8 marzo 2011

 Teresa Mattei una delle prime iscritte all’UDI propose la mimosa come fiore simbolo dell’8 marzo

Prima di riparlare dell’otto marzo passa un anno e qualche volta si salta. In scivolata continua o è festa delle misure (anche maschili), pizza e pub, o gran confusione e povertà di linguaggi nella trasmissione della ricorrenza. Grande fatica ormai per ricordare questa data nella sua accezione storica e di significato essendone ingarbugliato l’intreccio tra geografia, femminismi, politica, due guerre.

Il grande valore della simbologia dell’8 marzo è andato nel tempo ad affievolirsi per due motivazioni principali:

la perenne voracità delle enormi mandibole consumistiche che triturano mamme, papà, capodanni, sanvalentini, pasque-natali…

lo sbiadire della passione civile e sociale con la conseguente atrofizzazione della creatività nel riproporre-rivivere i riti e le simbologie collettive. Tra i grandi imputati l’invadenza dei media incalzanti sul taglio dell’intrattenimento dilettevole a tutti i costi (che influisce sulla percezione personale complessiva del mondo), il disfacimento di politica e ideologie. Si potrebbe aggiungere, specialmente oggi, il grande sforzo della decostruzione e cancellazione di tutto ciò che può dare fastidio ad un grande disegno politico-autocratico.

L’8 marzo andrebbe abolito e cancellato dal calendario. La sinistra si ruba anche l’8 marzo. Mimose e veleni. E’ Silvio il vero femminista. Parola di una ex Lotta Continua… Sono titoletti di alcuni giornali parabolani di oggi.

Loredana Lipperini osserva tuttavia che celebrare l’8  marzo è stato importante anche nella deriva verso il superfluo: perché è servito a ricordare una data in cui le donne potevano contarsi  e, eventualmente, mostrarsi. La citazione è tratta dalla sua prefazione al libro 8 marzo, una storia lunga un secolo di Tilde Capomazza e Marisa Ombra, riedito nel 2009 per Iacobelli Edizioni.

La prima edizione risale al 1987 col titolo 8 marzo. Storie miti riti della Giornata internazionale della donna, cui è seguito un video l’anno dopo, praticamente introvabile. La riscrittura del libro non tocca fondamentalmente l’impianto originario, ma lo integra, lo aggiorna e lo arricchisce alla luce di quanto emerso in questo  ultimo ventennio sulla storia e sul significato dell’8 Marzo.

Nella loro introduzione le Autrici sostengono che tutto sommato questa data mantiene un bel segno di resistenza nel vuoto culturale attuale dove nulla viene rivolto alle donne. Tranne quel poco, rispetto al necessario, che una parte di loro stesse riesce a creare e riservarsi.

Sospettano che ci sia la voglia di non rinunciare ad una tradizione che prima o poi saprà recuperare il più importante dei suoi significati: così pochi – e fragili – sono i diritti effettivamente conquistati e così tante le conquiste minacciate di cancellazione, da poter considerare nuove “esplosioni” di movimento come un evento facilmente prevedibile.

Parole che si possono definire di acuta lungimiranza e… profetiche. Ecco infatti l’esplosione nelle piazze di meno di un mese fa, in quel facilmente prevedibile sembra esservi  la data: 13 febbraio 2011.

Quanto alle radici storiche, sul web è una vera torre di Babele, ogni sito dà una sua versione anche con sviste, rabberci, un patchwork. Eccone uno a caso.

L’origine dell’otto marzo si fa risalire a un incendio: 8 Marzo 1908, Stati Uniti.

L’assenza di sistemi di sicurezza e le pessime condizioni di lavoro causano un grave incendio nell’industria tessile Cotton, una fabbrica ad alta concentrazione di lavoratrici. Nelle fiamme perdono la vita 129 donne, rimaste imprigionate nella fabbrica: Mr. Johnson, il proprietario, usava chiudere le porte durante l’orario di lavoro, per impedire agli operai di uscire… In ricordo della tragedia, sin dagli anni immediatamente successivi al suo accadimento, negli Stati Uniti si organizzano celebrazioni per commemorarla.

