Il disco rotto della pubblicità offensiva e sessista

La campagna Immagini Amiche è sempre in corso. E intanto è tutto un frenetico proliferare come in una mitosi cellulare 2, 4, 8, 16, 32, 64… Sempre donna a pezzi o intera sdraiata in attesa, magari con oggetti collaterali stretti in mano, ma soprattutto in bocca.

Sembra un Rinascimento. Dello Stupidario.

Da qualche settimana è apparsa una “nuova” campagna autunno-inverno di un noto marchio e noto fotografo, recidivo, con una collezione “pensata per parlare il linguaggio dei giovani” amanti dello streetwear, della vita, del sesso e del divertimento.

Viene spontaneo dare qualche titolo  ai ritagli tratti dagli originali:

esonda da una lavatrice (dopo il ciclo)

cetriolata1

cetriolata2

del leccare

eccomi

avanti un altro

Bellissime, che male c’è…, se ci togliete pure le belle ragazze che ci resta…, è solo un belvedere… queste le impressioni più comuni. In realtà l’immagine e l’intento incalzano il desiderio di una prestazione sessuale occasionale purché la donna sia del tipo classificato. In una delle immagini la modella sdraiata di schiena, su una moto, con lo sguardo e col corpo si offre. Il capolinea è quello dell’utilizzazione finale, sessuale. In nome del marchio e sotto il suo occhio da grande fratello. Alla modella vengono fatte assumere mille pose che devono risultare inviti più o meno ammiccanti o espliciti, così l’immaginario virtuale, evidentemente solo maschile, è costantemente autoalimentato. La funzione è paradigmatica e la modella è tutte le donne. Un disastro di inconsapevolezza per le generazioni in età evolutiva dei generi.

Pezzi di donna o donne intere sdraiate servono per vendere una tegola un nastro adesivo una biro una cuccia per fido un asciuga-pipì (solo lei è incontinente) uno yogurt per eliminare il gonfiore (solo lei soffre di meteorismo) un coltello per tagliare l’aria…

Ti assumo ma a concorso anatomico, devi sfilare e mostrarci lato A lato B lato C…, poi può darsi che ti chiamerò, ma non credere ti potrò sostituire quando voglio. Un  padroncino di bar aveva messo in palio un posto di cameriera in cambio della stima tecnica corporea.

Ci siamo appena sorbite l’irrisione e la mortificazione delle anziane, le velone (dietro compenso di 250.000 euro), e la grande fiera annuale della valutazione anatomica, per 3300 kg di carne circa in posa con gambetta avanti (dietro compenso della corona di reginetta d’Italia, premi, auto in regalo e contratti).

Il controllo assoluto mediatico sui corpi delle donne avanza forsennatamente e si fa canone pubblico cui sottostare, pena irrisione e vergogna per non appartenere allo schedario. E’ la cancellazione del corpo stesso come vissuto affettivo. Per installare autocrazie basta oggi utilizzare – pensano – feromoni visual-sessuali femminili, efficaci anche sul sesso portatore – pensano -.

Una ditta asciugaumido che vende salviettine-umidificate-struccanti-detergenti-assorbentti-salvaslip-toglismalto-mettitutto-toglitutto è anche molto prodiga per valorizzare il patrimonio d’uso e guardonistico dell’umanità (in senso letterale). Mette in palio 6000 euro con un’estrazione se comprate i suoi prodotti, per rifarvi, di sopra avanti e di sotto dietro, nel caso non rispondeste ai canoni indicati dalla loro pubblicità o del catalogo pubblico dominante. Sexy mostruosità labiali, zigomi presi a pugni, tette fatte con lo stampino come la nonna faceva i biscotti perfettamente rotondi  pressando col bordo del bicchiere.

Il linguaggio, il claim, è quello di lui-utilizzatore nei confronti di lei-mantenuta, come veniva chiamata tempo fa lei-amante se economicamente non autosufficiente.

(non è censura, è soltanto oscurato il marchio asciugaumido)

Proteste direttamente a:

Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria

http://www.iap.it/it/messaggi.htm

compilando il modulo on line, indicando prodotto e produttore e il motivo per cui la pubblicità si reputa lesiva:

http://www.sisley.com/portal/web/sisley/campaign-ai2010?startpage=WOMAN&area=CAMPAIGN

http://www.sweetwipes.com/index.php/concorso

Le proteste all’IAP solitamente hanno buon esito. Agire per via associativa o personale principalmente attraverso l’IAP, ma anche direttamente nei confronti del produttore:

paoletti@sisley.com

***

Portala in un prato deserto con la scusa di “andare a farfalle” …

Un vero e proprio incitamento allo stupro riportato da:

***

Per un’autodifesa personale e collettiva rinnoviamo l’invito a tenere alta l’attenzione e a sostenere la campagna nazionale contro la comunicazione sessista e offensiva promossa dall’UDI seguendo alcune indicazioni (vale anche per qualsiasi altra ritenuta offensiva verso qualsiasi soggetto):

  • ogni donna iscritta o no all’UDI se rileva una pubblicità ritenuta offensiva della dignità e del corpo della donna può comunicare con noi inviandoci una foto o descriverla segnalando il luogo;
  • può direttamente segnalare allo IAP  on line compilando il modulo e fornendo materiali e indicazioni via mail o fax.
  • Conviene non diffondere o pubblicare se non qualche indicazione indispensabile tra immagine-testo-marchio per non moltiplicare gli effetti deleteri e offensivi e per non fare ulteriore pubblicità gratis che molte volte è il vero obiettivo. Viene prevista infatti l’amplificazione automatica di ritorno, e della visibilità durante il percorso per impollinazione e inquilinismo;
  • contemporaneamente è bene inviare proteste direttamente al produttore minacciando di boicottare il prodotto e di fare pubblicità negativa presso tutta la cerchia dei propri amici e conoscenti, nonché la denuncia al Giurì della pubblicità.
  • Evitare di taggare e linkare, non segnalare alla grande stampa, scambiare solo nella propria cerchia a meno di non farne un saggio di analisi. E vero che a volte per la grande forza di suggestione del linguaggio visivo, una cosa è descrivere o immaginare, altra cosa è vedere e far vedere. Nessun moralismo, si tratta di contrastare prammaticamente e con efficacia un fenomeno deleterio galoppante (qualsiasi impresina se ne inventa una) che disgrega pezzi di società.

3 commenti

Archiviato in Campagna Immagini Amiche, Contro la pubblicità sessista, Donne in Calabria, Iniziative, Media, Stereotipi, Uncategorized

3 risposte a “Il disco rotto della pubblicità offensiva e sessista

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