Storia dell’UDI di Reggio

di Maria Calvarano, con la collaborazione di Marsia Modola

La costituzione dell’UDI a Reggio Calabria risale al 1944 in seguito alla creazione nell’Italia centro-meridionale del Comitato di iniziativa dell’Unione Donne Italiane  promosso essenzialmente dalle donne dei Gruppi di Difesa delle donne, sorti nel 1943 durante il periodo dell’occupazione tedesca.
In seguito, con il primo congresso del 1945 i Gruppi di difesa delle donne e il Comitato promotore dell’UDI si fondano in una unica Associazione, l’UDI appunto, con sede a Roma.
La prima donna a reggere la segreteria dell’UDI di Reggio Calabria è stata Licia Calarco, confermata ancora alla direzione negli anni successivi.

L’Associazione, che ha fatto proprio lo Statuto e le decisioni assunte dal Congresso Nazionale, ricerca l’unità delle donne, con l’unica discriminante antifascista per affermare l’esistenza di una donna nuova che uscita dall’oppressione del ventennio fascista lavora per la ricostruzione del Paese. Ma vuole anche partecipare attivamente alla vita politica e sociale e alla direzione delle istituzioni libere che nel Paese si venivano costruendo.

Emerge significativamente fin da allora nel movimento la figura di Rita Maglio che rappresentò il Centro Nazionale al primo Congresso di Reggio.
Una donna straordinaria. Profuse passione politica, coraggio e intelligenza con impegno costante in tutti i campi e incarnò nella realtà reggina la donna nuova che rompe con gli schemi patriarcali della donna segregata in casa, esclusa dalla sfera politica, sociale e culturale, esprimendo cosi libertà femminile. Nel 1945, nel pieno della battaglia per il diritto al voto delle donne, si costituisce un Comitato pro-voto a cui aderiscono le donne di tutti i partiti e le Associazioni femminili, essenzialmente l’UDI e il CIF che avevano in comune l’impegno per l’affermazione della dignità della donna anche attraverso il riconoscimento dei diritti politici, civili e sociali, mentre le divideva la concezione, presente nell’associazionismo cattolico, di riconferma del ruolo separato e diverso della donna nella famiglia e, più in generale, nel tessuto sociale.

Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 vide I’UDI schierata a favore della Repubblica. Una scelta motivata dalle radici storiche dell’Associazione, nata in un’area politica che proponeva il rinnovamento delle strutture della società e dello Stato tradizionalmente autoritarie, paternalistiche, proprietà esclusiva dei ceti dominanti.

Negli anni della ricostruzione del Paese le donne dell’UDI di Reggio si occupano di assistenza, ma rivendicando anche il diritto delle donne al controllo. Nasce per esempio a Maropati nel 1944 per iniziativa di una giovane donna, Annunziata Tevere, un Comitato di 57 donne impegnato a controllare l’assistenza ai figli dei reduci, la distribuzione delle derrate alimentari e degli indumenti.

Vengono promossi centri di assistenza, raccolta e distribuzione di viveri e di indumenti per sostenere le famiglie e l’infanzia più disagiata, si organizzano mense, asili nido, colonie, posti di ristoro.
Nel 1947 l’UDI di Reggio, superando enormi difficoltà, realizza la prima colonia estiva per bambini a Gallico Marina. Enza D’Agostino è l’organizzatrice intelligente e l’instancabile promotrice delle colonie estive UDI per molti anni.
Ma l’associazione non perde di vista la difesa dei diritti delle lavoratrici, contro la cacciata delle donne dal mondo del lavoro in conseguenza del ritorno dei reduci, e contro le discriminazioni salariali.

Nel 1949 l’UDI, nell’ambito dell’attività a favore del bracciantato femminile, partecipa all’occupazione delle terre incolte nella Piana. Questa battaglia mette in evidenza la massiccia presenza, nell’economia agricola, di donne a cui non vengono riconosciuti i più elementari diritti dì lavoratrici. L’Impegno dell’Associazione prosegue fino agli anni ‘60 quando finalmente viene riconosciuto il lavoro delle donne come braccianti a cui compete lo stesso salario degli uomini. Proprio nel 1960, l’UDI (segretaria Silvana Croce) organizza a Reggio il Convegno meridionale delle donne braccianti in cui si evidenzia che il loro sfruttamento non riguarda soltanto le discriminazioni salariali, ma anche la mancata tutela della salute e della maternità.

Gli anni ‘60 sono stati i più ricchi di impegno per l’emancipazione delle donne e non soltanto delle lavoratrici.

