Terapie pubblicitarie 1

E’ un grande evento quello ospitato dalla FNSI il 4 aprile a Roma organizzato dal Consumer’s Forum e che riguarda il mondo della Pubblicità e il soggetto donna.

Il consumo dell’immagine della donna,  il tema del Convegno.

Una data sicuramente storica nel senso che parecchie industrie, grandi società e organismi di settore assumono un impegno pubblico contro la comunicazione pubblicitaria umiliante nei confronti del corpo e della figura della donna. Si impegnano a promuovere attivamente una maggiore sensibilità sociale indirizzata verso il rispetto e il riconoscimento del ruolo.  

Nasce una Carta deontologica della pubblicità, convergente se non proprio comune.

Il Comitato Pari o Dispare aveva poco tempo fa (19 gennaio) presentato a Milano un Manifesto per un utilizzo responsabile dell’immagine femminile.

Molte le aziende, anche multinazionali, che avevano aderito:

Accenture, Agos-Ducato, Amplifon, Autogrill, Unilever-Dove, DPO, Enel, Eni, Intesa San Paolo, Johnson & Johnson, Kroll, L’Oréal, Microsoft, Missoni, Olivetti,  Relight, Unicredit, Vodafone.

Una ventina, ma sono in arrivo parecchie altre adesioni e si spera in un effetto domino positivo consistente.

Le aziende decidono di: non associare il proprio marchio a messaggi discriminatori o degradanti, siano essi espressi in forme dirette o indirette, basati su stereotipi di genere, o che, valutati nel loro contesto, possano esaltare o indurre una qualsiasi forma di violenza contro le donne. Si impegnano pertanto a fare scelte coerenti con tale impegno nelle proprie campagne e iniziative pubblicitarie.

È quindi importante che la pubblicità si impegni responsabilmente a non trasmettere messaggi discriminatori o degradanti basati su una concezione stereotipata dei rapporti tra i due generi o messaggi che incitino alla violenza verso le donne. Lo stereotipo di genere è infatti controproducente nella famiglia, nella società, nello stesso mercato del lavoro, nelle professioni e carriere.

 

Al Consumer’s Forum discutono oltre a Pari o Dispare, rappresentanti di istituzioni, grandi aziende, associazioni consumatori, creativi.

L’Art Directors Club Italiano, associazione di Copywriter e professionisti creativi, presenta il suo Manifesto Deontologico ADCI, scritto tra gli altri anche da Annamaria Testa che condensa  con molta efficacia il tema donna-pubblicità in circa 50 slide.

C’è molto da fare e molto da inventare per diffondere una sensibilità nuova. Potremmo farlo insieme: cittadini, imprese, media, pubblicità e istituzioni.

E’ l’ultima delle slide di Annamaria che esprime più che il desiderio l’impegno che la pubblicità sia un progetto sociale di una nuova percezione.

Il Manifesto Deontologico ADCI non è un trattato teorico. Dopo la dichiarazione d’intenti, conciso, essenziale propone ai suoi aderenti 8 punti vincolanti (qui molto in sintesi) sulla comunicazione pubblicitaria.

Dovrebbero essere universali.

…Il nostro mestiere è raccontare le offerte dei nostri clienti attraverso narrazioni efficaci. Ironia, humour, paradosso, appartengono al patrimonio storico del miglior linguaggio pubblicitario. Sono, fra i molti tratti distintivi della pubblicità, forse i più popolari e apprezzati, se e quando vengono impiegati con competenza, precisione e misura.

Per questo crediamo, come professionisti e come individui responsabili, di dover assumere, condividere e promuovere un insieme di princìpi che servano da positivo fattore di sensibilizzazione e orientamento etico per chi, ogni giorno, crea e diffonde linguaggi e simboli. Ad animarci non è un intento censorio, che non ci appartiene, ma il desiderio di portare un contributo positivo alla crescita, non solo materiale ma anche culturale, di questo paese…

È nostro intento contribuire, con questo appello, a modificare modalità di comunicazione che, pur lecite formalmente, possono tuttavia favorire il consolidarsi di stereotipi negativi e il deteriorarsi della cultura collettiva.

Onestà, non forme ingannevoli

Bellezza, non trasandatezza, sciatteria, trascuratezza, volgarità

Appropriatezza, non trasgressione distruttiva

Rispetto, per le individualità e per le differenze

Correttezza, rifiuto delle rappresentazioni gratuite di ogni tipo di violenza e di ogni tipo di discriminazione

Stereotipi, sono presenti nel linguaggio, ma non devono ingenerare offese, mantenere pregiudizi

Intelligenza, non stupidità

Pudore, nessun moralismo, ma corpo e sessualità non devono diventare oggetto come il prodotto

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1 Commento

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