La nube tossica

La scorsa domenica pomeriggio duemila automobili, provenienti dalla provincia, in gita sul luogo o sul set dell’assassinio di Sarah.

Sabrina dice del padre: ci ha preso in giro per 42 giorni.

L’amica di Sabrina: Sabrina mi ha preso in giro.

La madre di Sabrina forse …

E ultim’ora, il padre in quel momento dormiva…

E’ un’ottima infilata adesso per dimostrare quanto perfide e malefiche sono le donne di quella casa, intorno al pover’uomo … per quanto la scialuppa della seminfermità era già nella linea della difesa. Per Sabrina, se risulteranno responsabilità nel concorso o nell’atto dell’assassinio, nessuna pietà e attenuante. In quanto donna. Nella mente collettiva rivive lo stereotipo della donna diabolica, un serpente per ogni capello, la vera dominatrice di casa. Un lussureggiante plastico è riapparso per celebrare la liturgia sul topos del delitto, con i modellini delle auto appartenenti ai componenti del gruppo famigliare. []

La misoginia di default su fb e l’accanimento del processo mediatico stanno apparecchiando.

 

La storia di un padre e di una figlia dentro un mulino bianco: da leggere [].

 

Il ragazzo Alessio ventenne che con un pugno ha ucciso Maricica, infermiera rumena, un bambino, viene arrestato ma i suoi amici e addirittura fan – un centinaio, non cinque sei – insultano i carabinieri e ne gridano la liberazione. Nel senso che sì, la donna sarà morta, ma lui non voleva e poi era rumena  (… uccidine un’altra!) e attaccabrighe. Lui è dei nostri. La madre del ragazzo definisce Maricica troppo sicura di sé.

Uno ius universale condiviso nel mettere a tacere le donne, specie se sveglie, riporta di volta in volta all’ordine estremo le malcapitate. E una orrenda telenovela a puntate quotidiane ci racconta con ogni dettaglio come, dove, ma quasi mai un perché profondo.

Se il fatto fosse invertito, Alessio un rumeno, e Maricica una mamma italiana con un bambino, sicuramente una vibrazione eroica di ordine pubblico ci sommergerebbe assieme a grandi costituzioni di parti civili.

 

Il delitto nella realtà prevede già il copione televisivo e l’auto-contemplazione in una specie di second life fotogenica nel film mediatico.

 

Una vita ha valore secondo il cognome. Secondo il colore della pelle. Secondo la nazionalità e l’etnia, secondo se chi la porta è maschio o femmina, secondo se è amico o no, secondo se è giovane o vecchio, secondo se è ricco o povero, secondo che si chiami Mike Bongiorno o Domenico.

 

 

Visioni dal gusto funereo in un Caffè di Torino, quasi una preparazione alla dissezione anatomica. Per chi ricorda Rembrandt l’accostamento è fulmineo.

Imbarazzo delle modelle che si prestano a fare da nudo vassoio, contenitore inerte nel senso anche dell’immagine inanimata, morta. Imbarazzo degli avventori che fingono disinvoltura. In realtà risulta una seriosa e ridicola omologia di quell’attenzione che i presenti nel quadro prestano alla lezione dell’anatomo-patologo seicentesco dottor Tulp.

 

foto La Stampa 15/10/2010 []

Su ogni tavolo dove giacciono le modelle-vassoio un cartello avvisa: Si richiede educazione e rispetto per il lavoro delle modelle.

Per il lavoro delle modelle, sì, per le donne che possono essere anche modelle, no. Donne → modelle → lavoro: si richiede rispetto solo per quest’ultimo. Strane dieresi.

[segnala allo IAP: Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (vedi post del 28 aprile)

http://www.iap.it/it/messaggi.htm

aggiornamento:

http://www.facebook.com/event…

luogo: info@caffedelprogresso.it ]

 

 

E Boffo dopo essersi fatto dimettere dalla direzione dell’Avvenire dai vescovi, dagli stessi viene ora nominato direttore della loro TV. Doppia riabilitazione.

 

Una piccola morale di convenienza sta diventando una nube tossica enorme formatasi da sfiatatoi ben precisi. Un’antropologia piccolissimo-borghese confeziona insaccati di emozioni pensieri comportamenti moduli e modalità da interiorizzare.

 

Ci eravamo interrogate dieci giorni fa: a chi toccherà nelle prossime ore, nei prossimi giorni?

Intanto sappiamo, un anno dopo, di Lea Garofalo uccisa e sciolta nell’acido per aver avuto il coraggio di ribellarsi alle cosche di ‘ndrangheta.

Santina, Kamila, Anna, Anna Maria, Anna Maria e Eva, Paola … la barbarie delle violenze e delle esecuzioni familiari è come un flusso a regime, non puntiforme, ma equidistribuito: Treviglio, Catania, Alessandria, Caltanissetta, San Nicandro, Cagliari, Milano, Firenze, Roma … Senza dubbio nessuna città o cittadina è o verrà risparmiata alla violenza maschile che, fino alla noia, sappiamo esplode per grandissima parte in famiglia. Ed è una cultura.

 

 

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