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Avevo 15 anni quando conobbi mio marito …

Scavalcando ogni incombenza, non possiamo fare a meno di pubblicare questa straziante lettera di Giorgia (nome fittizio), che ripete un dolorosissimo copione, e pregando chiunque possa darle un aiuto anche di conforto di farlo contattandoci. Anche noi faremo quanto possibile per le nostre piccole forze. Giorgia sa usare da sé le parole giuste che le vengono dal profondo, e pone problemi legislativi-giudiziari della massima importanza per la difesa dei diritti e della dignità delle donne.   

Lettera di Giorgia

Salve, sto leggendo da un po’ il vostro interessante ed importante link e per quanto io abbia raccontato la mia storia tante volte a vari corpi la cui istituzione dovrebbe essere di aiuto a tutte le donne in difficoltà, personalmente, mi sento davvero delusa dai provvedimenti mai seriamente presi o presi per niente.

La mia brutta storia risale a qualche anno fa, dopo la separazione che decido di attuare per violenze psicofisiche da parte del mio ex marito durante il matrimonio. Quindi materiale porno, proposte al limite della decenza umana, umiliazioni di varia natura dietro i miei rifiuti, proposte di presenza di altre persone o la pretesa di rinchiudermi nell’armadio per assistere ad atti con altre persone etc…

Avevo 15 anni quando conobbi mio marito ma niente mi lasciava immaginare che in quel soggetto si nascondesse un vile mostro. Tutto inizia a venir fuori dopo averlo sposato. A 21 anni. Le mie perplessità diventano man mano che il tempo passa, una realtà dura da affrontare, ma arriva il mio primo figlio a 22 anni e la mancanza di coraggio mi induce a sopportare.

Le proposte oscene continuano sebbene io mi rifiuti ed il mostro continua imperterrito. Iniziai a fare il possibile per evitare mi toccasse, magari mi addormentavo insieme al bambino nella cameretta, ma non sempre riuscivo a sottrarmi. Arriva intanto la mia secondogenita, le cose sono sempre piu’ difficili ed io non faccio altro che pensare a come fare per andar via. Purtroppo paese piccolo, mentalità retrograda, pregiudizi, etc….

Apriamo un’ attività di ristorazione, la situazione precipita perchè le sue proposte da pervertito vengono rivolte anche al fornitore di turno. GLI ESPERTI LO HANNO DEFINITO UN BORDERLINE SESSUALE SOLO ASCOLTANDO LA MIA STORIA. Dopo una dura giornata di lavoro al ristorante che io stessa gestivo, compreso la cucina, le pulizie, la pulizia del pesce, due bambini piccoli, la seconda la allattavo ancora, arrivavo a casa a notte fonda, anche le 4 del mattino. Forse e’ umano che succedesse mi addormentassi per la stanchezza…. Mi svegliavo di soprassalto e trovavo lui nel letto con video porno che ” sbrigava da solo le sue faccende”.

Schifata e inorridita riuscivo a dire solo NON HAI RISPETTO NENCHE PER I TUOI FIGLI CHE POTREBBERO SVEGLIARSI E VEDERTI. Sapete come mi rispondeva? SE TU NON SEI CAPACE, FACCIO DA ME. Allora mi alzavo e me ne andavo dai miei figli. Lo so, è proprio per il bene dei miei figli che sarei dovuta andar via molto prima, ma non sempre si riesce ad imboccare la strada giusta in queste situazioni. Comunque, arriva il momento in cui decido per la separazione, sebbene lui sia convinto che la mia decisione dipenda da altro. (E’ troppo comodo per un vigliacco credere che si venga lasciati per la presenza di qualcun altro. La presenza di qualcun altro e’ vero c’è stata , ma dopo essermene andata).

