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Otto marzo e due volponi

 

           

 

 

 

L’8 Marzo non chiediamo: affermiamo il diritto delle donne

Liberiamoci dal governo per governarci

Nelle piazze e nelle strade del paese, un milione di donne hanno reclamato il loro diritto a riferirsi ad un governo dignitoso. Lo hanno fatto usando come esempio la propria dignità, mortificata dalla pervicace negazione dei diritti. Molti uomini le hanno seguite, la politica ne ha preso visione. Senza conseguenze nell’esercizio delle responsabilità pubbliche ricoperte da governo ed opposizione.

In questi giorni sull’altra sponda del Mediterraneo e nell’area a noi vicina del Nord Africa, dilagano proteste contro dittatori prepotenti, privi di dignità umana, incapaci di rispettare quella dei loro popoli e pronti a tutto per conservare il potere.

Le donne e gli uomini hanno dato l’avvio a un cammino ancora imprevedibile.  

Nell’attuale assetto del mondo il cammino verso la democrazia per questi popoli è gravato da enormi interessi di altri paesi per lo sfruttamento delle risorse. Di fronte alle reazioni sanguinarie, contro la lotta pacifica di donne e uomini in Libia ordinate dal dittatore Gheddafi, chi ha responsabilità nell’averlo sostenuto ed arricchito, come il Premier italiano in carica,  resta pressoché in veste di osservatore. L’intero  mondo occidentale, “esportatore di democrazia”, che non intende abbandonare i suoi stili di vita, resta in attesa, forse di nuove soluzioni da imporre a quelle popolazioni, lasciandosi tentare, ancora una volta, da “opzioni militari”.

Non è immaginabile una svolta democratica indolore in queste condizioni, sappiamo che c’è un prezzo da pagare, ma sappiamo anche che il prezzo più alto lo pagheranno donne e bambini. Anche il nostro governo debole e indegno, di fronte alla nostra denuncia e all’accusa di fare uso criminale del potere, persevera con la prepotenza e l’illegalità ad ancorarsi al posto che occupa con l’unico scopo di conservare i suoi privilegi.  

E le cittadine hanno un credito di libertà e diritti che si allarga di giorno in giorno, varcando le soglie della tollerabilità.

Coloro che sostengono a parole le nostre ragioni, non le hanno sostenute come sarebbe stato doveroso.

Di fronte a questo abbiamo la responsabilità di rispondere ancora e sempre con la nostra idea di politica che concretizziamo ogni giorno con pratiche di lotta pacifica al potere patriarcale sempre più connotato da sessismo, classismo, razzismo ed omofobia.

Ripetiamo: il governo deve dimettersi! Oggi lo deve fare per molti motivi in più come la sua totale incapacità di dare risposte democratiche all’emergenza umanitaria, inevitabile, e di governare con saggezza per la parte che compete al nostro paese

Sappiamo quello che avviene ed è avvenuto nei centri di permanenza temporanea, le donne hanno subito stupri e umiliazioni. Sappiamo del trattamento riservato ai migranti  in terra libica “per la cortesia usataci da Gheddafi nel trattenere i clandestini” e sappiamo che alle donne è stato usato un trattamento particolare.

Affermiamo, nella consapevolezza di tutto questo, che con l’unica accoglienza alle persone di cui è capace questo governo è quella che si riserva alle merci! E le donne sono la merce preferita del premier che si è macchiato di colpe che stanno aprendo alla legittimazione dello sfruttamento della prostituzione e della tratta come prezzo degli accordi internazionali.

Sentiamo il dovere nel centenario dell’8marzo, di compiere una svolta e proporci come governo della buona volontà del popolo Italiano ed esprimere l’accoglienza e i gesti positivi delle donne nelle relazioni tra popoli.

Faremo i passi necessari perché i centri antiviolenza siano soggetti presenti e vigilino sui luoghi di arrivo e sui centri di prima accoglienza per l’immigrazione.

Siamo stanche di celebrare e di attendere, lo siamo tutte, ma principalmente sappiamo di avere il compito di dare seguito alle manifestazioni del 13 febbraio, volutamente interpretate dalla politica come si trattasse della “solita richiesta di concessioni”.

Siamo precarie, disoccupate, lavoratrici, immigrate, lesbiche, madri, figlie, cattoliche, musulmane, atee, sposate, divorziate, single, siamo soggetti politici, ci prendiamo le nostre responsabilità e pretendiamo i nostri diritti.

Invitiamo tutte le donne che sono state nelle piazze e per le strade del paese a sottoscrivere ancora il patto tra donne per la democrazia e la liberazione dall’irresponsabilità politica.

Quelle che sempre

(Archivio della memoria delle donne del sud, Arcidonna, Arcilesbica, Associazione Maddalena, Comitato 194, centro Antiviolenza Eva, Cooperativa Dedalus, Donne Medico, DonneSudonne, Giuriste Democratiche, Udi Di Napoli, Adriana Buffardi, Antonella Cammardella, Elena Coccia, Simona Ricciardelli, Pina Tommasielli )         

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