso partecipi.

Occorre una rivoluzione del Sistema di produzione e di Potere. Occorre  proporre nuove regole che scaturiscano finalmente anche dalla nostra concezione, quella femminile, di patria, guerra, stato, famiglia, lavoro … Ma, piegate a leggi economiche che ci fanno entrare in competizione tra di noi, invece di imparare a conoscerci, ammirarci e collaborare, spinte dal mito dell’efficienza a trascurare il nostro vissuto emotivo, difficilmente esprimeremo i nostri punti di vista in difformità da quelli acquisiti di matrice maschile, se non si cambia paradigma. Se non si impone una visione filosofica del mondo, una concezione del sociale non più solo come mercato, ma come luogo dello stare insieme e del cooperare. Come ambiente vissuto di relazioni e affetti.

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2 commenti

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2 risposte a “XV° Congresso UDI – Bologna

  1. Simona Trabucco

    Sono arrivata al Congresso per conoscere meglio l’Udi. La conosco da soli 2 anni e ne ho quasi 40 anni. Sono una dirigente, io si, emigrata all’estero perché nella mia terra non c’é lavoro e non ci sono opportunità di carriera. Non ho paura di nulla, avrei fatto la Resistenza se fossi nata 100 anni fa, oggi sono una “resistente combattente” di fronte a quello che accade nel mio paese e ho deciso che a 40 anni era ora di impegnarmi per e nella vita politica delle donne. Mi ci sono avvicinata solo grazie all’Udi, alla scuola politica e senza essere irretita né per cercare una figura materna che mi proteggesse nel mio avvicinamento alla politica. Sono stata semplicemente accolta, con i MIEI tempi e le MIE modalità quando l’ho chiesto IO. Non ho MAI neanche lontanamente odorato questo “dirigismo” che molte al Congresso hanno usato come accusa tout court per distruggere. Anche io non ho sentito parlare donne giovani, eravamo immobilizate di fronte allo spettacolo che abbiamo visto svolgersi su quella “cattedra”: donne che sono venute a togliersi vecchi sassolini dalle scarpe, sassolini che nelle scarpe gli erano entrati nel 1982, date menzionate da loro, nelle loro relazioni, tutto agli atti. Interventi puramente polemici fatti per centrare il Congresso su una cosa sola: mandare a casa la delegata nazionale. Noi “giovani” eravamo delle OSPITI e non gradite. Lo si vedeva negli sguardi di moltissime, lo si sentiva nelle risposte a domande piu’ che sensate (“posso avere una fotocopia del docuemnto che devo votare?” posto che lo statuto me los sono ovviamente stampato e studiato a casa prima di partire da casa), e se sono alcune, ripeto, moltissime, a non sapersi relazionare con le “giovani”, noi non possiamo farci nulla! Non clicchiamo “mi piace” su facebook, abbiamo cliccato NON MI PIACE su di voi! Voi che non avete portato UNA donna giovane al Congresso! Un gruppo di donne di altri tempi si, che meritano rispetto, ma che non sanno cos’é il FUTURO. Non sapete darvi pace, volete dare in pasto una cosa bella alla RAI, cavolo, ma come si fa?! Ma lo sapete che quelle giovani che tanto state disprezzando, si informano sulla rete, noi NON ABBIAMO la televisione! A me fa schifo la televisione e tutto quello che è politicizzato, mai mi sarei avvicinata all’Udi se avessi saputo che cercava consensi e notorietà nei mass media o inciuciando con donne di partito, MAI. E come me tantissime, e io sono convinta che sia la cosa giusta da fare. La “rete” che tanto disprezzate, serve eccome se serve. Non è fatta di click, è quello che vi piace pensare perché sapete che con quella tanto si puo’ fare e non quello che volete fare voi. Solo alla Bindi è stato vietato di parlare al Congresso (“a donne di partito…” quante scusate?) ed é chiaro anche ad una novellina come me che l’invito alla Bindi sia arrivato da qualcuna che voleva far scoppiare la guerra civile. La motivazione data dalla Presidenza è stata “altre donne di partito non hanno parlato al Congresso, non possiamo fare preferenze”. Io in questo non ci vedo nulla di strano, anzi ritengo che si sarebbe potuto dare piu’ spazio alle associazioni che hanno protato delle bellissime testimonianze e hanno reso indimenticabili alcune ore del Congresso (in positivo!). Io sono indignata, si, e con me c’erano anche non “giovani”, uso il termine che vi piace tanto. Fosse stato per voi che scrivete accuse ed insulti senza alcun fondamento, MAI mi sarei avvicinata alla politica e questo sembra essere proprio il vostro scopo: lasciare il nuovo fuori, additare il “dirigenzialismo” della delegata, una donna che di dirigenziale non ha NULLA, nè in testa né negli atteggiamenti e io di dirigenti me ne intendo. Sappiate che l’effetto che avete ottenuto insultandoci, qualcuna mandandoci a …. avete sentito bene dove ci hanno mandato, è esattamente il contrario di quello che avevate sperato. Siamo giovani si, non abbiamo fatto la Resistenza, si, la nostra tessera è piu’ nuova della vostra (e per qualcuna varrebbe di meno e non ci avrebbe dato diritto a votare!), abbiamo meno esperienza di vita, ma NOI SIAMO IL FUTURO del mondo e anche dell’UDI, vi piaccia o no. Questo odio che provate per le donne e che é emerso in maniera eclatante al Congresso dovrebbe farvi riflettere sul vostro di rapporto con le altre. Femminismo… alcune non sono state neanche capaci di rivolgersi al Congresso usando il femminile, talmente sono intrise di patriarcato e politica al maschile. Voi avete rottamato, noi eravamo li per imparare e costruire, ma dal primo istante che siamo entrate in quell’aula abbiamo sentito puzza di marcio. Questa é la MIA risposta a voi che avete scritto ed un messaggio per tutte quelle che leggeranno. Non sono una giornalista, né una scrittrice, ho scritto di getto perché se prima ero indignata ora sono nauseata dalle balle che sto leggendo. L’UDI non è mia, per fortuna é ancora di tutte, é LIBERA e non é vostra. Simona Trabucco (sarebbe carino sapere i nomi di quelle che hanno scritto le riflessioni per Udi Reggio Calabria, per le nuove come me é importante, grazie).

    • UdiReggio

      Cara dirigente Simona, anche di fatto come dici,
      è mal diretto questo scambio che hai proposto perché non fai che scavare solchi col bulldozer. Le riflessioni cui ti riferisci non portano una, solo una, offesa nei confronti di nessuna, mentre tu ne scarichi parecchie. Non esiste e non deve esistere un noi e un voi. Non illuderti di sapere cos’è il futuro, perché tutti i disastri che subiamo ci vengono ciclicamente dal non sapere cos’è stato il passato da cui poco impariamo. Non si capisce di quale politica parli, ma ne dovresti sapere molto dal momento che hai un bachelor fresco di scuola. Nelle riflessioni sono richiamati solo problemi che ci riguardano tutte come donne e come appartenenti all’Associazione, dei quali non uno, indipendentemente da chi li pone, ti ha interessato per trovare soluzioni. E’ su questi che avresti dovuto esercitare la tua animosa dialettica. Hai dimenticato di esordire o terminare come hai scritto altrove: Continuano a sprecarsi le stronzate sul XV Congresso UDI. Vigliacche, bugiarde, vendute e asine.
      E di questo non ti ringrazio, a chiunque tu lo abbia diretto.
      marsia (firma che ti è sfuggita)

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