Da circa sei mesi dormivo in camera con i miei figli perchè non sopportavo più niente ormai, così un giorno lo chiamai sul lavoro e gli dissi di tornare perchè dovevamo assolutamente parlare. Faccio venire a casa mia i miei genitori per rimanere con i bambini e noi usciamo. Vuole mangiare una pizza, mentre la mangiamo parlo dei problemi che ci sono e all’improvviso senza che io parlassi di divorzio, lui mi dice di aver gia’ contattato un legale per la separazione. Lì mi rendo conto che tutto da parte sua era stato programmato. Dall’ inizio. Forse dal fidanzamento. Sì perche’ poi mi e’ stato spiegato che questi soggetti sono grandi e meschini manipolatori e calcolatori. Comunque a quel punto non resta che iniziare le pratiche per la separazione. Dico che voglio tornare a casa dai bambini. Usciamo dal ristorante e la mia percezione che sarebbe successo qualcosa di brutto si rivelo’ fondata. Mi dice di volersi fermare un po’ sulla spiaggia, ma lo prego di portarmi a casa. Niente, imbocca una strada sterrata ed arriva in un parcheggio su una spiaggia. La paura è tantissima mentre gli dico che non voglio fare niente e che voglio solo tornare dai miei bambini. Blocca le portiere della macchina, mi volta con forza di spalle, mi gira le braccia indietro per bloccarmi e sebbene io ci abbia messo tutta la forza possibile per divincolarmi, gridando fino a perdere quasi la voce, mi violenta. Una violenza animalesca durata più di un’ora che mi terrorizzò al punto da pensare che quella sera non sarei tornata a casa viva.

Quando mi lasciò stremata dopo aver finito, le sue parole furono: QUESTA E’ LA PUNIZIONE CHE MERITI PER QUELLO CHE MI HAI FATTO. Mi rivestii a fatica perchè il dolore DIETRO, sì perchè la violenza carnale la subii dietro, era tale da farmi muovere molto a fatica. Dissi solo di riportarmi a casa. Arrivata a casa mia madre si accorse che non stavo bene, le raccontai, mi credette. Lo raccontai a mio padre, mi disse che non era possibile mi avesse fatto ciò. NON mi credette.

Per una settimana dovetti sedermi sui lati senza potermi appoggiare. Mia madre continuava a chiedermi cosa volessi fare in merito all’accaduto, ma riuscivo solo a rispondere aspetta, ci sono i bambini, ho paura possa fare qualcosa di più brutto se parlo. Mi crollò il mondo addosso, ero stata privata del mio essere donna, del mio intimo in maniera spregevole ed irriparabile. La mancanza di autostima non tardò ad arrivare, anche se da lì a poco lasciai quell’ essere immondo definitivamente. Questo nel 2003. Non lo denunciai. Il trascorrere del tempo non rimarginava le mie ferite, anzi, ma c’erano i bambini e dovevo farmi forza. Dovevo riprendermi perchè lui doveva essere punito per ciò che aveva fatto.

Ma trascorse il tempo e tutti gli avvocati a cui raccontavo la mia vicenda, dicevano che ormai era scaduto il tempo per la denucia e che ci volevano le prove della violenza subita. E’ vero, io sbagliai quella sera a non andare in ospedale o dai carabinieri, ma qualcuno mi dica per favore, perchè su cose di questo genere ci sono dei termini, delle prescrizioni? Perchè esiste una scadenza per denunciare uno stupratore e lo stesso stupratore deve camminare a piede libero anche se una donna che subisce trova il coraggio per parlare dopo tempo?

Dopo cinque anni, mio figlio una sera di giugno ha la febbre molto alta, telefono al padre, gli dico della situazione e che nonostante le medicine la febbre non scende, che dall’ospedale mi dicono di fare impacchi con alcool . Quell’alcool in casa non ce l’ho, così chiedo se ce l’ha lui. Mi dice: VIENI A PRENDERTELO NON POSSO USCIRE ORA CON LA MACCHINA. Io, presa dalla preoccupazione per mio figlio, mi metto in macchina e corro a prendere l’alcool. CREDETEMI, NON HO RIFLETTUTO SULLA PERICOLOSITA’ DELLA COSA. NON SAREI DOVUTA ANDARE, ALMENO NON DA SOLA. Arrivo a casa sua, mi fermo sulla soglia senza entrare e lui esce dalla porta ubriaco, mi tira dentro, mi fa cadere sul divano, usa la stessa metodologia di allora. Lo prego di lasciarmi andare e di pensare solo al figlio che sta male. Niente. Mi tappa la bocca questa volta, perche’ qualcuno potrebbe sentire, Mi minaccia dicendo: STAI ZITTA E NON GRIDARE SE NO’ TI FACCIO LO STESSO SERVIZIO DELL’ALTRA VOLTA E SE DICI A QUALCUNO ED AI TUOI FIGLI QUELLO CHE TI HO FATTO, NON SO COSA FACCIO.

