Parossismo mortuario

Le parole nel loro infinito gioco dello stare insieme ci fanno gioire, ci commuovono, ci feriscono a morte anche. Parossismo pubblicitario mortuario, senza andare oltre, può essere definita l’etichetta dell’operazione che due marchi in collaborazione, uno di una company canadese, vogliono lanciare a metà settembre.

Le stiliste che lavorano per la company, due sorelle, spiegano come è nata l’idea: La nostra collaborazione con * [marchio a] si è sviluppata dalle ispirazioni che abbiamo raccolto in un viaggio che abbiamo fatto in Texas lo scorso anno, percorrendo da El Paso a Marfa. La natura eterea di quel paesaggio hanno influenzato lo sviluppo creativo e la palette di colori desertici della collezione (NdR: si intende palette come gamma di colori). Siamo veramente tristi riguardo alle ingiustizie di Juarez e questo è per noi un tema molto rilevante. La collaborazione con * [marchio a] è intesa come celebrazione della bellezza del paesaggio e della popolazione nelle aree in cui abbiamo viaggiato.

http://www.metaforum.it/showthread.php?16549-La-collezione-di-make-up…

le modelle che avete visto con questo aspetto da fantasma sono immagini scelte da * [marchio a],  e ** [marchio b] ha creato questa collezione con toni pallidi e freddi proprio per rientrare nell’idea che aveva ispirato ** [marchio b] per la sua collezione 

http://mac-cosmetics-italia.blogspot.com/2010/07/mac-for-rodarte-swatches-e-foto.html

Per la linea di make-up e accessori prevedono di ispirarsi al contesto sociale e paesaggistico che ruota intorno a Ciudad Juàrez.

Solo che  i nomi e i riferimenti previsti rievocano e ignorano contemporaneamente con feroce noncuranza il dolore sofferto e tuttora vissuto dalla città da circa venti anni. Immaginate uno smalto rosso sangue “Ciudad Juàrez”, un rossetto “Sleepwolker n.1”, “Sleepless n.2“,  fard “Ghosttown” e via con “Bordertown”, “Factory“, “Quinceañera” …

Intanto a Ciudad Juàrez, senza tregua: Demandan madres juarenses justicia para sus hijas desaparecidas o asasinadas.

La grossa città del Chihuaha messicano è tristemente famosa per i 400 ed oltre femminicidi accertati e le 600 desaparecide  in questi ultimi 10 anni. Quando si ritrovano i poveri resti recano immancabilmente segni di stupro, violenze, mutilazioni.

La città di 1,4 milioni di abitanti, situata di fronte a El Paso (Texas), ha registrato nel 2008 «130 omicidi ogni centomila abitanti», davanti a Caracas, con 96, e New Orleans, con 95, stando al rapporto del Ccsp, organizzazione che raccoglie rappresentanti di diverse associazioni, soprattutto nel campo della difesa delle vittime di delitti, (Corsera, 27 agosto 2009).

E’ appena diramata dall’Ansa di oggi la notizia che  “Gli Stati Uniti hanno deciso di chiudere a tempo indeterminato il loro consolato … La guerra dei cartelli della droga ha già fatto 7.000 morti dall’inizio dell’anno”, (Ansa, 30/7/’10 – 1876997452).

Un inferno per le donne.

Davanti a una tale dolorosissima piaga del territorio e della società messicana, due stiliste riescono con molto fegato a cogliere la deliziosa eterea palette di colori, da coordinare con un certo previsto pallore cadaverico delle modelle che presenteranno la linea. E propongono i nomi suggestivi per crearne l’immaginario.

Ghosttown”, città dei fantasmi, infatti fino a 30 morti al giorno accatastati nel Laboratorio, cioè l’obitorio locale. “Factory“, fabbrica manifatturiera, come le maquiladoras, molte delle fabbriche a manodopera femminile dove ogni giorno qualcuna arriva malconcia o non vi arriva o non torna più a casa. “Bordertown”, città di confine che è tutto dire, arrivano a centinaia al giorno ragazzi e ragazze dal sud per stare a un passo dall’eldorado statunitense; è anche titolo del film su C. Juàrez con Banderas e Jennifer Lopez, 2007, tanto per correre meglio sulla scia. “Slipwalker”, nel caso sonnambula, passeggiatrice assonnata, insomma prostituta come le migliaia per divertire avventurieri e narcos con sexo, marijuana e tequila.Quinceañera“, festa latinoamericana che celebra, in una società di padroni del corpo femminile, il rigoglio dello stesso nel passaggio dai quindici anni alla maturità sessuale: è anche titolo di altro film, USA 2006, titolo italiano Non è peccato. Ce n’è abbastanza.

Avviene il colpo di scena come da copione. Rabbia e proteste di donne e associazioni, mail bombing.

