L’isola sotto il mare, di Isabel Allende – Recensione

I. Allende, L’isola sotto il mare, Feltrinelli 2009

di Laura Cirella

Isabel Allende torna ad affascinarci con un ennesimo capolavoro letterario dal titolo “L’isola sotto il mare”. Un titolo che evoca un viaggio geograficamente distante e lontano nel tempo e, contemporaneamente, la profondità travolgente di uno stile, quello della Allende, estremamente ricco. Un libro epico e surreale, intenso e descrittivo, visionario e fantastico, storico e realista. “L’isola sotto il mare” piace e appassiona: non soltanto per la storia in sé perfettamente romanzata e intrecciata agli eventi storici coloniali di Haiti e alla battaglia abolizionista della schiavitù, ma per i suoi personaggi semplici e immaginifici. Quando, giovane, Toulouse Valmorain arriva dalla Francia a Saint Domingue, gli abitanti dell’isola sono già scomparsi, sterminati dai conquistadores e migliaia di schiavi nativi africani, deportati sull’isola, sono costretti a lavorare in condizioni disumane nelle piantagioni di canna da zucchero. La protagonista Tetè impegna la sua vita alla ricerca della libertà, accetta compromessi e privazioni pur di sentirsi una donna libera. Le umiliazioni e i dolori sembrano non scalfirla piuttosto rafforzarla e, da eroina, conduce la sua battaglia per la libertà abbracciando a sé i suoi grandi amori, i figli nati dalla violenza e il figlio acquisito e cresciuto come sangue del suo sangue. Per loro sacrifica tutto e la sua stessa vita assume un’importanza secondaria di fronte alla necessità di mettere in salvo le sue creature. La sua passione per la libertà e per l’amore si impossessa di lei e la trasforma: l’amore la travolge e la scombussola, la riempie e la illumina. Il suo giovane amante, Gambo, vivrà in lei e, nel suo riflesso e nelle sue parole, assume una dimensione eroica e romantica. Tetè è profonda, vera e intelligente, accetta la vita ma non la subisce, affronta le tragicità senza disperazione ma con fervore, con desiderio costante di libertà. Il suo prendersi cura delle cose, delle persone, dei figli manifesta un animo amorevole ma pur sempre risoluto. Valmorain, al suo confronto, appare come un personaggio mediocre e a tratti piccolo, la sua cattiveria è frutto di meschinità e arroganza, timoroso e influenzabile, approfittatore e ingrato. Tetè diventerà la sua vittima prediletta, non soltanto perché sarà la sua schiava per vent’anni, ma perché Tetè rappresenta l’amore e la carnalità di cui egli non potrà mai godere, rifiutato dal suo figlio più amato, Maurice, legato sentimentalmente ora a donne sfuggenti – Violette per un verso e Eugenia per altro – ora a una donna invadente e capricciosa – Hortense. Nonostante Tetè sia la sua schiava il suo spirito sarà sempre più libero dell’animo, corrotto e insoddisfatto, di Toulouse Valmorain. L’impeto della Rivoluzione Francese travolge Saint Domingue e Haiti insorge contro i soprusi e lo schiavismo. La guerra civile dilania Saint Domingue, semina morte e costringe i coloni ad abbandonare le piantagioni. Valmorain decide di recarsi in Louisiana e costringe Tetè a seguirlo. “New Orleans apparve come una luna calante che fluttuava nel mare, bianca e luminosa”. Il giorno in cui Tetè ottiene la libertà la paura le scioglie le gambe, ma la sua fiducia è forte. Zaritè Sedella, trent’anni, mulatta, libera. Tetè nel momento in cui è libera scopre Zacharie, compagno del resto della sua vita, al quale si lega con amore sincero e maturo, con la serenità e la dolcezza di un dono nuovo da scartare lentamente. Appassionante la vicenda di Maurice, il figlio primogenito di Valmorain e Eugenia, legato indissolubilmente a Tetè come una madre e a Rosette, figlia di Tetè, sua sorellastra, come un’amante. Rosette e Maurice sono figli dello stesso padre carnefice. Valmorain è severo con Maurice e Rosette per lui non è altro che un impiccio che tenta di nascondere e dissimulare puntualmente. Eppure il rapporto incestuoso di Maurice e Rosette è quello più corrispondente ai canoni dell’amore sentimentale, è comprensibile e inevitabile: una vera e propria tragedia d’amore. Isabel Allende trascina il lettore senza sosta pagina dopo pagina, non rallenta nemmeno per un attimo la narrazione incalzante alternando pagine dense di intrighi e vicende militari a pagine cariche di eros e passioni; piuttosto tende a sorprendere con continui colpi di scena. “L’isola sotto il mare” è una poesia in omaggio alla libertà e ai sentimenti più profondi dell’umanità, contro ogni discriminazione e contro ogni sopruso, ai principi di eguaglianza e di dignità umana; è un vento fresco che spegne le fiamme dello schiavismo e della segregazione razziale; è una danza frenetica e appassionata; è una storia attuale. “Balla, balla, Zaritè, perché lo schiavo che balla è libero … finché balla”.

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