Contrordine, non è il caldo

 

Avendo appena letto l’articolo di Veneziani su  il Giornale () faccio velocemente alcune considerazioni sulle sue tre tesi-obiezioni, che posso definire altrettanto comode per lui (loro):

  • La prima obiezione elementare è che la società era infinitamente più maschilista negli anni Settanta quando il femminismo era più virulento, mentre delitti di questo genere con questa impressionante sequenza, si vedono invece quarant’anni dopo, quando molte di quelle rivendicazioni che all’epoca sconcertavano, sono diventate ormai orizzonte comune.

Certo, all’epoca del femminismo anni 70 certe rivendicazioni o comportamenti liberatori, sconcertavano il maschio, e non solo, ma allo stesso modo di come poteva sconcertare, per strada o a teatro, la rappresentazione provocatoria e al limite della morale corrente di un “Living Theatre”. Si guardava, lo si apprezzava o si criticava, ci si sconcertava non poco, si rifletteva, ma finiva lì, poi tutti a casa a ricoprire i ruoli di sempre, per niente intimiditi o condizionati. Non capisce Veneziani che proprio perché quelle rivendicazioni stanno giustamente e faticosamente diventando orizzonte comune non possono più solo sconcertare, ma suscitano rabbia, ribellione rifiuto per impotentia reprimendi. Ormai Le donne sono più esplicite nelle richieste, socialmente più interattive, meno disposte a sopportare in silenzio e per amore del S-signore.

  • La seconda è che non si considera affatto, per ovvie ragioni ideologiche tipiche del politically correct, che un’influenza di questa brutalizzazione dei rapporti semmai è venuta dalla presenza nella nostra società di immigrati provenienti da mondi che non sono affatto portati a riconoscere diritti alle donne; la forza dell’emulazione non è da trascurare e non sono pochi i casi di violenze alle donne da parte di immigrati, anche se non sta bene dirlo. 

Pura mistificazione. O non conosce i dati statistici relativi e la loro interpretazione sociologica [Italia, dati 2009]: nel 70% dei casi i femicidi avvengono tra le mura domestiche e ad opera dei mariti (36%), fidanzati-amanti-partner (18%), ex mariti-amanti-partner (9%), figlio (8%), fratello (3%), padre (2%). Gli uccisori sono Italiani per il 76%. Scaricare sull’immigrato che uccide (il musulmano: la figlia per motivi religiosi, il marocchino, il rumeno: per stupro e uccisione, ecc.) la brutalizzazione dei rapporti corrisponde a sostenere l’enfatizzazione di media e politiche governative che continuano a mascherare la vera emergenza della violenza, quella dell’ambito domestico, tutto mulino bianco. Pur rientrando in quel panorama androcentrico di sopraffazione diffuso su tutto il pianeta, l’incidenza delle uccisioni di donne da parte degli immigrati fa parte di quel contesto di vita miserevole in cui vivono sovente gli immigrati, non è un indicatore di struttura, e i casi restano minoritari.

  • Ma la terza e più importante considerazione è che l’uccisione della donna, nella gran parte dei casi, non è l’affermazione di un predominio ma di una disperazione, non è il segno della podestà maschile ma della sua impotenza, non indica possesso ma abbandono, non è maschilismo ma terrore della solitudine.
    Se dovessi tentare una formula riassuntiva per spiegare questa catena di delitti direi: è la sindrome del bambino perduto che si vendica perchè crolla il suo mondo e la sua nutrice.

Tre parole giuste, poi delira. E’ una distorta, dannosa, interpretazione sentimental-letteraria, ma non la sociologia dei numeri. E’ vero. Il maschio, eterno figlio, vede e cerca la madre dappertutto. Da un rapporto affettivo con una donna richiede tutta la dedizione, lo spirito di sacrificio, l’amore straripante ed eterno che ha conosciuto nel rapporto materno, spesso totalizzante.

Da qui, l’infantilismo maschile, molti maschi non crescono mai.  Attaccati al gioco infantile, centrati sui propri desideri, ma questi difetti vengono fatti ricadere sulle donne il cui ruolo è troppo accresciuto. Il virile maschio  si trova solo in mare aperto dopo aver affidato alla donna il ruolo di barca, di skipper, e di bussola (ma non avendoglielo mai riconosciuto) e di domestica  –  si dimentica Veneziani anche di aggiungere.

Il vero movente delle uccisioni secondo Veneziani è dunque l’infantilismo e la fragilità ad esso collegata.  Se  ciò fosse vero varrebbe anche per le donne, quando si trovano nelle stesse situazioni (certo non immuni da infantilismo e fragilità): statisticamente dovremmo avere più o meno le stesse percentuali di crimine.  E’ come dire che l’arrogante è un timido e la timidezza è un salvacondotto. Peccato però che dietro questa fragilità finalmente riconosciuta anche come infantilismo, c’è dietro tutta una storia di conflitti risolti esclusivamente con la forza bruta. Alla quale l’uomo non può rinunciare se è povero di altri mezzi risolutori, e perché perderebbe qualsiasi connotazione di superiorità. La storia attuale e passata del potere maschile, tenuto sempre saldamente fra le mani, dimostra l’incapacità di reggere in altro modo il confronto e la convivenza con l’altro genere. La donna vive la disperazione di cui parla Veneziani come un estremo sentimento, dal quale ha più probabilità di uscire. L’uomo la subisce come un annullamento, una sconfitta.  La gerarchia, il comando, la sfida, il duello, la guerra, la soluzione finale, erano – e sono – il codice di vita di questo tipo d’uomo. E con questo codice e il suo referente linguistico risponde tragicamente alla volontà di non sottomissione da parte della donna.

 

Lascia un commento

Archiviato in Contro la violenza sulle donne, Media, Stereotipi

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...