Questa volta crollo davvero, perché se non mi avesse minacciata di fare qualcosa ai mie cari, SICURAMENTE sarei andata a denunciarlo. Passa un po’ di tempo prima che io racconti l’accaduto. I tempi? SCADUTI. Il procuratore capo conosce la mia storia, i carabinieri conoscono la mia storia e sapete cosa mi hanno risposto dopo essermi rivolta a loro in seguito a problemi che lo stesso soggetto mi sta arrecando ancora oggi, raccontando della violenza subita? SIGNORA…. MA TANTO E’ SUCCESSO SOLO UNA VOLTA…! Qualcuno mi faccia capire…. C’è un numero di volte stabilito dalla legge, per cui una donna dopo aver subito violenza carnale, può essere difesa? E quale diritto ha, un’arma dei carabinieri, di dire con quel tono cio che dice? Dov’è la legge che difende i diritti di donne vittime di violenza? Allora è vero gli omertosi ci sono anche in Procura…! Poi arrestano coloro la cui giustizia se la fanno da soli……………!!!!!!!!!!!!!! Oppure altre cose che mi hanno chiesto… SIGNORA, CI SERVONO DEI TESTIMONI DELL’ACCADUTO. Ma stiamo scherzando o cosa ??????????? Ma ditemi voi? Uno stupratore, violenta una donna in pubblico per cui è possibile avere testimoni oculari? DOVE SI NASCONDE LA LEGGE? NOI CHE SUBIAMO E NON VENIAMO CONSIDERATE E DIFESE NEL GIUSTO MODO, SIAMO TESTIMONI DI UNA SOCIETA’ LA CUI UNICA DIFESA A VOLTE E QUANDO CI RESTANO LE FORZE, SIAMO NOI STESSE PER NOI. Oppure chiudiamo un occhio…. TANTO…!!!! QUANTI OCCHI DI DONNE E BAMBINI CHE SI CHIUDONO PER SEMPRE DOBBIAMO ANCORA VEDERE PRIMA CHE LA LEGGE SI SVEGLI DA UN LETARGO QUASI SEMPRE VOLUTO????????????? I BAMBINI SOPRATTUTTO SONO IL CUORE DEL MONDO IN CUI VIVIAMO TUTTI, COSA SI STA ASPETTANDO? RINGRAZIO CHI HA AVUTO LA PAZIENZA DI LEGGERE TUTTO CIO’ CHE HO SCRITTO E SPERO CHE CHIUNQUE SUBISCA, ABBIA LA FORZA ED IL CORAGGIO DI PARLARE. ABBIAMO IL DIRITTO DI VIVERE LIBERI DALLA VIOLENZA….

Giorgia

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Dimissioni Sacconi

               

E’ passato qualche giorno dalla triste, infelice, barzelletta sulle donne-suore violentate meno una, detta da Sacconi, ministro della Repubblica, quello dei bastardi anni 70, chi è quel cretino che mi dà del fascista.

Doveva essere un argomento tecnico per giustificare i rappezzi della finanziaria.

Ma su, era solo ironia!

Ironia sulle donne-suore stuprate? Nel senso che a tutte è piaciuto, meno una che ha detto no e quindi è stata rispettata.

Senza parole, con un tuffo al cuore.

Ad oggi nel 2011 le vittime donne  sono 101, una ogni 2,47 giorni. La violenza sulle donne, che culmina nel femmicidio (suore o meno è ininfluente), è una cosa troppo seria, troppo grave per poter tollerare una qualsiasi frivola battuta sull’argomento. Ma qui non è soltanto questione di frivolezza, vi è l’abstract di una scuola di pensiero ben impartita e imparata che si è fatta sistema di governo e di affari con transazioni di corpi femminili. Ostentata, difesa ad oltranza dai giullari di corte, fatta passare per normalità perché l’italiano è così.

A partire da una iniziativa di Monica Lanfranco, le donne di puntoG 2011 propongono una mail bomging all’indirizzo di Sacconi:

segreteriaMinistroSacconi@lavoro.gov.it

con il seguente testo o personale:

CHIEDIAMO A GRAN VOCE E SENZA APPELLO NE’ SCUSE LE DIMISSIONI DI SACCONI DA UN MINISTERO DOVE NON CI RAPPRESENTA COME DONNE E COME LAVORATRICI.