Presto l’importanza di questa data, 8 marzo, varca i confini americani: si diffonde in tutto il mondo grazie alle associazioni femministe…

Nel secondo dopoguerra l’UDI, Unione Donne Italiane, sceglie un fiore per questa ricorrenza: la mimosa, profumatissima e impalpabile, povera e selvatica, ma che subito si carica di una precisa connotazione politica…

link consigliati… Galleria fotografica dell’industria tessile Cotton:

http://www.ilr.cornell.edu/trianglefire/primary/photosIllustrations/index.html

Solo che il sito indicato è della Cornell University e riguarda l’incendio avvenuto il 25 marzo 1911 nella Triangle Waist Company in New York City, 146 vittime tra uomini e donne, ben documentato con foto e articoli:

141 Men and Girls Die in Waist Factory Fire, è il titolo del New York Times in prima pagina, servizi a pag. 4.

New York Fire Kills 148: Girl Victims Leap to Death from Factory, in prima  pagina del Chicago Sunday Tribune.

Dell’incendio alla fabbrica tessile Cotton, 8 marzo 1908 a New York, delle 129 operaie morte, di mister Johnson crudelissimo che bloccò le porte, nessun segno. Un evento di tale portata e impatto emotivo avrebbe sicuramente lasciato una traccia con testi e foto nei maggiori giornali newyorkesi e non solo.

L’origine vera della cosiddetta festa della donna è molto intricata e la decodifica o codifica storica è influenzata dal punto di osservazione come non dovrebbe essere. Dunque occorre ritrovare fonti autorevoli, ricerche e studi di prima mano. Se i documenti ci sono, bene, altrimenti non possiamo inventarli, tantomeno ignorarli.

La Giornata internazionale della donna, comunemente la Festa della donna, viene riconosciuta nel 1977 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite (Ris. 32/142 del 16 dic.) che raccomanda agli Stati membri di celebrare nel rispetto delle loro tradizioni. Anche l’Unesco proclama la Giornata, stabilendo direttamente la data 8 marzo. Ed è unificazione mondiale.

La connotazione primaria come ricorrenza di rivendicazione e affermazione di diritti della donna, strettamente legata al mondo del lavoro, non è conferita da una formula ma risale alla seconda rivoluzione industriale-primo novecento e si ritrova in America, in Europa, in Russia. Simbologia civile imprescindibile nella storia moderna. Date diverse ma unico l’obiettivo: diritti alle donne.

Le due ricercatrici Tilde Capomazza e Marisa Ombra ripercorrendo a ritroso il percorso della storia e del significato dell’8 marzo già nel 1987 suscitarono scalpore e molti malumori di fronte alle risultanze e ai documenti esaminati in alcuni anni di lavoro. Furono addirittura accusate (femministe folli) di voler demolire la Festa della donna.

La versione emotiva ricorrente, di Clara Zetkin che a Copenaghen nel 1910 fissa l’8 marzo come Giornata internazionale della donna, in memoria delle donne morte (29 – 129) nell’incendio di un opificio a New York nel 1908 (anche Boston, Chicago), non risulta alla luce della cronaca e dei documenti. Risulta piuttosto una leggenda epico-politica posteriore.

La scoperta che facemmo –  e che è stata per noi stesse causa di sconcerto  – era che all’origine dell’8 marzo non c’era nessun incendio, che nei diversi paesi si sono date nel corso del tempo spiegazioni diverse delle origini della giornata, che quella data è stata effettivamente fissata nel 1921, dalla Conferenza Internazionale delle donne  comuniste, per ricordare una manifestazione di donne con cui si era avviata la prima fase della rivoluzione russa.

Di questa scoperta abbiamo dato prove documentate e analisi dei fatti.

Alla II Conferenza internazionale di Copenaghen del 1910 nessun punto all’ordine del giorno riguarda una giornata internazionale della donna e nessuna ne risulta tra le 18 risoluzioni approvate. Inoltre si tratterebbe se mai di formalizzarla come calendario internazionale dal momento che una giornata è già ricorrente, in America più estesamente che in Europa. Secondo gli atti Clara Essener Zetkin  non fa interventi e quindi proposte durante l’Assemblea generale, ma lavora su altri temi (pg. 74, op. cit.). Tuttavia ha il merito di essere fautrice e divulgatrice, non istitutrice-fondatrice, della Giornata come estensione internazionale di cui pubblica la proposta a titolo giornalistico sul giornale che dirige, Die Gleichheit (l’Uguaglianza), ma con a fine testo una postilla mai spiegata: la mozione è stata assunta come risoluzione.

