Mondiali in-out

 

 

 

 

 

 

 

 

(foto: http://90.myblog.it/tag/donne

 

Italia con l’anima in pace. Vergogna. Andate a lavorare. E’ tutta colpa mia. No nostra … Intanto che la betoniera dei commenti gira, e girerà a lungo, su tre o quattro temi di fondo più o meno tecnici, pochi o nessuno degli altri aspetti sui mondiali e il paese in cui si giocano, il Paese dell’Arcobaleno, filtrano e arrivano al grande pubblico. Riguardano la stratificazione sociale profonda e nascosta su cui questi mondiali si appoggiano.

La realtà del Sudafrica è profondamente segnata dal dolore che conflitti precoloniali e colonialismo bianco hanno provocato. L’orribile concezione dell’apartheid, gli eccidi tra etnie, la vita di Mandela simbolo del riscatto nazionale scorrevano su un altro megaschermo mentale speculare e invisibile durante il gioco del Bafana. E’ comprensibile l’enorme gioia sociale essendo il primo mondiale assegnato al continente africano.

Per più di un secolo, e lo è tuttora qua e là, apostrofare come zulù è stata una forma di disprezzo e contemporaneamente un’affermazione di superiorità, derivate dalle notizie e descrizioni bianco-centriche di fine ottocento in seguito alla colonizzazione inglese. Ma ancora più derivate e rafforzate durante la segregazione razziale dell’etnia zulu, considerata un razza inferiore insieme alle altre. Oggi con la piena  affermazione della democrazia e l’abolizione dell’apartheid gli Zulu sono la maggioranza (23%) fra le etnie nere che costituiscono il 75% della popolazione sudafricana, bantu, e godono finalmente tutte della parità di diritti civili. I bianchi boeri, al 13% (afrikaner, anglosassoni, altri europei discendenti dei colonizzatori), dal dopoguerra hanno dettato legge in ogni senso fino alla loro caduta grazie alle sanzioni internazionali, alla condanna dell’ONU e al lavoro politico interno “sovversivo”. Nelson Mandela, eletto presidente nel ’94, realizza il sogno di vedere il paese unito e le etnie libere dopo ben 26 anni di carcere. La nuova nazione adotta il nome ufficioso di Rainbow Nation, Nazione Arcobaleno, mostrando con fierezza e poesia i colori della sua composizione.

E la condizione donna oggi in Sudafrica…? Molte le donne viste gioire e ballare per il tifo del Bafana nei collegamenti in diretta.

Bisogna dire che coesistono punte avanzate di democrazia a favore delle donne, almeno sulla carta, e residui della tradizione. La realtà è diversa. Nella nuova Costituzione del ‘96 ben 33 articoli riguardano i diritti umani fondamentali, ma è riconosciuto e accolto anche il Customary Low, Diritto Tradizionale, che vige in alcune aree. Il quadro giuridico in questo caso è chiaramente patriarcale con una concezione della donna subordinata, vi è per esempio ammesso il matrimonio poligamico con tutte le relative appendici.

Una legislazione che ha abbassato del 90% l’indice di mortalità sia delle madri che dei nascituri è quella che regolamenta senza discriminazioni l’interruzione di gravidanza entro le 12 settimane. Per contro le donne sudafricane soffrono il più alto tasso di contagio da HIV del mondo: il 55%, su 5 milioni e mezzo. Molto alta la ricorrenza delle violenze sessuali (in particolare i correptive rapes, stupri collettivi sulle donne lesbiche)  e delle altre discriminazioni di genere; disastrosa la condizione nelle township e nell’entroterra rurale per la difficoltà dei trasporti, la povertà, la carenza di servizi.  

fonti: Amnesty International, www.ellexelle.com, www.stefaniaragusa.com http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1536  http://www.ellexelle.com/modules.phpop=modload&name=News&file=article&sid= 1842&mode=thread&order=0&thold=0 le.html                                                                         http://www.stefaniaragusa.com/2008/05/stupri-correttivi-in-sudafrica-le.html

 

Una triste riflessione scritta all’apertura dei mondiali e insieme un appello viene da Maschileplurale originata dall’articolo Smarchiamoci dalla prostituzione di Layla Mousa  su noidonne.org:  http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03125

I mondiali degli uomini

Vogliamo rivolgerci agli uomini, e in particolare a tutti gli uomini italiani che attendono con trepidazione l’inizio del campionato mondiale di calcio in Sudafrica.