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Magalli, il delitto dell’Olgiata e quei poveri uomini


” Io penso anche a quei poveri uomini, che lasciati dalla donna che amavano disperatamente cercano il chiarimento non per ammazzarla, ma per ricucire un rapporto e magari si sentono dire ‘io ti ho sempre tradito, perché tu sei uno scemo, impotente e mi fai schifo e in quel momento perdono la brocca e l’ammazzano. E vabbè, che gli vuoi di’? [...] esiste l’attenuante della provocazione… tante volte questo crinale si supera non perché uno è cattivo, ma perché te ce portano e quindi poi quello paga il suo debito, per carità… lo paga… però…”

(trasmissione Se… a casa di Paola - trascritto da Lorenza Valentini qui e qui)

In questa circostanza ci sarebbe piaciuto che fosse stato preciso e informato e non smussone e bonario-piacione. Anzi di più, evasore di conoscenza.  Conosce le statistiche delle uccisioni di donne? Altissime. Una ogni tre giorni. E non si dica che c’è un complotto di donne per far saltare la brocca agli uomini in Italia e nel mondo. Non sarà che se la passano e te ce portano…  Il 75% delle violenze sulle donne avvengono in famiglia, in Italia. La Svezia sta ai primi posti in Europa per stupro. Ciudad Juarez cos’è? Essere sfigurate con l’acido cos’è?  Il fenomeno della violenza sulle donne è mondiale. E’ un filo rosso che ci lega ancora alle culture arcaiche della gerarchia, del capo, del patriarca, del clan.

Per dire soltanto una frase appropriata e competente su un problema grave occorrerebbe aver già percorso una vita.

Nel conflitto tante ne dice lui e tante sicuramente ne dice lei. E se tradisce lei non è detto che non abbia già tradito lui.

E allora si potrebbe dire di quelle povere donne umiliate e fracassate di botte durante tutta una vita, assoggettate ad un uomo-padre-marito-amante-fratello che esercita un padronato. Forse decidono di dire basta o di denunciare. Il massimo dell’affronto per un capo. Ed ecco la soluzione finale: allora non sarai di nessuno! La soluzione finale è tipica sia del capo, che punisce definitivamente chi ha osato, sia del fragile, del debole, che dalla povertà o impossibilità di relazione sbalza e si sublima nello strumento ultimo e definitivo della soppressione.

Amore e odio. Il fattore molesto della civiltà. E’ fresco di stampa e di Lea Melandri.

Lo legga signor Magalli, per piacere.

Ha già chiesto scusa, ma, sa, purtoppo oggi a rovescio scripta volant, verba manent.

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Rende. La casa rifugio del Centro antiviolenza R. Lanzino ha chiuso

Il cellulare di emergenza ha continuato a squillare nei mesi di luglio e agosto le volontarie hanno comunque risposto cercando di far sentire meno sole e di indirizzare le donne in difficoltà.

( http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calabria/cosenza_...)

Con grande tristezza apprendiamo la notizia che il Centro Antiviolenza Roberta Lanzino di Cosenza non ha i fondi per poter proseguire. Un’attività che con grande passione e professionalità le donne del centro svolgono da più di venti anni facendosi carico del dolore di altre donne, da quando nell’88 Roberta fu stuprata e assassinata. Un arco di tempo che dimostra quanta competenza e quale livello abbia raggiunto sul piano non soltanto regionale, ma nella considerazione della rete nazionale.

Come è possibile lasciar morire una struttura completa e complessa che ha sempre funzionato dignitosamente, che rientra in un ambito di servizi sociali primari e irrinunciabili del territorio… Servizi di questo tipo che non abbondano in nessuna regione italiana, e proprio per  questo in una regione che non  ha molte eccellenze è un fiore all’occhiello…

Tristezza e vergogna ci assalgono. Vergogna per chi dovesse lasciar morire la struttura ma vergogna anche per noi che dovessimo perderla. Un centro, forse l’unico in Calabria, che ha tutte le carte in regola per continuare a lavorare, non un centro fantasma giusto per spillare fondi o di quelli con solo la facciata senza continuità di muri perimetrali, che fondi riescono a ricevere lo stesso. Non può morire.

L’UDI di Reggio Calabria rivolge un accorato appello alle Autorità della Regione, della Provincia e del Comune di Cosenza perché operino per una pronta risoluzione della situazione di carenza in cui versa il Centro Antiviolenza Roberta Lanzino, consapevoli tutti, particolarmente tutte le donne,  che la perdita impoverisce non solo la società calabrese, ma tutta la società italiana. Non vogliamo, non permettiamo che la Calabria possa ancora arretrare, e in particolare su questo fronte.

Roberta (foto Fondazione R. Lanzino)

Centro Antiviolenza Roberta Lanzino:

http://centrolanzino.medianetis.it/

Fondazione Roberta Lanzino:

http://www.fondazionerobertalanzino.it/index.html

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