Mattanza

 

Un camionista a Riano ha ucciso una donna che lo respingeva, un ragazzo a Venezia con tre colpi di pistola ha assassinato l’ex fidanzata e poi si è tolta la vita. Con un esperto, ehh… uno psichiatra parleremo di quanto il caldo può o potrebbe influire su questa tragedia

E’ il banchetto del Tg4, con dietro Fede  per servire notizia.

Ehhh … allora  la cronaca nera registra fra i tanti terribili episodi due in particolare, due delitti, quello del camionista … e Fabio e Eleonora. Fabio serio e bravo, dice il cronista, appena laureato con 110 e lode …

… Allora oltre questi due episodi terribili che abbiamo raccontato, c’è da qualche tempo un ripetersi più sovente di delitti passionali, quasi tutti con la stessa terribile modalità …

Siamo collegati in diretta … (si salutano col criminologo scelto, della Cattolica di Milano, che a domanda deve rispondere).

Allora, il caldo può incidereo io però … (segue periodo molto contorto nello stile del conduttore)… possa con il grande caldo  portare a queste tragedie |?|

Criminologo:

Guardi il caldo tanti secoli fa dicevano che era associato a delitti passionali, oggi con numeri migliori escluderei questa ipotesi. Forse è più il periodo feriale dove alcune solitudini vengono a galla e i rapporti si sfilacciano ch’è un po’ al centro di questi dieci omicidi in un mese, ne abbiamo avuti dieci in un mese, quindi una concentrazione sicuramente non casuale. Ecco io,  poi succedono anche a dicembre durante il periodo natalizio, quindi non è soltanto il caldo. Ma probabilmente influenza in qualche modo, diciamo che non lo sappiamo.Ci sono due cose però che ricorrono in questi omicidi: uno che si tratta anticipati di stalking, molestie, in qualche modo insistenze, poi la disponibilità di armi da fuoco, ancora una volta ci accorgiamo che queste persone dispongono di pistole, di strumenti per uccidere, cosa che non sono poi così diffusi in Italia.

Ma Fede non abbocca. Al tentativo dell’esperto di decifrare la natura criminologica fuori dal caldo, pur non entrando nel cuore del problema, il conduttore non soddisfatto incalza goffo e maldestro.

Però è anche vero, prima sse la ringrazio innanzi tutto della chiarezza, è anche vero (risucchio, gesti a tergicristallo delle mani, stigmatizzazione didascalica in volto) che il grande caldo dà irritabilità, dà in genere anche insonnia e quando si è irritati e già si dorme poco magari scatta un qualche cosa che potrebbe anche così pp pp unc conta fino a dieci o conta fino a cento prima di reagire invece non conti nemmeno fino a due e si reagisce …

C: Direi di sì è possibile, ma escluderei che proprio sia solo il grande caldo che causi queste cose, hanno una storia dietro ognuna è un caso a sé.

F: Delle storie sse storie diverse, storie diverse (marcando con la voce).

C: E sì, sono storie un po’ diverse poi alla fine noi le mettiamo insieme perché è il periodo che le mette insieme, ma ognuna di queste è una storia diversa una con l’altra.

F: Ringrazio … grazie buona domenica professore.

Delizioso duetto, anzi tragico, che in quasi tre minuti di intervista traccia in modo preciso l’atteggiamento corrente di esperti e media nei confronti della mattanza da tonnara delle donne. I monologanti pur nel duetto è come se si parlassero di spalle.

L’uno a tesi precostituita, per metà smontata, sarà il caldo, è il caldo dai. Una grande imbeccata per non richiamare un qualche tentativo  di una lettura critica, consapevole e non mistificata o imbellettata della realtà. Eterno meccanismo dei personaggi di curia o di corte per depistare dal vero problema e occultarlo, sennò è ammettere che il reame ha dei buchi. Qualsiasi lettura un poco credibile si riverserebbe come un macigno sul modello professato dal grande capo e sui suoi trascorsi. Quindi va evitata.

L’altro con una riduzione dell’enorme fenomeno a storie, storie diverse quasi intimiste e come tali l’una diversa dall’altra, anche se dietro ci possono essere lo stalking, la costante delle armi (la maggior parte dei femicidi avviene con arma da taglio), non uscendo dal soffocante allibramento convenzionale della cronaca nera e dell’etichetta del delitto passionale.

Non ci vogliono esperti ed è alla portata di qualsiasi pratica mediocre di giornalismo riuscire a collegare e interpretare i sintomi che portano alla definizione della tipologia dell’uccisione così massiccia delle donne. Per non parlare delle azioni criminali che subiscono senza esito di morte di cui non si sa, e che non fanno notizia. Anzi se la donna ha il carattere forte, in casa, se le può anche ciucciare, tanto, è forte.

Quando un edificio ha delle fessurazioni, un tecnico è obbligatorio che sia esperto e sappia tracciare lo stato sicuro di stabilità. Molte fessure hanno un andamento raggruppabile per collocazione, inclinazione forma grandezza. La sottotipologia dei sintomi conduce alla tipologia generale di diagnosi.

Ma com’è che volutamente o no si continua a ignorare una diagnosi da gran tempo nota e che è stata studiata, capita, vissuta sulla pelle dalle stesse dirette interessate? Cioè la reazione alla perdita del potere di assoggettamento, del possesso, dell’esclusività affettiva.

