Un giorno le Donne dell’UDI

Un giorno le Donne dell’UDI hanno incominciato a conoscersi e a parlarsi, quelle di tutta Italia, quelle che erano state indotte a pensare di essere incompatibili, quelle che hanno scoperto che non era vietato, come sembrava, parlarsi. E, tra loro, molte si sono conosciute e riconosciute. Sono diventate, con la collaborazione e lo scambio di idee e pareri,  intellettualmente nazionali davvero, senza recinti. Così, avendo anche lavorato insieme, nonostante le difficoltà, si sono create relazioni umane e politiche.

Ricordo di aver ricevuto, un giorno, una telefonata in cui mi si chiedevano i nomi di tutte le donne che avevano svolto il ruolo di garanti  nella storia dell’UDI, ma chi me lo chiedeva voleva qualcosa di più, non la risposta che avrebbe potuto trovare in un archivio, voleva innanzitutto uno scambio, e così scatenò la mia curiosità. Trovai nomi e persone, narrazioni e storie, e ritrovai anche donne che avevo conosciuto e perso di vista. La mia prima interlocutrice sparì, ho scoperto poi nel tempo che è fatta un po’ così, a fasi alterne. Ormai la comunicazione era avviata e andava avanti, che lo volessimo o no. Così ho scoperto donne di grande valore e generosità, vere maestre, quelle che ti offrono senza imporre, e poi altre donne che hanno scoperto insieme a me che la fiducia è reciproca e non si costruisce, arriva e basta.

Tutte queste donne ormai si conoscono e parlano tra loro, la comunicazione si allarga e l’UDI è cambiata in modo irreversibile. Si è creata una relazione  che prima era come “bloccata” da pregiudizi e stereotipi forse, ma soprattutto da una specie di “paura”, come un’idea nata non so da dove, per cui non era “carino” e opportuno comunicare  con le altre.

“Paura”, l’ho sempre chiamata così, perché anch’io, che per natura non ne avrei avuta, sentivo che c’era qualcosa come un invisibile ma pesante lenzuolo che ricopriva le nostre riunioni e le nostre relazioni. Non era mancanza di fiducia, ma proprio “paura di non essere  o di non essere abbastanza UDI”. Essere UDI, ognuna declina questo strano verbo a modo suo. Ho ben chiaro che non si è l’UDI, ma che si aderisce all’UDI, una associazione di donne che ha iscritte, associate, tutte diverse tra loro e che hanno ognuna la propria storia, ogni donna che arriva, non importa quando, è una bella scommessa ed è prima di tutto se stessa.

Ho sentito spesso parlare di “prassi dell’UDI” quasi sempre con una accezione giudicante e restrittiva. Poiché la spiegazione non è certamente nello statuto, mi sono informata, e non ci sono risposte.  La praxis è azione, dovrebbe essere un complesso di attività che si propone una trasformazione dell’organizzazione sociale. Oppure procedure a cui ci si conforma, che si seguono come dogmi. Nel tempo ho potuto comprendere e credo che “prassi” siano quei paletti che alcune, ma non tutte possono spostare.

L’UDI è cambiata da quando molte delle donne  che ne fanno parte si sono scoperte a vicenda, e questo sta, lentamente ma costantemente, facendo cadere “la paura”.

Gemma

   

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