Rivoluzionarie

 

(foto da wuz.it)

La politica delle madri

Le madri di Plaza de Mayo hanno vinto per i tanti loro “Figli”

CI CHIAMAVANO le pazze, e qualcuno pensava che fosse un’offesa. Certo, ci mettevano dentro i giovedì, e noi ritornavamo. Ci dicevano, eccole , le pazze. Le arrestiamo e loro ritornano. Ma noi sapevamo di essere pazze d’amore, pazze dal desiderio di ritrovare i nostri figli … E poi, perché no? Un po’ di pazzia è importante per lottare”. Sono parole di Hebe de Bonafini, presidente delle Madri argentine di Plaza de Mayo, che dopo il golpe del 24 marzo 1976, ebbero il coraggio di sfidare la dittatura e conquistare la piazza, decise a ritrovare i figli scomparsi. Caduta la dittatura, le Madri continuarono a chiedere giustizia ed oggi possiamo dire che hanno vinto definitivamente.

L’ultima condanna ai criminali argentini è di questi giorni. Alfredo Astiz, “l’angelo della morte”, che uccise anche la fondatrice delle madri, Azucena Villaflor, con altri undici torturatori dell’Esma, l’Auschwitz della dittatura argentina, è stato condannato all’ergastolo e altri 4 torturatori a 18, 20 e 25 anni di carcere. Madri coraggiose, che hanno saputo, con l’azione, tenere accesa la speranza, quando il futuro era buio, non solo in Argentina ma in tutta l’ America latina, dove governavano dittatori con il beneplacito della Cia.

Oggi, dopo più di 30 anni, tutto quello per cui le Madri hanno lottato è diventato coscienza collettiva. Il Cile di Pinochet, l’Argentina di Videla, l’Uraguay di Alvarez, il Brasile di Garrastazu Medici, appartengono ormai al passato. In Cile sette ex alti ufficiali dell’esercito saranno processati per il sequestro di tre uruguaiani, scomparsi subito dopo il golpe del 1973 che portò al potere Pinochet. In Uraguay la Camera ha approvato una legge che dichiara i delitti commessi durante la dittatura militare del ’73 – ‘85 crimini di lesa umanità e pertanto imprescrittibili, abolendo di fatto la legge sull’impunità. In Brasile il Senato federale ha finalmente approvato la creazione di una Commissione per la verità, che dovrà investigare sui crimini e abusi, violazioni dei diritti umani, durante la dittatura militare del ’64 – ’85. In Guatemala l’ ex dittatore Mejia, al potere dal 1983 al gennaio ’86, è stato accusato, insieme ad altri militari, di crimini di guerra e genocidio.

Le Madri hanno vinto, sono loro che hanno scavato sulla pietra per anni, giorno dopo giorno, senza violenza, senza disperazione, e alla fine le loro idee sono divenute coscienza collettiva. Questo vuol dire che “nessuno perde quando vincono le donne”, come titola Via Dogana, l’ultimo numero della rivista di pratica politica delle donne della Libreria di Milano.

< La storia –  scrive Rebecca Solnit – non è  un esercito, non si muove in linea retta, ma piuttosto come un granchio spaventato, o un rivolo di acqua che gocciola sulla pietra, consumandola>, il che vuol dire – come ci insegnano le Madri – che non sempre le conseguenze di un’azione sono immediatamente valutabili.

“Quello che a volte non riesce a milioni di persone, può riuscire a una decina di donne”, loro erano in 14 e, da quel lontano 1976, hanno cambiato l’Argentina e reso possibile, nel presente, l’elezione a presidente di una donna, Cristina Kirchner.

“Siamo figli delle Madri di Plaza de Mayo” disse il presidente Kirchner nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, quel presidente che, insieme alle Madri e a tutto il popolo, si oppose alle politiche del Fondo Monetario, che portò l’Argentina al collasso con la crisi economica del 2001 – 2002.

E’ così che le Madri rivendicano i valori rivoluzionari e di giustizia sociale dei propri figli. Figli delle Madri sono Brasile, Bolivia, Cile, Uraguay, Venezuela, Equador che, da laboratorio preferito del neoliberismo alla fine degli anni ’70, divennero nel 2004 scenario di straordinari movimenti contro la privatizzazione dell’acqua, del gas naturale, delle terre, per la giustizia, la democrazia, la riforma agraria e i diritti dei popoli indigeni. Le questioni sollevate dalle Madri, dai popoli del Sudamerica e dal movimento per la pace, che irruppe nel mondo per prevenire la guerra in Iraq, sono oggi patrimonio comune, beni comuni, riconosciuti e riconoscibili nel movimento degli indignados, che hanno già di fatto dato vita a un nuovo ordine simbolico mondiale, di origine femminile, che pone al primo posto la qualità della vita, non il denaro e il mercato.

Franca Fortunato
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