Perfino le ragazze che conducono il blog riferito al marchio [ * ] si dissociano, anche se con un minimo di tentativo riabilitativo: [ * ] è già impegnata in campagne sociali, come avrebbe potuto, solo una imperdonabile leggerezza … Già ma le due stiliste ci dicono che capitano lo scorso anno dalle parti di El Paso e Juàrez, tutto il tempo per valutare pro e contro, risultati economici ed effetti sulla psicologia sociale della campagna così agganciata  a simbologie e significanti orrifici.

[ * ] e [ ** ], i marchi congiunti in adventure,  rispondono nel modo più prevedibile:

Comprendiamo che i nomi dei prodotti nella collezione   [ * ]  per [ ** ] hanno offeso alcuni dei nostri clienti e fans. Questo non è mai stato il nostro intento e ne siamo spiacenti. Stiamo ascoltando con attenzione i commenti che riceviamo e siamo grati a coloro che hanno dimostrato preoccupazione e portato alla nostra attenzione tutto questo. [ * ]  darà una parte dei ricavi a coloro che necessitano di aiuto a Juarez. Stiamo cercando la maniera migliore per farlo. Siate certi che vi terremo aggiornati sui dettagli che riguarderanno i nostri sforzi in tal senso.”

 Con un successivo comunicato [ * ] rassicura: “Comprendiamo che i nomi dei prodotti nella collezione [ * ] [ ** ] abbiano offeso i nostri clienti e fans. Questa non è mai stata la nostra intenzione e siamo molto dispiaciuti. Continuiamo ad ascoltare con attenzione i commenti che abbiamo ricevuto e abbiamo i seguenti piani per risolvere le vostre preoccupazioni:

  • Ci impegniamo a donare $ 100,000 ad una organizzazione no-profit che abbia un’attività provata e di successo nell’aiuto alle donne bisognose e che possa direttamente migliorare le vite delle donne a Juarez in modo significativo.
  • Stiamo cambiando i nomi dei prodotti della collezione.

Cambieranno i nomi  di blush, power, mineralize, lipstik … e [ * ] donerà $ 100,000, tecnica collaudata che tutto sommato farà perdonare senza perdere molti fan. I due post seguenti sono riportati dal blog amatoriale che Veronica e Cinzia tengono come frutto della [loro] passione e del suggerimento ricevuto dai brand Manager di * ].

Evelin Cain Jewels ha detto…

che palle chi si lamenta sempre ……. se mi dicono che sono una ….. non mi offendo….so di non esserlo… ora, non so di preciso che nomi avessero questi prodotti…ma credo che chi si sente offeso è un ignorante….

HypnoticLullaby ha detto…

Evelin, io credo invece che in nome di tutte le donne barbaramente uccise, fatte a pezzi e poi ritrovate nel deserto (altre nemmeno ritrovate) ci si DEBBA sentire offese. Anche perchè il make-up è soprattutto donna, e ogni tanto noi donne dovremmo mostrarci solidali nei confronti delle altre, cosa che non facciamo quasi mai.
Non faccio parte della categoria dei lamentoni, e credo nemmeno tutte le migliaia di persone che si sono VERGOGNATE per i nomi dati ai pezzi di questa collezione, ma non credi che trarre ISPIRAZIONE da una città con la più alta mortalità femminile al mondo, soprattutto per un brand di moda e make-up, sia UN TANTINO fuori luogo?
Hai scritto di non sapere i nomi che avevano questi prodotti, allora permettimi di dirteli:
A Juarez tante ragazze sono state uccise a QUINDICI anni, mentre tornavano dal lavoro in FABBRICA, torturate, stuprate, fatte a pezzi e abbandonate morte in mezzo al deserto.
Bene, alcuni dei nomi dei prodotti sono:
QUINDICENNE,
FABBRICA,
CITTA’ DEI FANTASMI…
credo di non dover andare avanti.
Non ti senti ancora offesa?
Molta gente, come dici tu, si lamenta sempre, ma lo fa per cose stupide e superficiali, invece per questa volta ci lamentiamo per una causa seria, che non può essere ispirazione per la bellezza, per trucco e moda. Semplicemente non può esserlo. Allora facciamo anche una collezione Afghanistan, o Iraq, poi che altro?
Se 
[  *  ] avesse voluto compiere una buona azione, avrebbe dovuto donare i soldi DALL’INIZIO, sarebbe stata un’ottima causa. In realtà questa intenzione non c’era e non c’è mai stata. Hanno deciso di donare solo una volta iniziata la polemica, e qui inizia la presa in giro, non nei confronti delle clienti, ma nei confronti dei familiari delle donne che NON SONO MAI TORNATE A CASA.

Chi è ignorante? Chi si sente offeso, o chi se ne frega?

http://mac-cosmetics-italia.blogspot.com/2010/07/novita-sul-caso-rodarte-mac-donera.html

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