Il 19 marzo dell’anno dopo, la Giornata verrà celebrata come internazionale in Europa, più largamente in Germania, segno che Zetkin ha diffuso bene tra i suoi forse 100-200 mila lettori. E anche questa celebrazione non è in rapporto né con uno sconosciuto incendio Cotton né con l’altro incendio terribile sopra richiamato, della Triangle Waist Company in quanto avverrà proprio una settimana dopo il 25 marzo. Tanto per dire, l’8 marzo anche il TG 3 ore 14,20 nel servizio relativo lega emozionalmente la giornata all’incendio della Triangle Waist.

Perché il 19 marzo? Alessandra Kollontaj chiarisce espressamente: Non abbiamo scelto questa data a caso… Il 19 marzo 1848 durante la rivoluzione, il re di Prussia dovette per la prima volta riconoscere la potenza di un popolo armato  e cedere… Tra le molte promesse… che in seguito dimenticò, figurava il riconoscimento del diritto di voto alle donne.

In America continuò a chiamarsi Woman’s Day. Nella Russia zarista la prima Giornata internazionale delle operaie ha luogo a Pietroburgo il 3 marzo nel 1913, naturalmente le donne sono malmenate e imprigionate. L’anno dopo lo zar prende precauzioni: le attiviste vengono imprigionate e deportate, così non possono indire la celebrazione.

Nel ’14 la data in Germania si anticipa dal 19 all’8 marzo, ma per comode coincidenze.

Prima volta in Francia nel ’14, al 9 marzo.

Alla Conferenza delle donne di Berlino, 1914, si avanza ancora la richiesta della unificazione delle date (da Americane, Finlandesi, Svedesi), ma ancora non viene approvata: l’importante è che la Giornata sia l’occasione per rivendicare l’emancipazione politica delle donne.

1915, è la guerra e in nessun paese si indice la giornata, tranne che in Norvegia.

Per la storiografia della Giornata il 1917 è l’anno che dà il via all’unificazione della data.

Kollontaj chiarisce (riportato da C. e O.): La fame, il freddo e le sofferenze della guerra l’hanno avuto vinta sulla pazienza delle operaie e delle contadine russe. L’8 marzo 1917 (23 febbraio secondo l’antico calendario) Giornata internazionale delle operaie, esse sono uscite coraggiosamente nelle strade di Pietrogrado. Queste donne, operaie e mogli di soldati esigevano pane per i loro figli e il ritorno dei mariti dalle trincee. In questo momento decisivo l’azione delle donne divenne così minacciosa che le forze di sicurezza dello zar non osarono prendere le misure abituali per bloccare le ribelli e si contentarono di guardare senza comprendere l’onda traboccante della collera popolare…

Termina la grande guerra, abbattuto lo zar tra strascichi ancora della guerra civile, riprendono a Mosca nel ‘19 i lavori della III Internazionale socialista dove si stabiliscono diversi obiettivi e i compiti del costituito Segretariato (Zetkin – Kollontaj affiancate) che deve convocare la Conferenza  e organizzare la giornata internazionale delle donne operaie.

Così la Conferenza  internazionale delle donne comuniste del 1921, (segretaria Kollontaj, 20 paesi, 82 delegate, mancante la delegata italiana per la scissione di Livorno del Partito socialista) fissa l’8 marzo, corrispondente al 23 febbraio nel calendario russo. La motivazione passata è: adotta la data dell’8 marzo come Giornata internazionale dell’operaia, giorno della prima manifestazione delle operaie di Pietroburgo contro lo zarismo.

La data e l’avvenimento determinante per elevare al rango ufficiale ed internazionale la Giornata della donna nell’ambito dell’Internazionale socialista, vennero quindi dalla manifestazione delle operaie e delle contadine russe che diede il via all’abbattimento dello zarismo, massimo simbolo di oppressione all’epoca. E non dall’episodio di un incendio nella fabbrica dove perirono le operaie americane che, potendo trattarsi della Triangle, era avvenuto dieci anni prima, il 25 marzo. Il perché di questa confusione e ambiguità, originata intorno alla festa della donna e trainante dagli anni ’40, non è stato sufficientemente chiarito. Un ragionamento politico seguito dalle autrici porta ad avanzare questa ipotesi: una derivazione apertamente sovietica alla base della celebrazione di una Giornata che doveva unire le donne, di tutte le appartenenze, le avrebbe invece divise. Il potente mito o narrazione delle operaie morte in fabbrica avrebbe portato invece ad aggregarle tutte. E probabilmente così fu.

8 marzo 2011

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