Migliaia di ragazze africane strappate nei mesi scorsi alle loro case e alle loro famiglie con la violenza, o con l’inganno e il ricatto vengono messe per strada  dalle organizzazioni criminali nelle città sudafricane che ospiteranno nei prossimi giorni le partite del mondiale.   

Si tratta di un impressionante traffico di esseri umani provenienti dai paesi limitrofi al Sudafrica come il Mozambico, finalizzato allo sfruttamento forzato della prostituzione, dell’accattonaggio, della pedofilia e del turismo sessuale.

Come denunciano molte organizzazioni internazionali (U.E., Amnesty …) fenomeni analoghi caratterizzano da alcuni anni tutti i grandi eventi sportivi internazionali. Si calcola che ben 40.000 ragazze, tra le quali molte minorenni, furono trasferite con la forza in Germania dai paesi dell’est-Europa in occasione dei mondiali di calcio del 2006.

Anche in Italia ogni anno molte ragazze africane, sud-americane, est-europee etc. arrivano sulle nostre strade come schiave. Il meccanismo è lo stesso: vengono minacciate di morte insieme alle loro famiglie e costrette a prostituirsi per pagare il debito contratto con chi aveva promesso loro l’illusione di un lavoro in un paese più ricco, e quando si rifiutano, o non potendone più, cercano di scappare vengono picchiate e stuprate anche fino alla morte. Cinquecento sono state le donne vittime di tratta assassinate in dieci anni nel nostro paese.

A milioni (4 secondo alcune statistiche, 10 secondo altre), noi maschi  italiani continuiamo ad andare “a puttane”. Facciamo finta di non accorgerci che gran parte delle volte davanti a noi non c’è una persona che dispone liberamente del proprio corpo e della propria vita e che potrà spendersi quei soldi che le diamo come meglio crede, e così andiamo ad alimentare il mercato e il traffico di esseri umani, di organi, di armi e droga, rendendo sempre più violente e invivibili le nostre città e le nostre stesse vite. Un prezzo davvero troppo alto da pagare e far pagare!

Ma davvero disporre del corpo di una donna non libera è un esperienza appagante? Davvero abbiamo una percezione così misera dei nostri corpi e della nostra sessualità?

Siamo sicuri che solo con il denaro, il potere, la violenza possiamo ottenere quello che cerchiamo e desideriamo nella relazione con una donna (un uomo o una trans) e con il suo (loro) corpo?

 A chi andrà in Sudafrica per i mondiali o a chi pensa di festeggiare una notte magica di vittoria o sfogare la rabbia di una sconfitta con un vero e proprio “stupro a pagamento” nelle strade delle nostre città, a noi, agli uomini tutti, chiediamo di aprire gli occhi e vedere quali sono le condizioni di vita che spingono tante donne e uomini a fuggire dal proprio paese illudendosi di trovare fortuna in un  paese più ricco, e trovando invece troppo spesso l’orrore, lo sfruttamento, la disperazione, la morte.  

A tutti vogliamo dire che si può andare in Sudafrica (o godersi il mondiale in TV o per strada) e tornare a casa alla fine di una giornata di lavoro, di una partita, di un viaggio, senza diventare criminali o complici di tutto questo. Semplicemente rimanendo umani.

Maschileplurale

www.maschileplurale.it/cms/index.phpoption=com_content&task=view&id= 241&Itemid=5
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