Fino al 1968 l’UDI è retta da Silvana Croce che ha raccolto tante donne attorno ad importanti iniziative, per la casa, per il lavoro, per i servizi.
L’UDI a quel tempo operava per campagne i cui temi venivano sviluppati in tutto il territorio nazionale.
L’inizio degli anni ‘60 fu segnato dalla lotta per la pensione alle casalinghe in cui per la prima volta in tutto il Paese le donne a livello di massa prendono coscienza di una forma specifica dello sfruttamento femminile.
Si realizzano importanti conquiste: la parità di retribuzione, l’accesso delle donne a tutte le carriere (1963), l’abolizione della clausola del nubilato che consentiva la rescissione di un contratto di lavoro nel momento in cui la donna contraeva matrimonio (1962).  E in tutte queste battaglie l’UDI si impegnò sempre con determinazione e costanza.
Sempre in quegli anni l’UDI sollevò la grande questione dei servizi sociali alla prima infanzia, scuole materne e asili nido pubblici. Rappresentò una grande rottura culturale la presa di coscienza che la cura, l’allevamento, l’educazione dei bambini non sono compito delle sole donne, ma costituiscono una funzione in cui la società deve intervenire.
Gli anni successivi sono quelli in cui esplode quello straordinario movimento che è stato il femminismo. Si dipana attorno alla categoria della differenza di genere e segna il vero punto di ingresso delle donne da protagoniste in una dimensione politica sentita come propria, perché fa del genere la discriminante per un modo nuovo di fare politica.
L’UDI,  che negli anni ‘60 era completamente fuori dall’ideologia femminista perché esplicitava la contraddizione donna-società piuttosto che la contraddizione di genere, negli anni settanta si avvicinò culturalmente a quei movimenti.
Ma per l’UDI di Reggio i primi anni ‘70 sono stati gli anni della inagibilità democratica in conseguenza dei moti per Reggio capoluogo. Di fatto l’Associazione si rifonda nel 1975, nel pieno di quel movimento femminista che resterà per sempre nella cultura umana e che ha cambiato la vita delle donne.

E’ di quegli anni la lunga, faticosa, ma esaltante battaglia per l’apertura della fabbrica di S. Leo che vede scendere in campo qualche migliaio di donne. Per la prima volta decidono di uscire dalle case per entrare nel mondo della produzione, spinte non tanto dal bisogno economico, quanto dal desiderio di poter decidere di sé stesse e della loro vita per conquistare autonomia e libertà.

Partendo dalla concezione della maternità come valore sociale, per il superamento dei ruoli, per l’autodeterminazione della donna e per l’affermazione delle maternità come libera scelta, l’UDI presenta in quegli anni al Consiglio Regionale una proposta per la promulgazione della legge istitutiva dei consultori familiari, servizi che l’ associazione ha seguito negli anni della loro istituzione e dell’avvio dell’attività con una presenza fattiva all’interno del servizio.
Sono di quegli anni le grandi lotte per il divorzio, contro la violenza sessuale,  per la difesa della legge sull’interruzione volontaria della gravidanza. Non era in gioco il diritto ad abortire ma la libertà della donna a decidere su se stessa e sulla riproduzione della specie, con la necessità di sconfiggere la piaga dell’aborto clandestino.

Il 7 dicembre 1978 l’UDI organizza a Reggio una manifestazione sul tema della libertà femminile, della partecipazione delle donne alla vita politica e istituzionale del paese, dei servizi. Al corteo, che attraversò tutta la città partecipò più di un migliaio di donne provenienti da tutta la Calabria e da altre regioni d’Italia (Emilia, Toscana, Lazio, ecc.).

Nel 1979 il problema della violenza sessuale viene affrontato con la proposta di una legge di iniziativa popolare che viene presentata con più di 300.000 firme di donne raccolte in tutto il Paese. Poi la legge contro la violenza sessuale fu varata, conseguenza del pensiero che le donne produssero sul corpo femminile e sul rapporto tra i sessi, rifiutando la legge patriarcale del possesso dei corpi, della libertà concessa agli uomini di abusare e controllare i corpi delle donne. Ma di quella formulazione proposta dalle donne rimase soltanto l’inserimento tra i reati contro la morale e non contro la persona. Fu solo con la legge n. 66 del 15 febbraio 1996 che la violenza sessuale fu riconosciuta come crimine contro la persona.

Gli anni ’80 hanno segnato una svolta fondamentale per l’UDI, L’Xl Congresso del 1982 ha operato importanti modifiche nel modo di essere organizzazione:  rinuncia a segreterie, comitati nazionali, dirigenti. Le decisioni vengono assunte dall’Assemblea auto-convocata e la Carta degli Intenti è lo strumento di identità collettiva dell’UDI che tuttavia non esclude altre forme di espressione e di impegno su specifici interessi di singole o di gruppi.

Negli anni, gli effetti di quel Congresso e dei successivi portano allo sviluppo di un impegno nuovo, teorico e culturale dei vari gruppi che possono anche scegliere di lavorare su progetti collettivi. Esprimono, in ogni caso, un bisogno di affermazione e di autonomia, si sforzano di costruire un’identità personale e nello stesso tempo pongono la relazione tra donne come il contenuto della politica delle donne.
Nel 2003 si è svolto il XIV Congresso Nazionale che ha sancito il rinnovo del patto fondativo dell’Associazione e dell’impegno a costruire un mondo in cui “l’emancipazione delle donne sviluppi solidarietà e uguaglianza, e l’esperienza della libertà femminile generi legami sociali improntati a giustizia e creatori di pace”. Tenendo tuttavia presente la necessità di rielaborare le idealità proprie dell’Associazione alla luce dell’attuale epoca di radicali  trasformazioni e guardando al futuro.
Per sottolineare l’attenzione verso le donne che, nate altrove, vivono in Italia, l’UDI rilegge il proprio acronimo come Unione Donne in Italia.
Il Congresso formula un nuovo Statuto in cui vengono ridefinite la forma associativa e gli organi dell’Associazione.

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