E’ semplice: individuare il problema come patologia culturale ereditaria della centralità del maschio nella società, fa crollare il reame.

Molte vecchie culture hanno tutte la categoria del centrismo nella lettura di relazione. Io sono il centro, noi siamo il centro. La relativa estensione linguistica è difficile da domare per le infinite implicazioni: dalle etimologie, al nominare, all’interpretazione dello spazio, alle relazioni, e appunto ai rapporti tra un sesso e l’altro della specie.  Il re, il capo è un centro, un dio il massimo dei centri. Maschio. Ci sarà pur stata qualche regina ma facente funzione, in attesa di ricostituire la linea storica.

Nella micro dimensione della famiglia, così com’è oggi, l’arrivo di un figlio, una figlia, crea da subito una forte tempesta affettiva. Una forte centralità affettiva che non è detto nel tempo non possa creare drammi.

La predilezione ancestrale per un figlio maschio (da quando la società diventa patriarcale-violenta ed è bene ricordare che in precedenza è stata matristica-pacifica) è un dato storico innegabile e ha segnato indelebilmente l’evolversi delle società. In questo contesto di lettura della centralità maschile, il figlio maschio, che può rimanere sempre tale pur essendo diventato padre, perde un bel giorno la centralità affettiva vissuta in famiglia, appresa anche all’esterno del gruppo familiare, e portata come eredità sociale. Certo è creata anche dalle madri, ma non dimentichiamo che molte madri educano inconsapevolmente nella linea della tradizione androcentrica e patriarcale in cui sono state a loro volta allevate. Nel paradigma androcentrico della goduta centralità il figlio riceve eccessive attenzioni materiali e affettive. O ne riceve troppo poche. Non essendo mai avvenuto un naturale svezzamento affettivo, nel primo caso tenderà a mantenerne la pretesa  in società e soprattutto nelle relazioni amorose. Nel secondo caso ne sarà all’eterna ricerca. Ai rifiuti affettivi per la fine di un amore, per un’affermazione di autonomia della partner, esplode la reazione per la perdita di ascendente, prestigio, considerazione, tutti sinonimi riconducibili al concetto di potere sociale – perdere è come grave sconfitta pubblica – e al concetto di potere privato-familiare. E qui perdere è perdere l’affetto della madre, essere messo in castigo, con esclusione dagli affetti.

Negli ultimi quarant’anni le donne hanno raggiunto consapevolezze e libertà ormai irrinunciabili, in famiglia e nei luoghi di lavoro (la strada è ancora molto lunga), ma l’uomo si trova spiazzato, intimamente interdetto davanti al mutamento irreversibile. La contro-reazione maschile, come si osserva in questi ultimi anni, è di due tipi.  Nel primo, dall’alto del suo potere pubblico ed economico propone e gestisce un modello di donna economicamente utile ai media, disinibita, disponibile, provocante, fondamentalmente televisiva, che la coopta, la assoggetta a un modello di servizio, senza scontro fisico, con la promessa di denaro e successo. Nel secondo tipo vi è lo scontro fisico, diretto fino all’eliminazione, contro le ex schiave che osano esercitare un’autonomia e una libertà alla pari. Lo scontro mortale (grande suggeritrice la scuola del crimine televisiva quotidiana dove non c’è fiction senza delitto preferibilmente di donne) fondamentalmente avviene per questioni sentimentali-affettive, molto meno per  questioni economiche o possesso di beni (solo 8%).

La mutazione dei rapporti nel sociale maschile-femminile può avvenire con una riflessione profonda sui ruoli e sull’educazione ai sentimenti (in casa e scuola, scuola, scuola). I figli, le figlie non sono proprietà, la fidanzata il fidanzato non è proprietà (Katy, Giusy … sarai mia per sempre … non posso vivere un solo giorno senza di te … infinite volte sui muretti a mare, è l’eterno fraseggio sostenuto da romanzetti tre metri sopra e polpettoni televisivi tre metri sotto); la moglie il marito, compagna compagno non sono proprietà, i sentimenti specie d’amore sono a perdere, non a ricavo. La perdita di un affetto da parte del maschio non deve essere la Waterloo della sua vita, ma l’accettazione di un fenomenico processo evolutivo  anche se doloroso. E soprattutto occorre lo svezzamento affettivo nel passaggio di crescita da figlio-figlia a persona, generosamente capace di riconosce pari diritti, libertà e dignità ad altra persona.

Alle donne il compito di divulgare, comunicare, esserci, amministrare. In condivisione e senza metamorfosi di potere androide. Perché devono sapere che sono filtrate e senza  azione comune non bucano.

5 commenti

Archiviato in Contro la violenza sulle donne

5 risposte a “Mattanza

  1. a proposito dell’ultima parte di qeusta bella riflessione consiglio “Amo a te” di Luce Irigaray🙂

  2. Cara Marsia, dopo aver letto questo tuo bellissimo contributo, mi sono imbattuta qui…http://www.ilgiornale.it/interni/luomo_uccide_non_e_colpa_maschilismo/15-07-2010/articolo-id=460867-page=0-comments=1
    Purtroppo, siamo pure al “negazionismo”.

  3. Pingback: 25 novembre | UDI di Reggio Calabria

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